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domenica 21 agosto 2011

INTERVISTA E RECENSIONE AL POETA CHRISTIAN LEZZI A CURA DI LORENZO SPURIO - FONTE BLOG LETTERATURA


Arduino Sacco Editore, Roma, 2011
Intervista a cura di Lorenzo Spurio

LS: Quali sono i tuoi autori italiani e stranieri preferiti? C’è qualche testo in particolare che ami? Se si perché?
CL: Sinceramente non ho un autore di riferimento. Diciamo che vado a periodi, mi muovo per stile, per sensazioni trasmesse. Vario molto, a seconda dell’umore, come se fosse una ricerca interiore, un percorso che arricchisce, passo dopo passo, libro dopo libro. Passo con facilità dai classici russi al verismo siciliano, dal decadentismo francese ai voli arditi di D’Annunzio, dall’immaginifico tetro di Howard Phillips Lovecraft allo spirito guerriero di Yukio Mishima, dalla leggerezza profonda di Banana Yoshimoto, alla straordinaria poesia di Dylan Thomas, dal teatro dell’assurdo di Sartre e Camus, al crudo realismo dipinto da alcuni seppur dolcissimi versi della compianta e meravigliosa poetessa milanese Alda Merini. Passando ovviamente per mille altre cose, mille dettagli e sfumature, alla ricerca di emozioni, di colori e di odori, di immagini che prendono forma, dando vita alle parole. Non disdegno i contemporanei, adoro la potenza espressiva di Faletti, snobbato dai più e non capisco perché, e amo follemente la capacità descrittiva di Patrick Süskind (Il Profumo, per citare un suo romanzo) o di Sebastian Fitzek (La Terapia) o ancora Thomas Harris (Hannibal). Un testo in particolare? Ti direi, così su due piedi, Canti Pisani di Ezra Pound. E’ una questione di pelle, di emozioni che nemmeno uno scrittore può spiegare nel leggere un simile capolavoro.
LS: Perché la scelta della poesia di temi tanto diversi tra loro che, forse, avrebbero potuto essere meglio amalgamati in una narrazione?
CL: Perché la vita stessa, nel bene e nel male, non è monotematica. Lo scibile umano è fatto di mille schegge di vissuto, mille e più esperienze contrastanti e contraddittorie. E tutte accadono senza un preciso ordine temporale, senza preavviso. Ordinare per categoria le mie poesie sarebbe stato come cercare di mettere in ordine le varie fasi della vita, ma la vita non ha un iter logico, sappiamo per certo dove sono collocate la nascita e la morte, ossia l’alfa e l’omega della nostra esistenza, ma per il resto, le cose accadono senza seguire uno schema. Io narro le emozioni, positive o negative che siano, in ordine casuale, in base al momento, all’ispirazione, ai fatti contingenti. Proprio come se fosse vita vera o vissuta. Nella vita di tutti i giorni ti capita di essere innamorato, ma anche disperato per la perdita di un amico, di un fratello, del lavoro. Le emozioni si sovrappongono e si susseguono con una casualità non calcolabile. Questa è la mia poesia e, di conseguenza, la logica della raccolta.
LS: C’è una poesia in particolare della raccolta che ti piace? Perché?
CL: Tutte le Poesie che scrivo sono miei riflessi d’anima, pensieri scritti con il sangue, provati sulla pelle, in molti casi. Naturalmente sono legato a tutti i miei scritti, ma forse darei la priorità ad alcune di esse, per via delle emozioni che suscitano in me stesso, ancora oggi, nel rileggerle. Anche a distanza di tempo. Ma non intendo fare una graduatoria o un elenco, anche perché, le poesie a cui sono più legato oggi, potrebbero essere sostituite da altre, già domani.
LS: Nella tua silloge uno dei temi più importanti è quello della memoria, connessa all’infanzia. Nella tua vita il ricordo è così importante? Perché?
