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martedì 4 settembre 2012

Solchi di Cartapesta di Paolo Nacchia - Prefazione a cura di Vanessa Falconi


Solchi di Cartapesta
di Paolo Nacchia
collana frangipani 
IN PROSSIMA USCITA NEL CORSO DEL 2012

Prefazione di Vanessa Falconi


Una vasca d’inchiostro la raccolta poetica di Paolo Nacchia  “Solchi di cartapesta”, in cui lo scorrere veloce del verso, costruito per lo più dal verbo all’infinito, è il vero protagonista del libro. Apparentemente “Solchi di cartapesta”, sembra cercare qualcosa di disomogeneo nel Panta Rei del tempo, rimanda l’attenzione del lettore a soffermarsi ad ascoltare quei giochi linguistici che contrappongono elementi lessicali xenofobi con elementi della nostra lingua e ancor di più con versi poetici di afflato unico: “Dipingevo su tela ogni limpida giornata. Passavo in rassegna, ogni tinta di fuoco d'un sole morente. Scrutandone i rossastri raggi, inclinati e vanitosi, a specchiarsi nei miei occhi.  E ancora: ”In un pomeriggio di Febbraio; lo sguardo rivolto ai monti, una bozza verso l'orizzonte. Ecco presagire l’avvento di un dono inaspettato. Giunge al mio cospetto ludico e gaio. Brinda per la sua promozione a tempo indeterminato.”


Il verso poetico di Paolo, di una bellezza quasi iridescente, coabita spesso con quello più freddo e quasi cacofonico, quando si concentra sul fotografare immagini poetiche con altre realistiche e moderne: “Gongolano – scrive il poeta – a diffondere semenze d’infinito  laddove si è immuni da futuristici flussi altamente decifrabili” a tal punto da indurre il lettore a cercare un filo nell’immenso labirinto  che il verso tesse in questa raccolta , un verso freddo e autoritario che si interroga, esplora, chiede senza spesso ottenere risposte e che cerca Dio in “ORFANI DI VERITA’” : “Che tu mi creda o no/ a me non resta che provare a crederti”; osserva Paolo con lucidità fredda e distaccata tutti i progetti che non vengono portati a compimento, come intuisce che l’uomo, nel “laboratorio della vita” sia la cavia prediletta da sempre.

La poesia di Nacchia non si lascia abbattere da avvenimenti irrequieti o da scelte sbagliate ma impara a contare su piccoli trionfi quotidiani, per trasformare le cicatrici e continuare a sperare:” Ma gli occhi degli amici, non puoi non riconoscerli. La meraviglia di rivederli immutati, riflettendoci ancora ognuno, un’ immagine, che non osavano rivedere  da troppe lune. Nuovamente quegli occhi, che sanno comunicare solo nel silenzio. Che serenità  Sanno ancora leggersi gli uni negli altri, mentre ora mi stanno dicendo  Siamo pronti per questo nuovo viaggio. “

Trova energia attingendo alle forze dell’animo, fatto di sincerità ma anche di capacità di emozionarsi e relazionarsi; tutto è in quei versi poetici che si muovono nel ritmo e nell’ambiguità, nella capacità di catturare ogni emozione attraverso la parola: “C’è un sole insopportabile, che trasuda ed esaurisce quel “pensare positivo” a tutti i costi. C’è un maledettissimo temporale estivo, che pare l’esatto ritratto di ciò che accade a terra. Quindi non per sindacare, ma sembra quasi un insulto che provenga da lassù.”

Volume in corso di publicazione
uscita prevista nel corso del 2012



Paolo Nacchia è nato ad Aversa (CE) nel 1988. Attualmente risiede a Lusciano ( CE ) dove ha conseguito la maturità classica nell'anno accademico 2005/2006.
Studente al terzo ed ultimo anno presso l’Università degli Studi dell’ Aquila - Facoltà di Medicina e Chirurgia, corso di laurea triennale in Infermieristica.
Solchi di Cartapesta è la sua prima opera poetica scelta con raffinatezza e passione per le Edizioni EventualMente.

1 commento:

  1. ecco cos'era il mistero che portavi che quando non ci si conosce e non ci si chiama amici ognuno cerca di captare..anche se poi si è sempre pronti a giudicare..però si capiva che riesci a fare di ogni cosa una rima...voglio questo libro!!!fabiana(armando,camioncino hippy)

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