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giovedì 10 maggio 2012

FEISAL - il Romanzo di Andrea Onori





Titolo:Feisal
Autore: Andrea Onori
Editore: Book sprint
Copertina: Gaetano Porcasi (pittore antimafia)

Vuoi leggere Feisal? Se non lo trovi nelle librerie più vicine a te, puoi sempre prenotarlo nella tua libreria di fiducia oppure puoi acquistarlo tramite web al sito della casa editrice Book Sprint Edizioni 

Per info: 
onori84@gmail.com



La guerra entra dentro la tua anima, ti spoglia di sentimenti e governa il tuo corpo. Tu sei lì. Fermo, e non capisci più nulla. Lasci guidare la tua vita da un conflitto eterno e, impassibile, attendi l’alba che, prima o poi, dovrà arrivare. Speri in un futuro migliore. Abbandoni la tua terra, desiderando che nel resto del mondo ci sia posto per te e per la tua dignità. Invece, ti ritrovi rinchiuso in un centro di identificazione ed espulsione senza sapere neanche il perché.
Feisal è un intreccio di tante storie reali, condite da una vigorosa e intrigante fantasia. La sua storia parte da un campo profughi della Striscia di Gaza, Beach Camp. Il suo racconto potrebbe essere uno specchio di tante altre narrazioni di bambini e adolescenti, nati in una terra dove crudeltà e terrore fanno la parte del gigante. Etichettati come “eterni rifugiati”, sono costretti a vivere tra l’abbandono e l’assistenzialismo, tra il sorriso e la disumanità, senza potersi scrollare di dosso un destino infame.
Vivere in un campo profughi non è facile. Tutto è una continua arrampicata e nulla ti viene dato in regalo. Ogni giorno accadono, senza interruzione, cose diverse e inaspettate. In quel contesto, non si può mai fare il programma di una giornata, figuriamoci di una vita. La cosa che non cambia mai, è la dura realtà nei campi e la violenza (fisica, economica e psicologica) che deglutisce lentamente l’esistenza delle piccole anime bisognose di spazio vitale. Si nasce, si cresce e si muore in mezzo alla crudeltà durante il tempo in cui, tutto il resto del mondo, rivolge lo sguardo altrove. Nonostante le popolazioni sofferenti, chiedono con tutta la loro forza, la sensibilità degli altri abitanti della terra.

Nessuno risponde ai pianti dei bambini e alle urla delle loro mamme che perdono pezzi importanti della loro vita. Nessuno si accorge che la gente vive e muore di terrore. Forse, per paura di qualcosa che non so, forse per semplice e brutale indifferenza o per questioni puramente politico/economiche, il dato certo è che tutti ne parlano, ma nessuno si muove per fermare quel grido di dolore assillante.
Pozze di sangue, secco o vivo, riuscivi a trovarlo ovunque a Gaza. Ogni persona poteva rientrare a casa con i vestiti, le mani o la faccia imbevuta di sangue. O peggio ancora, non rincasare proprio. Si versavano lacrime in continuazione dato che c’era sempre il padre o la madre di qualcuno che perdeva la vita. C’era sempre la moglie, la sorella, il figlio o il nipote di un tuo caro che restava sotto le macerie" urla Feisal durante la sua prigionia all'interno del Cie di Ponte Galeria a Roma.
In ogni caso, Feisal comprende che il sorriso e la gioia di vivere te la devi cercare con la tua forza, anche nei momenti più tenebrosi. Lui, nonostante tutto, è sempre stato un essere umano con il sorriso stampato sul volto. Ricorda che in ogni angolo di quella città che calpestava, lanciava sapori di floridezza e vitalità. Feisal non voleva attendere la pace. Nessuno te la serve in un piatto d’argento. Desiderava partecipare, studiare e costruire il futuro per se stesso e il suo popolo. 
Amava il mare di Beach Camp, lo contemplava. Era la sua liberazione. Ammirava la libertà dei  gabbiani che volteggiavano nel cielo, le onde che si scagliavano prepotentemente sulle rocce affioranti e il mare azzurro che lentamente finiva per morire sulla sabbia bollente. Gli odori, i rumori, la sua estrema bellezza e libertà gli consegnarono attimi importanti della sua infanzia. Iniziò ad odiarlo, nel momento in cui conobbe un altro spicchio di mare che non avrebbe mai immaginato esistesse. Quella forza naturale, aveva lo stesso colore, la stessa aroma del mare di Beach Camp. La differenza era l’odore di beffa che si sentiva mentre attraversava il Mediterraneo e le anime innocenti che, inghiottite dalle onde del mare, si rassegnavano alla morte dopo tante sofferenze. Proprio quella esperienza, fece tramutare quella smisurata libertà azzurra, in un incubo.
Intraprese il viaggio, quello della speranza, insieme al papà e a suo fratello Imad. Ore ed ore sotto il sole, giorni e giorni dentro container e altrettanti in mezzo al mare, senza cibo e acqua. Dalle sbarre di un Cie racconta e ricorda i momenti belli della vita di Gaza e la sua folle decisione di intraprendere il viaggio.
Feisal è a tutti gli effetti un rifugiato, ma non ha un tatuaggio sulla fronte che sottolinei il suo Status reale. Non ha documenti con se e, per questo motivo, viene sbattuto prepotentemente, contro ogni diritto internazionale, in un centro di espulsione per migranti. Qualcuno non crede ai suoi racconti e decide che il suo futuro è all’interno di una gabbia. Viene etichettato come “clandestino”, un numero, uno dei tanti che arrivano lungo le coste italiane.
In quella uccelliera, dove tanti esseri umani sono imprigionati senza aver commesso alcun reato, Feisal soffre e ricorda: a Gaza, nonostante la guerra, era libero di scherzare con i suoi amici, di innamorarsi, di conoscere gente e giocare in mezzo al mare con i suoi cari. Ora, dentro le sbarre, gli è stato tolto ogni tipo di libertà e da quel luogo scuro ricorda la sua famiglia e Najla, la sua "amica" speciale.