CL: Non necessariamente memoria connessa all’infanzia. Memoria e ricordo, in generale. Di cose passate, di momenti vissuti, di sorrisi che non rivedrai e di parole che si sono perse nei meandri della memoria. O di qualcosa o qualcuno che è un ricordo continuo, fino al momento in cui lo rivivrai. Il ricordo, inteso come punto di partenza, come scuola di vita, come presa di coscienza della propria vita, è importante per tutti, non solo per me. Certo, guai a vivere nel passato, come novelli reduci, ma nemmeno si può prescindere da esso e da ciò che è stato. Vivere l’oggi per il domani, ma traendo insegnamento da ieri.
LS: Nelle poesie c’è un immagine che ricorre spesso. E’ quella del labirinto. In che maniera questo universo intricato si legata alle tue liriche?
CL: La mente umana ama i labirinti, ha una propensione tutta sua a perdercisi dentro. In senso poetico, posso dirti che il concetto di labirinto incarna un po’ la mia ricerca di una scrittura visuale, in cui le parole, i concetti, si inseguono, danzano insieme, dipingono emozioni e stati d’animo… in sintesi, si perdono e si ritrovano nel mondo della varia umanità. Allo stesso modo, io amo danzare con le parole, vedi la mia Poesia “In catene”, in cui pensi di leggere una cosa e invece…
LS: Quanto di autobiografico c’è nella raccolta?
CL: Questa è una domanda a cui, per mia scelta non darò mai una risposta chiara. Mettiamola così: scrivo di me anche quando non scrivo di me, ma non sempre scrivo di me. E’ contorto, lo so, ma è una questione di labirinti emotivi e mentali. Ciò che trovo importante è trasmettere contenuti emozionali, sensazioni, spaccati di vita e di esperienza. Che poi, questi riflessi d’anima e di esistenza, siano vissuti in prima persona o solo sfiorati per sentito dire, poco importa. Io canto di vita, di morte, d’amore… e di altri abissi da esplorare. Devono per forza essere miei, questi labirinti, per essere credibili?
LS: Nella silloge c’è una poesia che parla di guerra. Qual è stata la genesi di questa lirica? Avevi un conflitto bellico in particolare in mente quando scrivevi?
CL: No, non c’è un conflitto in particolare, anche se chi conosce la mia vita potrebbe pensare il contrario citando ad esempio il conflitto nei Balcani, nel Golfo Persico o in Palestina. Questa poesia è nata spontanea, come tutte le altre, al pari di un fiore di campo, irrigata dal disgusto provato nei confronti dell’umana stupidità che, per il tornaconto di qualcuno, trascina in una lotta fratricida intere nazioni. Un po’ di storia, un po’ di attualità. Purtroppo di fertilizzante, per concimare un fiore del genere, ne abbiamo da vendere.
LS: La poesia che parla dell’Istria, del Carso e delle foibe dimostra la tua conoscenza di pagine nere della storia d’Italia. Quanta ricerca e analisi storica c’è nelle tue poesie?
CL: Potrei scrivere un libro in tre giorni su quei tristi accadimenti. Ma pensa, ho pianto scrivendo una poesia. Figuriamoci se scrivo nel dettaglio di fatti reali che ancora mi prendono alla gola. Quella dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia, per me non è solo storia, ma un qualcosa che mi tocca da vicino, che mi brucia dentro. Sono terre che mi scorrono nelle vene, che mi brillano negli occhi, ma volutamente non darò dettagli autobiografici. I fatti citati non vanno dimenticati. Sono stati criminalmente taciuti per anni da una democrazia nata storpia. Ora è giusto che la verità si diffonda, superando gli interessi ideologici della politica. Per quanto riguarda le altre poesie, non c’è, di norma, molta ricerca storica nello scriverle. Il mio è uno scrivere d’impulso, d’istinto, una sorta di Spontaneismo Armato (di penna).
LS: Nella silloge ci sono vari riferimenti al mondo dell’arte pittorica. Mi colpisce in maniera particolare i riferimenti a Boccioni e al futurismo. Questo movimento artistico-letterario che ha da poco compiuto i cento anni secondo te quanto è stato importante per la cultura italiana e quanto lo è per te e per la tua scrittura?
