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lunedì 31 ottobre 2011

Death and the Maiden di Roman Polanski A cura di Fabia Chiucchio

Il film ha proprio tutto il sapore del cinema che si fa teatro, genere che adoro. Tranne poche scene, si svolge quasi interamente nell'interno della casa. Non ci sono particolari momenti spettacolari ma le interpretazioni dei bravi attori ottimamente diretti sono notevoli. Polanski inverte i ruoli: come si comporta la vittima col suo carnefice? La volontà di fare giustizia rispetto alle orrende umiliazioni subite.
La Morte e la Fanciulla tocca un punto chiave della Shoah, poiché trasporta il discorso sullo sterminio nella realtà temporale/spaziale dei regimi nazifascisti del Sud America, alludendo, attraverso questa operazione, al processo storico-politico che si verificò in Europa negli anni quaranta.

Nel caso de La Morte e la fanciulla, la protagonista però non subisce più l’attrazione erotica nei confronti del torturatore. La connessione psicologica tra i due soggetti è caratterizzata solo dal disprezzo assoluto che la ex vittima ha nei riguardi di quello che fu il suo aguzzino. Si tratta da parte della donna non di una vendetta ma della volontà di eliminare definitivamente la sensazione di sbigottimento e incredulità che la colse totalmente impreparata al momento del suo arresto. Si tratta di quel senso di sorpresa e incredulità che gli storici hanno attribuito agli ebrei durante il nazismo, incredulità che avrebbe di fatto paralizzato ogni capacità di reazione. In verità così non fu, poiché gli ebrei sia per quel che riguarda il periodo dei ghetti che per quello relativo ai campi di sterminio organizzarono forme di resistenza e di rivolta che portarono anche ad alcuni episodi decisamente clamorosi.
La questione del destino e dell’impossibilità da parte degli individui di sottrarsi ad esso emerge anche in un altro film di Polanski, Chinatown.

domenica 30 ottobre 2011

"La gioia di animare" di Otsuka Yasuo A cura di Fabia Chiucchio

Il titolo di questo documentario probabilmente dirà poco o nulla alla maggior parte delle persone, eppure il suo è un nome di spicco dell'animazione giapponese dal dopo guerra, come anche Otsuka è un assoluto protagonista della storia degli anime, ed è stato mentore di nomi noti a tutti come Hayao Miyazaki e Isao Takahata, firme storiche di quello che oggi è lo studio di animazione giapponese più famoso del mondo, lo Studio Ghibli. Nato in Giappone nel 1931, è entrato nel mondo dell'animazione nel 1956 alla Toei Doga, prendendo parte alle più importanti produzioni di quel periodo, un titolo su tutti, Hakujaden (La leggenda del serpente bianco) primo lungometraggio d'animazione a colori prodotto in Asia.
Da lì in poi parteciperà in qualità di animatore, character designer o sakkan a tutti i film della Toei Doga fino a "La grande avventura del principe Valiant (edito in dvd in Italia da Cinehollywood) e "Il Gatto con gli stivali" (in dvd in Italia per Passworld). In seguito Otsuka passa alla A Production, studio legato alla TMS, e prenderà parte alla serie tv di Moomin.

sabato 29 ottobre 2011

La poesia di Cesano premiata al Festival della letteratura - Fabio Amato, educatore dell’Istituto Sacra Famiglia, è stato premiato lo scorso settembre a Mantova, al Festival della letteratura

FABIO AMATO


Quest’anno, il prestigioso Festival internazionale della letteratura – che si è svolto a Mantova dal 7 all’11 settembre – si è aperto con la premiazione del concorso di poesia on line “Paolo Moschini”: tra i poeti premiati, anche Fabio Amato, educatore dell’Istituto Sacra Famiglia dal 1991 e organizzatore da quattro anni del “Concorso di poesia Istituto Sacra Famiglia”.
Nato a Milano nel 1964 e laureato in Pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Fabio Amato coltiva fin dall’adolescenza la passione per la poesia, che lo porta a pubblicare tre libri: “Falene” nel 2006, “Solo l’amore” nel 2008 e il recentissimoLunula”, dello scorso maggio.

INTERVISTA-COLLOQUIO CON ALMA PASSARELLI PULA, POETESSA. ( A CURA DELLO SCRIBAN-POETA, VINCENZO CINANNI).

CARI AMICI DE “ LA VETRINA DELLE EMOZIONI”,
questa settimana i miei quesiti verranno indirizzati alla SIGNORA ALMA PASSARELLI PULA, POTESSA.

  1. SALVE ALMA, so che oltre la poesia, coltivi altri interessi artistici. PARLACENE.

“ Sì sono un’attrice e dipingo. Cerco di trovare spazio nell’arte a tutte le emozioni ed i vissuti che mi porto dentro”.

ALMA PASSARELLI PULA

giovedì 27 ottobre 2011

Marco Nuzzo intervista Manuel Torello dei Manosonora

Ho deciso di intervistare Manuel Torello, chitarra, piano e hang player del gruppo di musica alternativa ManoSonora originario di Torino.

