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venerdì 16 marzo 2012

Marco Nuzzo intervista il grande Fabio Corvini

MARCO NUZZO 
Marco Nuzzo intervista e presenta Fabio Corvini per Vetrina delleemozioni; poeta, Dj producer, formatore e relatore scolastico sui sistemi di vendita online musicali, antipirateria e pericoli della rete, fotografo, collaboratore della LIPU e di altre associazioni naturalistiche. Ha collaborato con Robert Smith (the Cure), Ralf Hütter e Florian Schneider (Kraftwerk) e tanti altri artisti come Norman Cock (Fat Boy Slim).


- Ti ringrazio a nome dello staff di Vetrina delle emozioni per aver accettato l’intervista, Fabio. Veniamo a noi:  in che modo nasce la tua arte e come si sviluppa lungo tutta la sua poliedria, nelle varie forme e nel tempo?
La mia arte è nata dalla passione per la musica. Il bisogno di inserire sempre delle novità sperimentali nei generi musicali a me affini mi ha portato a cercare sempre nuovi suoni, cominciando dal pianoforte (che ho studiato al conservatorio), fino ad arrivare alla ricerca di suoni elettronici dati da strumenti come il moog e da altri sintetizzatori. L'incontro con Carl Bartoss (Kraftwerk) e la possibilità di sperimentare suoni sempre più evoluti hanno segnato buona parte della mia carriera.
La passione per la fotografia, iniziata a otto anni, e la poesia che ho sempre abbinato alle mie ricerche sonore, hanno viaggiato sempre in simbiosi tra loro, aiutando anch'esse lo sviluppo musicale.

- Da quanto tempo fai musica e come è nato in te il desiderio di fare il DJ?
Faccio musica da quando avevo cinque anni, praticamente. Ho iniziato a fare il DJ per necessità, perché dovevo pagarmi gli studi al conservatorio e le strumentazioni. A quattordici anni ho cominciato a suonare nelle discoteche più rinomate di Bologna e provincia affermandomi molto presto.

- Cos’è per te la musica?
Qualsiasi cosa è musica, perché ogni cosa che riproduce un suono è per me fonte di sperimentazione. Credo che chi si intenda di musica possa pensarla come me.


- Fabio Corvini è anche poeta. Come nasce il desiderio di scrivere poesia e quando? Hai pubblicato dei libri?
La poesia è una passione, nata in giovane età, come per la musica, leggendo libri di poesia che aveva mia nonna (Garcia Lorca, Baudelaire, ecc.). Ho avuto sempre desiderio di scrivere, tanto da accatastare nel corso degli anni moltissimi quaderni e agende scritti a mano, specialmente in solitudine mentre suonavo il pianoforte. È uscito un mio libro in versione spagnola che verrà pubblicato anche in Italia.

- Perché, secondo te, la poesia ha minor pubblico rispetto alla narrativa, tanto da esser considerata di nicchia?
La poesia è più che altro una forma di espressione di pensiero, la persona che la scrive la fa uscire principalmente da se stesso, senza bisogno di creare personaggi o narrazioni. Quindi, viene considerata cosa facile, ovvero, chiunque con un po' di fantasia e di creatività può scrivere poesie. Dall'avvento dei social network la poesia si è sviluppata e ha preso sempre più piede all'interno di internet e dei canali multimediali e sembra pressoché inutile stampare libri (questo per quanto riguarda il nostro paese). La narrativa, invece, sta diventando più commerciale a livello di stampa, ma a livello di vendite sul mercato ha sicuramente meno afflusso rispetto agli accessi in internet per le poesie. Un libro di narrativa resta, la poesia è un attimo che viene dimenticato.

- Hai un poeta preferito? Se sì, quale?
Tutti. Chiunque scrive poesie ha diritto di far parte dei pensieri esattamente come uno scrittore di un romanzo di nicchia (d'essay).

- Cosa puoi dirci riguardo alla tua attività di fotografo?
La mia più che un'attività è una passione coltivata nel tempo. Faccio fotografia naturalistica e ho creato corsi formativi per la pratica del birdwatching ovvero, la caccia fotografica ornitologica. Ho stretto diverse collaborazioni con vari enti naturalistici ed eseguo anche formazioni in campo aperto all'interno delle oasi.
Altra passione è la macrofotografia, ovvero, la fotografia d'insetti, fiori e piccoli oggetti in genere. Sono stato vincitore di diversi concorsi tra i quali il Bird Washington Academy, pluripremiato concorso della fine degli anni Ottanta, riguardante la ritrattistica delle persone.

- So che possiedi anche una tua etichetta discografica indipendente a Londra, tra i più importanti circuiti di produzione musicale al mondo. Ce ne parleresti?
La Housetwins Records è nata dalla fusione di due DJ internazionali, io e Omar Crescione, nel 1997. In questa label si produceva solo ed esclusivamente musica house e generi affini alla dance (house garage, deep house, speed garage). Da due anni a questa parte sono collaboratore stretto della label indipendente Arteria Music Label di Bologna dove si produce esclusivamente musica dai suoni minimali e ricercati (minimal house, minimal techno ed elettronica in genere). La Housetwins Records ha avuto strette collaborazioni anche con eventi importanti come il Timewarp, il Miami Winter Conference e il Sonar di Barcellona.

