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IL VERSO CHE TACE DI GIOIA LOMASTI - OMAGGIO A DANTE

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“L’autrice desidera esprimere la sua più sincera gratitudine per gli apprezzamenti rivolti ai progetti presentati sul suo sito, accolti con interesse anche su canali esteri. Il riconoscimento ricevuto costituisce per lei un prezioso incoraggiamento a proseguire con passione e dedizione nel percorso creativo intrapreso.”

martedì 9 giugno 2026

Recensione a cura di Gioia Lomasti Me, Myself and Why – The Gravity That Refuses to Fall di Marco Nuzzo

In Me, Myself and Why – The Gravity That Refuses to Fall, Marco Nuzzo compone un linguaggio visivo che vibra tra rivelazione e sospensione. Le sue immagini, tese come corde di luce, aprono un dialogo silenzioso con ciò che resta in bilico: il peso, la caduta, la scelta di non cedere. Questa recensione, a cura di Gioia Lomasti, accoglie il lettore nel nucleo pulsante di una poetica che interroga il reale e ne distilla la sua parte più inquieta e luminosa.

Nel flusso visivo e sonoro che Marco Nuzzo costruisce, Me, Myself and Why si presenta come un attraversamento interiore, una fenditura luminosa che si apre nella materia dell’esistenza. L’opera si muove tra percezioni frantumate e ricomposizioni improvvise, come se ogni immagine fosse un frammento di coscienza che tenta di trattenere il proprio peso mentre la gravità — metafora del limite, della caduta, dell’umano — sembra rifiutarsi di compiere il suo corso.

lunedì 8 giugno 2026

Dieci Anni della Serie “Silk Road Literature” Celebrazione di un Progetto Letterario Transcontinentale e Annuncio della Personalità dell’Anno 2026 Il Cairo – Darna Museum



Celebriamo dieci anni di Silk Road Literature, una serie che ha trasformato la traduzione in un ponte tra culture, unendo autori di tre continenti e dando vita a un progetto letterario internazionale che continua a crescere. Il Darna Museum del Cairo ospita la celebrazione ufficiale, durante la quale sarà annunciata la Personalità Culturale dell’Anno 2026 e saranno presentate nuove pubblicazioni che arricchiscono la biblioteca della serie.

We celebrate ten years of Silk Road Literature, a series that has transformed translation into a bridge between cultures, uniting authors from three continents and shaping an international literary project that continues to expand. The Darna Museum in Cairo will host the official celebration, during which the Cultural Personality of the Year 2026 will be announced, along with the launch of new publications enriching the series’ growing library.

Latifa Harbaoui – La voce luminosa della letteratura algerina - introduzione a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle Emozioni

Nel presentare la figura di Latifa Harbaoui, incontriamo una voce che illumina la letteratura algerina contemporanea con sensibilità, rigore e grazia. La sua opera, nutrita da filosofia, impegno culturale e una profonda attenzione all’essere umano, attraversa poesia, narrativa, giornalismo e teatro con naturale eleganza. Le sue parole viaggiano oltre i confini, accolte da riviste e antologie internazionali, mentre il suo contributo culturale continua a crescere e a ispirare lettori e studiosi.

In presenting the work of Latifa Harbaoui, we encounter a voice that illuminates contemporary Algerian literature with sensitivity, depth, and grace. Her writing — shaped by philosophy, cultural engagement, and a profound human vision — moves effortlessly through poetry, narrative, journalism, and theatre. Her words travel far beyond borders, embraced by international journals and anthologies, while her cultural impact continues to grow and inspire readers and scholars.


Ci sono autrici che non si limitano a lasciare un’impronta nella letteratura: la trasformano, la ampliano, la rendono un luogo di incontro tra sensibilità, culture e visioni del mondo. Tra queste figure rare e preziose si distingue Latifa Harbaoui, scrittrice e poetessa algerina la cui opera attraversa con naturalezza territori diversi — poesia, narrativa, giornalismo, teatro, letteratura per l’infanzia — mantenendo sempre intatta una voce riconoscibile, intensa, profondamente umana.

