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giovedì 10 ottobre 2013

IL CAVALIERE OSCURO A GRAVITY ZERO‏ - Recensione a cura di Francesco Arena


Non mi piace vedere un film e poi lasciarlo perdersi nell'oblio della mia mente; quando posso lo riguardo volentieri anche più volte, lo analizzo, lo scruto, lo macino, lo centrifugo e infine ne deduco una mio giudizio personale. Altra cosa che amo fare è compararlo e cercare significati velati o analogie con altri film; il confronto a mio parere rende la "digestione" del film o dei film, molto più completa di un commento esclusivo ai film medesimi.

Ieri sera ho visto Gravity di Alfonso Cuarón un buon film, bravo a mio parere il regista che non è stato a dilungarsi in modo pesante, ottima la fotografia finalmente e piacevolmente esaltata dalla visione in 3D e bravissimi gli attori... in particolare l'attrice Sandra Bullock che alla stregua di Keir Dullea in 2001: Odissea Nello Spazio di Stanley Kubrick, duetta con lo spazio siderale, le sue incognite e i suoi pericoli dietro ogni angolo.
Certo come letto da altre recensioni sono diverse le imprecisioni, ma un film di fantascienza è appunto fanta & scienza.

Gli effetti speciali, non sono effetti speciali o meglio lo sono ma non per spettacolarizzare ma per rendere il film ancor più vicino alla realtà orbitale in cui è ambientato il film stesso.

Ma veniamo al film, la trama la lascio a chi lo vedrà... analizzandolo ho riscontrato davvero moltissime analogie con film precedenti, ma non volute come scopiazzatura, ma credo più come citazioni.
L'abbandono Il comandante Kowalsky andando alla deriva per salvare la dottoressa Ryan Stone ricorda quando in 2001 il vice Frank Poole ormai esamine viene abbandonato dal comandante David Bowman alla deriva dello spazio profondo.
Altra similitudine sempre con Odissea Nello Spazio è quando la dottoressa entrata nella Sojuz dopo essersi liberata della tuta spaziale assume una posizione quasi fetale i cui tubi disordinati ricordano in modo molto plateale un cordone ombelicale... sullo sfondo l'oblo la Terra, una scena similare è presente anche nel film succitato negli fotogrammi del finale quando un embrione gigantesco (metaforico) entra in orbita terrestre.
Ma forse, l'analogia più interessante e col film Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, in entrambi si deduce il più grande dei significati della vita stessa forse scontato ma che in entrambe le
pellicole viene enfatizzata in modo davvero superbo: "solo dalla paura della morte si evince il coraggio di vivere"; come Bruce Wayne perduta ogni speranza e abbandonato al dolore della sua città che brucia comprende che solo dalla sua paura di morire potrà riscattare il coraggio di vivere e rivendicare la sua amata Gotham City, lo stesso succede alla nostra eroina Ryan Stone che nel momento stesso in cui decide di abbandonarsi per ricongiungersi alla figlia morta qualche tempo prima, scopre al tempo stesso anche la sua paura più grande la morte, essa sarà l'incipit e il suo desiderio e sprono per vivere, vivere per mostrare a se stessa e alla figlia il proprio valore.

Conclusione un gran bel film pieno di suspense, colpi di scena ma sopratutto di significati reconditi e metaforici. In ultimo come menziona Film-Tv un finale, di solennità darwiniana dove la vita viene fuori dall'acqua... per comprendermi? Vi esorto ad andare di corsa al cinema senza esitazioni a vedere il film, ne vale la pena.

A cura di Francesco Arena

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