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lunedì 10 ottobre 2011

Per il blog Vetrina delle Emozioni, Marco Nuzzo intervista la scrittrice Francesca Tombari.

Su invito di Gioia Lomasti, per il blog Vetrina delle Emozioni, ho deciso di intervistare la scrittrice Francesca Tombari.

MN: Quando e come nasce, in te, il desiderio di scrivere?
Francesca Tombari
Fin da bambina ho tenuto un diario su cui appuntavo sensazioni ed emozioni, poi crescendo sono divenute poesie, racconti e romanzi.

MN: Cosa significa per te, scrivere e cosa non deve mai mancare in un tuo lavoro?
Per me scrivere significa trascrivere i miei sogni, i miei pensieri ed anche le mie angosce; è un modo di condividere me stessa con gli altri.
Nel mio lavoro, che lavoro non è, non deve mai mancare il divertimento, il piacere che provo quando scrivo.

MN: E cosa, invece non deve mai mancare nel lavoro di uno scrittore, in generale?
Credo che sia comunque il piacere di scrivere perché poi ciò che sarà di ciò che si è scritto fa parte di un’altra fase, fra l’altro, per me, molto complicata da affrontare.

MN: Come avviene, per grandi linee, lo sviluppo di una storia di Francesca Tombari?
La maggior parte di ciò che scrivo nasce dalla realtà,  storie vere che mi sono state raccontate o che ho vissuto.

Marco Nuzzo
MN: Preferisci scrivere a penna o al PC?

Dipende, le poesie solo a penna, così come i piccoli racconti e il diario, quando inizio un romanzo sempre al pc.

MN: Quali le esperienze che reputi siano state più significative nella tua attività di scrittore?
Quando ho inviato il primo racconto per un concorso letterario ed ho sentito forte il desiderio venisse letto da occhi estranei.

MN: Ci parleresti in merito al tuo romanzo noir, Avrei voluto parlar d'amore? Come nasce la storia? Di cosa parla?
Essendo una storia vera nasce da un fatto realmente accaduto, il bisogno di scriverla invece dalla fatalità di essere realmente caduta sulla lapide da cui poi nasce il romanzo.
Nel mio romanzo ho voluto con forza e caparbietà ridar vita a due donne raccontando della durezza della vita dei contadini nella campagna marchigiana fra la prima e la seconda guerra mondiale.
Parlo del fascismo che soffocava la libertà degli italiani e di un padre padrone che soffocava la libertà delle figlie, della voglia di vivere di una giovane ragazza, Gigia, desiderio  che si respira in ogni parola da me scritta, la speranza di poter vivere e amare.
Credo che la memoria del passato ci debba far riflettere e che mai si debba dimenticare.

MN: Perché hai scelto questo titolo?
Perché in tutto il romanzo è forte e costante il desiderio di amare della protagonista anche se poi la sua vita ha avuto una evoluzione molto lontana dall’amore.

MN: Come ti sei trovata con la casa editrice?
Bene, è una piccola casa editrice non a pagamento, l’unico problema l’ho trovato nella distribuzione e nella pubblicità che, ovviamente, è modesta.

MN: Hai pubblicato altri libri prima di questo?
Un e-book, “Il primo giorno di primavera” con Arpanet e in diverse antologie con racconti e poesie.

MN: Cosa spinge, secondo te uno scrittore a pubblicare una storia?
Per me sono due le fasi.
Prima il bisogno di scriverla, vero e proprio bisogno di trascrivere le sensazioni, quanto a pubblicarla io sono una scrittrice atipica, mi ci vuole tempo prima di decidermi a pubblicare o meglio ad inviare i miei scritti per avere il consenso alla pubblicazione, non che li leggo e rileggo, anzi, odio la fase della revisione, ma mi devo quasi sentire trascinata verso la pubblicazione.

MN: Quali sono gli scrittori ai quali ti ispiri, se ce ne sono?
A me piace leggere di tutto, non posso dire di ispirarmi a uno scrittore, ma adoro Marquez.

MN: Qual è il genere che più preferisci leggere? Hai un libro in particolare che ti è rimasto dentro?
Ce ne sono tanti, “Memoria delle mie puttane tristi” di Marquez che non è tra i più conosciuti mi ha affascinata per la dolcezza con cui viene affrontato il tema della vecchiaia, Pirandello con “Uno nessuno e centomila” ma anche uno degli ultimi che ho letto di Sophia Fontanel “Avrò cura di te”, le storie di vita vissuta.
Amo le storie di vita vissuta, leggerle e raccontarle.

MN: E un genere che non leggeresti mai?
Non c’è.

MN: Cosa pensi dell'attuale panorama editoriale nel nostro Paese?
Purtroppo le grandi case editrici pubblicano solo il nome conosciuto e noi piccoli invisibili boccheggiamo nel mare infinito del caos.

MN: Pensi che i concorsi letterari siano utili per la visibilità di uno scrittore, specialmente se emergente? Perché?
Sì, adoro i concorsi letterari e forse, se non sicuramente, se non avessi partecipato al primo concorso letterario non avrei mai pubblicato.
Sono importanti perché spronano a metterti in competizione, ti fanno conoscere altri scrittori con cui confrontarti e case editrici, secondo me è un buon inizio.
Ho avuto sempre esperienze positive.

MN: E cosa pensi, invece, del panorama culturale italiano? Si legge abbastanza, secondo te?
No, affatto, la stragrande maggioranza delle persone non leggono affatto e purtroppo penso che neppure la maggioranza degli scrittori lo faccia.

MN: Quanto reputi importante il confronto con altri autori?
Importantissimo, credo che la critica e la condivisione siano un mezzo fondamentale per la crescita ed il miglioramento.

MN: Quali i consigli che daresti a chi vuole affacciarsi per la prima volta nel mondo della scrittura e delle pubblicazioni?
Odio i consigli, credo che ognuno debba essere libero di fare i passi secondo la propria gamba, secondo il proprio vissuto e, ciò che è stato positivo o negativo per me non è detto che lo debba essere per qualcun altro.

MN: E riguardo ai tuoi prossimi lavori? Cosa bolle in pentola?
Tanto, in effetti non passa giorno che non scriva qualche cosa, ho diversi romanzi nel cassetto con temi molto diversi fra loro.
Il romanzo a cui tengo di più comunque è “FONDOTINTA”, una storia di vita vissuta, con la quale voglio raccontare la realtà, il quotidiano, la normalità di un uomo in fase di Transizione fino al giorno in cui finalmente sboccia nella donna che ha sempre sentito di essere.
Ho voluto, assieme a Monica, la protagonista, sfatare il dilagante pensiero di “Trans- poco di buono” per evitare termini ben più “colorati”.
Abbiamo raccontato della ricerca di normalità, della voglia di semplicità, del bisogno di non apparire.

MN: Grazie infinitamente per la tua disponibilità, Francesca e in bocca al lupo!
Grazie e, purché animalista convinta, “Crepi il lupo”!

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