MN: Quando e in che modo nasce il vostro gruppo?
Manuel: ManoSonora nasce innanzitutto come duo hang nel 2006, quando Massimo Lodoletti e Guido Rolle scoprono questo straordinario strumento melodico e allo stesso tempo percussivo. Nell’ottobre 2007, Massimo e Guido mi hanno chiamato per partecipare con loro ad un concerto in veste di chitarrista, e per l’occasione ho chiamato anche Giancarlo Zaffoni con la chitarra elettrica e Alessandro Chiadò col basso elettrico.
Da quel momento ho iniziato ad arrangiare alcuni brani di Massimo e Guido, e man mano che provavamo tutti assieme, ci rendevamo conto del perfetto abbinamento dell’hang con gli altri strumenti.

MN: Qual è la caratteristica di questo strumento poco conosciuto, l'hang? Qual è la sua storia?
Manuel: l’hang nasce nel 2000 a Berna, per mano di due straorinarie persone, Sabina e Felix, che hanno saputo dare grande sonorità e avvolgente armonia ad un metallo qual’é l’acciaio.

MANUEL TORELLO DEL GRUPPO MANOSONORA

MN: Qual è stato l'evento che vi ha lasciato il segno maggiormente positivo?
Manuel: Il concerto che nel maggio scorso abbiamo tenuto in notturna presso la splendida Sacra di San Michele, in provincia di Torino, che, oltre ad essere un luogo molto suggestivo, per la sua posizione geografica, la sua storia, la sua architettura, abbiamo particolarmente apprezzato sia per la calorosa accoglienza e collaborazione di tutti i volontari, sia per la grande affluenza del pubblico intervenuto numeroso.

Marco Nuzzo intervista Argeta Brozi, titolare della Butterfly Edizioni

Ho deciso di intervistare Argeta Brozi, scrittrice in primis, poi titolare della Butterfly Edizioni, nuova realtà nel complesso girone delle case editrici, ma che ha riscosso e riscuote tutt'ora sempre maggiori consensi tra gli editori senza richiesta di contributo.

MN: Intanto ti ringrazio, Argeta, per avermi concesso questa intervista. Parliamo un po' di te; quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Grazie a voi per avermi accolta! La passione per la scrittura è nata subito dopo la passione per la lettura, in giovanissima età, a soli 9 anni. Ho sempre avuto le idee molto chiare a riguardo, a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande rispondevo “la scrittrice”... anche se fino a qualche anno fa nessuno mi prendeva seriamente. Il come invece nasce per tanti motivi: per la voglia di esprimersi, per liberarsi dal tumulto delle idee che ho dentro, per il desiderio di emozionare con le parole... Come? Naturalmente, come l'istinto di mangiare, bere, respirare.


MN: I tuoi romanzi hanno avuto molto successo, arrivando sino alla sesta ristampa; ce ne parleresti nello specifico?

Beh, di certo non mi aspettavo di arrivare alla sesta ristampa! Soprattutto non con il libro d'esordio e non con un libro di racconti... ho sempre ritenuto che i racconti non fossero per tutti e che i romanzi fossero invece più apprezzati e quindi venduti... Invece una piacevole sorpresa: Prendimi l'anima è stato apprezzato tantissimo da uomini e donne di tutte le età! E ancora adesso, a distanza di 4 anni dalla pubblicazione, continua a vendere e a riscuotere successo. Dopo Prendimi l'anima, è arrivato un libricino di poesie “Quell'emozione dietro l'angolo del cuore” che per scelta ho deciso di non promuovere (purtroppo la poesia non va molto e io volevo concentrarmi sulle altre opere...), nonostante l'assenza di promozione ho venduto un centinaio di copie, perché chi acquistava Prendimi l'anima si incuriosiva e decideva di prendere anche l'altro! L'anno scorso ho pubblicato Tentazioni, un romanzo a cui tengo molto ed è arrivato proprio in questi giorni alla ristampa, le recensioni sono sempre positive e questo mi spinge ad andare avanti! Tra qualche mese uscirà “Al di là di te”, un romanzo breve che tratta di temi davvero scottanti, una percentuale sulle vendite sarà devoluta ad un'associazione contro la violenza delle donne.

martedì 25 ottobre 2011

Letteratura, arte ed Heavy Metal – Il processo - Di Marco Nuzzo

Oggi vado a parlarvi di musica - o di rumore, se desiate – e del processo ove io mi dichiaro colpevole e complice, Vostri Onori; colpevole e complice de' pazzi, de' denigranti e offensivi metallari, ché non tutto è oro, ciò che luccica, né io pretesi mai d'esser forgiato con tale aureo epiteto, seppur verrò marchiato come seguace del luminescente angelo Lucifero.
Marco Nuzzo
Prima una premessa: lapalissiano è come, al giorno d'oggi, il valore della morale resti infuso entro il proprio sapere, entro il proprio credo dettato da una tavola degli elementi atarassica, la cui valenza non ha nulla di chimico, che altro non è che la più semplice regola del buon vicinato, ove tutto quel che non è sulla tavola e va oltre ai nostri confini materiali è certamente mefistofelico, dunque capace di perturbarne l'equilibrio.

