Visualizzazioni totali

CERCA NEL BLOG


FANS PAGE FACEBOOK

FANS PAGE FACEBOOK


GIOIA LOMASTI FANPAGE

domenica 27 novembre 2011

Marco Nuzzo intervista Ornella Pennacchioni

Su consiglio di Gioia Lomasti e per Vetrina delle emozioni, ho deciso di intervistare Ornella Pennacchioni, scrittrice, poetessa o, come meglio ama definirsi, “Imprenditrice dell'anima”.

MN: Intanto ti ringrazio, Ornella, per avermi concesso questa intervista. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

ORNELLA: Grazie a te Marco. Nasce come un'urgenza di salvataggio cinque anni fa. Ho aperto la porta dell'immaginario munita di penna, inseguita dalla paura andata in necrosi. L'ho chiusa alle spalle, lasciando fuori un nemico dall'esercito imbattibile: il panico. Ora credo che lui mi tema benché continui ad amarmi.

MN: Perché questa nomea: “Imprenditrice dell'anima”?

ORNELLA: Beh Marco, in quanto produttrice di parole, a seguito di pensieri. Indispensabile la materia prima per dare corpo e respiro alle idee, si sa, finché il progetto non diviene esecutivo. Un libro è il risultato, e dovrebbe attraversare una sorta di filiera, di mano in mano, sul comodino di tutti anche di coloro che mai lo leggeranno. Dall'autore al fruitore.

MN: Parliamo del tuo romanzo: Il dispiacere solitario; perché questo titolo? Quali i temi toccati?

ORNELLA: Nel titolo, a parte alcune premesse di partenza scientemente vaghe, c'è l'incombente predestinazione al dolore che non si riconosce in un fatto preciso, in un dramma umano, ma in quel dolore universale da cui nessuno è esente, ma parte del Kit, come tutte le linee portanti della vita di ognuno: amore, morte, gioia, dolore e il mistero di cui fanno parte. Il tema è quello di ogni artista che attinge alla vita come unico mezzo di riferimento, nel libero arbitrio dell'immaginario e del suo principio d'innocenza. Per quanto mi riguarda il tema raggiunge la miscela sposando la realtà cruda con l'evasione onirica. È un testo asmatico, perché si sfiorano i fatti senza che si compiano mai esaustivamente. Uno slalom in salita tra i forse.



MN: Non ho avuto ancora modo di leggerlo ma, dalla recensione fatta dal caro amico Alessio Patti, che saluto, nella scrittura di Ornella Pennacchioni i contenuti non sono asserviti alle parole, ma sono le parole a venir dietro ai contenuti. Sei d'accordo con questa percezione?

ORNELLA: Il grande Alessio Patti, con cui oltre alla straordinaria amicizia vanto collaborazioni video-grafiche di eccellente qualità, ha ragione. Mi conosce molto bene e ha saputo cogliere il baricentro creativo del mio scritto alla perfezione. In una sorta di Athanor, le sole parole a servizio dell'idea come una conseguenza a strascico.

MN: Una frase che mi ha molto colpito: "Io salto oltre gli stereotipi del c’era una volta" È un concetto che sento mio sino in fondo. In che modo ritieni si possa giungere al più profondo e intenso concetto di Es, di “Io” supremo, insegnandosi ad esplorarsi? E, soprattutto, ritieni che in un mondo fatto di pochezza, dove la realtà catalizza l'ideale di perfezione verso ciò che è esteriore, esistano ancora spazi e tempi per far implodere l'anima?

ORNELLA: È vero "Io salto oltre gli stereotipi del c’era una volta", l'ho scritto. Un pensiero dimissionario agli stereotipi di gruppo, alle consolazioni stilistiche in cui è facile non osare, al sicuro dalle manfrine di favole moderne in cui si rifilano le vecchie speranze. Stare al sicuro lontano dagli omologati scrittori da sofà, è il mio sogno letterario. Sono l'essere da cui traggo riflessioni in modo oggettivo, è facile, mi conosco bene. L'elaborato emotivo arriva quando mi accorgo che ci sono taglie uniche dell'anima con proprietari a volte inconsapevoli. Le parole sono per tutti e di tutti, basta essere flessibili, ma sopra ogni cosa capaci di viaggiarsi da dentro, in quel caso non serve un trolley griffato.




