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sabato 8 ottobre 2011

Intervista Luigi Panico (Officina Zoè)‏ a cura di Marco Nuzzo per Vetrina delle Emozioni

MN: Ho deciso di intervistare Luigi Panico, chitarra, mandola e armonica a bocca del gruppo di musica etnica Officina Zoè originario del basso Salento, protagonista di importanti festival nazionali ed internazionali tra i quali spiccano il Premio Tenco, il Womex di Berlino, il Festival Stimmen in Germania e tanti altri ancora e che, non meno importante, è stato protagonista delle musiche dei film di Edoardo Winspeare.

MN: Quando e in che modo nasce l'Officina Zoè?
L'Officina Zoè nasce nei primi anni Novanta da una feconda idea di Lamberto Probo, Cinzia Marzo e Donatello Pisanello; l'idea era quella di portare alla ribalta la musica tradizionale “via” del Salento, con particolare riferimento alla Pizzica-Pizzica, la più antica e travolgente forma di danza e ritmo del Salento.
L'idea nasce e si sviluppa a seguito del manifestarsi di una serie di fattori concatenanti e strettamente interconnessi tra loro: da una parte la caduta del Muro di Berlino porta Lamberto Probo a ritornare nel Salento, dopo una lunga esperienza come artista e pizzaiolo in Germania, a ricercare e riscoprire il senso della propria identità, ora che il Mediterraneo non appariva più un muro insormontabile, ma si proliferava sempre più come un grande porto aperto a differenti civiltà e culture.
Dall'altra, il desiderio di riportare alla ribalta un differente “life style” tutto locale, in cui la tradizione e la musica tradizionale potessero rappresentare un volano in grado di marchiare a fuoco non solo un profondo senso di appartenenza ad un territorio, ma soprattutto un differente modo di approcciarsi alla vita: nasceva, in altre parole, un profondo desiderio di riscoprire se stessi attraverso le proprie radici culturali. E fu questo un tentativo riuscitissimo, fomentato da alcuni “agitatori” culturali lungimiranti, con alla testa il regista anglo-salentino Edoardo Winspeare, lo stesso, Probo, Donatello Pisanello, che all'epoca militava in “Radici (storico gruppo di riproposta salentina), e altri, come Uccio Bandello, Pino Zimba, “Manalea”, solo per citarne alcuni. Questi operatori culturali organizzarono, tra Depressa – la residenza di Winspeare – e Novaglie – a casa Probo, una serie di feste culturali in cui parteciparono una cosa come qualche migliaio di persone.
Da qui si sviluppa un movimento di rinascita senza precedenti, che trova la sua massima espressione nella produzione del disco “Terra”, che voleva essere un omaggio alla sua stessa definizione; la produzione dei film “Pizzicata” prima e “Sangue Vivo” poi, he ha consacrato definitivamente la Pizzica nel panorama della world music.
Queste, ovviamente, sono solo alcune cause che hanno permesso al gruppo Officina Zoè di diventare un punto di riferimento nel panorama della musica tradizionale del Salento e non sarebbe sufficiente un’intervista per raccontare tutta la storia, che peraltro presenta curiosità ed episodi molto significativi.
In realtà, quest’estate prossima uscirà un libro biografico che racconterà la storia del gruppo e con allegato, presumibilmente, un disco che raccoglierà i maggiori successi che hanno caratterizzato tale biografia. Ci sto lavorando da qualche tempo e spero possa essere disponibile nel giro di qualche mese.

MARCO NUZZO
MN: Idea grandiosa. Il vostro repertorio non comprende l'usuale pizzica salentina, ma ha una marcia in più, una maturazione del suono da trasporre e proporre anche all'estero. Come è stato preso, al di là delle mura italiche il sound che avete proposto?

Non è la nostra musica che ha riscosso e continua a riscuotere molto successo in Italia e all’estero, ma è il ritmo incalzante e travolgente della Pizzica, di questa forma musicale ipnotica perché circolare, che riesce a coinvolgere e a suscitare forti emozioni liberatorie in chi si approssima all’ascolto e alla danza.
La Pizzica è divenuta un forte strumento comunicativo di una ritrovata appartenenza ad un territorio ed alla sua Cultura, oltre ad un potente strumento evocativo di emozioni passionali e ancestrali che, nella società contemporanea fondata su ritmi frenetici e incalzanti e sulla compressione del tempo e dello spazio, permettono agli individui di raggiungere stati modificati di coscienza in maniera del tutto naturale senza l’utilizzo di sostante psicotrope.
Per cui non è un caso che, ovunque si vada, la partecipazione e il coinvolgimento è assicurato.


