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lunedì 14 novembre 2011

Alessandro D'Angelo intervista Daniele Capuozzo per Vetrina delle Emozioni

DANIELE CAPUOZZO

D.1- A che età hai iniziato a scrivere poesie? Hai prima scritto in prosa?
R. D.C.:
Ho iniziato a scrivere poesie quando avevo undici anni nel periodo a cavallo tra la fine della seconda media e l’inizio della terza; non ho mai scritto in prosa, e per ora non intendo farlo.
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A CURA DI
ALESSANDRO D'ANGELO
D. 2-Ti è sempre piaciuto scrivere poesie?
R.D.C.:
Scrivere poesie è per me la liberazione di una parte del mio spirito, è come dare la voce ad un’altra persona che alberga in me stesso, quindi sì mi è sempre piaciuto!
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D. 3-In genere cosa ti spinge a scrivere poesie?
R.D.C.:
È piuttosto difficile da spiegare, per me è come un riflesso spontaneo poetare, è insito in me da quando avevo 11 anni, è automatico, è parte di me.
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D. 4-Le tue poesie sono cariche di patos e di amore, ti sei mai chiesto  il motivo?
R. D.C.:
Per me la poesia esiste per comunicare un’emozione che va dalla persona che la scrive al lettore, passando per la penna, quindi, usando un’espressione platoniana, sono copia della realtà, dove la realtà è l’emozione.  
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D. 5-Il tuo ambiente ha avuto un'importante un'influenza sul tuo poetare?
R. D.C.:
Nel mio ambiente, inteso come "ragazzi della mia età", non ci sono grandi estimatori della poesia, quindi se dovessi dire che mi hanno in qualche modo incoraggiato a scrivere, non sarebbe corretto, tuttavia mi sono sempre circondato, e mi hanno circondato persone di grande cultura, che forse, anche indirettamente, mi hanno ispirato. Anche se mi sento di annoverare tra le persone che sicuramente sono state importanti per la pubblicazione dei libri: mia sorella, il mio amico Jacopo e le mie tre amiche:  Daniela, Mariantonietta e Martina!
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D. 6-Parlaci delle sensazioni che provi nello scrivere una poesia ...
R. D.C.:
…È difficile spiegare: tutto comincia da una forte “stretta” alla bocca dello stomaco che comunica al mio cervello di prendere immediatamente una penna, poi il tutto viene da sé, come se partisse più che altro proprio da quella stretta alla bocca dello stomaco che ha voglia di liberarsi.
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D. 7- Le tue emozioni che travolgono il lettore nascono da specifiche energie. Ritieni che queste siano fondamentali nel vivere umano? Se si perché?
R. di D.C.:
Questo dipende da che tipo di energie andiamo a considerare, se le paragoniamo a delle emozioni vissute, a degli stati d’animo o sentimenti io ritengo che siano necessari, perché senza le quali non potremmo vivere, semplicemente per il fatto che non avremmo uno scopo nella vita.
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D. 8-Fra poesia e prosa cosa preferisci e perché.
R di D.C.:
Personalmente preferisco scrivere in poesia, poiché essa mi affascina, mi affascina giocare con la metrica, con la disposizione dei versi: la trovo più crativa, ma anche più musicale, in un certo senso e più elegante, ma amo la poesia soprattutto perché assieme alla musica, secondo me è il veicolo del pathos.  
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D. 9-Ci riporti un fatto che ti ha ispirato una poesia al punto di ricordarlo?
R. di D.C.:
Ricordo che un giorno di fine estate, passeggiando per Itri, una cittadina del basso Lazio, vidi un vecchietto fuori al bar centrale, consumato dalle rughe e dal suo intenso vissuto, che se ne stava lì immobile tutti i giorni con gli occhi costantemente umidi a bere seduto al solito tavolino il suo quartuccio di vino rosso ricordando il passato, poiché oggi solo quello gli rimaneva (me lo spiegò un giorno che incuriosito gli chiesi chi fosse) in quanto i figli erano cresciuti e accecati dal loro avvenire erano andati fuori abbandonandolo, aveva perso la moglie da anni e ormai non aveva più amici né familiari.
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D. 10-C'è un motivo particolare che ti ha spinto a scrivere un libro?
R. di D.C.:
Sì, come ti ho detto prima, io credo che lo scopo della poesia è condividere emozioni e restando chiuso in un cassetto si sarebbe soltanto riempito di polvere.
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D. 11-Hai intenzione di pubblicare ancora libri?
R. di D.C.:
Sì, è in programma una nuova pubblicazione che sarà sempre in forma di raccolta di poesie e intanto sto lavorando ad un’altra raccolta.
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D. 12- Hai una simpatia particolare per qualche poeta? Se si, quale?
R. di D.C.:
Sì, in realtà sono due i miei poeti preferiti, Pablo Neruda e Fabrizio De Andrè che anche se è stato un cantante, dal mio punto di vista le sue canzoni sono vere e proprie poesie.
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D. 13- Ci sono dei libri che non leggeresti mai?
R. di D.C.:
No, per me ogni libro ha la dignità di essere letto, se non altro per poter dire: “Questo libro mi pace perché…” o in caso contrario: “Questo libro non mi piace perché…” senno cadrei nel pregiudizio che è un atteggiamento che mi ripugna.
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D. 14-Secondo te, chi scrive lo fa per se stesso?
R. di D.C.:
Secondo me chi scrive lo fa più che in vari modi, lo fa in vari momenti: in un primo momento, lo fa per se stesso, stabilisce un intimo contatto tra l’autore e la carta rotto solo dalla penna, ma dopo sente il bisogno di poter condividere il proprio lavoro con gli altri; quindi direi che scrivere per gli altri è fondamentale, ma consequenziale allo scrivere per liberare il proprio interiore.
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D. 15-Sveleresti un sogno che vorresti vedere realizzato?
R. di D.C.:
Sinceramente, vorrei più di tutto che l’Italia mi desse la possibilità di poter avere un sogno realizzabile sia per me che, eventualmente un domani per i miei figli e i figli dei miei figli: quindi posso dire con assoluta sicurezza che questo è il mio più grande sogno che vorrei vedere realizzato.
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D. 16: Ci  puoi accennare  brevemente qualche cosa sulla tua  prossima pubblicazione?
R. di D.C.:
La mia prossima pubblicazione vedrà un narratore (sempre in poesia) più maturo che si trova ad affrontare una fase diversa dove il mondo è letto in chiave diversa e forse... meno obiettiva.
A cura di Alessandro D'Angelo


Vetrina delle Emozioni ringrazia  Daniele Capuozzo ed Alessandro D'Angelo per questa intervista.

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