MN: Preferisci scrivere su foglio o al PC?

ORNELLA: Ora al PC, ma sono reduce di un passato molto artigiano di penna e foglio.

MN: Hai un punto fermo, uno scrittore o un poeta dal quale attingi? Come vengono fuori le tue opere?

ORNELLA: Nessuna fonte, se non una predisposizione naturale di pensarmi addosso poi divenuta attitudine. Ultimamente mi penso molto. Sono un interlocutore compiaciuto, devo ammettere, ma anche severo.

MN: Ci sono dei momenti particolari della giornata durante i quali preferisci scrivere?

ORNELLA: Qualunque momento è ideale. Apro ed entro, in quella città insonorizzata senza spifferi dove accade tutto a dismisura, affollata d'idee e parole per tradurle. A volte credo di sentire respirare le parole. Le parole sono persone che incontro senza preferenze temporali in cui aspettare che l'ispirazione si riveli. Io scrivo e lei arriva subito dopo. Nessun progetto, nessuna scaletta. Il solo suono della parola è di una devastante malia di cui mi nutro completamente arresa.

MN: Chi è Ornella Pennacchioni nella vita reale?

ORNELLA: Sono la normalità vissuta con l'opzione di un estro moderato dal buon senso in qualunque cosa faccia, e menomale. Moglie, mamma, nonna. Una ballerina con le scarpe da montanara, insomma, tanto per capirci.

MN: Cosa pensi della realtà editoriale nel Paese?

ORNELLA: Penso sia d'ostacolo ai debuttanti fra cui si potrebbero celare dei talenti. Nessuno investe sullo sconosciuto, distribuzione zero perché si prendono cura solo delle vendite certe. Poco importa se ingrassiamo solo leggendo l'indice dei ricettari, o se gli adolescenti saccheggiano le ferramenta. Va tutto bene, qualcuno guadagna. Le fabbriche di lucchetti e metri per misurare il cielo, hanno passato tempi d'oro, nonostante l'idea povera come il materiale con cui sono stati entrambi realizzati.

MN: Cosa pensi, invece, dell'attuale panorama culturale italiano? Si legge abbastanza, secondo il tuo parere?

ORNELLA: Ci siamo. E' giunto il momento delle ammissioni impopolari per una scrittrice, che detto così può rasentare un calcolato snobismo. Sarò brevissima: scrivo, e così non fosse non sarei qua a risponderti, ma ho letto e leggo pochissimo, perché mi annoio facilmente. Non prendetemi ad esempio, io non faccio testo benché di testi vivo. Di certo sono l'apice di un'anomalia culturale. Credo comunque che si legga poco, ma credo anche che si produca letteratura perlopiù faziosa.

MN: Un'opera che avresti voluto scrivere? Se esiste, perché?

ORNELLA: Di primo acchito mi verrebbe da dirti -Il Dispiacere Solitario- ma suona come una gag. Dovrei leggere un po' di più per poterti rispondere sul serio, ma per similitudine di pensiero potrei spaziare da Pirandello a Carmelo Bene.

MARCO NUZZO

MN: Quali sono le tue letture? C'è un genere che ami in particolare?

ORNELLA: La prima risposta negativa sull'argomento ha bruciato le altre. Potrai perdonarmi? Inizierò a leggere, e il primo libro sarà -Il Dispiacere Solitario- I ben informati dicono che valga la pena. Dovrò farlo, a questo punto vorrei la mia opinione. Come vedi ruoto attorno a me stessa, ho abitudine di me.

MN: E un genere che non leggeresti mai?