MN: In pratica è una forma ancestrale di alterazione dello stato di coscienza, d'altronde, tradizione vuole che il fenomeno convulsivo denominato tarantismo o tarantolismo che dir si voglia, evochi in qualche modo il fenomeno della “pizzicata”, ossia di giovani nubili, solitamente in età di matrimonio che, morse dalla tarantola (Lycosa tarentula) o dalla malmignatta (Latrodectus_tredecimguttatus), ballino, attorniate dalla folla che si avvale di particolari ritmi, strumenti e cori, coi quali riusciva a ristabilire la completa guarigione della malcapitata. Qual è stato l'evento che vi ha lasciato un segno positivo all'estero?
Non c’è un evento particolare che ha lasciato un segno positivo; sembrerà strano e forse un po' riduttivo, ma ogni concerto, ogni luogo, ogni evento culturale a cui abbiamo partecipato ha avuto qualcosa di particolare, qualcosa che lo rende unico nel suo genere; altrimenti tutti i concerti sarebbero identici. L’unica cosa che è sempre identica a se stessa sono i transfer da un luogo all’altro; ma poi, quando arrivi e scopri gente nuova, sempre diversa che ti lascia qualcosa, ti rendi conto della profonda ricchezza che la diversità porta con sé. In tutti i sensi.

MN: Di cosa parlano i vostri testi?
Prima ho definito la nostra musica come espressione di una tradizione “viva” del Salento. Questo aggettivo non è stato usato a caso, ma è il frutto di una lunga e profonda ricerca, sia antropologico-culturale che umana ed esistenziale.
La nostra tradizione musicale, infatti, lungi dall’essere espressione di una cultura contadina morta e sepolta, è invece ancora profondamente radicata nel nostro modo di essere e di vivere; certo, cambiano i costumi, gli usi, i linguaggi, ma i sentimenti di un tempo sono quelli di oggi; le paure, le speranze, le gioie e i timori dei contadini e degli emigrati di ieri sono quelli dei giovani e delle famiglie di oggi, costrette a fare i conti con una realtà sistemica che ha cambiato ben poco – nulla – del Sud e della sua gente.
Per cui, come afferma Lamberto Probo, ciò che cambia, in fondo, è sempre la scorza; l’essenza vitale è sempre la stessa.
Ecco. I testi di Cinzia Marzo, le musiche di Donatello Pisanello, gli arrangiamenti di tutti, parlano proprio di questo: di come siamo noi oggi e di come ci rapportiamo con il mondo circostante. Se prima le donne intonavano canti alla stisa come “Fimmene Fimmene”, raccontando il duro lavoro nelle campagne, oggi i testi parlano della donna di oggi, dei soprusi di un sistema politico ed economico che ha fatto della corruzione e della tutela dei privilegi di pochi “Padreterni” eletti dalla casta, la sua unica Ragion di Stato.
E l’ultimo album “Maledetti Guai” racconta proprio i tempi bui che, forse senza accorgercene, stiamo vivendo e subendo impassibilmente.

MN: Hai perfettamente ragione, Luigi. Purtroppo la realtà del nostro Sud, tu me lo confermi, è e rimane la stessa lungo i secoli dei secoli e, specialmente nei nostri paesi, ciò comporta l'immigrazione di massa verso nuove, lontane speranze. È una triste realtà che si avvalora nel tempo. Ciò che fa più male è proprio il subire questo malessere generale, senza volontà di agire e cambiare, se non da parte di pochi. Ma andiamo avanti; come nasce e si sviluppa la collaborazione con il regista anglo-salentino Edoardo Winspeare?

