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domenica 2 ottobre 2011

-UN CASO A CASO- di Ornella Pennacchioni

Voglio vedermi apparire. Avvezza all'euforia di mezzi verbali, panata di spezie e incenso, sbattuta nella vertigine incontrollata dalla femmina cerebrale che sono, voglio. Ripensamenti magnetici dall'alcova all'altare, di processione in processione, guardarmi apparire in uno stato mistico opinabile, è una delle tante aspirazioni megalomani cui non intendo dare conto. Sulla portantina barocca, lenzuola e sudario narranti amore e beceri dubbi, vorrei essere scoperta mentre vacillo fra miracoli e peccati. Mi serve un'eco che sia in grado di andare ovunque, e lo scrivo, ora. A chi legge, è arrivato. Intanto, il parroco e il sacrestano maneggiano le sottane benedette, perché appaiano gonfie come l'estasi del caso fuori corso. Casse altoparlanti vengono opportunamente infilate sotto gli anfratti dell'abito in taffetas azzurro e oro, una truffa ventriloqua di cori mistici e parole piatte come fogli passati oltre la porta chiusa, colma il silenzio. Una corona ondivaga a luci intermittenti fa sfoggio di certezze mediatiche attribuitele dalla terra al cielo. Voglio fare la parte della santa, apparirmi, davanti ai fedeli per darmi inutilmente torto e ragione. Braccio costretto all'ascella, polso tintinnante rosari e crocifissi in confidenza, mano alzata prodiga di grazie, indice e medio in benedizione fissa e garante, sorriso impercettibile, sotto lo sguardo senza debiti. Come sempre siamo almeno due. Santa peccatrice senza ordine d'eventi, di una miscela si tratta. Ed è subito a caso un caso intrattabile se non dalla perizia indiscussa di scrivere e omettere all'istante senza che nessuno si ferisca oltre il sangue sintetico delle parole rosse come rubini. Mi rendo garante come sempre d'uno stallo bipolare, nulla di meno nuovo, caso trasparente di urgenze esposto in odor d'astensione prossima alla rivolta. L'ispirazione stavolta s'è avvalsa d'un caso di portata mondiale, mi pare si chiamasse Maddalena, sciacquò sé stessa in un pediluvio.

Prima di lei una certa Eva mai riuscita a sopperire alla malafede senza attenuanti d'un capro espiatorio non responsabile. Personalmente non figuro nell'elenco dei santi, nemmeno dei beati. Per guadagnarmi la purificazione dovrei peccare sul serio quindi, niente più acconti da civetta ma armonia di aceto e miele spalmato con le mani, intingolo agrodolce d'amore, alluvione e pane, battito di ciglia, coi dovuti sconti della misericordia. Peccato e assoluzione di me che vado sposa al gioco d'azzardo più famoso, vestita di rosso guarnita di dettagli neri, di me che aspetto di apparirmi santa benedetta sulla portantina tra fiori di plastica e rosari, discinta come una blue bell al Moulin Rouge.

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