lunedì 24 ottobre 2011

Black Swan di Darren Aronofsky a cura di Fabia Chiucchio

Aronofsky non si è allontanato nemmeno un millimetro dalla strada battuta con The Wrestler. È solo andato più avanti. Un personaggio al centro di tutto, costantemente inquadrato, macchina a mano che lo va a prendere là dove sta e sembra non mollarlo mai (qui addirittura aggiunge degli stacchi di montaggio tra un pedinamento e l’altro che sembrano lasciar intuire che la macchina da presa l’abbia seguito per tutto il tragitto che non abbiamo visto), una storia che indaga il rapporto tra rappresentazione e realtà a partire dalla carne di chi mette in scena qualcosa che si suppone essere finto e il medesimo finale. 

Il cigno nero - titolo originale - Black Swan

sabato 22 ottobre 2011

Marco Nuzzo intervista Carmine Donnola

Su invito di Gioia Lomasti - e dopo breve consultazione con il proprio Avvocato al fine di assicurarsi che non lo faremo internare :-) - ho deciso di intervistare Carmine Donnola, poeta “salvato dalla strada”, come lui si definisce. 
Abbiamo deciso di intervistarlo per portare alla luce realtà spesso messe da parte dalla società odierna, storie vere, crude, ma che delle volte hanno un lieto fine, storie di persone che come fenici risorgono dalle proprie ceneri, riscattandosi.

MN: Intanto ti ringrazio, Carmine, per avermi concesso questa intervista. Raccontaci un po' la tua storia; quando e in che modo cominci a scrivere poesie?

Ho iniziato a scrivere poesie a cinquant'anni.
In modo abbastanza difficile e pesante, pulito dall'alcol mi risvegliai come da un lungo sonno.
La memoria dei ricordi si ribellò ad immagini e avvenimenti brutali come la strage di Bologna, Nassiriya e Beslam.
Sentii il grande desiderio di fare sentire la mia voce.
L'Universo era caduto sulla mia testa.

mercoledì 19 ottobre 2011

"La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano a cura di Fabraxas Choule Gwynplaine


Lo sapevo. Prima o poi sarei caduta in trappola. Troppe volte sono passata indifferente in libreria, incurante della logica matematica e suoi annessi, o molto probabilmente perché incurante per il tanto clamore circa l’esordio di un ricercatore in fisica tra gli scrittori di romanzi.

Giordano tira fuori una storia che ha come protagonisti due ragazzi “diversi”, segnati per sempre da episodi che riguardano la loro infanzia e che peseranno come macigni nel corso della loro crescita, incidendo in modo determinante sul carattere delle persone adulte che il lettore lascia alla fine del libro. Per questo motivo, i protagonisti sono definiti numeri primi: questi, sono numeri che sono divisibili per se stessi o per uno, sono dei numeri che non interagiscono con il mondo infinito di tutte le altre cifre; tra di essi, poi, ci sono i numeri “primi gemelli”, cioè numeri primi separati da una sola unità come 11 e 13, 17 e 19: vicini, anzi vicinissimi, ma incapaci di toccarsi e di comunicare tra loro come con gli altri numeri. Ed i protagonisti del romanzo, Alice e Mattia, sono così: incapaci di vivere una vita completamente normale per le loro difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno, e incapaci di trovare un equilibrio tra di loro pur essendo molto vicini.

martedì 18 ottobre 2011

Marco Nuzzo intervista Marisa Saccon

Ho deciso di intervistare Marisa Saccon, scrittrice e collaboratrice per diverse riviste e case editrici, tra cui Mondadori e Universo.

MN: Intanto ti ringrazio, Marisa, per avermi concesso questa intervista. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Non so quando sia nato il mio desidero di scrivere, ho comunque iniziato quand’ero piccola. Scrivere per me è un bisogno, un piacere, una passione, adesso anche un lavoro.

Marisa Saccon - Le streghe di Dominique


MN: Parliamo del tuo romanzo, uscito da poco: Le streghe di Dominique; perché questo titolo? Leggendo vari incipit e recensioni, parrebbe di trovarsi di fronte ad un'opera polivalente e che affronta diversi punti. Quali i temi trattati? Definiresti la tua opera sui generis?
Sui generis? Ogni opera nasce con l'ambizione di essere "sui generis", particolare ed inconfondibile. Comunque per me sicuramente lo è, innanzi tutto perché è il mio primo romanzo, un passo che significa un salto di quantità oltre che di qualità; il respiro narrativo si dilata rispetto a un racconto, trama e intreccio, personaggi e situazioni in qualche modo si complicano, di conseguenza la tensione affabulatoria deve durare molto più a lungo e, come dici tu, polivalenza e divergenza dei punti di vista diventano coralità dei personaggi e dialettica fra diverse visioni del mondo.
In quanto al titolo, è presto detto: la vicenda narrata si svolge in un quartiere di Marsiglia, Rue Dominique, e il riferimento - direi ambivalente - alle streghe vuole richiamare il fascino altrettanto ambivalente della bellezza e del suo potere di essere a volte via della perdizione e a volte strada maestra per la sublimazione di pulsioni altrimenti distruttive, proprio come ho cercato - fra l'altro - di esprimere nel romanzo.