CL: Sono sempre stato appassionato d’arte, complice un genitore che è un Broker d’Arte visuale, oltre che di collezionismo, alta orologeria e gioielli. Sono cresciuto in mezzo ai dipinti e questo mi ha impresso un certo amore per l’arte contemporanea in particolare. Adoro le sperimentazioni, le cose originali che fanno dell’artista, un vero Artista. Rifare oggi ciò che faceva Canaletto, trecento e rotti anni fa,  o Fontana appena 50 anni fa, rende operai dell’arte, non Artisti. Il vero artista inventa, sperimenta, crea nuove tendenze, segna il sentiero mai battuto prima. Io voglio dovermi soffermare per 45 minuti a capire il significato di un’opera, aprendo la mente, perdendomi dietro a mille ragionamenti. Ad una mostra impressionista mi annoio, ci vogliono 30 secondi a capire cosa stai guardando. E vorrei fosse così anche per chi legge le mie poesie, rileggendole con attenzione, analizzando i concetti, elaborandole fino a capirne davvero il senso. Il futurismo è stato un momento di rottura, un terremoto che ha rinnovato la scrittura, la pittura, e mille altre arti. E non solo il mondo delle arti, ovviamente. Pur denigrato e svilito da molti, a causa della sua collocazione storica, è stato un movimento di vitale importanza per l’era moderna. Nel mio modo di scrivere forse ci rientra per caso, quasi inconsciamente, come fosse una solida base d’appoggio nel tentativo di essere personale, di fuggire gli stereotipi poetici. Forse, per gusti e per stilistica nello scrivere (vedi le mie metafore), mi sento più vicino alla metafisica (De Chirico, Kostabi, Rabarama). Io non scrivo in rima e rifuggo come la peste la moda imperante dello scrivere poesie che non hanno un contenuto, ma che badano solo alla musicalità di quanto scritto. Io parlo di cose concrete, le canzoni le lascio scrivere ai cantautori. E con questo rispondo alla critica mossami in una recensione del mio libro. Le mie poesie sono “trascurate” dal punto di vista metrico e musicale perché io scrivo la sostanza delle cose, non la loro forma. La metrica omologa gli scrittori, mentre l’estrema ricerca della musicalità va a discapito dei contenuti. Lungi da me offendere un mostro sacro della poesia, come il compianto maestro Mario Luzi, ma a me, di sapere “chi ha potato così male il pino” non importa poi tanto. Per farla breve e per chiudere la questione, quella trascuratezza è assolutamente voluta. E’ come se fosse un atto di forza, di ribellione contro le mode e gli stereotipi di cui sopra. A me interessa mettere in chiave poetica dei concetti concreti, di vita reale, vissuta o solo osservata, il resto è noia, per dirla con Califano. E poi, forse, è già troppo ciò che ho fatto ad oggi. Ho scritto la mia prima poesia in data 3 Agosto 2010, undici mesi fa. Nonostante le apparenze, sono solo alle prime armi.
LS: Hai altri lavori in cantiere? Idee?
CL: La mia attività poetica è quasi quotidiana. Conto di pubblicare un nuovo  e-book di poesie dopo l’estate, ma ho appena pubblicatoPensieri Senza Pretese, non ho molta fretta. Dallo scorso Febbraio 2011 poi ho iniziato a scrivere un romanzo, uno psycho-thriller molto complicato nella sua storia ingarbugliata. Spero di venirne a capo, di non perdermi nei suoi labirinti e di riuscire nell’intento. Ma non è facile, sono ancora ad un centinaio di pagine formato A5. Un po’ la pubblicazione del libro, un po’ l’effettiva complessità degli argomenti trattati, ha rallentato i lavori. Ma molto presto riaprirò il cantiere. Per fortuna ho accanto a me una persona speciale, Isabella, la donna cui ho dedicato una poesia omonima e tutto il libro (nei ringraziamenti) che, guarda il caso alle volte, è una Psicoterapeuta. Non solo mi appoggia nella mia attività, ma mi aiuta anche con le complicate questioni relative alla psiche umana e alle sue devianze comportamentali e patologiche.

