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lunedì 24 ottobre 2011

Black Swan di Darren Aronofsky a cura di Fabia Chiucchio

Aronofsky non si è allontanato nemmeno un millimetro dalla strada battuta con The Wrestler. È solo andato più avanti. Un personaggio al centro di tutto, costantemente inquadrato, macchina a mano che lo va a prendere là dove sta e sembra non mollarlo mai (qui addirittura aggiunge degli stacchi di montaggio tra un pedinamento e l’altro che sembrano lasciar intuire che la macchina da presa l’abbia seguito per tutto il tragitto che non abbiamo visto), una storia che indaga il rapporto tra rappresentazione e realtà a partire dalla carne di chi mette in scena qualcosa che si suppone essere finto e il medesimo finale. 

Il cigno nero - titolo originale - Black Swan

Ciò che cambia tra The Wrestler e Black Swan è il modo di vedere la realtà ritratta. Nel film con Mickey Rourke nulla sembra stato messo in scena e tutto accade come catturato documentaristicamente, mentre Black Swan è un tripudio di ritocchi all’immagine in chiave lirica (ci sono anche delle belle inquadrature che vengono dritte da Trono di Sangue e un inizio che presagisce l’identità tra storia del personaggio e trama del Lago dei Cigni che sembra venire da Scarpette Rosse). Questo perchè là si raccontava di un uomo che tenta di ricomporre la sua vita e qui di una donna che la sta perdendo in preda a manie di persecuzione e continue allucinazioni. E sono proprio le allucinazioni della protagonista, assieme alle continue immagini irreali che lei (e noi) percepisce come reali, il vero elemento in più che non solo cambia il genere del film ma consente all’idea di cinema alla base di The Wrestler di fare un passo avanti. La trama è chiaramente Il Lago dei Cigni, o meglio la storia di una ragazza che dovrà interpretare Il Lago dei Cigni e che nel prepararsi a farlo compirà il medesimo percorso del personaggio che interpreta.

Un classico, ma reso sullo schermo con una verve che unisce The Wrestler e Requiem for a dream. Le immagini alterate del secondo e la secca crudezza del primo, il suo amore per gli effetti che hanno sulla realtà, le cose "fatte per finta", per rappresentazione. La finzione di un racconto (o di un incontro) che per essere tale ed essere magistrale deve essere verità. Come dice Vincent Cassel verso l’inizio: “Faremo il Lago dei Cigni, lo so è un’opera fatta molte volte. Ma così non l’ha mai visto nessuno!“. Black Swan è bello, forte e tirato alla massima potenza. Un film di genere, altissimo.

A cura di  Fabia Chiucchio

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