2011 EMOZIONI IN APNEA (A BUON INTENDITORE... PRENDA FIATO!) (TESTO)

Mi sono sempre domandato perché i letterati scrivessero poesie; quale fosse il meccanismo interiore che facesse scattare la molla dell’anima a comandare la mente e infine la mano...
Perché Leopardi rimuginava la lama nel suo ventre per esprimere lo strazio della sua malinconia? Perché Ungaretti stilizzava parole per descrivere le sue emozioni? E così via discorrendo...
Poi un giorno ho iniziato a scrivere anch’io, a conoscere gente comune che necessitava dello stesso bisogno...

Francesco Arena

Ho conosciuto Fausto quasi per caso, leggendo qualche suo frammento, qualche suo pensiero... Incredibile! È stato come precipitare nell’abisso del suo cuore, nei suoi

La gioia di leggere e... scrivere - a cura di Francesco Arena

Francesco Arena - La gioia di leggere e... scrivere


Oggi il ricordo di un Poeta: Andrea Zanzotto - Di Marco Nuzzo

Noi di Vetrina delle Emozioni ci associamo al lutto che oggi ha colpito la comunità dei poeti, a causa della morte di Andrea Zanzotto



Da pochi giorni aveva compiuto novant'anni, era stato ricoverato per complicazioni cardiache. 


Pluricandidato al Nobel per la letteratura, Zanzotto era nato il 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo. Già in tenera età sviluppò una propensione per la musicalità che trasmettevano le parole in poesia. 

lunedì 17 ottobre 2011

Ingólf Arnarson di Emanuele Marcuccio dramma epico - Introduzione a cura dell’autore, Direttore Editoriale di Vetrina delle Emozioni

Ingólf Arnarson
dramma epico

Introduzione a cura dell’autore, Direttore Editoriale di Vetrina delle Emozioni


La mia prossima pubblicazione sarà un dramma epico[1] in cinque atti ambientato in Islanda ai tempi della colonizzazione e sarà intitolato Ingólf Arnarson[2]. Si tratta di un lavoro lungo, frutto di un’attenta ricerca storiografica, che sto seguendo dal 1990. Il poema, pur partendo da alcuni episodi storici documentati[3], sviluppa una trama che è prevalentemente fantastica e che non ha, dunque, nessuna pretesa di carattere cronachistico. Ingólf o, più modernamente Ingólfur, personaggio da cui prende il nome l’intera opera, è un personaggio storico-leggendario del folklore islandese mentre gli altri sono frutto della mia invenzione. I loro nomi sono stati ricavati direttamente dall’onomastica islandese (lingua che non conosco ma sulla quale mi sono documentato).
Faraglioni d'Islanda all'alba
Nel poema mi sono servito di una mia personale e astorica presenza in Islanda di popolazioni indigene di stirpe germanica, di credenza pagana e prossime alla conversione al cristianesimo, alle quali ho contrapposto i normanni (o vichinghi) ossia gli uomini del nord, i norvegesi che furono grandi colonizzatori del nord Europa, di fede pagana. Si tratta, ovviamente, di una mia scelta utilizzata per la caratterizzazione dei personaggi che non è motivata da fondamenti culturali-letterari né storici-documentatistici.

domenica 16 ottobre 2011

Recensione a cura di Marco Nuzzo dell'opera Bunker-U – Frammento di un romanzo esploso, di Marco Marengo.


In realtà dai piani alti era arrivatomi ordine di intervistare Marco Marengo circa il suo libro, Bunker-U, appunto, ma, dopo averlo letto, non ho saputo resistere all'irrefrenabile desiderio di scriverne una recensione. Picchiatemi, al rogo, gettatemi.




Marco Nuzzo
Ci troviamo davanti a un'opera sacra e irriverente al contempo, un romanzo fuori dagli schemi e dalle righe, una visione bipolare di un mondo descritta nei frammenti che compongono suddetto romanzo esploso e che, come sprazzi di luce, intaccano di tanto in tanto la realtà ucronica di un mondo, all'eterna ricerca di quell'utopia che è il Bunker-U o B-U, perché solo al B-U la vita è possibile, solo al B-U l’aria è respirabile, questo il messaggio che appare randomicamente nel romanzo. 

giovedì 13 ottobre 2011

Cenni critici alla produzione poetica di Emanuele Marcuccio Direttore Editoriale per Vetrina delle Emozioni blogspot

