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sabato 24 marzo 2012

Primo romanzo di Maurizio Bottigelli da sabato nelle librerie

LIBERTÀ - Giovedì 22 marzo 2012 - Cultura e Spettacoli



PIACENZA - Esce sabato in libreria il primo romanzo del poeta Paolo Maurizio Bottigelli, L'incredibile caso del fegato etrusco, edizioni Fabrizio Filios. Un libro che, come spiega lo stesso autore, si preannuncia come un viaggio nel cuore della Piacenza di un passato relativamente recente, che tanti hanno potuto conoscere, ma della quale si fatica a trovare le tracce nella città di oggi.

Più che l'urbanistica, in questo caso non particolarmente sconvolta poiché il libro è ambientato prevalentemente nel centro storico, nel quartiere di via Roma negli anni Sessanta-Settanta (dove comunque interventi di un certo impatto sono stati attuati), è il contesto sociale è essersi profondamente modificato. Bottigelli, nato a Piacenza il 21 settembre 1950, narra dunque, non senza un pizzico di nostalgia, la città della sua giovinezza, immaginando un giallo che il protagonista, un poliziotto da poco giunto in terra padana, sarà chiamato a districare, mentre attorno a lui si muove la varia umanità di Porta Galera, tra via Scalabrini, via Roma e la Lupa. Così a presentare il volume interverranno domenica 1° aprile alle ore 17 alla libreria Feltrinelli, in via Cavour (angolo via XX Settembre) il cronista di nera di "Libertà", Ermanno Mariani, e Bernardo Carli, che insieme a Bottigelli è tra i fondatori dell'associazione "Via Roma città aperta". Per i tipi Vicolo del Pavone, Bottigelli aveva già pubblicato raccolte di poesie: Epèira, Ciliegie senza nocciolo, Petali di carne in un acconto notturno, Il suono in una mano, La bottega dove nascono gli angeli, Pallide lontananze, mentre ulteriori suoi componimenti sono apparsi su riviste telematiche, come "Dada", "Internet News" e "Musica Estatica", ma è la prima volta che si cimenta con un romanzo, nel quale ha voluto racchiudere personaggi, luoghi e sapori della Piacenza di ieri. Celebrità, quali il tenore Gianni Poggi, omaggiato nell'incipit, e gente comune; la tipografia di Libertà con le linotype al lavoro e le vecchie sale cinematografiche del centro; l'Ustaria dal Bambèin e la balera di via Borghetto; i tortelli e i bicchieri di vino Malvasia prediletto dal commissario Gilè compongono questo "romanzo della memoria" che l'autore intende come «una difesa della vita culturale popolare, di un modo di rapportarsi gli uni con gli altri». Per tratteggiare questo ritratto di una "città mentale", Bottigelli precisa di «aver preso in prestito i concetti alla base del neorealismo per immaginare, all'interno di una storia, una Piacenza che ho molto amato», con riferimenti anche più ampi, che affondano le loro radici nella tradizione letteraria sulla "ligèra", la mala milanese, esplicitata in prosa e in versi da Cletto Arrighi, Paolo Valera o Delio Tessa.
A cura di Anna Anselmi

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