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mercoledì 2 gennaio 2013

Allitterazioni di Vita - Nicole Manfrin



NICOLE MANFRIN
ALLITTERAZIONI DI VITA
Quarta di copertina

Nicole Manfrin è nata a Thiene in provincia di Vicenza, ma è in perenne viaggio verso quella terra di nessuno qual è il regno di Requie, quella linea cosmopolita in cui l’alterità abbraccia l’uguaglianza, in cui impera l’armonia degli opposti.
Ha conseguito una laurea in Scienze sociologiche ed è attualmente laureanda in Sociologia.
Si è scoperta scrittrice navigando tra le cavità della sua interiorità, scavando dentro se stessa e coltivando uno stile anarchico, eclettico, ermetico, onirico, evocativo,
emotivo, originale, viscerale, intimistico.
Nicole Manfrin è una scrittrice di strada, seguace dell’Arte per l’Arte, devota all’improvvisazione, una trafficante di Prosa e Poesia dell’Interiorità con un narcisismo egocentrico e un esibizionismo emotivo senza uguali.
Non amando il titolo di “Scrittrice Emergente” si è auto-appiccicata l’etichetta di “Traduttrice dei vortici dell’essere”.
“Allitterazioni di vita” è il suo libro d’esordio, un “Memoir” che raccoglie, alternando prosa e poesia, anni di pellegrinaggio all’altare dell’Amore.



Cap. 1 

Io e te,
due equivoci traballanti,
imballati in un duplice riflesso
dello stesso ectoplasma
e impiccati allo stendino dell’ordinarietà.
Io e te,
uno starnuto sulla mondanità,
seduto in un ordigno brulicante
di pulsioni,
registrate da polsi in ripresa.
Io e te,
un’anafora d’ipocondria,
imbalsamata in una segregazione
di paura totalizzante.
Io e te,
un cemento armato
di capricci,
invidia borghese,
malata di alterità.
Io e te,
circoncisione di voglie,
un limbo di laconici lamenti,
levigati nel limitrofo lapidare di luce.
Io e te,
un fulmineo stringere le nostre cinture,
un accoppiamento di sensi,
osservato a distanza.
Io e te,
una nota stonata,
interminabile,
nel suo errore,
illimitata dalla nostra uguaglianza,
radice del fraintendimento.
Io e te,
un rituale del soffocamento,
una nenia poco terapeutica,
il mistero che ogni notte mi racconti,
prima di sovrapporre il tuo cuore
in accelerazione
a questo sputo d’Amore
e soverchiare la porta dell’eternità.

(“Eco d’Amore”)
  