Cenni critici alla produzione poetica di Emanuele Marcuccio


 Emanuele Marcuccio
Direttore Editoriale per
Vetrina delle Emozioni blogspot
Sulla sua produzione poetica hanno scritto, tra gli altri: Luciano Domenighini (critico letterario e poeta) «[...] una versificazione originale, con vaghe reminiscenze leopardiane, ma sostanzialmente libera e spontanea, sostenuta da una musicalità sicura, avulsa da urgenze metriche, eppure talora realizzata in strutture metrico - retoriche complesse e raffinate. [...] Nonostante l'alternanza della resa qualitativa, appare evidente un denominatore comune: l'assoluta naturalezza e spontaneità di questo verseggiare d’acchito, immediato, disinibito e, diciamolo pure, nei momenti migliori felicemente ispirato. È singolare notare come le migliori di queste composizioni abbiano in realtà un’articolata e talora complessa struttura metrico - retorica, toccando punte ragguardevoli di originalità e raffinatezza. Questi risultati formali tuttavia non tradiscono la fatica e l'artificiosità spesso frutto di lunghe elaborazioni, ma appaiono provenire direttamente e chiaramente, senza mediazioni, dai momenti della più felice ispirazione. [...] Nella pressoché assoluta libertà di impiego di moduli stilistici e soluzioni lessicali, nel lasciarsi guidare dall'ispirazione e dallo spontaneo sgorgare della parola poetica; nel tendere l'orecchio insomma alla musicalità del verso come spontaneamente gli proviene dal cuore e dalla mente, e nel saperla tradurre in versi limpidi e carichi di emozione, sta la caratteristica principale di questo poeta, per conoscere il quale la raccolta "Per una strada", opera prima, pur nella sua varietà stilistica e nella inevitabile impronta esperitiva, rappresenta una fonte preziosa ed esauriente.»; Alessandro D’Angelo (critico letterario, critico d'arte, poeta e scrittore) «[...] sin dai primi versi della poesia di Emanuele Marcuccio emerge, come un sole all’alba, la sua profondità di pensiero, nascosta dietro un brillante poetare. L’essenza del suo messaggio si nasconde fra i meandri delle veloci comparizioni di pensieri espressi e taciuti, ora rimasti nascosti, ora rivelati attraverso l’espressione di sentimenti esplosivi come la luce creata dalle stelle in una limpida notte d’estate. [...]».

mercoledì 12 ottobre 2011

Dolce al Soffio di De Andrè - Recensione a cura di Fabraxas Choule Gwynplaine




Gioia Lomasti utilizza un linguaggio che attraverso i suoi giochi di parole, cercando un modo per non essere banale e scontata, vuole esprimere i sentimenti allo stato puro. Alcune poesie presentate nel "Dolce Soffio di De André" potrebbero apparire come degli studi semantici, e sicuramente c’è un approfondimento e una ricerca dei termini degna di nota. Ma dietro questo studio, nascondono il significato reale, che va oltre il soggetto in questione, oltre la complessità dell’utilizzo del verso. Con queste poesie esprime la sua interiorità e la condivide con tutti. Sicuramente merita una lettura in più, poiché potrebbe apparire complessa di primo acchitto. Ma una volta superato l’impatto, ci si perde nella sua realtà fluttuante, nei suoi versi sinuosi e coinvolgenti. Grazie per questo dono, Gioia. :) ♥



Recensione a cura di Fabraxas Choule Gwynplaine 

Carmine Donnola e le Note dell'Autore


Carmine e la cantina dei sogni

E' molto importante dar valore alla storia di Carmine Donnola perchè è come dar voce agli ultimi, agli emarginati, alle esistenze nude e abbandonate da tutti ai margini della società...è come dar loro una speranza di riscatto, accendere una piccola luce nell'oscurità delle loro vite..
Vi invito a visitare e iscrivervi alla sua pagina che ha la funzione di essere memoria di ciò che Carmine ha fatto e farà
Trovate l'indirizzo tra le informazioni dettagliate di questo video





NOTE DELL’AUTORE

In passato ho attraversato un lungo periodo di buio

Mai avrei immaginato che ciò mi avrebbe portato

A scrivere poesie per me importanti e intense

Un passato vissuto tra sbagli e bottiglie

Sono un salvato di strada che alla via della deriva ha scelto la vita

Un salvato che dopo la disintossicazione ha capito i grandi valori

Quali quelli che una vita non va mai buttata via

Ho voluto descrivere quelli come me, infreddoliti e stanchi

Ho voluto descrivere urla e lamenti delle tante inutili stragi

Ho voluto far sentire la mia voglia di pace nei Paesi di guerra

Ho voluto ringraziare tutti quelli che con coraggio hanno costruito la Terra

Quando iniziai a scrivere non immaginavo che avrei descritto la mia vita, ringrazio tanto chi mi Ha

Aiutato, tra cui Pasquale nella cui grotta, ho avuto tante ispirazioni, ringrazio gli autori delle

Bellissime musiche che hanno accompagnato i cd da me recitati, ringrazio gli amici che li hanno

colorati e dipinti, ringrazio soprattutto i miei figli per le tante e serene rinunce che hanno avuto

nell’aiutarmi Nello scrivere urli e risvegli, ho provato emozioni e riscatti

lunedì 10 ottobre 2011

Per il blog Vetrina delle Emozioni, Marco Nuzzo intervista la scrittrice Francesca Tombari.

