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lunedì 8 ottobre 2012

Sonia Consolo Giaccotto - L'Ombrello - Recensione a cura di Marco Nuzzo

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"Per capire cosa sia un albero, devi diventare un albero".
L'oggetto e il soggetto autobiografato in questo breve romanzo/fiaba non è un albero, bensì un ombrello. Ho voluto esordire in primo luogo acquisendo la frase in alto per evidenziare come l'autrice, Sonia Consolo Giaccotto, sia stata capace nel contesto della sua storia, L'ombrello, di diventare un oggetto, spaziando in modo capace con la fantasia lungo le peripezie del novellatore, tra vicissitudini e momenti di quiete, sin dalla nascita. Alea iacta est, proferì Svetonio, il dado era ormai tratto, non restava che mettersi in gioco e ballare, vivere, qualunque cosa avesse significato per l'ombrello Marcello il termine "vita".

La vita di un ombrello è contornata dalle vite dei suoi proprietari, perché si sa, l'ombrello, nella sua bieca realtà, viene passato in rassegna da una serie di padroni, legittimi o meno, si profonda nella solitudine e nella gaiezza di momenti e dinamiche in cui le elucubrazioni si fanno forti momenti d'introspezione e, come accade per l'uomo, esso prende coscienza della propria condizione, in un sobrio e faceto mistero insieme che diviene esperienza, dolore e riscatto, perché davanti a un ombrello non aleggia solo un'opinione, ma tante visioni d'insieme e, proprio perché oggetto utile e alla moda, si espone tra i contendenti che lo ambiscono e lo sfoggiano in qualità di status symbol
Non si può certo contestare una certa fantasia ne L'ombrello, eppure, ciò a cui si intenta nell'interezza della storia, credo sia lo sviluppo di una crescita interiore, una sorta di auto-analisi rivolta sia a grandi che a piccini, una favola che insegna la cura per ciò che si possiede; "abbi cura dei mezzi e il fine prenderà cura di se stesso", affermava, a ragione, Ghandi e proprio questo vuol essere il monito e la morale che la Giaccotto prova a imprimere nella forma mentis della gente, ormai poco dedita alla conservazione e alla cura di ciò che possiede e maggiormente esposta verso l'obsolescenza programmata, ossia la vita di un oggetto che deve perdere le proprie caratteristiche e qualità entro un certo termine e ciò al fine di alimentare l'industria del consumismo. Lo vediamo ogni giorno coi nostri stessi occhi, strumenti elettronici, che posseggono componenti rare come il rame e l'oro, vengono usati e poi gettati per l'acquisto di un prodotto tecnologicamente superiore, esteriormente più bello e che possa dare un'immagine "forte", capace di farla incedere, a rigor di logica, lungo gli ostacoli che questa vita ci propone e che tentiamo accuratamente di evitare. Forse avevamo bisogno di un ombrello a farci comprendere la strada che tentiamo di sostenere, a proteggerci dalla pioggia pubblicitaria e tartassante, proponentesi quale falso benessere sociale e culturale.
Una narrazione fluida e priva di incespicamento, una storia di fantasia con una stupenda morale, una lettura introspettiva e trasognante per giovani dentro e fuori; umiltà e utilità, questa è l'amalgama, la congerie che ci voleva, che non assaporavo dai tempi di Collodi. Da leggere e conservare nel proprio scaffale e sotto la voce "dentro".

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