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| Dominika Zamara fotografia a cura di Paolo Gepri |
Desidero
esprimere la mia più sincera gratitudine a Dominika Zamara, artista dalla voce
luminosa e dal percorso internazionale di rara intensità, per aver accolto
l’invito di Vetrina delle Emozioni. La sua disponibilità, la sua sensibilità e
la sua dedizione all’arte lirica rappresentano un dono prezioso per chi, come
noi, crede nella forza culturale della parola e del suono. La ringrazio per
questo incontro, che si fa spazio di dialogo, ascolto e condivisione.
Dominika Zamara, soprano di origine polacca e cresciuta artisticamente in Italia, è una figura di rilievo nel panorama lirico internazionale. Nel 2006 una borsa di studio dal Conservatorio Statale di Verona, si laurea con il massimo dei voti presso l’Università di Musica di Wrocław, tornata in Italia avviando un percorso che la porterà a collaborare con maestro Enrico De Mori. Il suo debutto operistico avviene nel 2010 nel ruolo di Mimì nella Bohème di Puccini, diretta dal Maestro Enrico De Mori. Da allora, la sua carriera si espande con rapidità: interpreta ruoli verdiani, mozartiani, belcantistici e contemporanei, calcando palcoscenici in Europa, USA, Messico, Argentina, Cina, Corea del Sud, Australia, Canada, Africa e Medio Oriente. Tra le tappe più significative: Carnegie Hall di New York, Avery Fisher Hall al Lincoln Center, Teatro Olimpico di Vicenza, Teatro Verdi di Padova, Atterbury Theatre di Pretoria, Opera Theatre di Damasco, Sala della Protomoteca al Campidoglio, Accademia Teatro alla Scala, Mostra del Cinema e Biennale di Venezia, Beatificazione del Cardinale Stefan Wyszyński in mondovisione. Il suo repertorio spazia dal barocco al contemporaneo, con una particolare predilezione per Mozart, il belcanto e la musica da camera. È inoltre vincitrice di numerosi premi internazionali, tra cui il Premio Cartagine, il Premio Fontane di Roma, il Colosseo d’Oro, il Premio Giotto alla Carriera, il Premio Rosa d’Oro, il Top Global Artist Award e l’American Prize Award. Dal 2023 fa parte del roster artistico della New York Composer Circle come Performing Artist.
Dominika, la sua voce attraversa culture, lingue e
continenti. Qual è il primo pensiero che la accompagna quando si prepara a
cantare in un luogo nuovo?
Innanzi tutto c'è l’amore per il canto, la mia ragione
di vita. Il fatto di desiderare sempre nuovi luoghi e di cantare di fronte a un
nuovo pubblico: ritengo che diffondere l'arte sia una vera e propria missione. Ma
il pensiero primario è sempre lo stesso quando sono dietro le quinte, poco
prima di entrare. Ho mille pensieri: come sarà il pubblico nei miei confronti?
Come risponderà la mia voce? Piacerà? Ma quando varco quella soglia, tutto in
me si placa: esisto solo io, la musica e il calore del pubblico. Anche se sono
anni che salgo e scendo dai palchi, questo stato d'animo mi accompagna sempre,
ed è la prova che ciò che voglio davvero è trasmettere emozioni.
Nel suo percorso, l’Italia ha rappresentato una
seconda casa artistica. Qual è l’eredità più preziosa che questo Paese le ha
donato?
L’Italia ha da sempre rappresentato la terra promessa, il luogo in cui si vive e ci si nutre di arte. Specialmente per un cantante lirico, è un punto di riferimento essenziale per la crescita, la lingua e l'espressività: in Italia tutto parla d'arte. Qui ho trovato il mio trampolino di lancio e persone meravigliose che mi hanno aiutato e supportato. Una delle persone a cui devo molto per la mia crescita artistica è il Maestro Enrico De Mori: mi dava lezioni senza chiedere nulla in cambio, credeva semplicemente in me, e a lui devo il mio debutto nel mondo dell’opera. Amo l’Italia e mi sono sempre sentita a mio agio; la considero la mia patria e sento di appartenere a questa terra.
