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venerdì 22 marzo 2013

FORTUNA - il buco delle vite di Jolanda Buccella - Ciesse edizioni

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Fortuna sta per morire, è terrorizzata perché non ha mai avuto il conforto della fede e perciò non crede in un posto migliore di questo mondo. Ha paura del nulla che ci sarà, quando avrà chiuso gli occhi per sempre e così nei pochissimi minuti che ha a disposizione, non può far altro che aggrapparsi con tutte le sue povere forze alla vita che le resta e ai ricordi dolorosi e felici dei suoi passati. Si avete capito bene i suoi passati, perché Fortuna è una donna che il destino ha portato a reinventarsi continuamente e perciò a vivere tre vite completamente diverse tra di loro. Sembrano passati soltanto pochi anni da quando viveva alle Quattrovie, si chiamava J. Rizzutelli ed era la bambina con i capelli rossi e una malformazione alla colonna vertebrale soprannominata il buco della vita, che i suoi compaesani volevano far guarire portando in processione per le strade del paese un antico Crocifisso di legno dai poteri miracolosi. Povera J. quanti sguardi di pietà e diffidenza aveva dovuto sopportare per il suo strano modo di camminare, si sentiva un povero alieno arrivato sulla Terra per caso e incompreso da tutti, tranne da nonna Umberta Prima Rizzutelli. Una donna forte e spregiudicata che prima della nascita della sua amata nipotina, aveva dato modo di spettegolare per i suoi mille giovani amanti. 

Tra la bambina e la nonna c'era un rapporto unico, non potevano nemmeno respirare l'una senza l'altra. Ma sfortunatamente la loro simbiosi perfetta si spezzò per sempre, quando Umberta si ammalò gravemente e morì. La perdita della nonna trascinò la piccola J. in un vortice di dolore che la portò a farsi molto male fisicamente. Passò tutta l’adolescenza tra un'anoressia quasi mortale e una bulimia che fece a pezzi il suo stomaco. Decise di darsi una tregua soltanto con l'inizio dell'Università, per inseguire il sogno di scrivere sui più importanti quotidiani italiani, ma un destino beffardo e crudele ancora una volta fece crollare tutte le sue speranze. A un certo punto la sua carriera universitaria si interruppe bruscamente e la delusione fu talmente forte che la spinse a segregarsi in casa, il suo unico amico era un bel televisore a colori con il telecomando che le permetteva di rimanere in contatto con il mondo dal suo comodo divano. La donna era rassegnata a vivere il resto dei suoi giorni in quelle condizioni, fino a quando le arrivò una telefonata molto particolare, che la costrinse a reagire e a commettere un gesto folle. La timida e impacciata J. trovò il coraggio per fuggire di casa. Comprò un biglietto del treno e arrivò a Roma. Era convinta che nella Capitale avrebbe finalmente trovato quella felicità che sentiva di meritare, però dopo pochi giorni si rese conto che si sbagliava. Cercò in tutti i modi di trovare un lavoretto che le potesse garantire di vivere in modo dignitoso ma non ci fu niente da fare, nessuno sembrava volersi assumere la responsabilità di affidare un lavoro a una donna disabile, così dopo qualche giorno fu costretta a dormire per la prima volta sulla strada ed è così che cominciò la seconda vita della donna. Poco lontano dalla stazione Termini conobbe un vecchio barbone di nome Benny che, avendo compassione della sua situazione, la portò a vivere a casa sua. Era un edificio fatiscente alla periferia della città, dove avevano trovato rifugio altri poveri disperati come lei. Diventò così Piccoletta la barbona. La vita di Piccoletta era dura e spietata, tutti i giorni doveva lottare per sopravvivere, i suoi nemici peggiori erano la fame e il freddo d’inverno, ma anche l’indifferenza di tutta quella gente che per strada le passava accanto e faceva finta di non vederla. L’unico posto in cui si sentiva davvero al sicuro, paradossalmente, era proprio il vecchio edificio. Perché in quel luogo c’era Benny, il suo protettore, quel papà dolce e sincero che J. non aveva mai avuto. Ma Benny non la considerava una figlia e Piccoletta se ne accorse in modo tragico una notte di Natale, quando l’uomo la prese con la forza. Fu davvero difficile per la donna riuscire a superare quella violenza, si sentiva sporca e colpevole perché non aveva capito in tempo le reali intenzioni del vecchio, tentò persino il suicidio ma senza esito. Quando una domenica mattina in Piazza San Pietro incontrò Nadir, un affascinante medico ruandese che cambiò definitivamente il corso della sua esistenza. All’inizio Piccoletta si dimostrò odiosa e completamente diffidente nei suoi confronti, ma l’uomo con una buona dose di pazienza e tenacia, riuscì poco per volta a far breccia nel suo cuore. Piccoletta si rese conto che, per la prima volta dopo la morte di nonna Umberta, poteva di nuovo fidarsi ciecamente di un altro essere umano. Il medico era sempre presente nella sua vita disgraziata, una notte la salvò persino da un terribile incendio che distrusse completamente il vecchio edificio e che portò alla morte la maggior parte dei suoi amici barboni. A quel punto Nadir decise di portarla a casa sua, così tra i due cominciò una lunga convivenza che permise a Piccoletta di rinascere. Lentamente la donna riconquistò la sua dignità personale, riuscì persino a trovare un lavoro che le regalò tante piccole soddisfazioni e decise di cambiare ancora una volta nome, il suo nome definitivo sarebbe stato Fortuna, perché sperava che la fortuna fosse l’elemento principale della sua terza vita. Fortuna era così orgogliosa di tutto quello che era riuscita a conquistarsi e di vivere accanto a un uomo solido come Nadir, perché le dava sicurezza, protezione e affetto senza mai pretendere nulla in cambio. Ogni volta che si avvicinava a lei, il suo cuore sembrava quasi impazzire ma in un primo momento la donna non riuscì a dare un nome a quella sensazione. Quando poi finalmente capì che quell’emozione che provava si chiamava amore, cominciò a vivere nell’incertezza più atroce. Non sapeva se doveva confessargli i suoi sentimenti, non era sicura che un uomo così brillante e piacevole potesse ricambiare l’amore di una povera disgraziata con la schiena tutta storta e uno strano modo di camminare e… Tutto il resto lo scoprirete soltanto leggendo il romanzo.

Biografia dell’autrice

Jolanda Buccella nasce a Oliveto Citra (SA) il 28 giugno del 1980 dopo aver frequentato il liceo linguistico di Campagna (SA) scopre la sua passione per la scrittura e la pittura. Attualmente vive a Milano per motivi di lavoro, ha una famiglia numerosa che adora ma lei è single per scelta degli altri, è un’accanita lettrice di romanzi latino americani, dipinge. quadri astratti per sfogare tutte le sue emozioni negative e nel tempo libero ama cucinare i piatti della sua terra, andare al cinema e seguire il calcio, essendo una tifosa sfegatata del Milan. Fortuna, il buco delle vite edito da Ciesse edizioni è il suo primo romanzo, con il quale spera di regalare ai lettori una parte delle emozioni che ha ricevuto lei scrivendolo.

Fortuna, il buco delle vite edito da Ciesse edizioni collana green giugno 2012 codice ISBN libro 978 88 6660 0442 codice ISBN e-book 978 88 6600459 inoltre sul sito della casa editrice www.ciessedizioni.it sono disponibili le prime venti pagine da leggere!

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