ORNELLA: Fantascienza, mai.

MN: Ritieni importante il confronto con altri autori?

ORNELLA: Sono molto favorevole al confronto con altri autori scevro da competizione e pregiudizi. Amo la comunicazione in generale, sul piano intellettuale, particolarmente. Basta che non facciano citazioni colte, e i cultura dipendenti, spesso troppo accademici, sono soliti farlo dando sfoggio di nozioni a pappagallo.

MN: Sono d'accordo con te. Ci sono novità nel tuo cantiere per il prossimo futuro?

ORNELLA: Sto lavorando al prossimo romanzo. Siamo alla fase dietetica in cui opero il lavoro di snellimento senza pietà. Quando serve, sono dietista dell'anima e dei suoi temi oltre che “imprenditrice”della stessa, perché del progetto risalti l'essenza.

MN: Ti ringrazio per questa intervista esplicativa, Ornella, sono certo che molti autori, leggendoti, ne trarranno vantaggio e ti faccio tanti auguri per il tuo libro, che spero di avere tra le mani quanto prima, da quel poco che ho potuto leggere posso affermare di sentirmi legato in modo particolare alla tua scrittura che certamente potrà fornirmi nuovi spunti, come a me, spero anche ad altri. In bocca al lupo!

ORNELLA: Mi è molto piaciuta questa intervista. Se ho efficacemente risposto, è merito delle tue domande che solitamente devasto con risposte caotiche. Di solito danno adito ad ulteriori domande consequenziali, ma fra noi non ci sarà modo. L'intervista è compiuta.

P.S: Il mio romanzo mi chiede di dirti: “A presto!”. È un megalomane parlante come l'autrice, ma è genetica! Ciao Marco, e ancora grazie!

Tramite questo link, la presentazione del libro di Ornella Pennacchioni al Maurizio Costanzo Talk.




19 commenti:

  1. La protagonista principale della scrittura di Ornella Pennacchioni è la magarìa (la magia in lingua siciliana) che per una sorta di Mistero riesce a creare nelle suoi racconti dove scopriamo sempre eleganti e sofisticate, capricciose e sensuali, le sue muse figlie del dolore e del piacere di questo mondo ma soprattutto degli opposti. Nulla, infatti, di ciò che ci aspettiamo possa accadere ai personaggi da lei raccontati si palesa ovvio. L'imprevedibilità della scrittrice ci spiazza continuamente, ci ammanta, ci rapisce, ci affattura, ci porta in mondi che si possono osservare da vicino, come un incanto meraviglioso, ma che non si possono sfiorare.
    Come un'icona magnifica e bellissima, la scrittura di Ornella Pennacchioni non ha eguali. La si deve leggere però gustandola pian piano, correre nella lettura ci farebbe sfuggire l’essenza stessa della magarìa che va conquistata lentamente attraverso il nostro sguardo proprio mentre essa ci incanta.
    Anche l'autrice de "Il Dispiacere solitario" non è immune da quest’incantesimo. Essa è sottoposta alla stessa regola: mentre scrive e crea i suoi personaggi, mentre li guarda venire al mondo capricciosi e irraggiungibili, essi la guardano e la stuzzicano a loro volta, reagendo come animati da uno spirito ribelle che fa intuire già il percorso indipendente che prenderanno nella storia che si sta formando.
    Insomma è tutta una magia quella che si manifesta dal primo rigo all'ultimo di ogni scrittura che Ornella Pennacchioni crea per lo sguardo affamato di chi, mal sopportando gli antidoti, ama l'arte e da essa desidera essere stregato finché morte non li separi.