Su invito di Gioia Lomasti, per il blog Vetrina delle Emozioni, ho deciso di intervistare la scrittrice Francesca Tombari.

MN: Quando e come nasce, in te, il desiderio di scrivere?
Francesca Tombari
Fin da bambina ho tenuto un diario su cui appuntavo sensazioni ed emozioni, poi crescendo sono divenute poesie, racconti e romanzi.

MN: Cosa significa per te, scrivere e cosa non deve mai mancare in un tuo lavoro?
Per me scrivere significa trascrivere i miei sogni, i miei pensieri ed anche le mie angosce; è un modo di condividere me stessa con gli altri.
Nel mio lavoro, che lavoro non è, non deve mai mancare il divertimento, il piacere che provo quando scrivo.

MN: E cosa, invece non deve mai mancare nel lavoro di uno scrittore, in generale?
Credo che sia comunque il piacere di scrivere perché poi ciò che sarà di ciò che si è scritto fa parte di un’altra fase, fra l’altro, per me, molto complicata da affrontare.

MN: Come avviene, per grandi linee, lo sviluppo di una storia di Francesca Tombari?
La maggior parte di ciò che scrivo nasce dalla realtà,  storie vere che mi sono state raccontate o che ho vissuto.

Marco Nuzzo
MN: Preferisci scrivere a penna o al PC?

Dipende, le poesie solo a penna, così come i piccoli racconti e il diario, quando inizio un romanzo sempre al pc.

MN: Quali le esperienze che reputi siano state più significative nella tua attività di scrittore?
Quando ho inviato il primo racconto per un concorso letterario ed ho sentito forte il desiderio venisse letto da occhi estranei.

MN: Ci parleresti in merito al tuo romanzo noir, Avrei voluto parlar d'amore? Come nasce la storia? Di cosa parla?
Essendo una storia vera nasce da un fatto realmente accaduto, il bisogno di scriverla invece dalla fatalità di essere realmente caduta sulla lapide da cui poi nasce il romanzo.
Nel mio romanzo ho voluto con forza e caparbietà ridar vita a due donne raccontando della durezza della vita dei contadini nella campagna marchigiana fra la prima e la seconda guerra mondiale.
Parlo del fascismo che soffocava la libertà degli italiani e di un padre padrone che soffocava la libertà delle figlie, della voglia di vivere di una giovane ragazza, Gigia, desiderio  che si respira in ogni parola da me scritta, la speranza di poter vivere e amare.
Credo che la memoria del passato ci debba far riflettere e che mai si debba dimenticare.

MN: Perché hai scelto questo titolo?
Perché in tutto il romanzo è forte e costante il desiderio di amare della protagonista anche se poi la sua vita ha avuto una evoluzione molto lontana dall’amore.

domenica 9 ottobre 2011

“Palazzo” di Tomas Gösta Tranströmer, intervento a cura del Direttore Editoriale Emanuele Marcuccio

Tomas Gösta Tranströmer


Franco Buffoni
In omaggio al grande poeta svedese Tomas Gösta Tranströmer (nato a Stoccolma nel 1931), insignito lo scorso 6 ottobre del premio Nobel per la letteratura, il più prestigioso riconoscimento letterario mondiale, presento alla vostra lettura la sua “Palazzo”, nella traduzione italiana di Franco Buffoni, poeta, scrittore, traduttore e professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate presso l’Università degli studi di Cassino.

Io, tutto lo staff di Vetrina delle Emozioni e soprattutto la nostra cara presidente Gioia Lomasti, ringraziano il prof. Buffoni per la gentile concessione.



PALAZZO
(di Tomas Gösta Tranströmer,
Nobel per la letteratura 2011)

Entrammo. Un’unica enorme sala,
Silenziosa e vuota, dal pavimento
Come ghiaccio per pattinare. Abbandonato.
Tutte le porte chiuse. L’aria grigia.

Alle pareti dai quadri si affollavano
Immagini senza vita: scudi,
Bilance, pesci e figure di combattenti
In un mondo sordomuto sull’altro lato.

Una scultura era esposta nel vuoto:
Da solo in mezzo alla sala un cavallo.
Dapprima non lo notammo
Presi da tutto quel vuoto.

Più debole di un sospiro in una conchiglia
Era il suono, e le voci dalla città
Salivano in quella stanza deserta,
Mormorando e cercando un potere.

Ma anche altro, qualcosa di oscuro
Si installò sulla soglia dei nostri sensi
Senza oltrepassarla.
Scorreva la sabbia nelle clessidre mute.

Era ora di muoversi.
Ci avvicinammo al cavallo. Era gigantesco,
Nero come un ferro. Un’immagine del potere stesso
Rimasta dopo che i principi se ne erano andati.

