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giovedì 29 settembre 2011

Ritorno alla Natura - Opera di Alfonso Cappa - Prefazione di Gianni Gallo e Biografia dell'autore

Prefazione

di Gianni Gallo



Nessuno, almeno prima d’ora è riuscito a spiegare cosa sia un poeta; non ci proverò neppure. Un poeta esiste e l’ipotesi più praticabile è chiedersi che sarebbe il mondo senza la poesia. Le mie xilografie non sono un’interpretazione delle parole di Alfonso ma piuttosto un percorso analogo e parallelo: scavare pezzi di legno, apposta minimi, incuranti di ciò che apparirà, significa frantumare una materia per farla apparire in altra forma; un invito a chi vedrà, a chi leggerà, ad entrare e partecipare a questo banchetto senza portate, perché ognuno avrà cucinato le sue. Non ci attraggono i grandi spazi, gli orizzonti senza fine perché non camminiamo con gli occhi verso il cielo; i nostri occhi guardano le scarpe che camminano, attenti al microcosmo che calpestano più vicini a grilli e formiche, che ad aquile e falchi. I nostri frutti non sono ananas e meloni ma mirtilli e corbezzoli, che vediamo più giganti di querce e castagni; noi siamo sintonizzati sul microcosmo, che è quello che ci possiamo permettere. Che io non cerchi di entrare nel merito non è casuale, perché è mia sola intenzione testimoniare al poeta il mio affetto, la stima la gratitudine per ciò che fa, per il modo con cui lo fa e per lo stile con cui ce lo presenta.


Gianni Gallo

Breve Curriculum

Sono nato il 7/6/1963 a Dogliani (CN), terra di Langa. Ho una laurea in pedagogia e sono diplomato alla scuola di musicoterapia di Assisi. Svolgo la professione di educatore in centri socio-educativi e di riabilitazione del handicap, e mi interesso di integrazione culturale in ambito scolastico. Precedentemente ho lavorato per molti anni presso un grande tour operator italiano.
Ho iniziato a dedicarmi alla scrittura durante l’adolescenza, scrivendo poesie e brevi racconti che ho pubblicato sulla stampa locale. Successivamente ho suonato il pianoforte in gruppi Jazz e Rock e ho composto canzoni (testo e musica). Dopo una parentesi di alcuni anni in cui ho sospeso le mie attività artistiche per motivi di lavoro e di famiglia, ho ripreso a scrivere verso la fine degli anni ’90, in modo più costante e dedicandovi sempre  più tempo.
 Nel 2007 ho pubblicato un libro di poesie intitolato Ritorno alla natura, in collaborazione con Gianni Gallo (incisionista e disegnatore).
Ho scritto un romanzo dedicato all’esperienza fatta sul Cammino di Santiago, Fiori blu lungo la strada,  Edizioni Primalpe, Cuneo 2010. ) a cui è stato assegnato il primo premio al concorso letterario internazionale Città di Moncalieri edizione 2011. Scrivo racconti, poesie e dipingo.
Voglio ringraziare pubblicamente l’amico e artista Gianni Gallo, mancato quest’anno, e con cui stavo lavorando ad un libro dedicato alla figura di un sacerdote, Don Giovanni Conterno - che fu storico e parroco della mia città – I disegni e le poesie erano già stati completati. 



mercoledì 28 settembre 2011

Accademia dei Bronzi. Premio “Arte Incontro”