    Alessio Patti

    RispondiElimina
  2. Marcello Il Principe27 novembre 2011 10:31

    Ornella Pennacchioni?!...
    Una contorsionista della parola, con le parole costruisce collane, adorna immagini crea film.
    Il suo modo di scrivere catapulta sensazioni bellissime, una bottiglia di champagne stappata e tutto che sembra andare in spuma ma se usiamo la calma, consideriamo le virgole, i punti, le esclamazioni, allora senti la partitura dell'orchestra che prende corpo, l'orchestra s'invola e ti porta via in un mondo apparentemente ermetico ma cosa sono i fuochi arteficiali prima dell'esplosione nel cielo? Così, i suoi pensieri si aprono come fuochi e colorano il dintorno e il rumora diventa musica, ti prende per mano e ti porta a visitare quel mondo che lei descrive con parole e corolle di parole sapientemente confezionate.A me fà quest'effetto e la considero una grande perché per scrivere così si deve avere dentro un bel sentire.

    RispondiElimina
  3. Ho letto e riletto il libro di Ornella. il suo è un romanzo molto particolare, la sua scrittura è elegante,affascinante,mai banale. Chi lo legge si immerge in un turbinio di emozioni che lasciano senza fiato,ma mai in carenza d'ossigeno, il suo è uno di quei libri che non ti stanchi mai di leggere, ma assapori continuamente. Da gustare come un buon brandy, vicino al camino,nelle sere più fredde perchè scalda l'anima.

    RispondiElimina
  4. che bella questa intervista, sincera e senza fronzoli, fruibile da tutti, perchè come hai detto bene, rapportarsi intellettualmente significa non fare citazioni colte," e i cultura dipendenti, spesso troppo accademici, sono soliti farlo dando sfoggio di nozioni a pappagallo." io ho compreso fino all'ultima sillaba un parlare chiaro e il tuo sentire e mi piace !!!!!!!!!!!!! mi piaci come sei, senza peli sulla lingua e senza ipocrisia

    RispondiElimina
  5. che bella questa intervista, sincera e senza fronzoli, fruibile da tutti, perchè come hai detto bene, rapportarsi intellettualmente significa non fare citazioni colte," e i cultura dipendenti, spesso troppo accademici, sono soliti farlo dando sfoggio di nozioni a pappagallo." io ho compreso fino all'ultima sillaba un parlare chiaro e il tuo sentire e mi piace !!!!!!!!!!!!! mi piaci come sei, senza peli sulla lingua e senza ipocrisia

    RispondiElimina
  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  7. Gianni Moi Ornella Pennacchioni è un magnifico oggetto misterioso che fabbrica uno scrivere di natura inusitata dell'intervista un passo la circoscrive :Nessuna fonte, se non una predisposizione naturale di pensarmi addosso poi divenuta attitudine. Ultimamente mi penso molto. Sono un interlocutore compiaciuto, devo ammettere, ma anche severo.
    QUESTO E' DA CONSIDERARSI UN MANUALE DEL SAPERSI SCRIVERE.
    sei come sempre meravigliosamente ineffabile!ciao con ammirazione

    RispondiElimina
  8. ANTONIO Lettera27 novembre 2011 15:02

    La scrittura di Ornella è un collassare sull'io e insieme un'esplosione.L'intento è ferire,far sanguinare in virtù di schegge alfabetiche che esalano fumi d'oro.Le lancette del tempo narrativo sono crocefisse,i chiodi sono i miti,il martello i pensieri che si pensano.Non esiste il mondo nelle pagine di Ornella,eppure è un mondo.Tutto ha inizio e termina in Lei.La realtà le serve come pretesto per testimoniare la sua presenza facoltosa,per scongiurare il nulla del non-finito,lo spettro della solitudine sillabica.Una maga,una fingitrice come direbbe Pessoa,ma talmente vera nel suo barare da attirare devoti e milizie pronte a "morire"per il suo nuovo ordine delle cose.Inventa il chiasso,getta nella mischia sete e specchi,ferro e corpi curvi,non vuole che La si legga,non vuole un inciso che la racchiuda.Ha diverse identità perchè non sopporta l'angustia dell'Uno,il suo nome e cognome sono i suoi incubi,il limite che cerca di oltrepassare sfaldandosi in nebbie e riflessi che accecano.Va oltre l'esistente ben sapendo che non ne può fare a meno,nega e insieme ama;la sua incoerenza talvolta diventa fin troppo coerente.E' così che Ornella perennemente si mette al rogo per non essere quella di un minuto prima,è così che ciò che dà a leggere sono solo le sue ceneri.Intanto Lei è già su un nuovo rogo...

