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domenica 3 marzo 2013

Presentazione del poeta Emilio Basta consigliata da vetrinadelleemozioni.com

EMILIO BASTA
Emilio Basta è nato a Venosa (Potenza) nel 1945, da sempre amante della poesia densa di contenuti religiosi, socio-culturali, satirici, bucolici e autobiografici. Rispettoso della natura e impegnato nel sociale scrive e devolve il ricavato delle sue opere in beneficenza. Ad oggi ha pubblicato: “Quando la poesia è ala d’anima”, Edizioni Ler 2002; “Sussurri nel vento” Edizioni Ler 2003; “Una clessidra nella sera” Edizioni Ler 2004; “Verso il mare”, Edizioni Tigullio Bacherontus 2006); “Voglia di volare”, Aletti editore 2008. Opere che hanno riscosso molti successi e numerosi premi dalle isole all’estero: Lugano, Aosta, Bologna, Firenze, Roma, Napoli; Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Lazio Campania, Basilicata e province. Emilio Basta è stato nominato Ambasciatore Accademico Honoris Causa dell’Accademia Internazionale Federico II di Napoli, Prot. n. AO-264-08, Premio alla cultura nel 2004 in occasione di Genova città europea della cultura, Premio alla Cultura dal Centro Artistico Culturale Molisano “La Conca” in Omaggio a Giosuè Carducci. Emilio Basta è presente con numerose poesie in Antologie il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza è anche citato in diverse riviste specializzate e cataloghi di poeti emergenti. “Il silenzio delle farfalle” è la sua ultima pubblicazione.


Recensione a “Voglia di Volare” di 
Emilio Basta

Recensione a cura di Fiorella Cappelli

Un libro di liriche dedicate alla vita. E’ così che il poeta Emilio Basta apre, al lettore sconosciuto, il suo cuore e la sua veduta sul mondo, condividendo la gioia di una nascita; niente appare più altruista e generoso di un gesto di condivisione, e la poesia è in tutto questo, la soffice e mutevole nuvola che l’abbraccia con la sua “Voglia di Volare”.
Nel poeta, lo sguardo è rivolto spesso al cielo, mentre i pensieri che lo abitano si rivolgono alla luna, alle stelle, alla pioggia, agli arcobaleni con “i vortici simili ad anelli roteanti”. Il rispetto ed amore per la natura nella delicata descrizione delle sue stagioni, è talvolta accompagnato da riflessioni dell’anima e da una intimistica preghiera, ma al poeta attento… nulla sfugge e nel proseguo della “sua osservazione” ha la capacità di entrare ed uscire, con naturalezza, in uno spazio immenso di quotidianità: “ e così il petto apre porte e finestre “ di “Quotidianità”, di “Ritornare” nei ricordi e ancora di “Sognare” e “Rubare ali di una farfalla” in una sorta di “Volo e Illusione”; ma è nel capitolo poetico “Dedicato al Divino” che apre con la lirica a “Giovanni Paolo II” che il poeta si interroga con animo inquieto ed invoca, e prega, spera e crede… “Esserci e credere in Lui”, ” E questa gioia di fede deve essere amore e pace nel mondo”, è questo per Emilio poeta… il Natale.
L’animo è vacillante e, nel cammino di ricerca della pace, si rifugia nella preghiera, nella meditazione attraverso l’osservazione della natura che lo circonda. Solitario, in compagnia della sua ombra, alza lo sguardo ai “cipressi che pungono il cielo” e “alle storie passate e diverse sepolte nella vita fuggevole”, nella bellissima metafora poetica che descrive un cimitero.
Un successivo capitolo del libro, avvolge in un abbraccio, le liriche dedicata alla terra, “l’Amara terra del sud” del poeta: la Basilicata, “terra di scialbi sapori, le tue zolle bevono il mio sudore e mentre aspetti la pioggia, ti disseti con il mio pianto…”. La terra è fatica ma è anche tradizioni, è legame, “qui sono nato e qui vorrei morire!” canta “L’Emigrante…” “…con uno scorcio di vita nella valigia dei ricordi”.
“Il Campanile”, “La Collina”, “ Il Piccolo Paese”… sono quadretti che il poeta ci illustra con tutta la sua venerazione, facendoci arrivare quell’emozione a lui tanto propria e cara che si mescola tra il presente gioioso dell’esistenza ed il passato nostalgico e silenzioso dei ricordi. Poi, eccola di nuovo, lussureggiante presente e rigogliosa, guidata dal vento leggero che ne improvvisa “Il concerto in un canneto musicista”: la Natura! Questo “Amore per l’Infinito”…un capitolo che raccoglie liriche come fossero fiori, che dona al lettore immagini dai vividi colori, un “Arcobaleno sul mare”, “Dolci silenzi” , gabbiani ed un “Fiorellino” fragile ed indifeso… tante le sequenze di immagini che scorrono come freschi ruscelli nella mente e sul filo delle parole di Emilio Basta e senza perdere mai di vista “l’uomo”, l’animo umano che convive e condivide le forze della natura…”La vita dei marinai, che vivono di gioia e paura…” ; l’inquinamento nel “Il Buco dell’Ozono” e “la voglia di partire, sotto la guida di un faro, nella notte, in una barca senza remi…”.
C’è un cuore avventuroso, nel poeta, un cuore semplice, un cuore umile di contadino, inquieto di marinaio, un cuore trascinato dalle correnti della vita che visita i tanti universi che incontra nel suo andare, riempiendosi le tasche della sua incommensurabile voglia di conoscere…
Nelle successive liriche “Satiriche” vi è un misto di prosa e poesia nella descrizione di personaggi locali caratteristici.
Nel capitolo che conclude il libro, il poeta raduna liriche “Di ieri e di Oggi”, dandoci un ulteriore prova dell’intensità con la quale pone in primo piano il sentimento profondo dell’amore e solo chi arriva fino in fondo alla lettura, può accorgersi del regalo bellissimo che il poeta fa al lettore: il volo leggero, tra le pagine scorse, di una ricorrente farfalla, che simboleggia l’anima che non ci ha mai abbandonato…



