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martedì 18 ottobre 2011

Marco Nuzzo intervista Marisa Saccon

Ho deciso di intervistare Marisa Saccon, scrittrice e collaboratrice per diverse riviste e case editrici, tra cui Mondadori e Universo.

MN: Intanto ti ringrazio, Marisa, per avermi concesso questa intervista. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Non so quando sia nato il mio desidero di scrivere, ho comunque iniziato quand’ero piccola. Scrivere per me è un bisogno, un piacere, una passione, adesso anche un lavoro.

Marisa Saccon - Le streghe di Dominique


MN: Parliamo del tuo romanzo, uscito da poco: Le streghe di Dominique; perché questo titolo? Leggendo vari incipit e recensioni, parrebbe di trovarsi di fronte ad un'opera polivalente e che affronta diversi punti. Quali i temi trattati? Definiresti la tua opera sui generis?
Sui generis? Ogni opera nasce con l'ambizione di essere "sui generis", particolare ed inconfondibile. Comunque per me sicuramente lo è, innanzi tutto perché è il mio primo romanzo, un passo che significa un salto di quantità oltre che di qualità; il respiro narrativo si dilata rispetto a un racconto, trama e intreccio, personaggi e situazioni in qualche modo si complicano, di conseguenza la tensione affabulatoria deve durare molto più a lungo e, come dici tu, polivalenza e divergenza dei punti di vista diventano coralità dei personaggi e dialettica fra diverse visioni del mondo.
In quanto al titolo, è presto detto: la vicenda narrata si svolge in un quartiere di Marsiglia, Rue Dominique, e il riferimento - direi ambivalente - alle streghe vuole richiamare il fascino altrettanto ambivalente della bellezza e del suo potere di essere a volte via della perdizione e a volte strada maestra per la sublimazione di pulsioni altrimenti distruttive, proprio come ho cercato - fra l'altro - di esprimere nel romanzo.


MN: Non ho avuto ancora modo di leggerlo ma, dalla recensione fatta dal Prof. Francesco Palmieri, nel tuo romanzo traspare l'eterna ideologia di dualismo tra Bene e Male, Yin e Yang nell'accezione delle due facce di una stessa medaglia, in questo caso è nella bellezza ch'egli definisce la medaglia. Sei d'accordo con questa percezione nella ricerca di un punto in comune tra i due poli eternamente opposti? Ritieni ce ne possano essere degli altri?
Sì, Palmieri ha messo in evidenza uno dei temi principali di "Le streghe di Dominique": l'eterno e insanabile conflitto fra il Bene e il Male, questi due paradigmi strutturali dell'umano la cui dialettica è il fondamento di ogni coscienza morale ed etica. Credo che non sfugga a nessuno la quasi totale assenza di neutralità nell'agire umano: ogni nostro atto, soprattutto ogni nostra azione relazionale, sociale, lo si voglia o no, giunge ad essere declinata secondo quanto di positivo o di negativo comporta nei suoi effetti; in altri termini, in ogni momento possiamo essere o buoni o cattivi, distruttivi o suscitatori di una più alta moralità. L'uomo è un animale etico, diceva Aristotele, e il Bene e il Male li ritroviamo come scelte e dilemmi persino in Genesi. Palmieri ha sottolineato un tema e un mezzo, un contenuto ed una forma, e come dici tu, la forma in questo caso è un valore estetico: la bellezza. Un valore estetico che attualmente - corresponsabili i mass media e la televisione in particolare - sembra essere divenuto un valore in sé, una forma priva di contenuto, appunto, o come recitava il titolo di un film, un "sotto il vestito niente"... In qualche modo io ho cercato di restituire una funzione alla bellezza, ho voluto problematizzarla proprio perché sono convinta sì del suo valore strumentale (pensa a quante veline hanno solo il proprio corpo per tentare di affermarsi) ma anche - se non soprattutto - del suo potere di sublimazione, cioè quella spinta ad essere valore morale, etico, un impulso al bello ed al buono; pensa per esempio alla donna angelicata degli stilnovisti, alla Beatrice di Dante. giusto per fare qualche esempio. In quanto all'essere la stessa medaglia, se prendiamo il dato plastico e formale, di certo la medaglia è la stessa ma – ripeto - è poi la direzione esistenziale, sono le scelte personali, il proprio codice umano, a farne due medaglie assolutamente diverse, due "monete" con un corso assolutamente differente.
Per completare l'ultima parte della tua domanda, sinteticamente posso dirti che di poli dialettici e ambivalenti certo ve ne sono altri: l'amore e l'odio, per esempio, l'amicizia e l'inimicizia, la comprensione e l'intolleranza, la solidarietà e la grettezza egoistica... così, come mi hai chiesto nella prima domanda, ti ho anticipato anche gli altri temi del mio romanzo, che spero leggerai presto.