Il cavallo parlò: “Io sono l’Unico.
Ho disarcionato il vuoto che mi cavalcava.
Questa è la mia stalla. Cresco lentamente.
E mangio il silenzio che regna qui dentro”.

(Tratta da Songs of Spring. Quaderno di traduzioni, Marcos y Marcos, 1999 - Traduzione dallo svedese, di Franco Buffoni)

 “Palazzo” di Tomas Gösta Tranströmer,
intervento a cura del Direttore Editoriale Emanuele Marcuccio

Emanuele Marcuccio
Una profondissima metafora, anzi una profondissima allegoria del potere e dei potenti insieme. Come se il poeta voglia farci entrare nell’anima di ogni potente della terra, “Silenziosa e vuota”; entriamo in questo “Palazzo” dal pavimento lucido come ghiaccio, quasi una leggera vertigine si percepisce alla lettura, immagini forti e altamente evocative, come nel distico “Ci avvicinammo al cavallo. Era gigantesco, / Nero come un ferro. Un’immagine del potere stesso”. Infine, una chiusa, quell’ultima quartina, straordinaria, in cui i punti fermi alla fine di ogni verso conferiscono un andamento ostinato, perentorio, come una spada che incombe ad ogni “a capo”.
Devo essere sincero, non avevo mai sentito nominare questo poeta, solo dopo la notizia del Nobel e, questo è quello che ho percepito dopo attenta lettura, ma già a prima lettura mi ha fortemente colpito per la sua profondità e, solo apparente semplicità.

sabato 8 ottobre 2011

Intervista Luigi Panico (Officina Zoè)‏ a cura di Marco Nuzzo per Vetrina delle Emozioni

MN: Ho deciso di intervistare Luigi Panico, chitarra, mandola e armonica a bocca del gruppo di musica etnica Officina Zoè originario del basso Salento, protagonista di importanti festival nazionali ed internazionali tra i quali spiccano il Premio Tenco, il Womex di Berlino, il Festival Stimmen in Germania e tanti altri ancora e che, non meno importante, è stato protagonista delle musiche dei film di Edoardo Winspeare.

MN: Quando e in che modo nasce l'Officina Zoè?
L'Officina Zoè nasce nei primi anni Novanta da una feconda idea di Lamberto Probo, Cinzia Marzo e Donatello Pisanello; l'idea era quella di portare alla ribalta la musica tradizionale “via” del Salento, con particolare riferimento alla Pizzica-Pizzica, la più antica e travolgente forma di danza e ritmo del Salento.
L'idea nasce e si sviluppa a seguito del manifestarsi di una serie di fattori concatenanti e strettamente interconnessi tra loro: da una parte la caduta del Muro di Berlino porta Lamberto Probo a ritornare nel Salento, dopo una lunga esperienza come artista e pizzaiolo in Germania, a ricercare e riscoprire il senso della propria identità, ora che il Mediterraneo non appariva più un muro insormontabile, ma si proliferava sempre più come un grande porto aperto a differenti civiltà e culture.
Dall'altra, il desiderio di riportare alla ribalta un differente “life style” tutto locale, in cui la tradizione e la musica tradizionale potessero rappresentare un volano in grado di marchiare a fuoco non solo un profondo senso di appartenenza ad un territorio, ma soprattutto un differente modo di approcciarsi alla vita: nasceva, in altre parole, un profondo desiderio di riscoprire se stessi attraverso le proprie radici culturali. E fu questo un tentativo riuscitissimo, fomentato da alcuni “agitatori” culturali lungimiranti, con alla testa il regista anglo-salentino Edoardo Winspeare, lo stesso, Probo, Donatello Pisanello, che all'epoca militava in “Radici (storico gruppo di riproposta salentina), e altri, come Uccio Bandello, Pino Zimba, “Manalea”, solo per citarne alcuni. Questi operatori culturali organizzarono, tra Depressa – la residenza di Winspeare – e Novaglie – a casa Probo, una serie di feste culturali in cui parteciparono una cosa come qualche migliaio di persone.
Da qui si sviluppa un movimento di rinascita senza precedenti, che trova la sua massima espressione nella produzione del disco “Terra”, che voleva essere un omaggio alla sua stessa definizione; la produzione dei film “Pizzicata” prima e “Sangue Vivo” poi, he ha consacrato definitivamente la Pizzica nel panorama della world music.
Queste, ovviamente, sono solo alcune cause che hanno permesso al gruppo Officina Zoè di diventare un punto di riferimento nel panorama della musica tradizionale del Salento e non sarebbe sufficiente un’intervista per raccontare tutta la storia, che peraltro presenta curiosità ed episodi molto significativi.
In realtà, quest’estate prossima uscirà un libro biografico che racconterà la storia del gruppo e con allegato, presumibilmente, un disco che raccoglierà i maggiori successi che hanno caratterizzato tale biografia. Ci sto lavorando da qualche tempo e spero possa essere disponibile nel giro di qualche mese.