Dopo la terza edizione del Premio “Vivarium” di poesia, conclusasi a fine luglio, l’associazione culturale “Accademia dei Bronzi” di Catanzaro promuove e organizza, in collaborazione con le Edizioni Ursini e con l’adesione dall’Assessorato Provinciale al Turismo, la prima edizione di “Arte Incontro”: serata d’arte durante la quale saranno presentati dieci pittori prescelti attraverso un’apposita selezione alla quale potranno gratuitamente partecipare artisti già conosciuti o alla loro prima esperienza.
Le opere (massimo due per ciascun artista) dovranno essere realizzate su tela, possibilmente in verticale, in una delle seguenti misure 40×60, 50×70, 60×80, 70×100. La consegna dovrà avvenire entro il 15 ottobre, presso la sede dell’associazione, ubicata in Via Sicilia, 26, previo appuntamento telefonico. Ciascun pittore, unitamente all’opera pittorica, dovrà inviare, o consegnare al momento dell’adesione, una sua foto personale, formato tessera, e la cedola di adesione all’iniziativa che potrà essere richiesta telefonicamente al n. 380.4799720, oppure via mail all’indirizzo accademiabronzi@libero.it.
Saranno particolarmente apprezzate opere raffiguranti paesi, vicoli, panorami, fiori o ritratti di persone legate al mondo contadino e agli antichi mestieri della provincia di Catanzaro e, più in generale, della nostra regione.
I pittori prescelti saranno presentati nel corso di una serata che si terrà nel mese di novembre nei Saloni del Circolo Unione di Catanzaro. Complessivamente saranno selezionati dieci artisti ai quali l’Accademia dei Bronzi consegnerà il Premio “Arte Incontro”: artistica targa in argento, accompagnata da un attestato di benemerenza con la motivazione critica. I quadri degli autori premiati rimarranno all’Accademia dei Bronzi e potranno essere utilizzati per la realizzazione di copertine di libri o di un eventuale calendario d’arte. A ciascun artista saranno consegnate, sempre gratuitamente, cinque copie della pubblicazione.
“Con Arte Incontro – ha commentato Vincenzo Ursini, presidente del sodalizio culturale catanzarese – intendiamo dare maggiore visibilità ad alcuni pittori calabresi che meritano di essere segnalati per la loro qualificata produzione. Siamo convinti che in Calabria esistono eccellenti potenzialità, capaci di competere a livello nazionale, più e meglio di tanti altri blasonati artisti del nostro tempo, ed in tal senso svilupperemo altre iniziative nel prossimo futuro”.





IL GLAMOUR A CURA DI ORNELLA PENNACCHIONI


Entrate con me, prego, sedete a terra e guardate una donna intelligente fare la femmina. Metri di stoffe simili a guide m'inseguono come lava rossa. Intanto non è ora: ho appena fatto la doccia e so di condensa d'amarene e cedro. M'asciugo piano, annuso l'aria che sa di me, stropiccio gli occhi, scuoto la testa, una raggiera d'acqua spara e va lontano, allungo la mano verso lo specchio appannato e ruoto cerchi per vedermi. Mi giro rapida, sono scalza, salto appena, le punte dei piedi arcuate, danzo lentamente il piacere frivolo della scelta sul cosa mettere. Certo, avrei voglia di fare la cerebrotica, psicopatica colma d'autoinganni ma, ora non ci casco manco morta, ora mi profumo fino a d essere stomachevole, intanto entra aria dalla finestra, sbatte una persiana rossa e diluisce la malia. Dov'è dov'è, non trovo la canotta, ma quale canotta trattasi d'una scelta speciale, sottoveste allora si si, quella di seta color cipria, si quella eccola, l'indosso e scivola rapida e rapida s'arrende al corpo, vado d'affanno dietro il paravento cinese coi draghi oro e il rosso fior di loto, infilo le coulotte e le forcine d'osso e strass sui capelli ancora bagnati.

IL CANTAPOESIE - PIETRO BRESCIA - Intervista a cura di Marco Nuzzo per Vetrina delle Emozioni

Su invito di Gioia Lomasti, ho deciso di intervistare Pietro Brescia (Il Cantapoesie), cantante, ma anche fisioterapista e coordinatore di riabilitazione motoria e cardiologica.

MN: Quando e come nasce il tuo desiderio di amalgamare scrittura, musica e teatro, trasponendo la tua arte ai fini della riabilitazione?


Pietro Brescia
PB: Il cantapoesie project nasce 4 anni fa da un incontro con un poeta-pittore , amico-fratello Antonio Brescia. Da una sua provocazione sono nati due spettacoli teatrali da me diretti dal titolo Poesia&riabilitazione, proprio perché un poeta e un riabilitatore lo desideravano. Miracolosamente misi insieme un gruppo straordinario di persone, quella che io chiamai Carovana Esistenziale, la vita sul palco tra suoni e parole. Un cieco campione del mondo di tiro con l’arco, un uomo in carrozzina con una grave malattia genetica (un guerriero), una coppia di gay di cui uno travestito, poi un’altra cieca (mia sorella) e il suo cane guida, un sassofonista di 16 anni incredibile, una bambina figlia dell’uomo in carrozzina, una ragazza  sui generis, ed altre persone particolari tra cui un percussionista che sembra uscito da una favola, una sorta di gnomo bellissimo. Raccontarlo sembra una favola. Invece, tutta realtà. Dopo i due spettacoli  è nato il desiderio di cercare un cantapoesie, un menestrello dei nostri tempi, quello che io oggi chiamo in un mio testo, l’arciere Esistenziale, un menestrello multimediale, un gladiatore.
Dopo vari tentativi con musicisti anche bravi ma con poco interesse per il faticoso e pionieristico progetto , ho deciso di fare tutto da me seppur né musicista né cantante. Ho comprato una chitarra e ho iniziato a dialogare con la poesia, ad immergermi nell’inchiostro, a danzare con le parole e a creare videoclip per avvicinare le persone ad un certo tipo di messaggio. Racconto la realtà vista con gli occhi di tutti, il mio urlo e anche l’urlo di tanti. Cerco di uscire fuori da me stesso per non cadere nella soggettività della vita ma di raccontarla attraverso gli occhi dei bambini, dei disabili, dei poveri, degli artisti, delle donne, degli uomini, della natura, degli animali, per quanto umanamente possibile. Non ho un genere musicale ma posso spaziare ovunque, tutti i ritmi del mondo sono dentro di me. Dal pop alla classica, al blues, al jazz, ecc.