Il rapporto umano e professionale con Wispeare nasce nel momento in cui nasce l’Officina ZOE’; anzi, forse è vero il contrario.
E la stessa cosa è reciproca: non esisterebbe l’Officina senza Winspeare e viceversa. E le feste organizzate nei primi anni Novanta tra Depressa e Novaglie lo testimoniano.
Certo, l’Officina Zoè nasce con un intento ben preciso, che è quello di ridare dignità ad una terra e ad una cultura che si stava perdendo a causa di una modernità che tutto appiattisce e omologa a se stessa; dall’altro lato, Wispeare fa un discorso più “politico”, cercando di rilanciare la bellezza e l’eleganza di una terra e di una cultura, quella contadina del Salento, tale perché ancora unica e incontaminata dalla modernizzazione.
Poi, certo, il cinema è stato un veicolo straordinario per il gruppo, con Pizzicata e soprattutto con Sangue Vivo, in cui i componenti parteciparono sia come attori che come musicisti e che permise al gruppo stesso e al regista di vincere premi internazionali importanti come la “Grolla d’Oro” di San Vincent, il “Premio Tenco”, per le musiche.
Ma, ripeto, l’Officina Zoè e Edoardo Winspeare sono due lati della stessa medaglia.

MN: Parlaci delle altre collaborazioni. So che avete lavorato con altri grandi artisti, sia in campo teatrale che musicale, basti ricordare lo strumentista di fama internazionale Baba Sissoko o il gruppo jazz degli Art Ensemble of Chicago e sia pure in quello cinematografico.

Le collaborazioni sono state tante e tutte estremamente positive: sai, quando ti confronti con altre Culture e con altre espressioni artistiche, in maniera sincera e senza presunzioni di alcun genere, dai sempre qualcosa e prendi inevitabilmente sempre qualcosa.
E ti arricchisci profondamente, sia dal punto di vista artistico, ma soprattutto umano e culturale.
L’Officina Zoè ha collaborato, come ricordi tu, con Don Moye, percussionista eclettico dell’Art Ensemble of Chicago; con OminoStanco, un bravissimo manipolatore di suoni italiano, tenendo insieme alcuni bellissimi concerti nell’estremo Nord Italia e facendo letteralmente impazzire il pubblico;
Da qualche anno stiamo collaborando con il polistrumentista maliano di discendenza griot, Baba Sissoko, con cui in procinto un prossimo tour e lavoro discografico insieme all’altra voce storica del Mali, Mamani Keita e due suoi musicisti, ancora mai incontrata. Nell’ambito del progetto Puglia Sounds, il 28 ottobre prossimo avremmo la prima nazionale assoluta alle Officine Cantelmo di Lecce, in ensemble, per poi un tour nazionale da Firenze ad Aosta.
Quest’estate abbiamo avviato una collaborazione con il manipolatore di suoni turco Mercan Dede, nell’ambito della Notte della Taranta a Martignano; con lui abbiamo rivisitato alcuni pezzi originali strettamente legati alla cultura  e religione Sufi ed è stata un’esperienza unica nel suo genere.
Abbiamo poi collaborato con lo storico gruppo egiziano Mazaher, tenendo concerti importanti all’Opera House del Cairo e nella Biblioteca di Alessandria d’Egitto.
Insomma, è tutto un continuo scambio di esperienze attraverso il linguaggio comune della musica, che si ispira, possa continuare e portare sempre nuova linfa vitale nelle nostre umili esperienze.
Nel Teatro, poi, il gruppo ha collaborato con Pamela Villoresi, nella realizzazione dello spettacolo teatrale “L’ora di Tutti”, tratto dal bellissimo romanzo di Maria Corti, “L’ora di Otranto”.

MN: Da chi è composta la formazione attuale degli Officina Zoè?

Il gruppo è così composto:
-         Lamberto Probo: tamburi a cornice, tamborre, udu, voce
-         Donatello Pisanello: organetti diatonici, mandola, chitarra
-         Cinzia Marzo: voce, flauti, castagnette
-         Giorgio Doveri: violino, mandola
-         Silvia Gallone: tamburi a cornice, tamborra, maranzano, voce
-         Luigi Panico: chitarra, mandola, armonica a bocca

MN: Quanti e quali sono, ad oggi, i dischi prodotti?