Viola emette raggi di metamorfosi a caratteri cubitali, una macroscopica trasformazione, in corsa, verso la celebre notorietà dell'incognita, un vento di occasioni che soffia, nella sua contingenza, tracciati di speranza.
Viola non è più un nome ispirato da una storia altrui, una corsia stradale, asfaltata chimicamente da poche righe di fantasia.
Viola, ora, è un colore definito e autoreferenziale; Viola, ora, ha scelto di dipingere se stessa.
In una tavolozza, ricamata di tentativi e ferite osannate, ripulita dalla sofferenza, intinge i pennelli della sua essenza, alla rinfusa; blu contemplazione, verde perseveranza, giallo libertà, grigio apatia, nero opposizione: un caotico arcobaleno in affitto, una distopia scaraventata in un quadro privo di cornice, un errare senza filo né labirinto, una camicia hawaiana dai bottoni aperti, una posta senza ricevuta di ritorno, un'assonanza parzialmente stonata, un'avanguardia di primavera.
Il solo colore che mai aveva potuto assaggiare, come fosse un frutto proibito, era il rosso passione, il rosso desiderio, il rosso amore; mai aveva potuto sillabare il piacere di essere amata, il rincorrere l'espansione dell'eccitazione, l'esposizione del sangue alla vitalità, l'abbandono all'istinto, il coprirsi con una tovaglia di stimoli, il coraggio di addormentarsi nel prato fiorito di gioia e quiete.
Lui ha incrociato il suo inconfondibile sorriso, una lampada al neon nel cielo appannato e caliginoso, avido di imballaggi d'imperturbabilità, in un corridoio a senso unico: una stanza dal cui soffitto fluttuavano delusioni, una stanza rattoppata con frammenti di soddisfazioni parziali, in sconto, una pentola che scaldava, ma cuoceva un magro pranzo, un tiro al bersaglio dai connotati dinamici e virtuali che offriva solamente la sensazione di vincere.
L'ha raccolta dalla sua vita accademica, un'astratta e teorica escursione in laghi di cremazione degli istanti, nella sua guerra, infinita e ingenua, del separare il sale dal mare, convinta, così, di crescere; l'ha portata nel tetto della vita, a sfidare le vertigini e a lodare il meritato riposo da squilibri e tensioni e a legare, a sbarre di ferro inossidabili, ricordi ossessivi e malinconie inutili, perversioni mancate e sconfitte cercate.
Lui, l’ha immaginata sdraiata in un cornicione di pane e rose, a guardare l'orizzonte senza occhiali da sole, senza davanzali su cui ergere barricate, senza una gola secca d'agonia, senza profili, ma solo con facciate.
Per lei, Lui ha riempito un calice di succo di fragola, per brindare alla corrente d'emozione accesa da un dolce bacio, in quella pellicola d'alba che offriva l'energia solare per ringiovanire.
Ha creato infusi d'amore, ha cantato sogni di cuore, ha annacquato debolezze striscianti, ha scritto parole di zucchero, in tende appese a finestre con gli occhi rivolti verso oceani di “rosso”.
Lui le ha dato biscotti d'attenzione, appiccicati, non in post-it svolazzanti usa e getta, ma in cartoline d'affetto, in lettere ancorate a cuori in volo.
Al galoppo, ha riempito fascicoli di tenerezza, ninfee di parole dolci, fiumi di unione, saltando steccati di scetticismo, oltrepassando riserve, divorando esitazioni e dubbi.
Le ha donato portafogli carichi di sorrisi e abbracci a molla, sedimento di protezione.
Si è avvicinato a Viola, a quel guscio corazzato ma inerme e, senza neppure tirare un dado o consultare i tarocchi, Lui, si è iscritto al suo destino, appoggiando la sua firma nei suoi brandelli di ipotesi.
Ha annusato la sua tinta, vernice senza colorante, bellezza nascosta da una lista di maledizioni, piatto incontaminato su cui deporre la propria anima, tempesta da attenuare.
Ha, poi, rincorso la sua pelle, affondando in acque sincere e integre, abbracciando vite parallele e odore d'oriente.
Si è bagnato nelle correnti delle sue illusioni e dei suoi ideali; si è fatto avvolgere da coperte di stelle, scivolando in oasi di sole.
E, adesso, a piedi nudi, mano nella mano, appoggia la sua bocca sulla sua, penetrando la sua tonalità, donando a quella tinta lucentezza e splendore, proiettando, sul muro della vita, i colori dell'iride.



