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sabato 3 settembre 2011

CONSIDERAZIONI - A CURA DI FABIO AMATO

A cura di Fabio Amato

La vera schizofrenica è la nostra società, che da un lato basa tutto sulla concorrenza,la competitività e la produzione e dall'altro si meraviglia quando in estate si trovano morti 20 anziani a Milano e nessuno se n'era accorto.
La vera natura umana parla di solidarietà e relazione, perché come dice John Donne  "..nessun uomo è un'isola".
Ma si sa la nostra arroganza ci ha portati fuori e lontani dalla natura, trascurando il piccolo particolare che ne siamo parte come gli alberi, i fiori e gli animali.
Il paradosso è che chi riconosce questi aspetti,viene posto ai margini e spesso imbottito di farmaci e bollato come malato di mente. La malattia mentale è un'invenzione e una forma di controllo sociale molto subdola che si rinforza in una circolarità senza scampo.
Il capitalismo svuota la vita umana di senso, perché oggettivizza e dà importanza al ruolo invece che alla spiritualità e alla capacità relazionale di cui siamo portatori. Diventiamo tutti un'immensa catena di montaggio e come i pezzi di una macchina siamo interscambiabili e omologati in base alla funzione esplicata.
La borsa e i mercati,che stanno succhiando la nostra linfa vitale, sono ormai una costruzione autonoma che è sfuggita al controllo di chi l'ha creata. E' un effetto domino che sta fagocitando tutto e nessuno sa come fermarlo. Malgrado ciò non si fa nulla per cambiare le cose e si cerca di mettere le toppe ad un sistema che tracimando ci sta portando a valle.
L'unica speranza è il recupero della nostra umanità e l'umile consapevolezza di non poter fare a meno degli altri.
L'abbandono del capitalismo a favore di una collaborazione fondata sul recupero dell'etica e del rispetto della persona oltre il ruolo, può portarci fuori da questa impasse e dalle sabbie mobili che stanno stritolando il genere umano.
Si produca di meno e nel rispetto dell'ambiente, dando molto più spazio all'incontro e allo scambio che favoriscono la crescita reciproca.
Questi ultimi anni hanno prodotto una tremenda regressione e una vita che ha inibito la crescita e lo scambio a favore di una nuova forma di schiavitù, quella dal prodotto.

A cura di Fabio Amato

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