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| Disponibile su Amazon con prefazione di Lucia Accoto |
«Allora di cosa mi devi parlare?», chiese, mantenendo gli occhi fissi su di me.
“Di cosa gli dovevo parlare? Ma che domanda era mai questa! Sapeva benissimo di cosa dovevamo parlare, lo sapeva esattamente da cinquecento anni, anzi a dirla tutta erano anche qualcosa di più…”
Questa volta furono i miei occhi a lampeggiare e quell’azzurro nascosto dalla timidezza invase la stanza, puntando dritto alla sua anima. Scrutai i suoi lineamenti, gli occhi cupi e malinconici… Era lui, ne ero certa, e quella fossetta sul mento: era come allora, non era cambiato affatto! Sentii mancarmi il respiro. Il silenzio invase lo studio, ora eravamo una di fronte all’altro. Nessuno parlò, furono i nostri occhi a farlo, ci osservammo con aria di sfida, i suoi occhi puntarono dritti nei miei, non li abbassò mai.
Era sicuro di sé, in fondo lo era sempre stato, in ogni occasione sia ufficiale che sotto le mie lenzuola di seta.
Era lui, non potevo sbagliare, sapevo che quando l’avrei visto i ricordi, che già vivevano in me, sarebbero rifioriti. Era bastato rivederlo, respirargli accanto per comprendere che nulla era cambiato. I secoli non avevano alterato il mio amore. Eppure ne era passata d’acqua nei canali di Venezia e di ombre tra le sue calli da quando i nostri corpi si univano, le nostre lotte comuni ci esaltavano e avevano luogo i nostri incontri segreti, dove il mondo si fermava… Ne era passata tanta di acqua sotto i ponti della mia amata Serenissima.