MN: È proprio ciò che farò. Ricollegandomi alla tua risposta, ritengo esecrante il concetto di bellezza, oggi diffusosi come mero oggetto di scambio per un mercato votato a mesmerizzare la mente e, nel tempo, ci riesce pure molto bene. Andiamo avanti; preferisci scrivere su un foglio o al PC?

Preferisco scrivere al PC.


MN: Hai un punto fermo, uno scrittore dal quale attingi? Come vengon fuori le tue storie?

No, non ho alcun punto fermo, né uno scrittore di riferimento. Le mie storie nascono dall’osservazione della realtà: un fatto, una persona, un evento, una sensazione, un ricordo, qualsiasi cosa mi ispira e da ognuna di queste attingo per scrivere le mie storie.

Marisa Saccon


MN: Ci sono dei momenti particolari della giornata durante i quali preferisci scrivere?

Di solito preferisco scrivere la sera e la notte perché sono i momenti della giornata in cui sono più tranquilla e non temo interruzioni.


MN: Chi è Marisa Saccon nella vita reale?

Sono una persona curiosa nei confronti della vita e delle persone. Mi piace ascoltare quanto hanno da raccontarmi gli altri, scoprire così nuovi mondi e nuove dimensioni. Sono un cancro ascendente cancro, sono metà svizzera e metà svampita e se dovessi scegliere, preferirei parlare di te piuttosto che di me.


MN: Un giorno ti concederò un'intervista. Dato che hai lavorato per grandi case editrici, ritengo giusto porti una domanda a freddo, forse scomoda per certi aspetti, ma necessaria a far comprendere meglio agli autori e lettori di Vetrina delle emozioni la situazione del panorama editoriale nel nostro Paese; ritieni ci siano ancora dei bravi editori in Italia? editori che pubblichino chi effettivamente merita, editori che non richiedano contributi troppo alti e che sappiano effettivamente pubblicizzare l'autore per come realmente merita?
Direi che in generale uno scrittore non sia del tutto attrezzato per rispondere in modo soddisfacente a domande che attengono al contesto manageriale della scrittura più che al fatto creativo in sé; uno scrittore è sempre molto evasivo su questi temi, il cui specifico sarebbe la politica editoriale in Italia, e magari con un occhio all'editoria europea e occidentale in genere.
Personalmente ho lavorato e lavoro come collaboratrice per riviste nazionali collegate alla Mondadori per esempio, più che per una casa editrice specifica; è con questo mio primo romanzo che posso dire di far parte di una editrice nel senso proprio del termine.
Per rispondere, mi devo affidare più alla mia esperienza di lettrice che di autrice... ebbene, sì, credo che vi siano in Italia quelli che chiami bravi editori; per la narrativa vi è l'Adelphi, per la poesia e altro ancora, l'Einaudi, e poi ci sono i colossi nostrani, la Mondadori e la Garzanti. Se parliamo delle nostre major (le case editrici citate), certo che, in quanto alla pubblicizzazione e alla distribuzione, non vi sono riserve da avanzare; dispongono di mezzi finanziari e canali di trasmissione del prodotto letterario, che le mettono in grado di promuovere adeguatamente un autore. E per quanto io ne sappia, non chiedono alcun contributo all'autore, ma su questo punto non posso essere molto assertiva, magari nel frattempo le cose sono cambiate. Il problema nasce per quelle case editrici che – purtroppo - nascono proprio come imprese e basta, cioè con l'attenzione rivolta soprattutto ai profitti. Qui sì che fioccano richieste di contributi stampa e quant'altro, con il risultato drammatico per l'autore, di vedersi recapitare a casa le centinaia di copie (pagate da lui stesso) o, nel caso migliore, di assistere ad una promozione modestissima e ad una distribuzione carente nelle librerie.
Se poi mi chiedi se in Italia ci sono editori coraggiosi, capaci di investire su un talento sconosciuto, beh, qui devo rispondere che personalmente non ne conosco, salvo qualche rarissima eccezione. Diciamo che si preferisce puntare sul nome sicuro, sulla personalità che è un investimento già collaudato. Non sempre è premiato il merito, così come spesso accade anche in ambienti non letterari e intellettuali. Personalmente sono convinta che nei cassetti vi siano molti capolavori destinati tristemente a rimanere sconosciuti.