- Cosa non deve mai mancare nel lavoro di un artista?
La capacità di saper leggere in fatti ed eventi ordinari lo straordinario.

- Riesci in qualche modo ad amalgamare la tua arte nelle sue molteplici sfaccettature? Se sì, in che modo?
In base ai momenti personali di vita, non seguendo la commercialità dei suoni e le tendenze musicali e visive più in vista o diffuse.

- Quali esperienze sono state per te più significative per la tua attività di artista?
La collaborazione con tanti personaggi importanti ha influito abbastanza sulla mia attività, espandendo non solo la conoscenza musicale, ma anche quella artistica in generale.

- Come nasce in te l’ispirazione? Ci sono delle fasi?
Non ci sono fasi specifiche, può essere molto casuale. Dipende anche dal mio stato d'animo o da quello che mi capita di ascoltare in diversi momenti della mia vita.

- Quali sono le letture che preferisci? C’è un libro del cuore?
Principalmente le cose poco ricercate, quindi letture di autori di nicchia e non autori di best seller. Le letture d'essay, sono tra le mie preferite. Il mio libro del cuore è “L'apicoltore” di Maxence Fermine e poi amo tantissimo i libri a disegno di Rebecca Dautremère e i libri noir dello scrittore romagnolo Eraldo Baldini.


- C’è un genere di libri che non leggeresti mai?
Sì, i thriller commerciali e i libri fantasy.

- Nella tua vita ti è mai capitato qualcosa che ha rischiato di allontanarti dal fare arte, o che ti ha allontanato per un periodo dalla musica, dalla fotografia o dalla scrittura in genere?
Sì, una malattia importante che è durata due anni e da cui sono guarito.

- Chi è Fabio Corvini nel quotidiano?
Un “orso” a tutti gli effetti. Passo il tempo ad ascoltare suoni in solitaria. Amo coltivare fiori e dedicarmi al giardinaggio in genere che spesso mi aiuta a elaborare idee e mi rilassa.

- Anche se sono consapevole dei traguardi che hai raggiunto, ti faccio una domanda di routine: hai un sogno nel cassetto?
Direi di no. Quello che volevo raggiungere nella mia carriera l'ho ottenuto, anche se con sforzi notevoli che però hanno lasciato un segno nella storia mondiale della dance music.

- Cosa pensi dell’attuale panorama italiano per quanto riguarda l’editoria e la musica?
Rispetto agli anni Ottanta, non ci sono più artisti degni di essere considerati tali, anche se ogni tanto abbiamo a che fare con successi commerciali che tendono a creare artisti forzatamente. La guerra delle etichette discografiche, per quanto riguarda la musica italiana, è gestita principalmente dai grandi gruppi di fusione che contengono al loro interno etichette minori, quindi come si suol dire “fanno il bello e il cattivo tempo” anche su cantanti a valore zero: Sanremo ne è la prova. Un disco vincitore di questa manifestazione, infatti, difficilmente arriva a vendere le copie che il mercato discografico dichiara. Un esempio? Secondo il mercato il disco del vincitore dell'edizione di Sanremo 2011 ha venduto oltre un milione di copie, ma chissà perché non risulta traccia di nessun disco d'oro.

- Mi trovi perfettamente d'accordo. E cosa pensi, invece, dell’attuale panorama culturale italiano?
Penso che ci siano poche idee e poche innovazioni.

- Quanto è importante per te il confronto con altri artisti?
È fondamentale soprattutto se artisti e musicisti di grosso calibro, DJ importanti con cui collaboro e sempre solamente poco commerciali. Un grande confronto è per esempio rapportarmi con personaggi della produttività elettronica come il grande Klauss Schulze.

- Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi si accosta per la prima volta alla musica o all’arte in genere?
Ci vuole determinazione, specialmente in tempi come questi, etichettati da una crisi che i vari mercati musicali ed artistici vogliono far vivere per forza pur non essendocene traccia. Con i sistemi nuovi ed innovativi che sono sul mercato, per esempio, è veramente facile produrre musica a basso costo, anche semplicemente col sistema “fai da te”.

- Vuoi anticiparci qualcosa su un tuo prossimo lavoro o, su quello che stai facendo?
Sto valutando la possibilità di nuove collaborazioni con musicisti per lanciare sul mercato un'innovativa onda rock elettronica dalla quale trarre nuovi generi sperimentali, inoltre prospetto collaborazioni con musicisti jazz da inserire sempre nel mercato sperimentale della musica elettronica.

- Grazie tante per la tua disponibilità, Fabio e tanti auguri per la tua attività artistica, ad maiora!
Grazie a voi per l'intervista.



Di seguito i link ai siti di Fabio Corvini:



Intervista a cura di Marco Nuzzo per vetrinadelleemozioni.com


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