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domenica 18 dicembre 2011

Marco Nuzzo intervista Marco Siena

MARCO NUZZO
Oggi ho deciso di intervistare Marco Siena per Vetrina delle Emozioni, scrittore, che proprio pochissimi giorni fa ha dato alla luce il suo nuovo romanzo.

MN: Intanto ti ringrazio, Marco. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?
Grazie a te Marco. Ho iniziato relativamente presto a scrivere, o perlomeno a battere qualche racconto a macchina, su una vecchia Olivetti verde. Sono sempre stato un lettore forte, passando dai fumetti ai libri che prendevo in biblioteca e mi sembrava naturale volermi cimentare a mia volta con storie su carta. E ti confesserò che per prima cosa sono stato affascinato da una figura cinematografica di uno scrittore, non ricordo quale però. Vedendolo nella sua postazione di lavoro mi sono detto " Io da grande vorrei fare quello!".

MN: Parliamo del tuo libro: Le nove stelle; perché questo titolo? Quali sono gli argomenti trattati nel romanzo e in che modo prendono vita i personaggi, i luoghi e le atmosfere? Ce ne parleresti più approfonditamente?
In principio si doveva chiamare La Discesa, titolo che troverete all'interno tra parentesi. Fino all'ultima revisione non lo avevo ancora cambiato, ma sentivo di dover trovare qualcosa di più incisivo. In verità non posso dirti il vero significato, perché è da scoprire leggendo il romanzo. Fa parte comunque di un puzzle da assemblare e che forse scoprirete solo alla fine.
Per quanto riguarda la storia, in prima battuta può sembrare reggersi solo sul dolore di Chris, ragazzo sconfitto dalla vita e profondamente scosso dalla perdita di Laura, unica luce nella mediocrità dei suoi giorni, ma che all'improvviso lo abbandona senza un reale motivo. Decide quindi di andare in una località marittima a lui cara, per passare un ultimo dell'anno in completa solitudine. E qui, incontra inaspettatamente Laura che di nuovo lo abbandona senza spiegazioni. A risollevare la situazione, appare un suo vecchio amico, Rusty, che sembra volergli offrire una nuova vita in quella città. Come scoprirete proseguendo la lettura, vi accorgerete che Chris sta per affrontare drammi forse peggiori, in un'atmosfera cupa, con il mare nero d'inverno come sfondo, sempre a cavallo tra reale e, se posso dirlo senza rivelare troppo, paranormale.



MN: Cosa contraddistingue il tuo romanzo? Perché acquistarlo?
Ora che l'ho riletto con il punto di vista del lettore, mi sono accorto che in duecento pagine ho messo molta carne al fuoco, presentando personaggi e situazioni e riuscendole a chiarire in modo esaustivo. Il punto di forza potrebbe essere, a mio avviso, il fattore che ha colpito un po' tutti, questo ritmo che cresce mano a mano che si legge, e il rendersi conto che le ipotesi e le idee che ci si fa, sono quasi sempre sbagliate. È un romanzo insomma che sorprende piacevolmente e che si ha fretta di finire. Posso dire che vorrete sfidare il romanzo.

MN: Preferisci scrivere a penna o al PC?
Assolutamente a PC. Come ho accennato prima, ho sempre usato una macchina da scrivere e in seguito sono passato ai word processor appena ho comprato il mio primo computer. Ho una pessima calligrafia e rischierei di non capire nemmeno quello che ho scritto.

MN: Hai uno scrittore dal quale attingi? Come vengon fuori le tue storie?
Paradossalmente, più che a scrittori, prendo a modello alcuni registi, tra cui, tanto per citarne uno, Guy Ritchie, con i suoi dialoghi ironici, taglienti e i ben personaggi caratterizzati. Cerco sempre di far scorrere la storia con battuta e risposta dei protagonisti, e soffermandomi meno sulle descrizioni. Se devo invece parlarti di come nascono le storie, ti confesso che nascono a volte in maniera curiosa. Noto che si parte, per i romanzi almeno, da un'immagine dettata il più delle volte da una canzone, dico sul serio. Anche Le Nove Stelle è nato così, grazie a una canzone che mi ha trasmesso la scena iniziale e io non ho fatto altro che sviluppare il resto. È buffo invece quello che avviene per molti miei racconti brevi, perché sono miei sogni riportati su carta. Leggendo le mie storie brevi, la gente si chiede cosa mi passi per la testa mentre dormo.

