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domenica 19 aprile 2026

IL RUMORE DEI VENT'ANNI: Due moto, mille curve e un'estate che non finisce mai a cura di Carlo Galdelli - recensione a cura di Gioia Lomasti

 

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IL RUMORE DEI VENT’ANNI non è soltanto un romanzo di viaggio: è una memoria che vibra, un richiamo al tempo in cui la libertà aveva il suono di un motore acceso e il profumo della strada appena scaldata dal sole. Il testo ci riporta a Ravenna, luglio 1985, quando due ragazzi – Carlo e Paolo – decidono di oltrepassare i confini della quotidianità per inseguire qualcosa che non ha nome ma che tutti, almeno una volta, abbiamo cercato.

Il loro itinerario verso l’Umbria è un mosaico di sensazioni: il ronzio metallico di una Vespa PX, il battito più ruvido di una Honda XL, le salite che non perdonano, le curve che insegnano, le soste che diventano piccoli riti. È un’ Italia che profuma di pane toscano e Coca-Cola ghiacciata, di borghi medievali che sembrano sospesi nel tempo, di polvere sulle visiere e risate che attraversano i caschi come un filo invisibile di fratellanza.

Il racconto si muove tra episodi ironici – come lo scontro “perso” contro un gigante della Standa – e momenti di pura meraviglia, come il respiro antico delle Cascate delle Marmore. Ogni pagina è una diapositiva che cattura un’estate che non vuole finire, un’estate che diventa rito di passaggio, promessa, trasformazione.

Il cuore del libro pulsa in una consapevolezza semplice e potente:
la strada non restituisce mai ciò che prende, ma dona sempre qualcosa in cambio.
E così Carlo e Paolo tornano a Ravenna diversi, più consapevoli, più vivi. Perché il viaggio, quello vero, non è mai una fuga: è un ritorno a se stessi.

Quest’opera è un invito a ricordare chi eravamo quando bastavano due moto, una cartina spiegata sul serbatoio e un amico accanto per sentirsi infiniti. È un tributo alla giovinezza che non smette di chiamare, anche quando gli anni passano e il vento cambia direzione.