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mercoledì 28 settembre 2011

IL GLAMOUR A CURA DI ORNELLA PENNACCHIONI


Entrate con me, prego, sedete a terra e guardate una donna intelligente fare la femmina. Metri di stoffe simili a guide m'inseguono come lava rossa. Intanto non è ora: ho appena fatto la doccia e so di condensa d'amarene e cedro. M'asciugo piano, annuso l'aria che sa di me, stropiccio gli occhi, scuoto la testa, una raggiera d'acqua spara e va lontano, allungo la mano verso lo specchio appannato e ruoto cerchi per vedermi. Mi giro rapida, sono scalza, salto appena, le punte dei piedi arcuate, danzo lentamente il piacere frivolo della scelta sul cosa mettere. Certo, avrei voglia di fare la cerebrotica, psicopatica colma d'autoinganni ma, ora non ci casco manco morta, ora mi profumo fino a d essere stomachevole, intanto entra aria dalla finestra, sbatte una persiana rossa e diluisce la malia. Dov'è dov'è, non trovo la canotta, ma quale canotta trattasi d'una scelta speciale, sottoveste allora si si, quella di seta color cipria, si quella eccola, l'indosso e scivola rapida e rapida s'arrende al corpo, vado d'affanno dietro il paravento cinese coi draghi oro e il rosso fior di loto, infilo le coulotte e le forcine d'osso e strass sui capelli ancora bagnati. Penso, e non dovrei, non lasciate che pensi, stasera va di scena il glamour, si si va bene, ma cosa metto, mi viene in mente però quella cretina di Cenerentola e mai vorrei arrivasse la fata dimessa anche per me, sono già regina di cuori, non vorrei che fuori m'aspettasse un principe tutto inchini: voglio il re, voglio il re, ma come dico io. Adesso pure il dileggio con le favole mille volte lette, ascoltate, ecco: giù la testa e subito, una phonata a rovescio, i capelli liberi come nastri da bouquet, non incidono sulla femmina in velocità, afferro una lunga goccia d'oro che infilo alla cieca sul lobo forato, l'altro boh, chissà lui il re, chissà cosa penserà di me. Che sono, ecco cosa penserà. Si si, che sono. A che punto siamo? Penso, si penso e lo so io cosa penso, mi distraggo, dunque dunque. Ah, l'abito, ecco. I metri di stoffa che caparbi m'hanno inseguita, come la coda fuori della chiesa dell'abito da sposa, si si, ecco cosa mi metto, ho deciso. Niente scarpe, niente trucco, niente gioielli, niente di niente, solo profumo a me miscelato. Mi spoglio del ripiego glamour da copertina, della sottoveste di seta. Mi distendo sulla stoffa che è la mia, sarò sposa di maggio, nel letargo ammesso per comodità del copione, per non riflettere sul caso, mi arrotolo a cono nel tessuto, chiudo gli occhi e aspetto e penso che non so se la fine che ho postato all'inizio, invertita col brano sarebbe lo stesso, credo di si, intanto che stia in testa o in calce trattandosi di me è assolutamente uguale,anzi capovolta sto benissimo, grazie a tutti, ci vediamo a maggio, il mese delle rose e delle spose. 

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