    RispondiElimina
  9. I protagonisti li ho immaginati. Pian piano, sommando i brevi cenni, li ho composti mentre leggevo.  La fisionomia, il muoversi, il suono delle voci. Immaginare i personaggi è una prassi o un vezzo antico quanto la lettura, automatico e straniante, estensione giocosa delle nostre qualità psicologiche di attribuzione. I dialoghi, quelli no. Le frasi, infatti, erano già fissate e immutabili in quel soave libro che è: “Il Dispiacere Solitario”. Tutto quel mondo di finzione letteraria è passato attraverso qualcosa che lo ha ridefinito. Reinventato parzialmente, ricollocato geograficamente e felicemente musicato. E non di meno determinato in modo ferreo i personaggi. Per ognuno di essi ora c’è un volto d’attore. Forse più della storia ciò che subito propende con semplice naturalezza verso la mano della scrittrice è un certo climax presente nel libro. L’atmosfera rarefatta, i luoghi lussureggianti, il caldo, i colori, quel riconoscibile tratto pittorico, compositivo, prospetticamente profondo, che Ornella sa imprimere alla sue pagine rendendole dei quadri. Si potrebbe staccare un frammento e appenderlo. Un tratto che confina con noi è il luogo, o i luoghi, di cui meglio ci parla. Il modo in cui si entra in contatto con gli altri, quanto si permette loro, quanto si cambia, quanto ci ospitino nel loro giardino e in che misura regoliamo l’angolo di apertura del protettivo cancelletto in legno, sagomato, dipinto, oliato, della nostra aiuola.
    Nelle sue risposte è come se volesse svincolare da una categoria di appartenenza i propri lavori o riferimenti alla letteratura contemporanea. Critica con ironia. Ed esagera, sì, ma in perfezione. 

    RispondiElimina
  10. perdersi come in un labirinto dentro di se..dove la parola è al servizio dei personali recettori intimi. per bacco

    RispondiElimina
  11. bella questa intervista, ho letto il libro di Ornella e ne sono rimasta incantata..magico, emozionante..l'ho letto e riletto per assaporarlo meglio, ho sempre scoperto nuove fonti, profili definiti o accennati..la parola eletta , balsamo, provocazione elemento insostituibile..ne immagino un bel film...auguro ad Ornella e alla sua arte Lunga vita e splendidi successi !!!
    eleonora b.

    RispondiElimina
  12. Maria Emilia Baldizzi27 novembre 2011 20:38

    Un intervista interessante e ben fatta perchè mette in luce le straordinarie qualità di Ornella come scrittrice e, benchè non la conosca di persona, come donna.

    RispondiElimina
  13. Per amare Ornella, bisogna conoscerla, non ci vuole tanto per affezionarsi a lei perchè nella sua grandezza è umile, e vera nella sua affettuosità.
    Per amare Ornella scrittrice, bisogna leggerla, capirla, entrare nei suoi personaggi e lasciarsi coinvolgere dalle sue filosofie che sembrano complicate ma invece riescono ad avere sempre un senso anche dove sembra non esserci, certamente mi sto riferendo al favoloso romanzo "Il Dispiacere Solitario".
    La semplicita' e la bravura di questa meravigliosa scrittrice, che io ho la fortuna di avere conosciuta, la si può constatare in questa intervista, molto vera,molto semplice e giusta.
    Io sono sicura che ne leggerò ancora molte altre d'interviste, perchè la genialità che ha Ornella Pennacchioni nello scrivere non è cosa comune.
    A lei il mio augurio più sentito e un bravo all'intervistatore.