Ha interpretato ruoli iconici del repertorio lirico.
Qual è il personaggio che più ha trasformato la sua visione dell’arte e della
vita?
Bella domanda! Due dei ruoli a cui sono fortemente
legata sono prima di tutto il mio debutto nei panni di Mimì nell’opera La
Bohème di Puccini, diretta dal Maestro De Mori. Un ricordo vivido, un
momento speciale: vivevo a Verona in una casa del '700 e mi sentivo davvero
Mimì. Entrai talmente in sintonia con il personaggio che, dopo la sua morte in
scena, mi ci volle del tempo per tornare alla realtà. In seguito ad altre
esperienze ho capito che questa è ormai una costante: fondere la mia vita con
quella del ruolo che via via interpreto. L’altro ruolo è Donna Elvira dal Don
Giovanni di Mozart: una donna forte, di carattere, che vuole vivere il suo
amore. Lei è la parafrasi della mia vita emozionale.
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| fotografia a cura di Paolo Gepri |
La musica contemporanea è una parte importante del suo
repertorio. Che cosa cerca in un brano nuovo prima di accoglierlo nella sua
voce?
La musica contemporanea è una parte significativa del
mio percorso artistico: da molti anni mi cimento con l’esecuzione del
repertorio contemporaneo. Dapprima era una sfida, ora è parte integrante del
mio cammino. In America faccio parte di due istituzioni che promuovono tale
arte: a Dallas la NACUSA e a New York il New York Composers Circle; per questi
ultimi mi esibisco ogni anno con delle première. Tornando alla domanda: un
brano mi deve trasmettere emozioni. Adoro essere la prima esecutrice, poter
imprimere la mia voce su un brano o un progetto, specialmente se la musica è
scritta appositamente per la mia vocalità
Ha cantato in contesti solenni, sacri, storici. C’è un
momento in cui ha percepito la musica come una forma di responsabilità
spirituale?
Devo dire che la prima volta che ho sentito un legame
profondo con la spiritualità è stato quando ho cantato lo Stabat Mater
di Pergolesi: un’opera che si fonde con qualcosa di metafisico. Pergolesi la
scrisse nell’ultimo periodo della sua vita — ne era consapevole, secondo le
cronache — e si percepisce chiaramente che c’è qualcosa che va oltre l’umana
comprensione. Un'altra occasione è stata la beatificazione del Cardinale Stefan
Wyszyński a Varsavia, dove ho cantato l’Anima Christi scritta dal
compositore Don Marco Frisina. Aver cantato in onore di questo grande
Cardinale, il "Primate del Millennio", di cui in Polonia echeggia un
ricordo ancora vivo e profondo, mi ha fatto sentire parte di qualcosa di
immenso.
Il suo progetto dedicato a Bellini e Chopin unisce due
mondi affini. Qual è la scintilla che li rende, secondo lei, così profondamente
dialoganti?
C'era un legame profondo tra i due compositori: una
vicinanza fatta sia di amicizia sia di ispirazione reciproca, testimoniata
dalle varie lettere giunte fino a noi. Tra i Lieder di Chopin, infatti,
la linea vocale sembra puro belcanto; passando poi a Bellini, si ritrova la
medesima fluidità nel canto, così come le linee pianistiche di Bellini hanno un
chiaro sapore chopiniano. È un progetto al quale sono molto legata e che
propongo da anni, anche oltreconfine e oltreoceano. Il pubblico è sempre
entusiasta di scoprire questa amicizia attraverso l’ascolto.
Guardando al futuro, quale nuova frontiera artistica
desidera esplorare con la sua voce?
Mi piacerebbe percorrere più strade: continuare il mio cammino è la priorità. Non nascondo che vorrei realizzare un progetto crossover pop-opera, per avvicinare alla musica colta un pubblico meno avvezzo. Un'altra cosa che desidero: negli ultimi anni ho prestato la mia voce per diverse colonne sonore e vorrei continuare anche questa esperienza. E poi mi piacerebbe prendere parte a un film. Noi cantanti lirici dobbiamo essere anche attori: basti pensare al recitar cantando. Per approfondimenti

