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giovedì 4 agosto 2011

Critica poetica dell'opera di Emanuele Marcuccio "Per una strada", edizione SBC, (collana il verso giusto) 2009, a cura di Alessandro D'Angelo.


(PROGETTO DEDICATO AGLI AUTORI
A CURA DEL SITO www.poesiaevita.com)
La vera Poesia nasce da un'alchimia interiore, da trasmutazioni che, se estrinsecate in maniera veramente sentita , divengono sublimi creazioni o invenzioni nell'Essere della Creazione. Scriveva il filosofo Immanuel Kant: "Uno fra i più importanti esponenti dell'illuminismo tedesco, "Il poeta osa rendere sensibili idee razionali di esseri invisibili, il regno dei beati, il regno infernale, l'eternità, la creazione, e simili; o anche trasporta ciò di cui trova i modelli nell'esperienza, come per esempio la morte, l'invidia e tutti i vizi, l'amore, la gloria, ecc".
Ho voluto riportare queste riflessioni kantiane poiché sin dai primi versi della poesia di Emanuele Marcuccio emerge, come un sole all'alba , la sua profondità di pensiero, nascosta dietro un brillante poetare . L’essenza del suo messaggio si nasconde fra i meandri delle veloci comparizioni di pensieri espressi e taciuti, ora rimasti nascosti, ora rivelati attraverso l'espressione di sentimenti esplosivi come la luce creata dalle stelle in una limpida notte d'estate.
Nella presentazione del testo, Emanuele Marcuccio riporta fra l'altro: "La poesia è la forma verbale più profonda che possa esistere, per esprimere i più reconditi sentimenti umani". Il suo dire è sentito in modo particolarmente profondo poiché il poeta è un grande appassionato dell'arte musicale dove si diletta con soddisfazione esprimendo il meglio di se. Infatti così riporta sempre nella sua introduzione al libro: "Se, invece, vogliamo parlare di espressione umana in senso generale, la musica per me supera tutte le arti..." Un altra lirica dedicata all'arte musicale ha il titolo: "Alla musica classica (13/1/1991)" : " Dolce, carezzevole armonia//dell’alte sfere,//eletta ad ammansir l’ira,//a ricrear l’animo;//com’io ti rinovello,//dolce armoniosa,//ritrovo in me la pace,//e quel tremulo suono,//dolce mi viene all’anima,//cantando.//Così, tra il vivere e il morire,//flebile vien dal cielo//un’armonia antica,//pacata e rallegrata//da quella dolce pace e armonia//cadenzatamente velata//". 
Da alcune poesie emerge come il compito del poeta, non è soltanto quello di scuotere o risvegliare gli animi altrui per portare alla luce una certa "Realtà", per lo più nuova, ma è anche quello di trasmettere messaggi utili per far conoscere in modo chiaro alcune verità che rimarrebbero ottenebrate e piene di ombre e di ambiguità.
Anche il tema del tempo ricorre spesso nelle piacevoli rime; ricordo la poesia: "Soave armonia (23/7/1999)" che così recita: "Soave armonia//che spazi e che t’innalzi,//senza spazio,//senza tempo://tu che il mondo abbracci,//oltre le colline dell’ineffabile,//oltre gli eccelsi allori,//ai cori angelici,//a eteree armonie.//". Dalla lettura di questa poesia si percepisce come il tempo, pur passando, rimanga fermo lì, a voler dimostrare che l’eterna vibrazione micromacrocosmica del Basso rapportata all’Alto, rimane inalterata in modo aspaziale ed atemporale.
Poiché ogni modo di esporre poesia ha un suo ritmo e una sua musicalità ed ogni espressione, anche nel discorso non versificato, può essere pregno di una concreta forma di vita spirituale, si può affermare con certezza che anche le liriche del giovane Emanuele Macuccio sono pregne di serenità ed armonia, ma andrebbe ricordato che in molte trasuda l'amore: quell'amore che ci ricorda Giacomo Leopardi nella poesia "Il Primo Amore": "Tornami a mente il dì che la battaglia// D'amor sentii la prima volta, e dissi://Oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!//".
Il tema dell'amore è più volte ripreso dallo scrittore il quale permea i suoi scritti con questa importante vibrazione. Infatti inizia a scrivere sull'amore nella dedica al libro "Per una strada" : "Ai miei genitori, che sempre mi hanno sostenuto con il loro aiuto e il loro amore" Inoltre, nella poesia "Amor (8-9/7/1994)" Emanuele Marcuccio usa un modo di scrivere insolito usando una metodologia analoga a quella usata dal Sommo Dante: "Imitar Dante non si puote,//ineffabil arte ‘l nostro pensier sarìa//sì come telo a incerto segno, vote.//Grande ‘l rimirar lo core e ‘l potrìa//com’al mio disiar serbato attendo,//al subitano error, al soave, disparìa.//. E' per questo motivo che terminerei la disamina della poesia di Emanuele Marcuccio riportando l'ultima quartina del canto XXXIII del Paradiso: dalla Divina Commedia: "A l'alta fantasia qui mancò possa;// ma già volgeva il mio disio e 'l velle,// sì come rota ch'igualmente è mossa,//l'amor che move il sole e l'altre stelle.//"


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