Autore (biografia estesa e raccontata):
Nicole Manfrin è nata a Thiene (VI), ma è in perenne viaggio verso quella terra di nessuno qual è il regno di Requie, quella linea cosmopolita in cui l’alterità abbraccia l’uguaglianza, in cui impera l’armonia degli opposti.
Ha conseguito una laurea in Scienze sociologiche ed è attualmente iscritta al Corso di Laurea in Sociologia. Si è scoperta scrittrice navigando tra le cavità della sua interiorità, scavando dentro se stessa e coltivando uno stile anarchico, eclettico, ermetico, onirico, evocativo, emotivo, originale, viscerale, intimistico.
Nicole Manfrin è una scrittrice di strada, seguace dell’Arte per l’Arte, devota all’improvvisazione, una trafficante di Prosa e Poesia dell’Interiorità con un narcisismo egocentrico e un esibizionismo emotivo senza uguali.
Non amando il titolo di “Scrittrice Emergente” si è auto-appiccicata l’etichetta di “Traduttrice dei vortici dell’essere”.
Scrittrice priva d'attestato. Deficitaria del manuale d'uso, della cassetta degli attrezzi propria della cornice poetica, svincolata dalla conoscenza perfezionista di metrica e di storia della letteratura, dell'armonia e della tecnica, amante delle licenze poetiche per sfuggire al formalismo della regola, nasce come traduttrice dei vortici patologici del proprio essere.
Usa la parola come valvola di sfogo, come ansiolitico, come pulsante di spegnimento dei propri intenti autodistruttivi, come cura momentanea di un egocentrismo incontrollato, di un disincanto spietato e di una perversa ricerca di certezze.
Dalle sue creazioni emerge, spesso, un condensato di malinconia, tristezza, ipocondria, lamentele, un tramonto dell'essere e una scatola di addii eterni, nella loro finta compostezza.
Effettua, attraverso l'inchiostro, una minuziosa decostruzione della realtà, tracciando un'apologia del senso contrario e dell'opposizione a cui, forse rigidamente, si ricollega un morboso attaccamento alla morte e alla fine.
Fedele riproduzione di enigmi interni all'essere, riflessi di un sensismo spinto all'estremo, la sua poesia diviene parte integrante di una vita soggiogata dal motto: “Conosci te stesso”.
I suoi versi sono fortemente pregni di etica e impressi in un rischiaramento dell'anima che, nel fotografare un istante, ricorda la caducità dell'esistenza.
Artefice dell'improvvisazione, erede del Decadentismo e sposa dell'Ermetismo, dal cui movimento riprende la complessità delle analogie e l'esistenza di un pluralismo di significato spesso insondabile, si nutre di metafore.
Predica l'empatia, grazie alla quale l'esperienza individuale è sondata e diventa oggetto di possesso altrui.
Seguace dell'Arte per l'Arte, privilegia il carattere evocativo della parola.
Spesso indifferente alla forma, è anarchica nel proiettare, in parola, l'oggetto dei suoi pensieri.
Armata di versi liberi, attraverso un istintivo gioco di allusioni e di un raffinato linguaggio pluridisciplinare, mira a sobillare l'ordine esistente, sottolineandone il carattere regressivo e costruendo, spesso, utopie e mondi immaginari.
La sua poesia è una poesia dell'interiorità, dell'essenza, dei sentimenti, plasmata in un tono provocatorio, asociale, nichilista, autodistruttivo, anticonformista, polemico, intrinsecamente rivoluzionario, politicamente scorretto.
Complice di un maledettismo a volte forzato, elogia il lato oscuro dell'essere, il trionfo dei sentimenti puramente umani, spesi in un quotidiano che altro non è che un frammento di tempo.
Nelle sue composizioni, emerge sempre, in modo più o meno esplicito e diretto, l'instabilità, la transitorietà del reale, in opposizione all' eternità e all'infinità dell'ideale.
Esponente dell'Idealismo e del Neoplatonismo, privilegia l'idea e rigetta il materialismo; concepisce ogni aspetto della realtà come una riproduzione malfatta di forme supreme della spiritualità.
Registra il guizzo di un evento attraverso un'indifferenza per il gusto e l'estetica e valorizza la cultura di strada, la vita degli Ultimi, dell'Apolide, dell'Escluso.
Grazie all'ispirazione temporanea e ad una folgorazione derivante da stimoli, contemporaneamente interni ed esterni, emblema di stati d'essere illuminati, ai riflessi inconsci viene data una forma.
Il pubblico ne ha fatto un ritratto che fonde, in un mix esplosivo, Majakovskij e Baudelaire, seppur il suo stile non sia incasellabile in nessun movimento artistico del passato. Si pone, infatti, come rottura rispetto ad un passato glorioso e come nuovo testamento per i posteri, dai quali pretende, in modo ossessivo, il ricordo.
Contraria ad ogni forma di compromesso, di marketing o vendita per guadagno, e all'arte come subordinazione alle leggi di mercato, incoraggia la contemplazione e l'esternazione, attraverso la parola, di proprie emergenze interiori, caratterizzate da pulsioni incontrastabili.
Contraria alla scrittura su commissione, si pone, seppur con difficoltà, fuori dalla logica del mercato, proponendo, tuttora, una poesia d'élite.
Scardina il linguaggio abituale, lottando contro il senso comune e mirando a portare il lettore in profondità e a costruire un momento di riflessione produttivo, in vista di un mutamento.
Più che poetessa, è una traduttrice di alterità, distopie, eterotopie, frutto di nevrosi originali e di oniriche rappresentazioni del mondo.
Esponente di uno dei mestieri più ambigui, riesce a mantenere un instabile equilibrio tra desiderio di fama e culto di un'aristocrazia dell'anonimato, con una perfetta dedizione ad un talento autodeclamato che teme l'oblio.
Contraddittoria rispetto al ruolo del lettore da cui vorrebbe attenzione e costanza, persegue, ancora, una poesia che, anche se non desidera essere popolare, pretende di ricevere consenso.
Scrittrice che mal si adatta a questa etichetta, ormai obsoleta e di uso di massa, opta per uno stile ripiegabile, elastico, viscerale, in un susseguirsi, spesso deforme, di dissonanze e temi scottanti, di amori appassiti e di nuove idiosincrasie, i cui protagonisti sono sempre posti al confine tra realtà e immaginazione.




A cura di Marco Nuzzo per Vetrina delle emozioni.

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