MARCO NUZZO
MN: Idea grandiosa. Il vostro repertorio non comprende l'usuale pizzica salentina, ma ha una marcia in più, una maturazione del suono da trasporre e proporre anche all'estero. Come è stato preso, al di là delle mura italiche il sound che avete proposto?

Non è la nostra musica che ha riscosso e continua a riscuotere molto successo in Italia e all’estero, ma è il ritmo incalzante e travolgente della Pizzica, di questa forma musicale ipnotica perché circolare, che riesce a coinvolgere e a suscitare forti emozioni liberatorie in chi si approssima all’ascolto e alla danza.
La Pizzica è divenuta un forte strumento comunicativo di una ritrovata appartenenza ad un territorio ed alla sua Cultura, oltre ad un potente strumento evocativo di emozioni passionali e ancestrali che, nella società contemporanea fondata su ritmi frenetici e incalzanti e sulla compressione del tempo e dello spazio, permettono agli individui di raggiungere stati modificati di coscienza in maniera del tutto naturale senza l’utilizzo di sostante psicotrope.
Per cui non è un caso che, ovunque si vada, la partecipazione e il coinvolgimento è assicurato.

venerdì 7 ottobre 2011

Intervista per Vetrina delle Emozioni a cura di Marco Nuzzo a Emiliano Ravenna Sceneggiatore di professione e Scrittore.


"NOVEMBRE" from Michele Anfuso on Vimeo.
Ho deciso di intervistare Emiliano Ravenna per Vetrina delle Emozioni. Sceneggiatore di professione e scrittore, Emiliano ha anche collaborato con il MIFF (Milano International Film Festival Awards), ma ascoltiamo più nel dettaglio cosa ha da dirci:

MN: Innanzitutto ti ringrazio per aver accettato di rispondere alla mia intervista, Emiliano. Puoi raccontarci quando e come nasce e si sviluppa la tua passione per la scrittura? E per il cinema?

Grazie a voi per l’invito.
EMILIANO RAVENNA
La mia passione per la scrittura nasce in modo naturale, e da lì a poco si fonde con l’altra, ovvero il cinema e, più nel dettaglio con ciò che avviene molto prima che una produzione cinematografica venga realizzata. Quello che racconto io sono storie appositamente scritte per essere girate e riportate in video, appunto, la sceneggiatura, dove prevale comunque una scrittura di tipo tecnica.

MARCO NUZZO
MN: Da cosa trai ispirazione per lo sviluppo di una storia?

Di solito traggo ispirazione dal mondo che mi circonda, per poi arricchirlo con la mia fantasia. Ad esempio posso prendere un qualsiasi personaggio del mondo reale che magari mi attrae in particolar modo, per poi vestirlo inventandomi tutto il contorno e creando una storia nella quale potrà identificarsi (o meno) e interagire con altri personaggi.

MN: Come è nata l'idea del tuo primo film, il cortometraggio Novembre?

Novembre è stata la mia prima storia concreta di scrittura cinematografica, è un racconto che può benissimo rispecchiare avvenimenti che accadono nella realtà, e ho voluto andare oltre invertendo i protagonisti perché colpisse ancora di più. Da lì ho aggiunto personaggi di contorno, comunque principali, perché, se ci fai caso, nessuno di loro vale più o meno dell’altro, ma sono tutti sullo stesso piano e tutti hanno il loro momento. La scelta di inserire altri personaggi è soltanto un modo per “sdrammatizzare”, cercando di presentarli allo spettatore sotto forma di “splatter” che è un genere che apprezzo molto, per arrivare alla fine, dove non si scherza più.

lunedì 3 ottobre 2011

TREGENDA - TESTO DEL POETA FABIO AMATO DA OGGI ANCHE SU CD - CANTA ALMAX



TREGENDA

Senza tempo
lungo i confini
del silenzio,
vaghiamo
nelle notti
di tregenda,
tra voci
e canti
di madre natura.
Immerse nel bosco
sfiorate dai rami
balliamo
al ritmo del cuore,
sussurrando
parole d'amore.
trasportate dal vento
lungo sottili fili
oltre la porta del sogno
cavalchiamo l'arcobaleno
inseguendo l'infinito

Testo FABIO AMATO
Voce ALMAX
Arrangiamento ANDREA COMPOSTELLA

www.progettoalmax.it

PER ORDINARE IL CD

domenica 2 ottobre 2011

IlPesoDeiSogni - TralaAelaZeta




Venite a trovarmi su facebook TralaAelaZeta
"Il peso dei sogni", un video interamente realizzato con prodotti open-source (avisynth, virtual dub, gimp e inkscape) a partire da riprese realizzate con una comune fotocamera. Musica, parole, arrangiamento, esecuzione, fotografia e montaggio di Tra la A e la Zeta (videocantariprendiautore...).
Questa canzone vuole essere un invito a guardare le piccole cose che ci circondano e a cui siamo abituati sforzandoci di osservarle da una prospettiva insolita e anomala... e magari in questo modo riuscire a rendersi conto di cosa è veramente importante....


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