MN: Come ritieni la cultura in Italia, se di cultura si può parlare?
In Italia abbiamo un sottobosco pieno di buone idee, di progetti in continua fermentazione. Questo l'ho potuto vedere nell'ambiente dei blogger e ho cambiato radicalmente idea, rispetto a quello che pensavo fino a un anno fa. Penso quindi che una discreta fetta di italiani abbia un buon potenziale e tenga alta la media culturale. Purtroppo siamo stati investiti da una corrente mediatica prettamente televisiva che secondo me ci ha un po' fatti cadere in una letargia mentale da cui sarà difficile svegliarsi. Inoltre il sistema scolastico, troppo antiquato, se non in casi sporadici, non incentiva i ragazzi con meno volontà. Ci vorrebbe una riforma di contenuti più che di tagli all'istruzione, con programmi che catalizzino l'attenzione di tutti i livelli di studenti.

MN: Sono perfettamente d'accordo. Ci sono dei momenti particolari della giornata durante i quali preferisci scrivere?
Come Carver ho bisogno di sapere di avere tempo davanti, anche solo per scrivere poche battute. È un mio difetto e ho dovuto imparare a conviverci. Per la stesura dei lavori più lunghi, mi sono ritagliato, grazie sempre a mia moglie che mi sostiene in tutto, il sabato pomeriggio nel mio studio, chiuso dentro con la musica in sottofondo. Se devo invece scrivere un racconto o qualcosa di più breve, ho una seconda postazione in salotto, dove scrivo con un laptop, riuscendo a stare al contempo con la mia famiglia.

MN: Cosa vuol dire “scrivere” per Marco Siena? Si scrive per se stessi o per gli altri?
Ottima domanda. Oltre a scrivere perché credo nelle storie che mi passano per la testa, ho iniziato soprattutto anche per essere letto e avere pareri, sia negativi che positivi, entrambi indispensabili. Ho iniziato ad applicarmi in lavori strutturati, circa dieci anni fa, scrivendo storie per Vampire The Masquerade, un gioco di Narrazione, in cui veniva richiesto il resoconto della vita del personaggio che si interpretava. Qui ho avuto i primi riscontri da un mio caro amico, Dominici, che mi ha spronato a continuare e mi sostiene tuttora. Credo fermamente quindi che non si scrive mai solo per se stessi, ma anche per essere letti.

MN: Chi è Marco nella quotidianità? Parliamo degli altri tuoi interessi: so che, come me, hai “calcato” lo scenario della musica metal e, a tal proposito, ti invito a leggere un mio articolo su questo stesso blog. Ritieni possa esistere un collegamento tra il mondo della letteratura e la musica, in particolare quella controcorrente?
In famiglia sono sempre stato quello un po' eccentrico e fuori dagli schemi, ma ti dirò, questo è stato quasi un vanto soprattutto per mia madre, una persona che aveva un'aria sognante e un'apertura mentale davvero eccezionale. Nel paese in cui sono cresciuto venivo guardato invece un po' con biasimo per il mio abbigliamento e i capelli lunghi. Ora per fortuna le cose sono un po' cambiate e ci sono molti più rockers e metallari in giro. In quegli anni tra l'altro ho militato in un paio di band, progetti nati e morti in breve tempo, un po' perché eravamo immaturi, un po' perché non si trovavano luoghi in cui suonare e persone che ti supportassero. Ti confesso che ho lasciato la musica con amarezza, anche se ancora oggi cantare è una cosa che faccio con piacere mio e di mia figlia (risata). Per quanto riguarda il collegamento, la tua è una giusta osservazione in quanto le band emergenti, che finalmente riescono a trovare piccole etichette, locali in cui suonare e non per ultimo il web che le aiuta a farsi conoscere, ricordano da vicino la carriera intrapresa da scrittori emergenti come me. E poi, come dico sempre, musica e scrittura vanno di pari passo, almeno nel mio caso.

MN: Come ti sei trovato con la Butterfly Edizioni? Perché hai optato proprio per questa scelta?
Ho conosciuto Butterfly Edizioni grazie alla bacheca di Facebook di un carissimo amico, scrittore in gamba, che aveva appena stretto amicizia con la casa editrice. Immediatamente ho chiesto a mia volta l'amicizia e conoscendo meglio i loro progetti, non ho potuto far altro che rimboccarmi le maniche per provare a dare il mio contributo. La genuinità di Argeta, il coraggio e la determinazione che la caratterizzano vanno premiate. Mi sto trovando davvero bene a collaborare con lei, in quanto c'è un dialogo diretto, uno scambio costante di pareri e consigli che credo sia difficile trovare in altre realtà. E poi il supporto che ti viene dato è davvero unico.

MN: Come consideri, in generale, il mondo dell'editoria nel nostro Paese?
Quello dell'editoria è un mondo che conosco ancora relativamente poco, e ci sono continue dichiarazioni e smentite riguardo i vari modus operandi delle case editrici. La realtà non è facile da comprendere e a volte mi ero fatto idee sbagliate. Credo solo che il mercato italiano sia uno dei più ostici, in quanto l'offerta supera la domanda. Per una casa editrice scegliere cosa e chi pubblicare è un fattore di numeri più che di qualità, parlando naturalmente delle major, mentre resistono le piccole e medie realtà che ancora lo fanno con il cuore e con passione. A chi dare ragione?