I dischi prodotti attualmente sono sei, in ordine
-         “Terra” (1996) –autoproduzione 1996 -  Ed. Anima Mundi 2010 - LE
-         “Sangue Vivo” (2000) – CNT –Ed.  Cantoberon - RM
-         “Crita” (2004) – Ed. Polosud – NA
-         “Il Miracolo” (2005) – Ed. EMI – MI
-         “Live in Japan” (2007) – Ed. Polosud – NA
-         “Maledetti Guai” (2010) -– Ed. Polosud – NA

MN: La musica popolare di certo fa parte di un'etnia e sicuramente arricchisce la cultura di un paese. Secondo il tuo parere, pensi che in un prossimo futuro il linguaggio della musica di un paese possa influenzare il mondo? Se sì, in che modo?

Penso che la Musica, ma tutte le forme di espressioni artistiche, siano esse figurative o coreutiche, abbiano un grandissimo potere evocativo in grado di liberare l’uomo da una condizione di oppressione delle coscienze e della propria condizione economica e sociale.
Penso seriamente che chi oggi vuole cancellare le proprie radici, manipolare la Storia, abbattere le fondamenta su cui una società civile si fonda, come la scuola, l’istruzione e la Cultura in senso ampio del termine, abbia in realtà in mente un preciso disegno occulto di stampo massonico finalizzata al dominio incontrastato del mondo attraverso l’annichilimento delle Coscienze.
Per carità: paradossalmente non ci sarebbe nulla di male, se fosse fatto nel rispetto della Dignità dell’Uomo. A me personalmente e in maniera del tutto paradossale andrebbe anche bene. Ma siccome, per definizione i due processi sono tra loro antitetici, credo che questo non sarà mai possibile.
Credo invece, che la Musica, soprattutto quella etnica e popolare (o popolana, semplice e circolare) sia in grado di aprire             quei Chakra oggi oculatamente tenuti sotto scacco da continui bisogni e necessità che rendono l’uomo prigioniero di se stesso.
La Musica, quella con la M maiuscola, se fatta con sincerità, permette ad un musulmano di parlare al cuore di un cristiano, di un cinse di dialogare con un giapponese, un indoeuropeo con un africano, di un palestinese con un israeliano. Il tutto, in uno scambio continuo che permette alle coscienze di elevarsi spiritualmente e in stretta armonia con la Natura, unica elargitrice di Vita. 

MN: Fantastico! Il tuo discorso mi appartiene e lo sento mio, avendo parlato anzitempo della necessità di aprire il Terzo occhio, l'epifisi o ghiandola pineale e, ciò può esser fatto scavalcando il cervello razionale. Lì è l'arte, all'interazione tra res cogitans e res extensa, come affermava Cartesio. In riferimento alla massoneria, sono convinto anch'io che esista qualcosa del genere non lontano da noi, qualche società occulta tipo Rosacroce o Opus Dei, non limitata però a livello ecclesiastico, ma ad un più ampio scenario di Stato. Basti guardare il palinsesto televisivo per rendersene conto. Ritieni sia importante il confronto con altri artisti, anche provenienti da differenti realtà musicali, per accrescersi?

E’ la base di tutto.
Altrimenti saremo tutti dei compartimenti stagni, ognuno difensore di una verità misera in quanto parziale o addirittura fuorviante della Verità Assoluta.

MN: Cosa consiglieresti a chi vuol avvicinarsi al mondo della musica, oggi?

Come diceva il grande Steve Jobs, nostro mentore filosofico prima ancora che scientifico “Siate folli”.
Non è mai troppo tardi per imparare a conoscersi e a conoscere.

MN: È bello sentire ancora le parole proferite dal grande Steve Jobs, un grandissimo uomo, uno di quei pazzi visionari capaci di cambiare il mondo, purtroppo scomparso solo pochi giorni fa; sì, è necessario “essere folli” in un mondo mediocre e, non vogliatemene per quest'autocitazione: “Siate illegali, siate rozzi... siate poeti”. Un giorno di questi mi cacceranno via dal blog, sempre se non verrò arrestato prima. Un eterno grazie per la tua disponibilità, Luigi, in bocca al lupo a te e agli Officina Zoè e, ad maiora semper!

A cura di Marco Nuzzo per Vetrina delle Emozioni





http://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Winspeare

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