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sabato 25 agosto 2012

Acrostico di Emanuele Marcuccio con un commento di Lorenzo Spurio


EMANUELE MARCUCCIO
(ACROSTICO)


Elegante mi aggiro pensoso
mentre la luna in ciel compare,
avanzando per una strada,
non comprendo il mondo:
uno è il solo pensiero
e l’orizzonte mi rapisce
la mente turbando
e l’amore m’invita.
Marcando la terra
arrivo fino in fondo
riuscendo nell’impresa,
comprendo la vuota cultura
urbana imperante,
comprendo il flebile vento
che corre lungo vicoli antichi,
introducono i nostri passi
obliando i passati mali.

(20/1/2010)
Commento di LUCIANO DOMENIGHINI
Diciassette versi, undici indicativi presenti (tutti al singolare, al plurale, di terza, solo l’ultimo al 16°), e ben cinque gerundi, a tessere e siglare questo acrostico in due sorsate ma di un solo respiro. Come detto, il tempo gerundio lega e cuce la composizione ma la prima persona presente “comprendo” è reiterata tre volte (versi 4°, 12°, 14°) in linea con il gusto per l’anafora del poeta palermitano. Nato come gioco enigmistico, è in realtà un autoritratto poetico di bell’acqua, che rimarca la vaghezza, l’indeterminatezza, il ruolo insieme storico e metastorico del poeta, quasi fosse la sua vita una quotidiana, perdurante consacrazione, a un tempo vocazione e progetto, volontà e destino.
 Luciano Domenighini
Travagliato (Bs), 20 agosto 2012

COMMENTO DI LORENZO SPURIO 
Nell’acrostico qui presente del poeta palermitano Emanuele Marcuccio scritto nel 2010 ma solo ora “tolto dal cassetto”, si respira un senso di sfiducia e di criticità nei confronti della società contemporanea di cui il poeta ci fornisce uno squarcio mentre si trova “per strada”. E’ questa una visuale particolare e molto cara all’autore il quale ha dedicato una intera silloge di poesie nel 2009 raccogliendole appunto sotto il titolo di Per una strada. Non solo. In varie interviste Marcuccio ha avuto modo di parlare dell’ispirazione come qualcosa di fuggevole, impetuoso, che necessita di esser messo subito sulla carta per evitare di perdere quell’analisi del mondo. L’impressione che ho avuto con questa lirica è stata proprio questa: di un uomo in giro per strada che analizza il mondo con un occhio forse un po’ stanco e illanguidito, nostalgico del passato che fu, tanto diverso a quel presente narcisista e morboso che gli è toccato vivere. Ecco perché predominano nella lirica aggettivi che fanno riferimento a un poeta nel suo stato di creazione “pensoso”, quasi a meditare in maniera onnisciente ciò che sfila davanti ai suoi occhi. Il messaggio è chiaro: l’uomo è alla continua ricerca di un senso, di un significato ontologico ed epistemologico che però gli sfugge continuamente: “non comprendo il mondo”. Il senso di desolazione e di aridità che la lirica trasmette deriva direttamente dalla vuotezza e dalla mancanza di cultura che il poeta marca come elemento di caratterizzazione dell’oggi: “la vuota cultura/ urbana imperante”. La poesia, però, può anche essere letta come una sorta di esortazione, un vivido invito all’uomo d’oggi  a rimboccarsi le maniche e a far a meno di vizi e vanità per riscoprire il vero senso delle cose.
Jesi, 24 agosto 2012
(Nella foto una delle famose “Piazze d’Italia” di Giorgio De Chirico).
LA POESIA VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE.
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