Mi auguro che la lettura sfiori gradevolmente la vostra anima, la sensibilità e le vostre facoltà intellettive. Spero di suscitare curiosità e, aldilà delle divisioni politiche e ideologiche, auspico di mettere in moto in voi tutte quelle domande necessarie per metterci in discussione continuamente. Al fine, di arrivare al completamento di una “umanizzazione” dell’intero pianeta, ancora troppo avido e infelice.
Il libro, ricorda cosa significa vivere in eterni campi profughi sparsi in tutto il mondo e, soprattutto, come guardare negli occhi queste persone che arrivano stremate sulle nostre coste. Se, senza documenti, queste umili creature, verranno portate all’interno dei Lager di Stato, chiamati Cie. Internati perché privi di documenti, molto spesso rubati dai loro aguzzini o falsificati per paura di essere catturati. Altre volte, vengono abbandonati all’interno delle loro abitazioni in fiammee loro costretti a fuggire.


GLI ULTIMI

Non è una novità se dico che la maggior parte dei rifugiati sono accolti nei paesi del terzo mondo e in occidente, si urla all’invasione dello straniero. Il rapporto annuale global Trends 2010 stilato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), pubblicato nel Giugno del 2011 ci dice che circa 4/5 degli esuli non trovano rifugio nei paesi cosiddetti sviluppati ma in altri. Il Global Trends 2010 evidenzia come le persone costrette alla fuga dal loro paese a causa di guerre o persecuzioni siano in tutto il mondo 43.7 milioni: di esse, 15.4 milioni sono rifugiati (secondo la definizione stilata dalla Convenzione di Ginevra nel 1951, rifugiate quelle persone  che “temendo a ragione di essere perseguitate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinioni politiche, si trovano fuori del paese di cui hanno la cittadinanza, e non possono o non vogliono, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese”), 27.5 milioni sono sfollati interni a causa di conflitti e circa 850 mila sono richiedenti asilo.
L’Unrwa, l' Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione dei profughi palestinesi, offre assistenza a oltre quattro milioni di profughi palestinesi che vivono in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Beach Camp (o Al- Shati), il campo profughi dove è nato Feisal, si trova a Nord della Striscia di Gaza. Secondo l’Unrwa nel campo sono registrate circa 78.800 persone.
I piccoli rifugiati sono gli ultimi tra gli ultimi. Essi, non hanno un luogo sicuro dove poter vivere serenamente la loro vita. Dai campi profughi, ai centri di accoglienza per rifugiati, la vita di un bambino è infernale. Qualsiasi popolo e da qualsiasi parte essi provengano, devono essere rispettati e accolti umanamente. Loro, come Feisal, non hanno la possibilità di accedere alla vita sociale della comunità che “accoglie”. Il più delle volte, vengono emarginati e spogliati dei loro diritti fondamentali.
Qualche storia si racconta ogni tanto in televisione, ma lo si fa per alzare la percentuale di ascolto e, al contatto , ci si pone in modo errato. Nessuno deve essere superiore a nessun altro. Un confronto alla pari potrebbe rivelare uno scambio di magie e di verità nuove. Dobbiamo sempre ricordare che le nostre verità personali non sono assolute.
Diffondere la parola degli “ultimi”, di quei gruppi e individui più vulnerabili, che non hanno importanza per la nostra società, significa mettersi sullo stesso piano, senza sentirsi in alcun modo superiori. Rendersi conto di essere complici e fratelli di tutti coloro non hanno la possibilità di dire ciò che pensano, perché emarginati dalle maggioranze e non aventi i diritti universali che ogni essere umano dovrebbe avere.
Gli ultimi, in generale, sono visti come parassiti. A volte, possono commuovere nel momento in cui, vengono osservati alla televisione con il moccolo nel naso o sofferenti. Però, diventano dei nemici quando alzano la testa o si avvicinano ai "benpensanti". Le singole storie di una vita spezzata a causa dell'avidità umana, non fa notizia. Alle nostre autorità interessa difendere con forza i loro privilegi e aiutare i loro amici con cementificazioni selvagge, mazzette e altre schifezze di questo secolo, il resto può anche crepare. Generalizzano e manipolano le notizie per criminalizzare queste schiacciate realtà.