L’arte come ausilio alla riabilitazione è ormai riconosciuta in tante realtà, in Italia sempre con ritardo e grande fatica. Ho creato anche un congresso in clinica che parlava di questo, dell’empatia, della musica, della teatralità che ogni operatore deve avere dentro di sé. Ovviamente ho avuto delle difficoltà a dialogare con i colleghi medici, psicologi, ecc, seppur sostenuto dalla testimonianza documentata di oltre 30 pazienti con cui ho interagito. La tecnica da sola non basta. Curiamo uomini non macchine, con un vissuto, una sensibilità una personalità, una unicità. Spesso leggo poesie a lavoro, canticchio e faccio cantare, ballare. Ho anche creato un brano che faccio ascoltare ai miei pazienti, che parla dello sforzo che ognuno di noi può fare pur rotto e acciaccato per abbellire la vita. (SFORZATI).

Marco Nuzzo
MN: Cosa vuol dire, per te, musicare in versi e, cosa non deve mai mancare nella tua arte?
PB: Nell’arte non deve mai mancare la passione, l’onestà intellettuale, la libertà. Per me musicare, anche se è più corretto parlare di trasposizione melodica, significa poter sentire il respiro del mondo.

MN: Quanti e quali sono i passaggi di lavorazione lungo i quali deve passare una tua opera affinché possa dirsi finita?
PB: Un opera non finisce mai, ma decidi che deve concludersi.
In genere, quando non ho più bisogno di leggere una poesia e sento che si è fusa con la musica e la mia voce, significa, bella o brutta che sia, che è conclusa. Come una gravidanza che si conclude con il mettere al mondo una nuova vita.  Sono come figli per cui vanno amati a prescindere dal loro “aspetto”.

MN: Utilizzi uno stile musicale in particolare, delle rime o dei ritornelli nelle tue trasposizioni melodiche di poesia o ritieni che il verso debba essere libero da costrizioni, affinché lo si possa adattare meglio a una musica?
PB: Non uso uno stile particolare, il cantapoesie è il mio stile. Utilizzo tutti i suoni e i ritmi che esistono e mi sento molto libero nella creazione. In genere è la poesia che mi spinge verso la melodia, come se esistesse già nelle parole. Se è necessario aggiungo una parola, uno slogan, un sussurro, delle urla, un pianto, una risata. Il titolo che diventa il ritornello o una frase che mi colpisce. Non ho regole, ogni creazione è un’opera a sé.
Se non fossi così libero non potrei creare su una creazione. È come una danza, non è un accompagnamento musicale, per questo è più corretto parlare di trasposizione melodica.

'' PUNTO APERTO'' COLLABORAZIONE A 2 VOCI, A CURA DI SILVIA CALZOLARI E DI VINCENZO CINANNI


FOTOASTRAZIONE DELLO SCRIBAN-POETA V.CINANNI

'' Due voci s'incontrarono,
nella buriana, de' sti tempi,
ponendo frasi e versi,
SILVIA  CALZOLARI
alternando,
lor sorrisi,
visi
che declamano
accorato vagheggio circonciso
in realtà immaginata
svolge espone
VINCENZO CINANNI
deliri quieti
in docili pensieri
odo seminuvole di carezza
che lambisce
le gote paonazze
del vento,
che tange
ogni momento,
ricercando affetto,
elettricamor acceso...
isole tra isole
in suono di palme
radicate - alate
tese di parole lucenti
in cieloazzurro
compagnia necessita
a chi,
da naufragio,
apprese esistenza
esistere nel non esistere...
essere presenza,
sul folio,
che piega il pensiero,
Sgualciti...
Davvero?
In angoli secreti
di sfogliati soli
che allungano
mani di
solidalieve
acceso
in donisorriso
La Sabbia che ci strinse,
profumo
di quell'umido
che scava.

