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venerdì 20 gennaio 2012

Intervista per Vetrina delle Emozioni a Massimo Vanz - A cura di Max Dakota

-Quando hai scoperto di avere qualità artistiche?
“La passione per la musica ce l’ho da bambino, ma ho scoperto la predilezione per il pop e il rock da adolescente, quando degli amici più grandi mi hanno fatto ascoltare per la prima volta i dischi delle grandi band storiche degli anni ’60 e ’70. Da li lo stimolo per cantare anch’io nelle prime formazioni dilettantistiche dove proponevamo cover tra le più svariate ma sempre inerenti a quel genere”



-C'è stato qualche motivo importante che ti ha mosso in questa direzione?
“Diciamo che ero affascinato dalle melodie e dai suoni, adoravo e adoro tutt’ora le canzoni dei Beatles e delle band di quegli anni d’oro. Molto attratto dalla psichedelia nel rock, dai testi poetici di Jim Morrison e dei Pink Floyd che considero ancora tra le mie band preferite. Solo successivamente mi sono avvicinato alle sonorità più decise dei Led Zeppelin (altra band per la quale stravedo). Tuttora infatti canto in una band dove proponiamo le loro canzoni più famose”

-Secondo te, che significato ha la musica?
“Credo che la musica sia una delle forme più astratte e profonde, è la chiave che apre lo scrigno delle emozioni. Una semplice melodia trascina con se sensazioni e immagini più di qualunque altra cosa. E non mi riferisco solo alla musica che seguo, ma anche alla classica, che è maestra indiscussa di ogni genere. Li non serve nemmeno un testo né una voce che canta, è la melodia stessa a trasmettere ciò che vuole”

-Immaginando di descrivere la tua arte in parole semplici, comprensibili a tutti, come la definiresti?
“Per quanto riguarda le canzoni del mio cd  -A glimpse of surreal uneasiness-  del progetto Vieille garde, la mia arte la definirei viscerale nei contenuti dei testi, semplice e diretta nelle melodie, ma anche onirica, psichedelica, piacevole anche al primo ascolto, perché strizza l’occhio ai generi e alle sonorità sixties che da sempre fanno parte del mio background musicale”

-Qualcuno pensa che fare il mestiere di artista sia una strada da "fannulloni"che non porta a nulla, secondo te? 
“Fannullone è chi non fa nulla. C’è ancora la mentalità chiusa e obsoleta per cui suonare o cantare non può essere un lavoro serio. Un musicista non riesce oggigiorno a vivere della propria arte non certo perché non ne ha le capacità, ma perché non gli viene data la possibilità di esprimersi e di seguire il proprio talento. Chi come me gira nei locali sa qual è la situazione, proporre musica originale è diventato quasi impossibile. La musica dovrebbe essere un piacere da ascoltare, non un disturbo al chiacchierio. Non c’è più cultura musicale, e ormai conta solo apparire, e questo perchè Tv e mass media hanno fatto il lavaggio del cervello a tutti. Bisognerebbe dare risalto alle nuove proposte, prestando attenzione alla musica underground suonata veramente : lasciamo parlare chi ha qualcosa da dire, ascoltando ogni nuova forma di linguaggio”

-Le conoscenze in questo campo sono indispensabili per emergere?
”Temo di si. Ma in quel caso bisogna scendere a compromessi io credo. L’artista dovrebbe essere libero, perché lo è l’arte. Il concetto di musica autoprodotta e autoditribuita ha un fascino proprio per questo : non ha regole, è libera e indipendente da ogni legge del mercato”

-E' cambiato qualcosa nel tuo mondo, interiormente?
”Il mio mondo interiore non è cambiato, è da sempre un labirinto di contraddizioni, che sto un poco alla volta tentando di decifrare per poterlo controllare. Direi che è cambiato il mio approccio ai live da quando suono pezzi miei. Le parole escono senza dover compiacere a nessuno, se non a me stesso e a chi sa entrare in risonanza con le vibrazioni che la mia musica riesce a regalare”

-Che genere di pubblico ti segue?
“Mi seguono le persone che apprezzano l’originalità delle mie proposte, e anche chi apprezza le mie doti vocali”

-Hai un esempio artistico che apprezzi maggiormente?
“Esempio sublime di arte nel rock sono per me The End e When the music’s over dei Doors, dove la musica fa da trono su cui poggia la recitazione poetica e visiva di Jim. Adoro anche le lunghe suites psichedeliche dei Pink Floyd, ma anche le canzoni pop dei Beatles di Revolver e Sergeant Pepper”

-Faresti della tua arte una professione?
“Lo è stato per 6 anni, dal 2000 al 2006, quando cantavo col duo chitarra e voce. Per esigenze di lavoro (e lo era) suonavamo un repertorio a 360°, facendo una media di 15/20 serate al mese.
Suonavamo piano bar negli hotel, serate rock nei pubs, non disdegnando di suonare ai matrimoni e alle sagre paesane. Ora vorrei poter proporre la mia di musica, lavorare sui miei pezzi, produrre e vendere la mia arte : un sogno per tutti i musicisti credo...”

-Qual è la migliore qualità in un artista?
“Ce n’è più d’una a parer mio : la sensibilità non solo artistica, il vedere il mondo con occhi di bambino, il lasciarsi emozionare dalle cose meno eclatanti della vita, l’apertura mentale e la mancanza di pregiudizi nei confronti di chi è diverso, il non lasciarsi influenzare dai modi di pensare della massa... “


"Per chi fosse interessato al mio cd, trovate il mio profilo su facebook al nome Massimo Vanz.  E’ presente inoltre sempre su facebook la mia pagina “Vieille Garde” dove ci sono i video delle canzoni di tutti i 10 pezzi del cd."

Grazie Max per questa intervista
A cura di Max Dakota

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