MN: Cosa pensi, invece, dell'attuale panorama culturale? Si legge abbastanza?
Fino a poco tempo fa, ero scoraggiato di fronte all'apparente disinteresse per la lettura della gente del Belpaese. Entrando invece più nell'ambiente, ho conosciuto persone che si danno da fare, scrivono e cercano di promuoversi, supportando i loro colleghi. Purtroppo l'italiano di per sé non legge, quasi per principio, come se leggere fosse un difetto più che un pregio. Senza entrare nella polemica, il futuro di un lettore in Italia, non solo di uno scrittore, non è facile, perché siamo sempre indietro di un passo rispetto agli altri Paesi. Ci sono titoli che purtroppo non vedranno mai la luce, e mi capiterà di doverli leggere in originale. Nell'era dell'ebook, stiamo per perdere grandi occasioni secondo me.

MN: Sei anche responsabile di una vetrina che permette la visibilità e la condivisione dei libri: Showbooks; di cosa si tratta e in che modo lavora?
ShowBooks è un progetto nato da un programmatore giovane e davvero dinamico, un ragazzo pieno di idee e voglia di fare. Mi chiamò una sera per chiedere se avevo voglia di collaborare, mostrandomi lo scheletro del sito. Le potenzialità di Showbooks mi colpirono subito e accettai di buon grado. Dare l'occasione a nuovi autori, a case editrici e a blogger di trovarsi in un unico luogo e in modo totalmente gratuito, è stata per me una forte attrattiva a partecipare a questo progetto.

MN: Un'opera che avresti voluto scrivere? Perché?
Ce ne sono parecchie che avrei voluto scrivere, da La Collina dei Conigli, a Il 18° Vampiro, fenomeni di pura innovazione stilistica. Forse però quello che mi ha lasciato a bocca aperta per il linguaggio, il nodo alla gola che ti prende per tutta la durata della lettura e la perfezione in ogni frase è La Strada di Cormac McCarthy. Io adoro quell'uomo. Se arrivassi alla sua età e riuscissi a scrivere un capolavoro del genere, mi sentirei realizzato come autore.

MN: Quali sono le tue letture? C'è un genere che ami in particolare?
Sono partito da ragazzino con i romanzi di Franklin W. Dixon, passando poi al fantasy e all'horror. Spaziavo principalmente tra questi generi, fino a una decina di anni fa. Negli anni successivi ho recuperato invece i classici, da Dickens a Milton. Ora penso che le mie librerie siano perfettamente eterogenee, o quasi.

MN: E un genere che non leggeresti mai? Se esiste, Perché?
Cercherò di essere sincero. Non leggerò mai un romanzo rosa, come non amo le commedie rosa al cinema. Non so dare una spiegazione precisa, semplicemente non fanno per me. Però chi lo sa?

MN: Cosa consiglieresti ai giovani autori che volessero veder pubblicata una propria opera con un valido editore, affinché non cadano nei tanti raggiri dei soliti furbi?
Essenzialmente è di non aver fretta nel vedere il romanzo pubblicato, ma di aspettare, conoscere bene le case editrici e l'ambiente, partecipare a concorsi e non farsi allettare da pubblicazioni facili. So che l'entusiasmo è tanto e si vorrebbe fare tutto subito, però vale la pena attendere.

MN: Ritieni importante il confronto con altri autori? Se sì, in che modo e perché?
Conoscere altri autori, esordienti e affermati è indispensabile e lo consiglio a tutti. Leggere un saggio sulla scrittura non sostituisce i consigli che ti può dare qualcuno che ha la tua stessa passione. Io mi confronto spesso on line e dal vivo con altri autori, oppure cimentandomi nei concorsi con racconti. Riscontri negativi a volte sono più utili di un falso positivo.

MN: Un'ultima domanda: progetti, speranze e ambizioni di Marco Siena?
Sto continuando a scrivere, innanzitutto. Ho un romanzo finito nel cassetto in attesa di revisione, uno in corso di stesura e altri due soggetti che vorrei sviluppare nel prossimo anno. Spero che Le Nove Stelle faccia passare qualche ora piacevole ai lettori e mi faccia conoscere al pubblico italiano. Nelle mie ambizioni naturalmente c'è il riuscire a varcare il confine del paese ed essere distribuito e riconosciuto all'estero. Riuscire invece a farlo come lavoro, è un sogno, ma i sogni vanno realizzati prima o poi.

MN: Ti ringrazio per questa intervista, Marco e ti faccio tanti auguri per il tuo libro!
Grazie a te Marco e spero di rincontrarti in futuro per una nuova intervista.




Di Marco Nuzzo

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