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giovedì 31 gennaio 2013

IL VOLO DELL'ANGELO BIANCO I CANTI DELL'ANIMA Di Ivan Bacchion in arte Il Vento


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IL VOLO DELL`ANGELO BIANCO

I CANTI DELL`ANIMA


Autore: Ivan Bacchion

Editore: Photocity Edizioni

Curatori d’Opera: Gioia Lomasti, Francesco Arena Marcello 
Lombardo, Marco Nuzzo, Matteo Montieri

Sito Promozionale Autori e Artisti: vetrinadelleemozioni.com

Immagine di copertina a cura di: Ivan Bacchion

Immagine di IV di copertina di: Ivan Bacchion

Editing Images di copertina e IV di copertina a cura di: Francesco Arena e Gioia Lomasti

PREFAZIONE

Mi trovo davanti ad un libro destinato a tutta l'umanità, un libro che potrebbe cambiare il vostro modo di pensare, un libro deputato a restare, acronico e per certi versi utopistico, come per chi ritenga di voler risollevare le sorti del mondo, tuttavia geniale nel contenuto e nel saper trasportare il lettore attraverso le sue pagine. Questa è la mia recensione a Il volo dell'angelo bianco – I canti dell'anima, dell'autore “Il Vento”, che ringrazio per la scelta accordatami.
Leggendo il Romanzo Il volo dell'angelo bianco – I canti dell'anima de “Il Vento”, un ragazzo Sardo che rinuncia al proprio vero nome per “apparire” nel libro con la sua stessa anima, ho notato subito dei richiami ai libri di Dan Millman, “I viaggi di Socrate” e “La Via del guerriero di Pace” e alle discipline orientali Zen e Chan. Appare, in questo libro, la bipolarità di Yin e Yang, contrapposizioni in eterno inseguimento e che tracciano la Via dell'Uomo, tra Bene e Male. I passaggi di stato di cotali, contrapposte forze, lasciano che si scorra in questo libro in una sorta di ucronia, ché, sebbene siano presenti delle date reali, si fa sì che venga a trasporsi il nuovo mondo di questo ragazzo, in degli universi paralleli, gli stessi universi che permisero a Lewis Carroll di scrivere del suo Alice nel paese delle meraviglie e che trasportarono il Vate Dante in una selva oscura.
Come accadde pure per i libri succitati, Il volo dell'angelo bianco – I canti dell'anima vuol essere da monito per l'umanità, affinché essa si ravveda, affinché solo Pace e Amore possano albergare nel cuore, affinché l'Uomo dimostri rispetto per la Natura che l'ha creato e non la distrugga, ponendosi al di sopra degli eventi. Il Vento cita di accadimenti che già stanno succedendo, tra cui uragani, maremoti e che egli ritiene preludio della profezia del calendario Maia, in riferimento alla celeberrima data del 21 dicembre del 2012. Richiami esistono pure all'Apocalisse di Giovanni, del Nuovo Testamento e, dunque, all'arrivo sulla Terra dei Sette angeli che apriranno i sette sigilli con uno squillo di tromba, sigilli dai quali usciranno le sette piaghe; ancora, riferimenti ai quattro cavalieri dell'Apocalisse. In realtà non sappiamo se l'Armageddon avverrà nei modi e nei tempi descritti dai popoli antichi, ma questo racconto vuole essere più di un monito allo stile di ciarlatani e veggenti, questo racconto incarna la consistenza di un'anima che si fa epigono di Madre Natura, la quale dona ad un ragazzo, un fanciullo, un libro con delle scritte illeggibili. Verrebbe da chiedersi il perché la Naturaabbia dato proprio ad un fanciullo il compito di trovare e passare la vita a tentare di tradurre quel libro. Io credo che il fanciullo sia il segno conciliatore tra Madre Natura e Uomo; nella loro infinita saggezza, gli orientali parlano spesso di coltivare il fanciullo dentro, ogni uomo dovrebbe farlo, ogni persona dovrebbe prendere coscienza che, ponendosi al di sopra delle parti, non sta facendo altro che uccidere se stessa e tutto ciò che la circonda e, dovrebbe farlo al di là di ogni escatologia o dottrina filosofica e religiosa, ma, semplicemente, facendosi equilibrio tra lo Yin e lo Yang proprio e quello di Madre Natura. In fine, ritengo questo sia un libro che, senza dubbio alcuno, meriterebbe di più, un autore giovane e che ha seminato lungo la propria strada, un guerriero di pace che ha trovato il modo di insegnarsi ed insegnare qualcosa a chi abbia in cuor suo la semplicità e la sensibilità del fanciullo; un libro che non ha ancora avuto la visibilità che merita.
Guerrieri, ci chiamano Guerrieri. Lottiamo per la splendida virtù, per uno sforzo devoto, per la saggezza sublime. Per questo ci chiamano Guerrieri. - Aunguttara Nikaya.

A cura di Marco Nuzzo

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