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giovedì 10 novembre 2011

DIARIO DEL GIORNO DOPO di Ornella Pennacchioni

Ornella Pennacchioni

Accade che mi senta coi pensieri all'incontrario che partano dal futuro. Arrivano prima, ma sono di domani. E mi specchio voltandomi le spalle, intanto so di me, dalle caviglie onorate da un giro Swarovsky, al cervello che mi ama d'inaudito amore. Avevo una sorta di fame più vicina al digiuno che all'aperitivo tirchio e andava colmata. Inventai l'assedio con rimedi illibati, fiori sacri del mai avvenuto, una via di fuga celebrata dall'anteprima dell'anima ogni attimo, ogni giorno per anni. I pensieri sulle tempie lise infine ruppero le vene, allagando di rosso il nobile azzurro. Nacque il blu indaco e fu atmosfera d'un cielo colmo precipitato ai piedi d'una regnante istantanea ad honorem. Era l'ipotesi di un seme infedele alla forma, discorde alla scrittura confortevole nel riconoscibile.


Qualcosa andava detto e diversamente scritto. Sotto bracieri sempiterni c'è un punto dove vanno a nascondersi i dolori, perché si sa, felicità presunte evaporano in gioie comuni e poi spariscono. In quel vuoto mi sono data appuntamento per sobillare l'ideale di perfezione, reso precario dalla neo parola che ritrattasse il metodo. Ne uscirono stati d'ebbrezza indisciplinati, parole in fuga dai trionfi accademici, parole sconvenienti per orticare i benpensanti e i colti griffati per meriti altrui. E' quanto mi piace non sapere, è quanto amo disamare, perciò è singolare. E' accaduto per un attimo, un attimo solo che l'anima scondita dalle sostituzioni emotive dicesse la sua con parole mie dilatando spazi occlusi, smontando lo stanziale imboccandosi da zero a mani nude con le dita dai mille sapori, pulendosi la bocca con garze che sembravano i veli smessi da Salomè. Da quel momento oltre il pensare ho cominciato a scrivere parole durature simili a impianti sottopelle, senza tempo e contro vento, a rivoli e fiotti, perché così non fan tutti. Il cuore fuori dal petto come un rubino ansante per monitorare il battito dell'inadempienza, tachicardico perché rivoltoso, visibile nel suo strascico rosso, ex voto in tempo reale. Durante l'impegno preso di vivere, le parole hanno iniziato a respirare autonome, a gonfiarsi e uscire per dare scandalo, amarsi in accordi clandestini fra le pagine, consaguinee, quasi incestuose in letti di fortuna impaginati oltre l'innocenza della morale cui non credo affatto. La morale per esistere deve setacciare i peccatori, vivergli appresso, sfiatargli alle spalle, respirarle fra i capelli, aspirare i pensieri inevasi, e qualcosa le resta di sicuro attaccato suscettibile ad immoralità. Virtuoso epilogo d'un bottino seduttivo messo in atto, perché infine si sa, andava detto di me che di parole a voi parlo. Quando scrivo così mi sembra di essere Ornella Pennacchioni. Che sia già così influente?
 

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