Ringrazio Christian Lezzi per avermi concesso questa breve intervista.
LORENZO SPURIO
7 Luglio 2011


E’ VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERO ARTICOLO-INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DELL’AUTORE

Pensieri senza pretese, di Christian Lezzi

Pensieri senza pretese di Christian Lezzi
Arduino Sacco Editore, Roma, 2011
Recensione di Lorenzo Spurio
Christian Lezzi, scrittore ed opinionista milanese, mi ha proposto l’idea di scrivere una recensione per la sua raccolta di poesie. Non mi sono tirato indietro perchè il ruolo di recensore mi aggrada e perché questa silloge poetica dal titolo curioso ha richiamato da subito la mia attenzione. Mi piace molto soffermarmi sui titoli delle opere prima di proseguire nella loro lettura. Pensieri senza pretese è una raccolta di poesie che tratta temi diversi fra loro ma ogni lirica è accomunata da questo desiderio del Lezzi di presentare uno spaccato semplice, comune, senza orpelli, senza tante pretese per l’appunto. Ed anche nella prefazione, con una forma di diminutiotutta contemporanea, l’autore cerca in un certo senso di scusarsi per non essere in grado di riconoscersi un poeta propriamente detto. Preferisce definirsi opinionista ma è un dato di fatto che chiunque scriva una poesia, sia praticamente un poeta. Christian Lezzi non fa sicuro eccezione. La lirica che apre la raccolta, “Inchiostro nelle vene”, è una singolarissima sintesi della poetica del Lezzi, un prototipo di poesia personale che può essere poi riscontrato in tutte le altre: «un demone che si impossessa di te, questo è scrivere».
Il tema dell’amore è spesso presente in maniera esplicita o allegorica mediante alcuni immagini ricercate e interessanti ma spesso questo tema è minacciato dall’idea della morte o anche dalla nostalgia per i tempi andati. Le immagini che ricorrono maggiormente sono le risate, gli sguardi, labirinti, volti di donna ma, in via generale, la silloge si caratterizza per un’atmosfera grigia e cupa dovuta alle tematiche crepuscolari che affronta: il ricordo, il dolore, la guerra, l’esilio, la nostalgia e la solitudine. Un senso di sofferenza del protagonista aleggia intorno alla lirica “Resa” in cui il poeta invoca a lasciarsi andare per porre fine alle sofferenze terrene, è una dolce invocazione al suicidio: «Chiudi la partita senza aspettare un domani diverso che non sia solo l’estensione di ieri e di oggi con gli stessi pensieri tristi solitari e morenti», ma subito dopo si cambia registro ed è la vita a prevalere:  «oggi non è tempo di morire». In “Guerra” il Lezzi ci fornisce una fine lirica pacifista che, più che sottolineare gli aspetti più crudi degli scontri bellici, fa riferimento alla violenza e alla spietatezza del genere umano, incapace di evitare tragedie di inaudita gravità.
In “Cenere alla cenere” il macigno di un ricordo che immaginiamo doloroso e connesso, forse, alla perdita della donna amata si conclude però con la riappropriazione della propria vita, con la forza di ragione che riesce addirittura ad allontanare da sé quel momento del passato, quasi a voler ricordare che la forza della ragione può tutto, anche cancellare i momenti vissuti: «Come polvere alla polvere disperdi al vento il suo ricordo ti liberi del ricordo e finalmente torni a vivere».
Curiosissimi riferimenti al mondo dell’arte figurativa trapelano in “Incontri”: una donna che spicca fra i presenti «come una macchia di colore su una tela del Boccioni». Di Boccioni e del futurismo nella poesia è presente la tecnica della multi prospettiva e della immagini seriali. Un ottimo modo, a mio vedere, per celebrare un grande pittore e sculture poco ricordato. Il futurismo ritorna in maniera indiretta anche in “Metavita” dove il poeta fa riferimento all’uccisione del chiaro di luna che non può non farci pensare l’omonimo manifesto marinettiano del 1909.  In “Concetti spaziali” ritorna il tema dell’arte, in questo caso plastica, nell’atto di tagliare la tela con una lama, esperienza artistica che ci fa pensare direttamente all’opera di Lucio Fontana: «Afferri la lama e con gesto deciso ferisci il supporto aprendo un mondo nuovo creando una nuova dimensione». Una particolareggiata analisi nello scandaglio dell’io, nei recessi della personalità, è presente nella poesia che porta il titolo “Psiche” che sembra essere un vero e proprio omaggio al padre della psicanalisi.
Il tempo è il grande protagonista della raccolta mediante episodi della vita che fanno riferimento ad esso: l’infanzia o i ricordi del passato, il presente liquido e difficile, il futuro inconoscibile e apparentemente precario. Nella poesia “Tempo” è proprio quest’ultimo il vero sovrano, descritto mediante una serie di costruzioni metaforiche di particolare impatto poetico: il tempo si dilata e si comprime descrivendo quindi anacronismi che sono estranei al canonico scorrere del tempo.
Sono numerose le liriche contenute nella silloge e ciascuna meriterebbe un’analisi attenta ma posso concludere che la raccolta, pur non seguendo un ordine tematico come ha riconosciuto lo stesso Lezzi nella sua prefazione, finisce paradossalmente per avere una grande compattezza. La poliedricità dei temi trattati non è fastidiosa e l’interesse nella lettura è incentivato da questo continuo cambio di temi e di immagini evocate. L’unico cruccio, forse, risiede nella limitata musicalità delle liriche e nella trascuratezza metrica ma neppure questi aspetti sono capaci di minare l’ottima impostazione del Lezzi nel presentare squarci lirici talvolta drammatici, altre volte altamente romantici.
LORENZO SPURIO
Jesi, 4 Luglio 2011


