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giovedì 4 ottobre 2012

Considerazioni su Non sono una costola di Adamo di Roberta Isoardi




Leggere il libro "Non sono una costola di Adamo" curato da Roberta Isoardi, ci fa conoscere e ci svela la verità sul rapporto donna/uomo, rendendo palese come nella storia dell'umanità, la donna sia sempre stata vista come un oggetto e privata della sua essenza. Ha sempre vissuto all'ombra dell'uomo, patendo e sopportando fino al sacrificio la supremazia maschile. Nessun diritto le è mai stato riconosciuto come essere umano autonomo, ma solo in qualità di moglie, figlia o sorella.
Fin dall'inizio della cosiddetta civiltà sono nati miti e credenze, trasformati poi in vere e proprie pratiche religiose, che davano alla donna il ruolo di tentatrice e la colpevolizzavano per la perdita della condizione idilliaca cui sarebbe stata destinata l'umanità, senza l'errore commesso dalla donna di far mangiare la mela ad Adamo.
In moltissime rappresentazioni artistiche viene mostrata come figlia del male e condannata alla perdizione sicura, se non sottomessa alla volontà maschile.
Nel 1600 così si spiega la caccia alle streghe e la condanna al rogo per moltissime donne, la cui unica "colpa" era quella di essere se stesse, cercando l'emancipazione da una condizione di schiavitù alla quale erano destinate, fin dalla nascita.
Il libro ci presenta le testimonianze di donne, che hanno raccontato la esperienza di vita, con coraggio e la consapevolezza che solo parlandone le cose possano cambiare.
Argomento centrale del testo sono i disturbi alimentari ( anoressia e bulimia ) e il comune denominatore è la volontà di urlare il bisogno di poter essere se stesse, per riuscire ad essere padrone della propria vita. Vita troppe volte decisa da altri, che hanno lasciato inascoltate le esigenze che tutti gli esseri viventi hanno di scegliere, di seguire le proprie inclinazioni e i propri desideri. Privare una persona dei sogni e della speranza è quello che fa la nostra società, tentando di omologarci tutti in una falsa libertà. Siamo tutti ingranaggi e a maggior ragione le donne. L'unica scelta possibile resta l'urlo interiore, il farsi male per rivendicare il diritto di essere e questo sfocia nei disturbi alimentari, negli attacchi di panico e in altri disturbi psicologici, che sono sempre più in aumento.
Il disturbo alimentare è un modo per far male al proprio corpo, ma in realtà fanno sentire quanto sia lacerata l'anima, quanto sia grande il conflitto tra le costruzioni della società così lontana dagli esseri umani e l'esigenza di libertà propria di tutti gli esseri viventi.
Libro che consiglio a tutti, ma in particolar modo agli uomini, perchè spetta a noi vedere e cogliere il profondo senso di verità, che emerge da queste testimonianze e costruire una nuova società dove donna e uomo siano parte attiva del cambiamento.

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