    RispondiElimina
  14. Per amare Ornella, basta conoscerla. la sua semplicità, la sua umiltà è disarmante. Ti conquista non solo per il sorriso, ma soprattutto per la sua affettuosità.
    Per amare Ornella scrittrice, bisogna leggerla,calarsi nei suoi protagonisti e studiarne la filosofia delle parole che possono sembrare difficili, quasi intrinsiche,ma alla fine si rivelano limpide in tutte l'espressioni.Certo "il Dispiacere Solitario" è un romanzo nuovo nelle parole, per questo io sono convinta che d'interviste a questa meravigliosa scrittrice se ne faranno molte, il suo narrare non è comune.

    RispondiElimina
  15. Nicola Andreassi28 novembre 2011 00:23

    ornella è per me talvolta come uno specchio fedele, in quanto mi rappresenta in tutto, ma spesso deformante, o deformato non saprei, perchè mentre seguo il suo tapis roulant di parole, mi trovo ad un tratto sbandato, come ubriacato da visioni ora fragili e indistinte, ora solidamente vivide, che si fanno brace di crudità reali incastonate in oniriche presenze. Per questo, come fonte salvifica, l'immersione nel liquido autorale creativo di Ornella ha una sorta di capacità di attivare le più profonde e nascoste sfere dell'anima e del pensiero, per donarti una vita nuova, o comunque rinnovata e scevra di qualsiasi luogo comune. In due parole: SUSCITA AMORE, senza l'intenzione premeditata di farlo.

    RispondiElimina
  16. L'ho "incontrata" per caso, in una delle mie sfrenate incursioni di lettura nel web e dovunque.
    A differenza di quanto lei afferma , io ho letto e leggo moltissimo, è un'esigenza fisiologica ,ormai irrinunciabile.
    Fagocito inizialmente qualsiasi "grasso mentale" salvata poi dal mio impietoso scremare fin già dalla terza riga a volte,se non mi si agita l'anima , se l'anima stessa e ciò che l'attraversa non mi induce a continuare.
    Rimasi letteralmente strabiliata da quel suo modo di "avanzare", distribuendo le parole come se ognuna avesse al suo interno una vita ed un mondo assolutamente insospettabili.
    Non valicabili e non inviolabili da chi riesce , seppur scrivendo in maniera mirabile,ad animare una frase,un concetto,un racconto,un libro "solo" mettendole insieme quelle parole, a formare il "corpo" di una storia .
    Con lei si capovolge in assoluto la teoria della logica in una stesura che nell'azzardo di alcuni viene spacciata o creduta come un fiore del non-sense che non sempre ci interessa cogliere.
    Del suo scrivere invece è proprio ogni parola che miete e coglie il lettore,sgrana i fili di qualcosa che sfiora ora con la delicata e sofisticata eleganza di un soffio, ora con il vigore violento quasi di uno schiaffo,mai previsto , mai intuibile,invariabilmente lontano da qualsiasi riconoscibile canone.
    Il dispiacere solitario è un libro gioiello , un cameo prezioso dalle atmosfere retrò e rarefatte , dai toni soffusi ma insinuanti come una musica che incalza senza stancarti portandoti a considerare il contesto con la stessa eleganza con la quale viene proposto.
    Viola o Gilda sembrerebbero riconducibili l'una all'altra ma senza mai nessuna convinzione e ancor meno certezza. Si stagliano come figure a metà strada tra altri tempi e questi tempi in un continuo altalenante rincorrersi che le divide,le sovrappone,le sdoppia , le combacia, le unisce,le separa.
    Non credo sia possibile un efficace descrizione della trama , nè una verosimile e appena sufficiente rappresentazione di ciò che si dipana incredibilmente da questo libro .
    La sola ed unica efficacia consiste nell'abbandonarsi alla sua lettura e ,senza fatica alcuna,lasciarsi trasporatare da quel suo emozionante incastonarsi tra la pelle e l'anima.

