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venerdì 24 agosto 2012

Paradiso riassunto di Eliza Macadan - Recensione a cura di Lorenzo Spurio


Paradiso riassunto
di Eliza Macadan
con prefazione di Marco Conti
Edizioni Joker, Novi Ligure (AL), 2012
ISBN: 9788875363024
Numero di pagine: 64


Recensione a cura di Lorenzo Spurio

La mia vecchiaia
aspetta nello specchio
una mattina
rimarrò
con l’amore (p. 35)

Approssimandoci alla lettura di questo libro respiriamo una volontà di estetica minimalista che si esprime già nella copertina, semplice e sobria, una poco nota Composizione di Daniel Divrician, e nel titolo stesso di questa silloge di poesie. Il titolo, Paradiso riassunto, può in un primo momento echeggiare il grande poema filosofico dell’inglese Milton, ma in realtà non dobbiamo intraprendere questo tipo di lettura perché la silloge qui presente non ha molto di esistenzialistico, di chiaramente enigmatico frutto di una ricerca incessante e tormentata dell’autrice. Il “paradiso” che Eliza Macadan tratteggia in questa serie di liriche è un universo semplice, comune, quasi crepuscolare. Soprattutto, ed è forse questa la sua più grande ricchezza, è una qualcosa di reale, concreto, ossia non ha niente di utopistico. Questo paradiso che la scrittrice ci fa conoscere è però solo una porzione di esso, è solamente una delle sue interpretazioni poiché non è dato all’essere umano cogliere l’interezza e la complessità del creato. La silloge è pertanto una analisi attenta e interessante ma parziale –e non potrebbe essere diversamente-, ecco svelato il motivo di “paradiso riassunto”.