venerdì 23 settembre 2011

Ornella Pennacchioni da COSE DELL'ALTRO MONDO

Dov'è dov'è, eppure c'è. Il segreto soffiò piano oltre lampo dritto della luce come uno sparo nella ragione. Esplose dentro la verità, di quelle che non si possono dire e vanno a colare altrove. Così, di faccia al giorno sulla sponda di un sorriso impercettibile bordo gengive, andavo ondulando fra labbra e denti il rimedio diurno. Abbonamento prepagato al notturno, si sa. Un giorno dopo l'altro, dove l'assenso della luna estasiata dalla puntualità col buio, ingombrava d'infinito l'eternità, andavo. Ancora e ancora da lei luna mi lasciai argentare, per vivere cromata il fantastico più scollacciato e sotto copertura. Questo è quanto più di scandalosamente clandestino si possa desiderare. Ancora affamati, degustarsi per bene per non sparire mal digeriti. I più li chiamano sogni, ma i sogni lasciamoli ai pigri. Io si tu no. Dillo ancora. Io si tu no, dillo ancora il vanto della differenza che nessuno vede benché davanti a tutti. Dai polmoni al fiato, dai piedi al passo, dal cuore all'eden. E' il filo di sutura fra una martellata e un volo appoggiato al sorrisetto del tu no. Dall'infinito senza porte ho visto galleggiare impronte di chi appeso al cosmo non teme di cadere. Nel punto d'intrattenimento fra ora e dopo dove abita il segreto, lì abito io. Che zona è? Eppure c'è. Apposta nessuno lo vede, apposta nessuno lo sa. La necessità ha imbroccato l'esclusiva un giorno primo a tutti gli altri, o forse ultimo ai primi, non saprei, e chiavi in mano senza darlo a vedere, via col pass a cose dell'altro mondo. Ad ogni dopo, dopo il giorno vado, gitana snob di un pensiero abusivo. Io si tu no. Dillo ancora. Io si tu no ad intervalli regolari come una posologia antibiotica, sennò è inutile. Un quando, un dove c'è, dove gli altri no. Dove la luna è più grande del paesaggio e cola argento sulle miniature sottostanti. Dove l'acqua evapora con te e su di te torna nuvola. Dove l'alba sale con le unghie rotte sulla parete nera della notte. Con un sorrisetto minimo, ammiccando alla scappatoia, la musica dello spartito assente sopra il cuore, una mano in diagonale fra i seni, finalmente vidi, entrai e pensai cose diverse perché erano a tutti inverse. 


TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI E PROTETTI DA COPYRIGHT

UNA FAVOLA ROBUSTA - TESTO E VOCE ORNELLA PENNACCHIONI - GRAFICA E VIDEO A CURA DI ALESSIO PATTI





Quando la musica è il silenzio di un patto, attraversarla è possibile, basta prendere e dare la mano.

-UNA FAVOLA ROBUSTA-

Entrò come una baldoria nella sua normalità. Aveva in mano uova farina frutta e fiori allegati ad un pensiero blu, un pavimento d'acqua e un cielo di cemento. Gli fu concesso il primo miracolo: nello strafare d'ingresso non si ruppero le uova. Mentre il tuorlo le raccontava il pulcino, la farina le raccontava il grano, il polline parlava dell'ape che lo amò perdutamente persino dentro il finale in vetro al supermarket, lei aprì la bocca, e seppe il sapore timbrando il digiuno col miele. Rimase a lungo a contare il resto senza mancia dei giorni suoi interrotti, coi capelli a ritmo collaudato dai si e no decise la partecipazione. C'era il rischio di stare bene, di essere felice, pensò senza darlo a vedere. Pensò alla fame come fosse d'amore, e cadde nella trappola del sogno tramutato in favola. Inciampò nel luogo comune delle baggianate d'intrattenimento con cui ti fregano da piccola per farti stare buona e poi da grande per la stessa ragione. Per prassi dovette servirsi del c'era una volta. Per una volta fu normale il c'era, la volta venne dopo. Lontana dal timer, in quell'atempore da formula bianca, sedette sul pavimento d'acqua accompagnata da due note impiccione uscite dal piano, che forte la teneva stretta a sé. Cominciò a raccontare una favola robusta, di quelle biodegradabili nell'happy end, ma che poi varcano il paradosso delle favole favolose, e cominciò.
“C'era una volta..”
“C'è una svolta, andiamo.”
“Cosa ne facciamo delle uova farina frutta e fiori?”
“Lascia stare.”
“Non posso, la favola è cominciata così.”
“A chi vuoi interessi?”
“A me. E' scritto sulla prima riga.”
“Vieni da me, ascolta la musica, la senti? La senti? Dimmi di sì.”
“Si la sento. E ora?”
“Dammi la mano, che attraversiamo la musica.”
“Dovevo raccontare una favola robusta, che resistesse al risveglio.”
“E' questa la favola.”
“Attraversare la musica?”
“Si.”

