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domenica 5 febbraio 2012

«Il mio romanzo sulla Piacenza del tempo che fu» - Paolo Maurizio Bottigelli - in uscita a fine Febbraio 2012

«Il mio romanzo sulla Piacenza del tempo che fu»



Piacenza -L'incipit è un omaggio al celebre tenore piacentino Gianni Poggi, che nella sua fulgida, e purtroppo non lunga carriera calcò la platea dei maggiori teatri del mondo, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York. Ma non ci si limita alle glorie concittadine assurte alla notorietà internazionale nelle pagine del nuovo libro di Paolo Maurizio Bottigelli, dedicato alla memoria di una Piacenza che in gran parte non esiste più. Il romanzo, che sarà in libreria nella seconda metà di febbraio per i tipi Fabrizio Filios editore, già dal titolo, L'incredibile caso del fegato etrusco, conduce nel cuore del passato della nostra città, citando quello che probabilmente rimane il reperto archeologico più straordinario custodito nei Musei Civici. Cosa c'entri la vicenda narrata da Bottigelli con l'arte degli aruspici si scoprirà nelle pagine di quella che lo stesso autore definisce «una storia semi-poliziesca», dove personaggi di fantasia si mescolano a figure popolari della Piacenza di una volta. «È un piccolo romanzo che mi ha offerto l'occasione per parlare di una Piacenza che era, non c'è più e non ci sarà mai più» sintetizza Bottigelli, che ha già pubblicato varie raccolte di poesie, ma per la prima volta ha scelto la prosa per proporre ai lettori «un viaggio romanzato su di una Piacenza mentale, fortemente ispirata dai personaggi e dai luoghi vissuti, comprese le vecchie sale cinematografiche, le trattorie e le osterie, come l'Ustaria dal Bambèin. Ci sono poi tante ricette tipiche della cucina piacentina».
L'ambientazione - spiega Bottigelli - è molto liberamente collocata negli anni Sessanta - Settanta. «Ho preso in prestito i concetti alla base del neorealismo per immaginare, all'interno di una storia, una Piacenza che ho molto amato. È un romanzo sulla memoria, una difesa della vita culturale popolare, di un modo di rapportarsi gli uni con gli altri socialmente bello».
Bottigelli si è divertito a mischiare tuttavia un po' le carte, staccandosi ogni tanto dalla realtà per concedersi qualche licenza poetica. Così capita di vedere sfrecciare il tram nella Piacenza di cinquant'anni fa. Il personaggio principale, un commissario arrivato in riva al Po in seguito a un trasferimento e impegnato nell'indagine su una misteriosa congiura, si chiama Gilè: «Nel dopoguerra era conosciuto così il gestore di una famosa balera in via Borghetto». Altri soprannomi, quali "Benzina" o "Vampiro", appartenevano a persone veramente esistite. La zona in cui si svolge principalmente l'intreccio è il quartiere tra la stazione e via Roma, con epicentro nel quartiere di Porta Galera. Si raggiunge anche via Benedettine, nella tipografia del quotidiano "Libertà" quando ancora erano in funzione le linotype: «Il personaggio rimane stupito da queste macchine incredibili e dai loro strani piloti». Una tappa fondamentale è Coldilana: «Era un rifugio dentro le mura, nel rione di Torricella. Qui si trovavano i bulli, dai caratteristici ciuffi di capelli e i calzoni di fustagno molto aderenti. Costituivano una sorta di versione piacentina della "ligèra" (in gergo, la mala dei bassifondi milanesi di fine Ottocento - inizio Novecento, che compare anche in opere letterarie, come nel romanzo sociale La canaglia felice di Cletto Arrighi, o nella produzione verista del giornalista Paolo Valera, da Gli scamiciati aMilano sconosciuta, fino ai versi di Delio Tessa, ndr) ».
Il libro di Bottigelli è frutto di un'elaborazione maturata nel tempo: «Avevo in mente questi ricordi, ma non riuscivo a trovare l'atmosfera esatta. Un giorno ho finalmente scritto una pagina di prova, dopodiché il romanzo è uscito da solo». Alla base ci sono state comunque ricerche su testi, anche in biblioteca, per verificare quale fosse stato il volto della città e coglierne meglio l'anima. «Ho letto tanto, ma soprattutto ho frequentato i luoghi sostandovi in meditazione, per carpirne gli umori, ricevendo in cambio profonde emozioni».

A cura di Anna Anselmi
Fonte Articolo: Il periodico libertà 

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