Il libro si apre con una scheda critica ben congegnata e particolarmente pertinente al contenuto della silloge nella quale il prefatore, Marco Conti, va individuando la concretezza delle immagini che la poetessa mette in scena e la loro validità come riflesso del quotidiano. Le liriche presenti nel testo sono tutte molto brevi e il linguaggio utilizzato, scarno e condensato, ci immette direttamente all’interno della materia che la poetessa tratta. Potremmo stare ad analizzare e a disquisire ore intere su ciascuna poesia, ad esempio in quella che apre la raccolta leggiamo: “ogni giorno/ premo il pedale/ del perdere o vincere/ per sapere/ dove mi trovo/ la mia identità di plastica/ arriva con un treno/ di notte” (p. 11). La poetica semplice e contemporanea, quasi di marca gozzoniana, descrive le piccole cose che la circonda, sviscerando però anche i suoi pensieri, le sue considerazioni. L’identità della poetessa –sempre alla ricerca di un “perdere o vincere”, ossia di una decisione finale ben definita, è “di plastica” cioè falsa, illusoria, sostitutiva e solo di notte, con il buio, la tranquillità che infonde pace riesce a mostrarsi per quel che realmente è. Non solo. Giunge “con un treno”, ossia velocemente, senza guardare ostacoli, perentoriamente. In “Gli alberi” ritorna il tema dell’identità: niente di definito e di chiaro, qualcosa di torbido e di indecifrabile: “stai girando/ da tutte le parti/ i documenti d’identità/ dei morti” (p. 44).
In “La vita” la poetessa affronta il tema della felicità e della difficoltà del suo raggiungimento, chiudendo la poesia con un animo di esemplare fraternità verso persone indigenti: “tendo un biscotto/ a una mendicante bosniaca” (p. 26). In alcune liriche Eliza Macadan non manca di far riferimento a una sessualità individuale, una meta-sessualità priva di un senso compiuto: pornografia, masturbazione, prostituzione che fornisce al lettore un panorama si vivido e realistico pur nella sua tristezza.
In “Scrivi” è enunciata la poetica di Eliza Macadan: non perdere momenti, idee, ispirazioni… buttale giù per iscritto. Lettura e scrittura rappresentano per la poetessa due attività centrali del suo esistere ed è lei stessa a sfatare una falsa credenza che i poeti, superbi per il loro genio, non leggano i propri colleghi: “una poetessa legge/ i versi di un’altra poetessa” (p. 50) segnale positivo e di speranza: finché c’è gente che legge/ascolta/dialoga con altra gente, allora si preserva il senso di comunità dal quale tutto nasce. In “In fondo all’Europa” la poetessa si mostra un’attenta reporter di crimini di guerra, fautrice di una poesia civile ed impegnata in difesa della memoria storica: “io continuo a scrivere poesia/ come se nulla fosse successo” (p. 64). In “Qualsivoglia” è contenuta, invece, una brevissima esortazione che fa seguito allo scoraggiamento della poetessa di non essere ascoltata degnamente dal suo interlocutore.
Non manca neppure una velata denuncia sociale a quelli che sono i “meccanismi dell’oggi” incentrati su logiche di mercato, sistemi di compra-vendita, rendite, affitti ossia tutto basato sull’economia e il denaro, come ben si evince nella lirica “Non c’è casa” dove, appunto, la casa (sinonimo di proprietà, sicurezza e famiglia) è stata sostituita (a seguito di una crisi, di una decadenza, intuiamo) da un affitto, termine che invece denota la dipendenza da qualcun altro.
Un aspetto che mi ha molto interessato della silloge in questione è l’attenzione della poetessa per la parzialità della materia; si riferisce spesso a parti, porzioni, componenti di un qualcosa – spesso di qualcosa non concreto, utilizzando dunque in senso metaforico- come le “briciole di pensieri” (p. 20), i “pezzi di incubo” (p. 15), un “pezzo di cielo” (p. 60). Tutto questo, in effetti, trasmette un senso di residualità, di mancanza, d’incompletezza –di tendenza, mi ripeto, gozzaniana e più ampiamente crepuscolare- che fa concludere la poetessa in una lirica in questo modo: “il paradiso è rimasto senza foglie/ e senza di noi” (p. 30). Per questo il paradiso non può esser “raccontato” e reso in immagini che in maniera sommaria, imprecisa, parziale. Il “riassunto” che Eliza Macadan ci fornisce è senz’altro degno e lodevole nel dar voce a questa parzialità del tutto.



Chi è l’autrice?
Eliza Macadan è nata a Bacau (Romania) nel 1967 e risiede a Bucarest e a Roma. Ha esordito nel 1988 sulla rivista mensile di cultura romena “Ateneu”. Bilingue fin dalla sua prima raccolta, Spatiu auster (Edizioni Plum, Bacau, 1994), Eliza Macadan ha scritto e pubblicato in romeno e in italiano. L’edizione italiana della silloge del 1994, Frammenti di spazio austero (Libro Italiano, Ragusa, 2001) ha ottenuto il premio romano “Le rosse pergamene” nel 2002. Hanno fatto seguito In Autoscap (Edizioni Vinea, Bucarest, 2009); La Nord de cuvant (A Nord della parola, Edizioni Tracus Arte, Bucarest, 2010) e transcripturi din constient (trascrizioni del cosciente, Edizioni Eikon, Cluj Napoca, 2011).
In Romani ha ottenuto i seguenti premi “Mihai Eminescu”, Botosani 1991, “Lucian Blaga”, Sebes 1992; in Francia: “Mitteleuropa”, Strasbourg, 1993; in Italia: “Etnie Poesie”, Trieste, 1999, “Marguerite Yourcenar”, Milano, 1999 (inclusa nell’antologia del suddetto premio, Montedit, 2000; distinzione per la poesia dell’Accademia della Cultura Europea, Roma, 1999).
Giornalista professionista è stata corrispondente in Italia per varie testate romene. E’ membro dell’USR (Unione Scrittori della Romania).


scrittore, critico-recensionista

Jesi, 23-08-2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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