di Ornella Pennacchioni



TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI E PROTETTI DA COPYRIGHT

giovedì 22 settembre 2011

VETRINA DELLE EMOZIONI PRESENTA ORNELLA PENNACCHIONI - IL DISPIACERE SOLITARIO


Biografia

Ornella Pennacchioni nasce ad Agugliano nelle Marche.


Si forma all’Istituto d’Arte di Ancona e all’Accademia di Belle Arti di Macerata;
Tesi del 1983 sulla Scenografia Teatrale dell’Eliogabalo di Antonin Artaud.
Scenografa, Pittrice Surrealista, Modella Glamour, Stilista di Alta Moda,
Creatrice di Gioielli e Arredi.

Partecipa ad una Collettiva di Arte Fotografica a Basilea nel 1977
ad Arte Fiera di Bologna in diverse edizioni;
è scenografa invitata al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1983.

Nel mezzo neofita della scrittura s’è presa la briga di dare vita ad un nuovo teorema,
per non smemorare nell’oblio, con rinnovata forza creativa, in attesa di sé.
Nasce il “Dispiacere Solitario”, solo un attimo dopo “l’Immorale della Favola”,
la sua opera prima in corso di pubblicazione.


Vive attualmente ad Osimo in provincia di Ancona.




IMPORTANTISSIMA 
presentazione del romanzo 
IL DISPIACERE SOLITARIO al Maurizio Costanzo Talk 
da parte del grande Paolo Ferrari 

Intervento a cura di Fabio Amato per "Concerto di un re minore" di Alessandro Monticelli‏

Considerazioni su "Concerto di un re minore" -  di Alessandro Monticelli - A cura di Fabio Amato
Fabio Amato

L'opera di Alessandro Monticelli affronta e ci parla dell'amore rubato e precario e degli incontri fugaci che cercano di tamponare la profonda solitudine dell'anima. Nella precarietà dell'esistenza anche la instabilità degli incontri ci accompagna con la velocità propria della vita di oggi. Incontri che svaniscono in pochi secondi, anche quando si cercano in essi i germi dell'eternità. "...E tu che scrivi sul cristallo/appannato dal fiato/un "per sempre"/ che venti secondi è durato ".Amore che lascia l'amaro in bocca quando ci risvegliamo la mattina ancora in compagnia della nostra solitudine. La condizione umana è la solitudine che si vive e si respira nelle città, dove siamo stranieri perché incapaci di conoscere nel profondo le persone che incontriamo nella nostra vita. In queste condizione esistenziale l'amore come tutti gli incontri hanno in sé già i segni della fine. Tuttavia l'Autore è convinto che l'anima sia ancora l'essenza dell'umano e che malgrado si stia scivolando sempre più in basso, il corpo ancora senta l'esigenza dell'anima e in una sua poesia dice "...Stiamo camminando verso regni più bassi/ dove prendersi veloci come cani chiusi in un garage./ Ma a volte il corpo chiede ancora un po’ di anima/ per tutti coloro che credono di non averne bisogno. " L'anima resta e sarà sempre l'unica risposta possibile, per uscire dalle sabbie mobili che stanno soffocando l'umanità.

Alessandro Monticelli (1973) nato a Sulmona (AQ)
ha pubblicato le raccolte poetiche:
"Medicine Scadute" - Mauro Baroni Editore (Viareggio) - 2004
"Made in Italy" - Edizioni Progetto Cultura (Roma) - 2004
"Favole da un Manicomio" - Il Foglio Editore (Piombino) - 2006

2° edizione 2007

Suoi testi sono pubblicati su diverse antologie e riviste letterarie nazionali e internazionali
ecc.
ha partecipato a numerosi reading e festival di poesia.
Dal 1999 inizia la sua poliedrica attività artistica, esponendo nel duo Monticelli - Pagone 
nelle maggiori città italiane in gallerie e musei.