    RispondiElimina
  17. monica pecorari30 novembre 2011 20:19

    ............il sipario si apre, e la protagonista entra in scena come una stella nel firmamento......come una foglia leggera trasportata dal vento ...come una sirena, come l'oceano....come la prima onda che tocca la riva fra acqua e terra come un fiore mai Visto prima, tinta di VIOLA e di tutte le sfumature di colori possibili.....ORNELLA racchiude in se tutto, tutto cio' che c'è di bello su
    questo pianeta, lei è una linea di confine ...lei è sole e luna, lei è notte e giorno LEI E'ARTE PUNTO.
    Dove l'umanita' è sbiadita, lei trapassa indenne la massa grigia di persone senza scolorare....senza sbiadire, innocula sangue vero ai cuori di plastica degli indifferenti...IL DISPIACERE SOLITARIO E' UN VIAGGIO CHE NON SI PUO' DESCRIVERE,COMMENTARE, DEVE ESSERE LETTO PER POTER CAPIRE, ed ogni parola è vana difronte alla bellezza di questo romanzo,le parole prendono vita e danzano,entrano nelle viscere dell'anima e lì rimangono... dentro pause interminabili di gioia e piacere sogno visione .......aria e materia. GRAZIE ORNELLA PER QUELLO CHE HAI LASCIATO DENTRO DI ME NON MI STANCHERO' MAI DI PENSARE QUESTO.

    RispondiElimina
  18. silvana ottazzi30 novembre 2011 21:40

    .

    Al di là di quelle che possono essere le singole preferenze in merito allo stile letterario di un autore ,al di là di un intrigante ermetismo, la cui comprensione si affida all’intuizione, non si può ,non considerare il libro un piccolo capolavoro .Ho immediatamente pensato nel leggere alcuni passaggi a Leopold Bloom ,l’Ulisse di Joyce, al suo incessante agitarsi dell’anima ,alla sequenza folle dei suoi desideri , delle sue ribellioni,ingenuità,perversioni, disperazioni,aspirazioni pentimenti,osservazioni …. al suo realismo senza reticenze. E’ un libro di Emozioni. Emozioni partorite dal gioco vitale degli accostamenti e dai legami sottili , talvolta oscuri ed inquietanti, tra le parole che vivono , note di una composizione musicale, ,alfabeto di un mondo interiore che si muove in un’atmosfera surreale tra la estrema lucidà “folle,” il realismo dell’osservazione e i colori di un sogno . E’ un viaggio “senza vele e senza vapore” come direbbe Baudelaire, un viaggio nelle parole, nella profondità dell’io ,che a poco ,a poco diventa sempre più chiaro .

    È incredibile come una letteratura che definirei “colta”,elegante, dove si erge imponente la vitalità della parola ,la maestria nel suo uso a riprova di un rapporto con il mondo: viscerale ,estremamente sentito ,totale dove anche i colori,gli oggetti vivono, e che esula da schemi narrativi stereotipati , possa celare la mano di una scrittrice che non ha nessuna eredità o formazione letteraria pregressa “o specifica . Una vera rivoluzione…… un invito alla riflessione sull’ idea che l’ immaginario collettivo ha della cultura e del talento.

    RispondiElimina
  19. Brava Ornella, sei unica!!! Il dispiacere solitario è nel mio comodino....non ho finito di leggerlo ma è semplicemente STUPENDO!!!

    RispondiElimina

Non siamo una testata giornalistica. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. L’amministratore del blog declina ogni responsabilità per gli articoli proposti da altri autori o per i commenti aggiunti agli articoli stessi. Eventuali contenuti lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, o in violazione delle leggi sulla privacy, non sono da attribuirsi all’amministratore del sito, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Qualora fossero presenti contenuti che ricadono nei casi descritti lo si comunichi all'amministratore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.

info@vetrinadelleemozioni.com