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domenica 8 gennaio 2012

Recensione di: "Ho bisogno di un Tom Tom" - di Adriana Pasetto - a cura di Marco Nuzzo

Oggi ho da proporre un libro, a primo acchito un mini romanzo come tanti, di quelli che traggono spunto dalla scoperta dell’amore e dei sentimenti ricreati in quel che spesso diviene un circolo vizioso, un continuum nel parlare di come esso, l’amore, edulcorato e mellifluo, sia capace di porsi al di sopra di ogni strada impervia. Voglio dunque portarvi a conoscenza di un libro il cui titolo è tra il serio ed il faceto, in grado di crearsi attorno a quella introspezione da diario segreto, eppure con un succo di verità degno di nota. 


HO BISOGNO DI UN TOM TOM - ADRIANA PASETTO
Ho bisogno di un Tom Tom” è il romanzo d’esordio di una giovane scrittrice, Adriana Pasetto che, come la stessa autrice racconta in quarta di copertina, nasce senza reali prospettive di pubblicazione, quasi per gioco.
Eppure nel gioco, la giovane Adriana Pasetto riesce a cogliere dei tratti interessanti sul modo di vivere l’amore da parte dell’uomo nel generale, un amore spesso ascoso e dimenticato ne’ suoi reali significati e significanti, trascinatosi spesso in quel marasma dei luoghi comuni ove tutto s’abbisogna di divenire l’aberrante visione degli stereotipi, dei concetti astratti e poco applicabili, del sentito dire mai effettivamente razionalizzato ed introspettito, dunque sentito effettivamente col cuore. Ecco, l’autrice in “Ho bisogno di un Tom Tom” propone un nuovo modello di amore, quello verso se stessi, ché “amare se stessi è l’inizio di una lunga storia d’amore” – affermava quel geniaccio di Wilde - e spesso gli uomini peccano in questo, Vostri Onori, oh, eccome se peccano di contumacia, non presentandosi al processo per giurare di dire la verità, nient’altro ché la verità nientepocodimenoché ad essi stessi! Troppe volte tentiamo di posporre il nostro Es all’Ego, riportando in quella tavola periodica degli elementi la nostra valenza mascherata di falso, indi per cui pure di abomini condensatisi nel Romanticismo imposto, in una svalutazione dell’amor proprio che possa sfociare in Romanticidi di frasi del tipo: “morirei per te”.

MARCO NUZZO
Come si può solo lontanamente credere di amare gli altri se non si ha amore per se stessi? Accade spesso, in un’epoca astratta e distratta come la nostra, dove la corsa è un fattor comune e il tempo per i sentimenti e l’introspezione è sempre in decrescendo; romanzi come questo possono aiutare la meditazione, seppure scritti in modo semplice e, ancorché pecchino, talvolta, di  allitterazioni e assonanze che rischiano il ricreare distorsioni e cacofonie lungo il senso proprio  del discorrere. L’amore dovrebbe essere l’assenzio che induce alla passione, il leitmotiv di una vita entro dei cardini personalizzati e i propri perché; tutti noi abbiamo bisogno di un Tom Tom se non altro per comprendere una direzione, non tanto per stabilire una meta; è che ogni strada, ogni storia, è una storia a sé, mai eguale all’altra, mai definita in una legge inerpicata a totale, bensì incespicante, incerta. Necessario è comprendere cosa sia l’amore, prima verso il proprio Es e poi pure verso gli altri; dire “ti amo” è semplice, dimostrarlo è tutt’altra cosa e, come diceva Erich From: “L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te; l’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo”.

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