Pubblicato dalle Edizioni Ursini il quarto volume della nota poetessa “LE ULTIME SCALE” DI PAOLA PANCALDI PUGOLOTTI

Catanzaro 21.9.2011 - Dopo le raccolte di liriche “Il luogo e il tempo”, “Le bocche invisibili”, e il libro di racconti “Le trasgressioni di Miranda”, Paola Pancaldi Pugolotti torna alla poesia con un nuovo ed interessante volume dal titolo “Le ultime scale”, pubblicato nei giorni scorsi dalle edizioni Ursini di Catanzaro.
Con questa terza raccolta, premiata nella XX edizione del Premio “Iniziative Letterarie 2008”, Paola Pancaldi Pugolotti, attraverso il suo modulo scrittorio stringente, coeso e felicemente coniugato in sintagmi di notevole fattura, continua il suo rapporto con quel lirismo iniziato molti anni addietro, che l’ha portata ad essere, oggi, una fra le poetesse più meritevoli dell’agone letterario.
Il suo linguismo moderno è capace di intuizioni, sprazzi di pensiero, di immagini illuminanti, abili a colpire nel segno quello che è il mistero della poesia, perché si uniforma a quel tono alto, e pure intonato e fruibile che non delude e si fa accettare per la rara perizia dei significati e degli strumenti adottati, estremamente raffigurativi e modellati ad una dimensione più universale, più vasta e duratura, quale potrebbe essere la distanza fra noi e l’eternante verità che andiamo cercando, scavando, interpretando: una verità che è sempre altrove, fra noi e la precarietà del tutto che ci circoscrive e ci limita, senza sosta, senza interruzione di continuità.
“Paola Pancaldi Pugolotti - dice Ninnj De Stefano Busà - istruisce, per così dire, un modello lessicale fra i più piacevoli e disinvolti, non cade mai nel banale di un assioma, di un verso, di un’espressione lirica che non abbia il dolce canto ammaliatore di sirene, la dolcezza carezzevole, eppure robusta, vivace e variegata di un rendiconto d’anime che sa, appunto quali ultime scale deve salire il cuore”.

mercoledì 21 settembre 2011

Emanuele Marcuccio - Caporedattore per il blog Vetrina delle Emozioni intervistato dal Curatore editoriale e coordinatore per la suddetta sezione Vetrina delle Emozioni Marco Nuzzo


Su invito di Gioia Lomasti, ho deciso di intervistare Emanuele Marcuccio, poeta, scrittore, aforista e collaboratore editoriale, caporedattore per il blog “Vetrina delle Emozioni.


MN: Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere in versi?
caporedattore
EMANUELE MARCUCCIO
EM: Il mio amore per la poesia nasce nel 1985, in prima media, grazie alle lezioni di italiano, tenute dalla prof.ssa di italiano, storia e geografia. Però, solo nel 1988, in quarta ginnasiale ho sentito il desiderio irrefrenabile di scrivere in versi, ma erano solo pasticci, solo esercizi, non erano poesie, scrivevo anche senza essere ispirato - grave errore – solo nell’aprile 1990 (in quinta ginnasiale) scrissi la prima poesia “La scuola è in alto mare”, in un gruppo artistico, durante il periodo delle occupazioni scolastiche, fu subito pubblicata nella bacheca della scuola e, per la prima volta mi chiamarono “poeta”; proprio questa poesia dà l’incipit alla mia raccolta Per una strada, pubblicata da SBC Edizioni nel 2009. Sono stato ben felice di inviarne una copia con dedica autografa alla cara prof.ssa delle medie, ormai in pensione, e non si riteneva degna della dedica.

MN: Cosa vuol dire, per te, fare Poesia e cosa non deve mai mancare in un tuo scritto?
EM: “Poesia” è una parola che deriva dal verbo greco “ποιέω” (poiéo), che significa “faccio”, “costruisco”, quindi, il poeta è colui che fa, costruisce (con le parole). La poesia è la più profonda forma di comunicazione verbale mai creata dall'uomo per esprimere i più reconditi sentimenti umani, le più profonde emozioni, anche se non si esprimono mai chiaramente ma, come trasfigurati; come ci insegna Ungaretti in una meravigliosa intervista del 1961, non si riuscirà mai ad esprimere appieno la propria anima. Poi, la poesia è anche musica, anzi, la precorre e la contiene in sé ed è la mia maniera di fare musica, infatti, amo molto la musica classica e molte mie poesie sono ispirate dall’ascolto di essa; anche se non scrivo in rima, eccettuate solo tre poesie, solo la rima spontanea contempla la mia poesia, dipoi, la musicalità e la fluidità del verso e, proprio queste ultime caratteristiche non devono mai mancare in un mio verso, oltre alla spontaneità di quello che io chiamo “il primo fuoco dell’ispirazione”.