“Il Silenzio delle Farfalle” di 
Emilio Basta

Recensione a cura di Fiorella Cappelli

La poesia di Emilio Basta è una “poesia del rifugio”

La mente si annida nella casa natia che, nonostante il logorio del tempo e le crepe, nonostante l’abbandono, resta in piedi ancora solida, per ospitare raggi di luce che scaldano nuovi nidi che respirano vita.
I ricordi: bianchi merletti intrecciati con il filo della luna e la spuma del mare, ricoprono la dura terra di trame di nostalgia...
La figura del poeta è quella di un osservatore dell’anima, che vede scorrere come in un film, al rallentatore, scene del passato che a sprazzi conduce, egli stesso, nel presente, nel quale vi si ritrova confuso perché non ne riconosce più la bellezza. E’ colmo di dolore il suo pianto per l’umanità e l’animo trova quiete nell’osservare con gli occhi del cuore la natura guidato, talvolta, dalla voce del Signore.
Il lettore, nel leggere “Il Silenzio delle Farfalle” avverte la sensazione di “camminare” senza mai toccare terra, sospeso tra passato e vane certezze per il futuro, affronta lo scorrere delle primavere immerso tra prati innevati, sotto cieli stellati, riverberi di luna, silenzi notturni… ha la sensazione di “essere solo” nell’universo, in un viaggio a ritroso, dove i ricordi riemergono più felici della realtà.
Realtà nella quale il poeta evita di sostare… quasi che questa potesse in qualche modo disturbare il proseguo del cammino, nel quadro onirico colmo di maestosa e perfetta bellezza della natura.
Il poeta, nel suo viaggio si lascia condurre dal vento che “apre” ogni suo passaggio e soffia su ogni cosa spettinando la vita: - Sotto le poche stelle il vento morde il bosco e le sue foglie ingiallite – ed ancora: - Il vento soffia leggero, si tuffa nel mare, vola sul fiume, accarezza la mia casa. – Ed è ancora il vento a portare l’omaggio del poeta alla sua terra natia, terra di Venosa, per bocca di Orazio. – Orazio dice: il vento sussurra; Orazio risponde: il vento soffia sui frutti…- Ed è così che il poeta Emilio ama, soffre, si esprime e vuole vivere: come “le farfalle nell’aria, che vivono fuori dal tempo…” e non fanno rumore.



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