MN: È ciò che penso anch'io. Cosa pensi, invece, dell'attuale panorama culturale del Paese? Si legge abbastanza?
Il panorama culturale italiano...dipende dal punto di vista che si adotta. Sai bene che almeno negli ultimi 15/20 anni la cultura emergente è soprattutto cultura televisiva e, all'interno di questo specifico, i poli prevalenti sono politica e gossip... la cultura di un Paese, pur nella varietà delle sue espressioni, dovrebbe essere emersione di quanto di meglio produce un Popolo, dovrebbe essere spinta al miglioramento individuale e collettivo, al progresso civile, all'elevazione morale e spirituale.
E sono io ora che faccio una domanda a te: ti sembra che il panorama culturale italiano, oggi, esprima tali tensioni positive?
In quanto alla lettura, al "leggere abbastanza", la risposta è diretta conseguenza di quanto detto sopra: se si leggesse abbastanza, non saremmo ridotti al dibattito litigioso di una politica lontana dalla gente e alla volgarità di un gossip da avanspettacolo. Del resto non sono io a dire che gli Italiani leggono poco, lo dicono le statistiche.

Marco Nuzzo

MN: Quella che hai descritto è la situazione di un Paese che spesso dimentica le proprie origini. Un Paese i cui nomi di Dante, Petrarca e Boccaccio o pure di tanti altri poeti, scrittori, reazionari che hanno mutato le sorti di un Paese, portandolo in prima linea a livello mondiale, vengono vituperati dalla più importante sfilata della “bellezza vuota”, colpa anche e soprattutto nostra, che permettiamo lo spettacolo dell'assurdo, semplicemente guardandolo. Gandhi affermava che bisogna diventare il cambiamento che si vuol vedere nel mondo, qualcuno nel suo piccolo lo fa, il difficile è riuscire a cambiare la massa, restia ai cambiamenti. Passiamo oltre; c'è un'opera che avresti voluto scrivere? Se sì, quale e perché?

Di Opere ne avrei voluto scrivere tante, a partire dalla Divina Commedia.


MN: Quali sono le tue letture? C'è un genere che ami in particolare?

In genere preferisco i romanzi corali. Sono scostante nella lettura perché nello stesso periodo magari inizio a leggere più libri contemporaneamente. Il mio problema è che spesso li abbandono, non so perché, a volte sopraggiunge la noia.


MN: E un genere che non leggeresti mai?

Un genere che non ho mai letto è il paranormale.


MN: Cosa consiglieresti agli autori che volessero veder pubblicata una propria opera con un valido editore?

Consiglierei prima di tutto di curare il manoscritto e di fare sempre particolare attenzione all’editing. Spesso ci si concentra sulla sostanza di un romanzo ma anche la forma è importante perché è essa stessa sostanza. Un manoscritto che presenta tanti refusi, errori grammaticali viene immediatamente bocciato anche se nella sostanza magari è ottimo. Consiglio anche di partecipare a concorsi per romanzi inediti (la Butterfly Edizioni ne propone sempre per gli scrittori esordienti). Di confrontarsi con autori che hanno già avuto esperienze di pubblicazione. Di fare l’elenco minuzioso e attento delle case editrici che potrebbero essere interessate al nostro manoscritto senza disperderlo qua e là senza una logica e di lasciar perdere l’editoria a pagamento.


MN: Ritieni importante il confronto con altri autori?

Lo ritengo importantissimo perché è uno scambio che arricchisce da un punto di vista umano e professionale.


MN: Cosa c'è nel cantiere di Marisa Saccon per il prossimo futuro?

Per il prossimo futuro vorrei dedicarmi alla promozione del libro. In cantiere ho un altro romanzo e altri progetti di cui, per scaramanzia, preferisco non parlare. Che altro? Continuare a scrivere e dedicarmi alla fotografia. Il mio cantiere è sempre in disordine, ci sono angoli pieni di ragnatele e altri pieni di sogni. Ovunque ci sono cianfrusaglie e attrezzi del mestiere, soprattutto penne, tante penne. In fondo, a chi mi chiede che lavoro faccio, rispondo che sono un’impiegata della penna.


MN: Ti ringrazio per questa intervista esplicativa, Marisa, sono certo che molti autori, leggendoti, ne trarranno vantaggio e ti faccio tanti auguri per il tuo romanzo, che spero di avere tra le mani quanto prima. In bocca al lupo!

Marco Nuzzo intervista Marisa Saccon

2 commenti:

  1. Laura Schavini19 ottobre 2011 22:09

    Bellissima intervista, sia per le domande che per le riposte. Ho scoperto una Marisa molto attenta all'uso delle parole e profonda nei concetti che esprime. Il romanzo mi incuriosisce molto ed è in cima alla lista dei libri che ho intenzione di leggere.
    Complimenti, Marisa e buona fortuna!

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  2. Complimenti cara Marisa per questo successo.
    Miriam

    RispondiElimina

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