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mercoledì 1 giugno 2016

Io sono Nina - Storia di una demenza senile

Sinossi
Nina è un'anziana madre che si trova nella fase conclusiva della sua demenza senile quando, per l’improvvisa assenza della badante, la figlia si trasferisce nella sua casa d’infanzia per starle accanto.
E' lì, nel luogo in cui è cresciuta e che la madre non riconosce più, che inizia a confrontarsi con il suo stesso ruolo di ‘figlia’ ormai privo di significato, con la disattenzione del passato, con il senso da dare alla vita se questa è così incline a farsi spazzare via e con la chiara percezione dell’emarginazione in cui la madre vive, isolata com’è in un mondo che non riconosce, circondata da luoghi e persone a lei ora totalmente estranei.
Un'esperienza raccontata “a cuore aperto” dove la figlia costruisce un viaggio in cui si trova a riflettere su come intendiamo la disabilità e la non autosufficienza, sull’indifferenza e la superficialità, se non, peggio ancora, la violenza con cui trattiamo i nostri anziani. E poi la relazione, non sempre facile, con operatori sanitari e medici.
E' impossibile non rimanere contaminati dall’abisso in cui sprofonda chi è affetto da demenza, una malattia che già oggi riguarda migliaia di persone e per la quale si prevede un aumento esponenziale nei prossimi decenni. Con milioni di anziani ammalati la demenza sarà un problema che sempre più riguarderà ciascuno di  noi.
Ma anche in una storia come questa, dove tutto sembra già scritto, dove quanto abbiamo di più caro - la nostra identità, i nostri ricordi - viene spazzato via c’è qualcosa da imparare. Ciò che queste persone ci insegnano è un altro rapporto con il tempo, ciò a cui ci allenano è la calma e la lentezza, la lezione di vita che ci impartiscono è la capacità di vivere il presente e di apprezzare le piccole cose. Ed è questo nuovo sguardo con cui d’ora guarderemo alla realtà, l’eredità più grande che una persona affetta da demenza può lasciare dietro di sé.


Quarta di copertina:
Mi porterebbe a casa, adesso?” chiede mia madre.
Mi dà del lei, non ha idea di chi io sia.

E' opinione comune che la demenza sottragga alle persone la memoria, ma fa ben più di questo. La demenza cancella intere esistenze, sprofonda chi ne è colpito in un abisso di solitudine, deruba della possibilità di trovare conforto in chi ti è più caro, trasformandolo in un estraneo.
Quella di Nina è una storia in presa diretta, dove una figlia si confronta con il suo stesso ruolo di ‘figlia’ ormai privo di significato, con la disattenzione del passato, l’approssimazione con cui è trattata la vecchiaia, le difficoltà nelle relazioni con gli operatori sanitari.
Ne nasce una riflessione sul significato da dare alla vita se questa è così incline a farsi spazzare via. “[...]per quanto importante possa sembrarci, l’amore del tuo uomo, l’amore per i figli, ciò che hai costruito, il dolore che hai dovuto attraversare, nulla, di tutto ciò, regge all’epurazione maniacale della demenza.”



Biografia:
Veneta di origine e lombarda d'adozione, Gabriella Mazzon Venturati lavora nell'ambito della comunicazione online/offline dapprima in ambito Information Tecnology e, successivamente, in quello industriale. E' stata giornalista pubblicista scrivendo per testate giornalistiche locali, mentre oggi pubblica articoli tecnici su riviste specializzate industriali a livello nazionale. Amante dei viaggi, con suo marito ha creato il blog scrical.it in cui racconta delle loro incursioni in giro per il mondo e ha pubblicato un diario di viaggio dal titolo “Viaggio in Alaska”.

Dati
Titolo: Io sono Nina - Storia di una demenza senile
Autrice: Gabriella Mazzon Venturati
Genere: Narrativa
Editore: Gabriella Mazzon Venturati
Anno pubblicazione: 2016
Pag: 156
ISBN: 9788892312012 (versione cartacea)
ISBN: 9788892568884 (ebook)
Formato eBook
Formato Cartaceo

Io sono Nina è presente nei seguenti store:

Versione cartacea

Ebook


Incipit del libro

“Mi porterebbe a casa, adesso?” chiede mia madre. Mi dà del lei, non ha idea di chi io sia.
Siamo sul divano a leggere, io un e-book, lei la sua rivista.

“Guardati intorno, sei già casa, mamma” le dico e lei pronta obbedisce, come avesse acquisito un’inconscia consapevolezza che di quella sua mente non può più fidarsi e che le cose che pensa vanno verificate.
Volenterosa volta il capo a destra e sinistra ma la credenza, il tavolo, le sedie, le tende che lei stessa ha scelto, questo stesso luogo in cui ha trascorso gli ultimi sessant’anni non le dicono più nulla.
Glielo si legge in volto questa mancanza di familiare, come se tutto le fosse diventato estraneo, come se qualcuno ne avesse estirpato i ricordi lasciando solo un involucro svuotato a lei indifferente.
Eppure in questa landa desolata cui a volte assomiglia la sua mente, la mia richiesta ha fatto presa e lei, in qualche modo, avverte che le si impone una risposta. E allora fa quello che già altre volte le ho visto fare; non sapendo cosa dire si trae d’impaccio ripiegandosi su di sé e tornando alla stessa pagina di quella stessa rivista che legge infinite volte.
Attendo. Non ho motivo di farmi prendere dallo sconforto perché mia madre non mi ha riconosciuto. S’impara. Lentamente ma s’impara. Occorre muoversi, in questo suo vivere di istanti, in modo sinuoso, senza lasciare spazio al turbamento.  Ciò che si impara è che quanto si è raccolto in quel preciso momento non sarà uguale a quanto si raccoglierà di lì a poco.
Faccio trascorrere alcuni minuti, mi volto ancora verso di lei e chiedo “Chi sono io?”
Alza lo sguardo dalla pagina, mi guarda con un cipiglio offeso “Mia figlia, vuoi che non lo sappia?”
Come siamo giunti fino a qui? Per gradi, direi. Un abbrivio lento che si è fatto sempre più intenso. Molto prima del tumore al colon è arrivata la demenza. Siamo già al punto della massima velocità? Non so dirlo. Ciò che so è che l’esito di questa corsa non può che essere un totale e completo deragliamento.


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