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mercoledì 29 gennaio 2014

L'Intima Essenza di Andrea Tavernati

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ANDREA TAVERNATI
L’Intima EssenzaLa via degli haiku è una raccolta di haiku, brevissima forma poetica con una metrica originaria del Giappone, formata da soli 3 versi rispettivamente di 5+7+5 sillabe. Nato in seno alla cultura orientale e alla filosofia zen, l’haiku è stato ampiamente frequentato, a partire dal XIX secolo, anche da molti celebri scrittori occidentali, proprio per la sua straordinaria necessità di concentrazione.     
L’Intima Essenza in particolare  è il risultato di una lunga ricerca interiore e dell’applicazione di una disciplina formale protrattesi per molti anni. L’oggetto della ricerca interiore è stato il desiderio di cercare risposta alla domanda: “Se togli tutto il superfluo, l’inutile e il secondario che grava sulla tua vita di uomo. Se togli quello che hai, quello che fai, quello che devi fare, quello che è legato alle abitudini e alle tue necessità sociali, quello che risponde alla tua personale vita di relazione, quello che ubbidisce alle leggi, quello che hai ereditato dai padri, quello che ti suggerisce o ti impone il gruppo, quello cui ubbidisci senza pensare, quello in cui hai scelto di credere, quello che dipende dagli affetti, quello che ti fa piacere, quello che sai riconoscere, quello che hai imparato ad amare ed odiare, quello che rifiuti e quello che accetti. Se togli tutto questo, rimane qualcosa?  E si può provare ad esprimerlo in parole?”
L’oggetto della disciplina formale si è condensato in un tentativo di recupero del valore della parola: poca cosa, confusa ed inquinata da millenni di usi ed abusi. Da qui la scelta dell’haiku: una forma poetica esatta ed estremamente formalizzata, perché la prima esigenza è quella di recuperare l’essenza di ogni singolo elemento del lessico attraverso una selezione estrema di asciuttezza e precisione. D’altro canto sono convinto che sia impossibile la scoperta dell’intima essenza umana senza la riscoperta di quella della parola, che dell’umanità è il primo veicolo di espressione.
Quando mi è sembrato di poter mettere un punto fermo a questa ricerca, ho cercato di costruire un percorso conoscitivo che rispecchiasse quello della mia storia interiore. Non si tratta perciò di una semplice raccolta, ma ogni singolo testo è collocato in una certa posizione in relazione agli altri.
Un approccio molto “occidentale” all’haiku: in quanto disciplina stilistica, ho cercato di mantenere il massimo rigore metrico (nel senso della metrica italiana)  ma mi sono lasciato guidare da una grande libertà contenutistica.  Accanto ad haiku classici, che rispettano tutte le regole della tradizione, la maggioranza non le adotta, e, in alcuni casi, si possono leggere vere e proprie catene di haiku, in composizioni di più lungo respiro. In più sono abbastanza frequenti i riferimenti alla tradizione poetica italiana ed europea.



Nonostante tale disinvoltura di partenza la natura dell’ haiku e la sua attrazione verso il dialogo interiore ha creato molte analogie tra la via disegnata all’interno del libro e quella presente in altri testi della tradizione orientale, che precedentemente non conoscevo. Giocando di metafora, potrei dire che a partire da un certo momento  sono stati gli haiku a prendermi per mano e a portarmi dove volevano loro.

Il libro è composto da una introduzione e tre parti successive intitolate rispettivamente: Labirinto, Mandala, Ritorno. L’Introduzione in prosa è una guida. Il libro chiede prima di tutto di adattarsi alla sua “respirazione”. C’è una lettura ideale che non passa attraverso gli occhi, ma avviene direttamente nella mente.
Labirinto rappresenta la presa di coscienza del reale attraverso la poesia e il linguaggio. Mandala rappresenta l’immersione vera e propria nell’Intima Essenza, lasciandosi alle spalle l’esteriorità del reale. E’ il centro, in tutti i sensi, del libro e a sua volta ha un centro non casualmente costituito da un unico haiku all’interno di un grande spazio bianco. Ritorno è una risalita al reale che, dopo l’esperienza di Mandala, viene rivissuto in modo nuovo, più distaccato e sereno, ma con una maggiore consapevolezza del sé.

Andrea Tavernati è nato a Pavia nel 1960. Laureato in lettere e diplomato in archivistica, ha lavorato nella scuola pubblica e poi come creativo pubblicitario. Cosa che fa tuttora. E’ sposato e ha due figlie. Malato di scrittura fin dall’adolescenza, a 16 anni ha cominciato a scrivere un romanzo fiume. Quando, quattro anni dopo, l’ha concluso e riletto, ha deciso di sotterrarlo in giardino. Ma il vizio è rimasto. Nel tempo ha scritto poesie, racconti, altri progetti di romanzo. Ogni tanto si sfoga in una rivista o sui poveri giurati di qualche concorso. Qualcuno, sorprendentemente,  l’ha anche vinto.





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