Nel cuore prende luce nel Maggio 2010 come raccolta dei versi scritti da Paola Tricomi

ν qum
…Perché vi è una sola lingua, universale, capace di descrivere i mille volti della luce, un sussurro che nasce nel cuore e ad esso è indirizzato.
 
Mi chiedo cosa sia il pensiero, cosa sia l’emozione: cos’è questo profondo che ci caratterizza?
Non mi chiedo da dove provenga, né chi gli abbia infuso il suo soffio, chi l’abbia plasmato, né cosa ancora lo permei del calderone in cui si generò, ma cosa sia, che immagine, profumo, colore, voce abbia, quale la sua fisicità, come immaginarla.
Ne ricerco i contorno palpabili e li trovo.
Li trovo in un pensiero che diventa parola, carta, inchiostro, in un’emozione che è suono, vibrazione di tante corde, in una vita che diventa racconto, melodia, colore, in un’essenza che è goccia, gocce distillate nero su bianco, in chine, note, pennellate come gesti, fiato, calde movenze.
Arte, ritrovo ancora te a cantare gli Abissi, ancora te a travalicare i confini, polverizzare i limiti.
Arte, come creta, ancora tu ad offrire sostanza, materia all’etereo.
Arte, ancora tu a mani giunte e piena ti concedi, pozzo di riversate coscienze, rendendo visibile l’invisibile, reale, tangibile lo sfuggente, in un fluire d’animi l’una dentro l’altra che si riflettono, rifrangono, si rimescolano,  si sfiorano, si toccano.

Radio Sonora Speciale - Sabato 24 settembre · 9.00 - 23.30 - EVENTO



Radio Sonora Speciale

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Ora
sabato 24 settembre · 9.00 - 23.30
Luogo

Maggiori informazioni
una giornata di diretta radiofonica con gli speakers di 
Radio Sonora

09:00 09:15 lom a merz + laschibala
09:20 09:55 Grungissimo vs Frequenze Alternative vs 
Radio Titz
10:00 10:40 Bc jazz club
10:45 11:15 Le parole che viaggiano + 
Psycho to psycho
11:20 12:00 Back into the '90s + RNR Vibrations
12:05 13:00 RNR High School
13:05 13:35 Sold out + Antiradio
13:45 14:10 A muso duro
14:15 15:00 Voglia di volare
15:10 15:40 Moustique + Bamboocha + Step 3
15:45 16:15 La strana coppia più una
16:20 17:00 Spoiler + Sonoraciak + Le immagini scritte
17:20 18:00 Noi contro loro
18:05 18:35 Bloody mary in flames + Discolovers
18:40 19:20 C più C vs L'alatante vs Get your 
rocks off baby
19:25 20:10 Rockabbestia + Castle rock
20:15 20:55 Alò brasil + On the road + Febbre a 80
21:00 21:40 Finisterre vs New jack city vs Nothing
21:45 22:15 Morti di ruggine + Poesia e vita
22:20 23:00 Audio selection + Helvete radio

VETRINADELLEEMOZIONI-POESIAEVITA


EVENTO PROMOSSO E SUPPORTATO ANCHE  DAL NOSTRO STAFF



Solitudine di Fabio Amato - intervento a cura di Emy Mercuri

Solitudine

Inscatolati
nel ventre
della terra
corriamo,spintonandoci
come solitarie monadi,
deflagriamo
le nostre solitudini
lungo cunicoli
senza contorni,
le nostre coscienze,
coni d'ombra
filo spinato dell'anima