Scheda tecnica:

Titolo: “PENSIERI SENZA PRETESE

(Di vita, di morte, d’amore… e di altri abissi da esplorare)

Sottotitolo: Riflessi d’Anima in chiave poetica
Genere: Poesia
Autore: “Christian Lezzi
Editore: “Arduino Sacco Editore”
Direttore editoriale: “Carlo Alberto Cecchini”
Cover Graphics: “Luca Pellegrini”
Cover: “The Secret Sensation” by Mark Kostabi
Gruppo Redazionale: Parva Inutilia Management
Pagine: 206, Brossura;
Formato: 202x130x15
Anno di pubblicazione: Giugno 2011
ISBN – 978-88-6354-443-5
Link al book shop online di Arduino Sacco Editore: http://www.arduinosacco.it/product.php?id_product=606
Links alle interviste più recenti:
Link alla pagina ufficiale dell’Autore su Facebook: 

Quarta di copertina:
Come lo scorrere della vita, questa raccolta di Poesie non segue un percorso preciso, ma lascia al caso gli eventi, proprio come accade nella vita vissuta. Non aspettatevi, in questo libro, una serie di poesie in senso stretto, secondo i canoni poetici classici. Questi riflessi di pura anima, elaborati in chiave poetica, mirano a creare un’emozione, indurre il pathos, una suspense e, se è possibile,una trance emotiva, sorprendendo il lettore come se si trattasse di  racconti, di una storia di senso compiuto, solo messa in poesia.
Note biografiche:
Christian Lezzi, Poeta, Opinionista e Scrittore, nato nel 1972, vive e lavora a Milano.

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