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mercoledì 5 settembre 2012

Recensione del romanzo Morire dal ridere di Antonietta Usardi e a cura di Marco Nuzzo


Romanzo d’esordio per la giornalista Antonietta Usardi; avvicendatosi nel quartiere Paolo Sarpi di Milano, Morire dal ridere trasporterà il lettore in una sorta di Paese delle meraviglie per un universo parallelo carolliano al contrario, all’interno d’una bottega per la vendita di strumenti e articoli originali per “farla finita” e dal nome distintivo – Una volta e per sempre – e poi una famiglia a capo del negozio che, per assonanza, somiglierà molto al ritratto di una Addams Family a tutto tondo, in un contesto dalle caratteristiche noir e lugubri, intrecciato al pessimismo cosmico di un insieme focalizzato sulla morte e sulla disperazione, ove i personaggi, piuttosto che tentare di cercare soluzioni - talvolta anche semplici - preferiscono suicidarsi.

TITOLO: MORIRE DAL RIDERE
AUTORE: ANTONIETTA USARDI
PAGINE: 120
EDITORE: 0111 EDITORE
Su questo sfondo più nero che bianco, detona la policromia di Robespierre, bimbo che, già dalla data di nascita (il primo di aprile) dovrebbe intendersi portatore sano di “oscuri” presagi per gli zii Vincent e Amelia, alle cui cure il piccolo verrà affidato. Le operazioni di convincimento, attuate verso i clienti per piani suicida, operate da Vincent, verranno presto sabotate dalla gentilezza di Robespierre, dal suo approccio verso i clienti dello zio e che spesso riuscirà a salvare da morte certa, offrendo loro una via d’uscita, una soluzione e una speranza in un mondo distopico che predilige l’abbandono a se stesso, il suicidarsi come lemmings, piuttosto che trovare la forza di specifiche soluzioni. Coi cugini, l’uno artista intento a disegnare luoghi intrisi di mestizia e l’altra, sognatrice votata al pianto perché si crede brutta, riuscirà ben presto a instaurare un dialogo, spingendoli a considerare anche il lato bello che la vita ha da offrire. Il più duro d’orecchi risulterà essere Vincent, il capofamiglia che vedrà nel piccolo Robespierre un fomentatore di disordini, una radice da avellere, un portatore di idee amene e di guai per la propria attività.
La scrittura della Usardi nel romanzo Morire dal ridere è scorrevole - grazie pure alla Casa Editrice 0111, specializzata nella serie Big-C (Alta leggibilità del testo) - intride di emozioni ed è capace di sbatacchiare il lettore in un controverso gioco di luci e ombre, consapevole di far sorridere e divertire in talune descrizioni e scenari, senza mai precipitare nel sarcasmo e nell’ironia di una visione angusta e torva, limitandosi a descrivere per filo e per segno una società che poi tanto lontana dalla realtà dei fatti non è. Vuole farsi monito, il romanzo, contro la depressione imposta a vessillo societario, contro la ghettizzazione e il disinteresse operato dall’uomo in fuga inconsapevole verso la propria distruzione per colpa degli interessi, del danaro. Mi riporta un po’ alla mente pure il celebre romanzo Io sono Leggenda di R. B Matheson e del mostro che è divenuto Robert Neville, unico umano a resistere alla repressione operata da un nuovo mondo infestato da vampiri e che, come accade con il nostro rivoluzionario Robespierre tentano di stanare, di distruggerne l’essenza. Robespierre è paladino e guerriero di luce, avvolto dal suo stoicismo remigante verso mete superiori, verso altri mondi inavvertibili dai distaccati, dai mostruosi stereotipi velleitari che stiamo divenendo; è saggezza ancestrale, Robespierre, quella stessa saggezza che dovrebbe operare in ogni uomo, facendolo restare bambino, affinché resti consapevole della meraviglia delle piccole cose e delle virtù di se stesso, in un lungo e contagioso incedendo volto a saporare la vita in ogni sua cromia.
Una bella prova per Antonietta Usardi al suo esordio, un romanzo originale e ben scritto, prova che di autori validi ne esistono ancora, per idee, qualità e scorrevolezza del testo. Ben fatto!

Di Marco Nuzzo


Comunicato stampa
                                 

                                    
“Morire dal Ridere”, novità editoriale della 011 Edizioni, è finalmente disponibile in libreria.
Il romanzo, opera prima di Antonietta Usardi, ci trasporta piacevolmente nella Chinatown di Milano, il quartiere Paolo Sarpi, per farci conoscere un negozio molto particolare, Una volta e per Sempre, che produce e vende oggettistica per suicidi.
In questo luogo surreale, in cui realtà e fantasia si mescolano, troviamo una famiglia convinta che l’esistenza non offra altro che dolore e disperazione ed un bambino, con un nome da rivoluzionario, deciso a dimostrare che la vita può offrire molto altro.
Milano. La famiglia di Vincent e Amelia gestisce da molti anni a Chinatown un
negozio per suicidi e nella vita non sembra vedere altro che dolore e sofferenza.
Un giorno di ottobre piomba nella pace domestica il nipote, il piccolo Robespierre, amante della vita, che con tutto il candore dell'infanzia si propone un'attenta e scrupolosa opera di ottimistico sabotaggio ai danni dell’attività degli zii.

…Il giorno in cui il piccolo Robespierre arriva a bottega è una soleggiata mattina autunnale, di quelle che da queste parti capitano una volta ogni tanto durante
l’anno.
Il bambino, cinque anni compiuti il primo aprile, porta in dote, come unico bagaglio, una valigia di velluto nero da cui sbuca un indecoroso pigiama giallo canarino, una borsa piena di libri da colorare, una lettera per gli zii, che da quel momento in poi saranno i suoi tutori legali fino alla maggiore età, una chioma arruffata di riccioli color carota dalla sfumatura impresentabile e un sorriso così beato stampato sulla faccia che nemmeno il Signore Iddio l’ultimo giorno della creazione….



L'autore

Antonietta Usardi, milanese di nascita, si dedica da anni con passione alla scrittura e si occupa con successo di MilanoMagazine, giornale online dedicato a tutte le novità e a tutti gli eventi in città (www.milanomagazine.wordpress.com)

Il libro è disponibile in tutte le librerie in versione cartacea oppure in versione e-book nei migliori store online.


A cura di Marco Nuzzo per Vetrina delle emozioni

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