Quando lessi la poesia del Dott. Amato, mi stavo preparando a lasciare l’Italia per la Bosnia Erzegovina. Lungo cunicoli/senza contorni,/le nostre coscienze,/coni d'ombra filo spinato dell'anima … Versi che accompagnarono la mia visita a Srebrenica. Mi chiesi se per conoscere l’angoscia si ha davvero bisogno di calpestare i giardini dello sterminio o se questi possano essere evitati e fatti tacere nelle loro voci di solitudine prima che divengano aspre e regolate dalla quotidianità. Solitudine ricorda alle orecchie poco allenate di ogni lettore il canone di The Waste land di Thomas Stearns Eliot. Una guerra aveva preceduto il poema del poeta statunitense naturalizzato britannico, una guerra aveva preceduto i miei studi, ma quale conflitto ha preceduto le riflessioni di Amato? Fabio Amato lavora nel sociale, stringe le mani e accompagna il sorriso alla vita di tutti i giorni di quelli che la normalità definisce “pazzi”. Il tempo si ferma quando ciò che ritenevamo importante svanisce in un battito d’ali di una farfalla. Ogni ragione e ogni sentimento creduto reale divengono idoli scaduti di un mondo che ha materializzato e mercificato l’essenza umana, definendola di volta in volta secondo i canoni del lavoro, delle mode e delle richieste crescenti dei mercati, dimezzando il tempo che l’uomo concede a se stesso e alla condivisione. “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso”scrive John Donne, è di per sé bisognoso di auto rigenerarsi nel divenire dell’intersoggettività che il mondo moderno ha in parte scalfito. Il correre violento verso nuovi lidi, quali il lavoro, l’economia del corpo, certamente non sono nella loro interezza negative. Il lavoro, ad esempio, dà sussistenza (qualora sia equamente distribuito), ma non è l’unica ancora che definisce l’uomo giacché tale. Anzi!Attribuendo un’identità univoca, l’uomo perde le sue differenti capacità e doti, terminando il percorso in una visione solitaria e atomica. Ecco la deflagrazione, ecco i cunicoli, meandri dove l’abisso del dimenticato essere si è trasformato in avere. Lo sconvolgimento dell’immane strage della prima guerra mondiale che ha reso desolata la terra di Eliot si ripercuote nel più crudo immaginario di un uomo che da fine, diviene strumento e lentamente, nella risata del benessere isterico dell’accumulazione materiale, nella lotta contro il tempo e gli spazi da parte della tecnologia, che rende gli uomini moderni superiori agli antichi, è memoria di un momento la solidarietà globale che nei versi d’un poeta diventa filo spinato dell’anima.

"Solo chi si isola da se stesso e dal prossimo è veramente solo."
Nicola Abbagnano

 A cura di Emy Mercuri




martedì 20 settembre 2011

Luciano Somma - Compositore di Emozioni

Luciano Somma è nato a Napoli, diversi anni or sono, ha iniziato a scrivere testi per canzoni e poesie dall’età di 13 anni. All’attivo moltissime pubblicazioni poetiche singole o in antologie anche scolastiche. Ha scritto e scrive su un numero imprecisato di periodici, centinaia i premi vinti, 2 volte medaglia d’argento del presidente della Repubblica e Laurea nel 1987 H.C. in lettere e filosofia. Oggi più volte in giuria nei concorsi di poesia e narrativa, iscritto alla SIAE come autore e compositore sono  circa 2000 le canzoni prodotte con vari collaboratori ed interpreti.
Per anni conduttore radiofonico, più volte in Tv locali e su Rai 2 nella trasmissione NON E’ MAI TROPPO TARDI nel 2005. Direttore artistico della casa editrice e discografica Agos di Vignola, del Project Team Antorva, di Vivicentro , Emmegiischia, e di altre organizzazioni artistico letterarie. 
 E’ il poeta più presente in internet, decine i titoli accademici.
Attualmente collabora con vari siti, radio e TV on line con poesie e canzoni.

SEGUONO I SITI...

In Liguria - Seminario di primo livello EFT - EMOTIONAL FREEDOM TECNIQUES

EVENTO


Ora
sabato 29 ottobre · 10.00 - 18.00

Luogo
Presso Pachamama
Via Genova,104
Albenga


Creato da

Bruno Zanaboni - Autore del libro "EFT per Bambini - L'Arte di Crescere Liberi"


Nel panorama delle Scienze Evolutive EFT si colloca come una delle tecniche energetiche di più semplice attuazione. Immediata ed efficace è applicabile sia su disequilibri di carattere fisico che emozionale. Il corso prevede il seguente programma:
- introduzione alla tecnica, l'energia del pensiero e della parola
- i traumi e i blocchi emozionali, cosa sono, dove si formano e perchè, come eliminare le convinzioni limitanti
- come imparare e applicare EFT
- i vantaggi condivisi, EFT su traumi e paure, EFT generativa
- lavorare su sè stessi e sugli altri
- EFT PER BAMBINI
-introduzione all'"Arte di EFT", l'utilizzo di SET, EFT e HO'OPONOPONOPARTICOLARE ATTENZIONE SARA' DEDICATA ALL'APPLICAZIONE DI EFT SUI BAMBINI.
Al termine del corso sarà rilasciato regolare attestato di partecipazione riconosciuto da EFT-ITALIA.
Per ulteriori informazioni sulla tecnica: www.brunozanaboni-eft.com
iscrizioni entro il 27 ottobre 2011
per info: Pamela - E-MAIL

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info@vetrinadelleemozioni.com