Senza fare distinzione, di solito, vengono tutti etichettati, sin dal loro arrivo, come clandestini. Diverrà il loro nome, il loro documento, la loro etichetta stampata sulla pelle. Da quel momento, inizia una slavina di difficoltà e incomprensioni, che non potevano immaginare prima della loro difficoltosa ed esasperata partenza. Repressi in modo brutale, vengono rinchiusi dentro veri e propri campi di concentramento pur non avendo commesso alcun reato.
Ma clandestino non è solo un sinonimo volgare e presuntuoso che etichetta l’immigrato “irregolare” o in modo sbrigativo, ignorante e bigotto, l’immigrato in generale.
Il clandestino è anche l’operaio che esce da casa la mattina presto e non sa se tornerà dalla sua famiglia. Clandestino è chi non riesce ad arrivare alla fine del mese e chi ci arriva, ma per lavorare deve abbandonare la vita, la sua esistenza, diventando una macchina di profitto. L’uomo ha bisogno di vivere serenamente di passioni, di affari pubblici e di amore. Non può ridursi in una semplice macchina. Il clandestino sei anche tu che non hai la possibilità di vivere in un paese veramente democratico e civile. Clandestino sei tu che non partecipi o che ti viene impedito di farlo. Clandestino sei tu, che sei trattato come un semplice numero.
Clandestino è il clochard, l'invisibile snobbato e scacciato da tutti i "benpensanti". Clandestini sono gli studenti e ricercatori precari che vedono perdere il loro diritto allo studio, al sapere e rincorrere la strada dello sbando. Clandestini sono tutta quella galassia di giovani delle periferie e non, che vagano per le città senza una meta. Clandestini sono gli sfruttati e gli sfrattati che non hanno più un riparo e un letto dove dormire. Clandestina è la natura, cementificata e occupata da uomini arroganti. Clandestini sono gli anziani, sempre più abbandonati dalla vita frenetica dei loro figli e i bambini, lasciati senza i loro diritti fondamentali. Clandestine sono le donne maltrattate e umiliate, i gay, le lesbiche e i transgender oppressi dall’omofobia. Clandestine sono le prostitute umiliate, violentate in continuazione e trattate come carne da macello. Clandestini sono tutti i poveri della terra, gli incompresi e quelli che chiamano “matti”. Clandestini sono  i desolati,  malnutriti, schiavizzati, incatenati e sofferenti.
Se vogliamo generalizzare, Clandestine sono tutte le minoranze indifese del mondo, schiacchiate da ogni Stato nazionale e da questa folle e ingiusta economia mondiale. In gran parte dei paesi del pianeta, la maggioranza avida e indifferente, calpesta e limita le libertà delle minoranze, usando metodi di violenza fisica, psicologica e economica.
 Madre Terra Fratello Clandestino



Andrea Onori è nato nel febbraio del 1984. Ha svolto periodi di collaborazione con quotidiani e periodici, cartacei e on-line. La scrittura è la sua grande passione, alla quale si dedica per gran parte delle giornate. Attraverso questo strumento cerca di dare voce agli “ultimi”, a quei gruppi e individui più vulnerabili che non hanno importanza per la nostra società. Scrive per coloro che non hanno la possibilità di dire la loro, perché emarginati dalle maggioranze e non aventi i diritti universali che ogni essere umano dovrebbe avere. Scrive per “Piccola Città” (mensile della Sabina romana diretta da Beppe Lopez) e “Diritto di Critica (una testata giornalistica on-line diretta da Emilio Fabio Torsello). Ha pubblicato: un’opera di poesie “Rincorrendo un sogno” (il filo 2009) e una ricerca sociologica sul mondo irregolare “Madre terra fratello clandestino” (Sangel 2009). Attraverso il sito http://laparoladegliultimi.blogspot.com dal 2009 apre il progetto “Madre terra fratello clandestino” per dare parola agli “ultimi”
Il sito: laparoladegliultimi.blogspot.com (qui puoi trovare qualcosa di me)


GAETANO PORCASI ( COPERTINA)
Gaetano Porcasi, nato a Partinico il 7 luglio 1965. E’ un artista, inventore della pittura antimafia, la cui arte si basa in gran parte sull'impegno sociale e politico nella lotta alla criminalità organizzata, ricevendo per questo la cittadinanza onoraria del Comune di Corleone, oltre agli attestati di riconoscimento di Gian Carlo Caselli, Cesare Damiano, Carlo Lucarelli e di altre personalità che si occupano del fenomeno mafioso. A Corleone è nato un museo nella casa confiscata al super boss Provenzano con 60 opere di Porcasi. A Spello (prov di Perugia) è nata una pinacoteca con le sue opere.

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