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venerdì 21 novembre 2014

XERION La Leggenda del Cavaliere senza Croce di Richard Joseph Harriman

Sono Napoli e i suoi misteri millenari i protagonisti di questo singolare Thriller Storico e l’autore, Richard J. Harriman, statunitense trapiantato a Napoli all’età di soli dodici anni, ha molto in comune con il suo protagonista.
Dalle pagine della sua opera, traspare una profonda conoscenza della realtà di questa antica capitale. Le personalità dei numerosi personaggi sono delineate in maniera mirabile sottoforma di autentici affreschi, talora drammatici, in certi casi addirittura grotteschi.
Il lungo romanzo, strutturato sottoforma di un incalzante alternarsi di punti di vista, riesce a mantenere desta l’attenzione del lettore attraverso questi continui “capovolgimenti di fronte”.
Ma partiamo dal principio, come direbbe il vecchio James, il vero protagonista del libro, nonostante questo inizi proprio con la sua dipartita.


Tutto ruota intorno a una libreria ospitata nel cuore più antico di Napoli. James ne era il titolare e, alla sua morte, lascia tutto all’unico nipote, Claudio. Il lascito, all’insaputa del giovane, comprende anche una segreta collezione di antichi e preziosi manoscritti, che egli scoprirà in maniera solo apparentemente fortuita.
Il connubio tra il vecchio James e Napoli inizia il primo di ottobre del 1943.
La città era stata appena liberata dai tedeschi. Le truppe della Wermacht si erano ritirate verso nord dopo le gloriose “Quattro Giornate”, in cui, a causa di sanguinosi scontri con la popolazione insorta, gli uomini del Führer erano stati costretti a capitolare.
Era un giovane sergente, James, quando giunse assieme ad altre migliaia di soldati facenti parte del contingente americano dell’Operazione Avalanche.
Nonostante le origini napoletane di sua madre, egli non aveva mai messo piede in Italia prima dello sbarco degli alleati in Sicilia.
Sebbene Napoli fosse, a quei tempi, un luogo tutt’altro che attraente per un giovane
graduato dell’82a Divisione Aviotrasportata, ci fu un episodio che gli fece amare questa città a prescindere da un quanto mai volubile e consunto sentimento patriottico.
A Napoli incontrò Giulia, una ragazza di diciannove anni. Trai due fu amore a prima vista. Proprio così, nonostante, quando lo vide per la prima volta, lui indossasse una logora mimetica da paracadutista e aveva il viso ricoperto di polvere. Lei, però, non fece caso che ai suoi occhi, di un verde così limpido e profondo da spiccare su tutto il resto.


Penserete alla solita avventuretta tra il soldatino americano e una delle tante riconoscenti “signorine” partenopee. Ma non fu così. La loro vicenda, anche se non è da considerarsi poi così anomala, per certi versi rappresentò comunque una rarità
rispetto agli squallori che riempirono le cronache locali nei mesi successivi dell’occupazione alleata.
Ma per ora non voglio rischiare di svelare troppo sui retroscena. Xerion è molto altro ancora, poiché le sue vicende si snodano attraverso il tempo come il filo di un’intricata matassa.
Prima di lasciarvelo scoprire, pagina dopo pagina, desidero congedarvi con le parole che lo stesso autore rivolge, attraverso la voce del protagonista, a chi si appresta a intraprendere questo singolare e avvincente viaggio attraverso lo spazio e il tempo:

A te, prescelto lettore, cui ho deciso di affidare ciò per cui fin’ora ho vissuto, chiedo soltanto un tributo prima di intraprendere questa inattesa avventura: abbandona qualsiasi pregiudizio, preconcetto o dogma che ti vincoli a quanto è universalmente riconosciuto come veritiero e inoppugnabile, poiché quello che leggerai e scoprirai potrebbe far vacillare la tua consapevolezza su ciò che reputi tale.

N. G. S.

L'origine del sottotitolo è riferita a uno dei personaggi storici che compaiono nel corso della narrazione. Il "Cavaliere senza Croce". Si tratta di un seicentesco avventuriero napoletano imbarcato su una  Galea dei cavalieri di Malta come parte della milizia combattente. La sua è una lunga storia che inizia proprio a Napoli e prosegue in un Mediterraneo infestato da corsari e pirati. È egli stesso un corsaro, poiché corsara è la nave che lo ospita, la “Capitana”. Quello che lo riguarda è un racconto frammentario, poiché Claudio ritrova un manoscritto contenuto in una cartellina di pelle con le iniziali incise A e C. Una sorta di diario personale in cui il nostro cavaliere annota ogni particolare di una delle sue disavventure.
L’autore utilizza, in questo caso, un lessico più consono all’epoca dei fatti narrati, riuscendo nello scopo di conferire allo scritto un particolare colore. Artifici simili compaiono anche in seguito, quando introduce un altro emblematico protagonista della storia di Napoli, ma non posso dire di più senza incorrere in uno spoiler.

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