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martedì 6 novembre 2012

“Munnu crudili - Mondo crudele” di e a cura di Emanuele Marcuccio


“Munnu crudili - Mondo crudele”
di e a cura di Emanuele Marcuccio

In-peril-the-harbour-flare-1879



MUNNU CRUDILI [1]
(poesia in lingua siciliana[2] di Emanuele Marcuccio)

maestro ed esperto cultore
della lingua poetica siciliana


Arrusbigghiati munnu,
arrusbigghiati ventu;
lu ventu si scatina,
lu ventu è tirannu
e dintr’i casi trasi.
Lu munnu è crudili
lu munnu è malignu
e scampu nun lassa:
purtusu ppi ricoviru
d’a povira genti.

(13/11/2010)






Quel vento è metafora della crudeltà del mondo, delle crudeltà dei malvagi; il distico anaforico con i due imperativi iniziali vogliono essere un’esortazione, un avvertimento ad agire diversamente.
È proprio la malvagità, la tracotanza di una minoranza di uomini a rendere crudele il mondo, già Dante lo aveva rilevato nella sua Commedia, con quel famoso verso in sineddoche “L'aiuola che ci fa tanto feroci” (Paradiso XXII, v. 151). E sempre Dante, nel suo De vulgari eloquentia, ha trattato dell’importanza linguistica del siciliano.[3]
Di seguito, per i non siciliani, la traduzione in italiano.



MONDO CRUDELE

Svegliati mondo,
svegliati vento;
il vento si scatena,
il vento è tiranno
ed entr’addentro le case.[4]
Il mondo è crudele,
il mondo è maligno
e scampo non lascia:
pertugio per rifugio
della povera gente.

(17/11/2010)

POESIA E TRADUZIONE PUBBLICATE PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE. È VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERO ARTICOLO SENZA IL PERMESSO
DELL’ AUTORE.


[1] Entrambe le versioni sono state pubblicate nell'antologia di autori vari La biblioteca d'oro. Poesie in siciliano, Unibook, 2011, p. 25.
[2] «La lingua siciliana, troppo spesso declassata da molti a "dialetto" è, in realtà, una lingua a tutti gli effetti. Molti filologi ed anche l’organizzazione Ethnologue, descrivono il siciliano come "abbastanza distinto dall'italiano tipico tanto da poter essere considerato un idioma separato", come risulta anche confrontando il lessico, la fonologia, la morfologia delle due varietà linguistiche. Peraltro, il siciliano non è una lingua derivata dall'italiano, ma, al pari di questo, direttamente dal latino. La lingua siciliana esiste da centinaia d'anni, la tradizione poetica siciliana nasce con la corte federiciana nel XIII secolo e fioriscono da allora illustri poeti e cantori in siciliano aulico che costituiscono tuttora modelli per un'eventuale canonizzazione della lingua poetica siciliana scritta. [...] È doveroso, a tal proposito, specificare che non esiste attualmente una canonizzazione condivisa della lingua siciliana, soprattutto a livello orale, dove sono evidenti le differenze fonologiche, morfologiche e lessicali da una zona all'altra della Sicilia. Diverso, il discorso per la lingua scritta, per la quale esiste una tradizione secolare alla quale poter far riferimento per una produzione poetica siciliana a regola d'arte».
Santina Russo, dalla prefazione all'antologia di autori vari La biblioteca d'oro. Poesie in siciliano, Unibook, 2011, p. 7.
[3] «E per prima cosa facciamo un esame mentale a proposito del siciliano, poiché vediamo che il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità. [...] Il volgare siciliano, a volerlo prendere come suona in bocca ai nativi dell'isola di estrazione media (ed è evidentemente da loro che bisogna ricavare il giudizio), non merita assolutamente l'onore di essere preferito agli altri, perché non si può pronunciarlo senza una certa lentezza... Se invece lo vogliamo assumere nella forma in cui sgorga dalle labbra dei siciliani più insigni […] non differisce in nulla dal volgare più degno di lode».
Dante Alighieri, De vulgari eloquentia (L’eloquenza in volgare), I, XII.
[4] “ed entr’addentro le case.” con cui ho cercato di ricreare un corrispettivo sonoro del quinto verso della versione originale in siciliano, quel “e dintr’i casi trasi.” che, letteralmente si sarebbe dovuto tradurre con “e dentro le case entra” ma, se ne sarebbe perso un corrispettivo sonoro. Non ho voluto fare una semplice traduzione letterale, che è sempre un tradimento della versione originale.

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