La sua formazione filosofica, maturata presso l’Università di Bouzaréah e successivamente all’Università Mohamed Khider di Biskra, ha plasmato una scrittura che interroga, osserva, ascolta. In ogni suo testo si avverte la presenza di uno sguardo vigile, capace di cogliere le sfumature dell’esistenza e di restituirle con una delicatezza che diventa forza. La parola, per Latifa Harbaoui, è un atto di consapevolezza e di responsabilità: un modo per illuminare ciò che spesso rimane in ombra.

La sua attività giornalistica l’ha resa una voce autorevole nel panorama culturale arabo. Ha scritto per quotidiani e riviste di grande rilievo, curando rubriche dedicate alla società, alla letteratura e al pensiero contemporaneo. Le sue collaborazioni internazionali testimoniano una presenza che supera i confini geografici e linguistici, raggiungendo lettori in tutto il mondo arabo e oltre.

Accanto alla scrittura, Latifa Harbaoui ha dedicato energie preziose alla formazione artistica dei più giovani, fondando nel 1995 il gruppo infantile Chadou El Djazaïr e realizzando opere teatrali e canzoni per l’infanzia. La sua voce ha risuonato anche in radio e televisione, attraverso programmi culturali che hanno contribuito a diffondere la bellezza della parola e il valore della riflessione.

Le sue opere — tra cui Shams Ala Miqassi, Qassasat Qalaq, Rassaïl Al-Khuffash Al-Ashqar, Khatawati Adh-Dhahabiyya fi Al-Qira'a Adh-Dhakiyya e molte altre — hanno ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali, diventando oggetto di studi accademici, tesi universitarie e giornate di ricerca dedicate interamente alla sua poetica. La sua poesia ha viaggiato in numerose lingue, trovando spazio in riviste prestigiose e antologie internazionali come ALL TOGETHER 11.

La figura di Latifa Harbaoui rappresenta oggi una delle presenze più significative della letteratura algerina contemporanea: una voce che continua a espandersi, a dialogare, a generare cultura. Presentare la sua biografia significa rendere omaggio a una donna che ha scelto la parola come strumento di libertà, come gesto di cura verso la comunità artistica, come testimonianza di un cammino che continua a ispirare.

Gioia Lomasti
Vetrina delle Emozioni

Intervista internazionale (ITA/ENG) a cura di vetrinadelleemozioni.com al poeta Bilal Al Masri a cura di Gioia Lomasti autrice, curatrice e promotrice Autori Artisti

In un tempo in cui la parola torna a essere ponte, Vetrina delle Emozioni accoglie con gratitudine la voce del poeta libanese Bilal Al Masri, protagonista di un dialogo che attraversa memoria, identità e visione umana. Questa intervista nasce dal desiderio di creare uno spazio autentico di incontro, dove la poesia diventa ascolto, riflessione e passaggio verso orizzonti condivisi. Con la cura di Gioia Lomasti, l’incontro si fa testimonianza di come la letteratura possa unire culture diverse, restituendo alla parola la sua forza più antica: quella di illuminare ciò che ci rende profondamente umani.

In a time when words once again become bridges, Vetrina delle Emozioni gratefully welcomes the voice of Lebanese poet Bilal Al Masri, the central figure of a dialogue that moves through memory, identity, and the human vision. This interview arises from the desire to create a genuine space of encounter, where poetry becomes listening, reflection, and a passage toward shared horizons. Under the curation of Gioia Lomasti, the exchange becomes a testament to how literature can unite different cultures, restoring to language its most ancient power: the ability to illuminate what makes us profoundly human.


Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a Bilal Al Masri per la disponibilità, la sensibilità e la profondità condivisa attraverso il suo lavoro. La sua presenza e il suo contributo rappresentano un valore autentico per chi crede nella forza della parola e nella bellezza del dialogo culturale. In collaborazione con Vetrina delle Emozioni – Autori & Artisti, esprimo la mia gratitudine per aver accolto questo spazio di confronto e per aver donato ai lettori una voce capace di attraversare emozioni, pensieri e orizzonti umani. A cura di Gioia Lomasti autrice, curatrice e promotrice culturale per vetrinadelleemozioni.com Autori Artisti.

giovedì 4 giugno 2026

Il Viaggiatore della Parola – Omaggio ad Ashraf Aboul‑Yazid – A cura di Gioia Lomasti – In collaborazione con Vetrina delle Emozioni




Con profonda stima ed elogio per un autore che ha saputo trasformare la letteratura in un ponte tra culture dove ho potuto partecipare assieme al mio stimatissimo amico e collaboratore Luciano Somma.



mercoledì 3 giugno 2026

Il verso che tace – Dante e Marilyn: il mistero della parola e della luce

Ricorrenze in versi è lo spazio in cui la memoria incontra la poesia, dove figure lontane nel tempo tornano a parlare attraverso la parola, la luce e il simbolo.
In questo percorso, Il verso che tace accoglie personalità che hanno segnato la cultura, l’arte e l’immaginario collettivo, trasformando ogni ricorrenza in un’occasione di riflessione e bellezza.

È in questo contesto che si inserisce l’incontro ideale tra Dante Alighieri, padre della lingua italiana, e Marilyn Monroe, icona hollywoodiana del Novecento: due simboli universali che, pur appartenendo a mondi diversi, continuano a risuonare nel silenzio della poesia e nella luce del mito.


Nel progetto Il verso che tace di Gioia Lomasti, la poesia diventa ponte tra due universi che sembrano lontani, ma si riconoscono nella stessa tensione verso la bellezza e l’eternità.

Canto Primo – Versi al Velo del Tempio Il varco sacro dove nasce la voce silente

Nel Canto Primo – Versi al Velo del Tempio, il lettore viene accolto sulla soglia di un luogo sospeso, dove la parola si fa rito e il silenzio diventa guida. Questo nuovo varco poetico, parte integrante del progetto Il verso che tace, apre un cammino interiore in cui luce e ombra dialogano con grazia antica.
Il velo non cela: rivela. Custodisce il sacro mentre lo offre, lasciando filtrare una voce che nasce quieta e si innalza come un respiro consacrato.
In queste pagine, la poesia di Gioia Lomasti si fa gesto di devozione, un invito a sostare nell’intervallo tra ciò che appare e ciò che tace, affinché il lettore possa attraversare la soglia e riconoscere, nel proprio silenzio, la scintilla che illumina.

🌿 INTRODUCTION IN ENGLISH

In Canto Primo – Versi al Velo del Tempio, the reader is welcomed at the threshold of a suspended realm, where words become ritual and silence becomes a guide. This opening movement of the project Il verso che tace unfolds like a sacred passage, inviting an inner journey shaped by the delicate dialogue between light and shadow.
The veil does not conceal: it reveals. It guards the sacred while offering it, allowing a quiet voice to rise like a consecrated breath.

Within these lines, Gioia Lomasti’s poetry becomes an act of devotion — an invitation to linger in the space between what is seen and what remains silent, so that the reader may cross the threshold and rediscover, within their own stillness, the spark that illuminates.




Nel Canto Primo de Il verso che tace di Gioia Lomasti, intitolato Versi al Velo del Tempio, la poesia si apre come un varco sacro, un ingresso che non introduce soltanto un’opera, ma un cammino interiore. Il velo che inaugura il canto non è un semplice elemento simbolico: è la soglia attraverso cui la parola si fa rito, la luce si fa respiro, il silenzio diventa guida. Fin dai primi versi — «Nel vel che all’ora mesta e ancor dispiega, s’accende il foco d’un pensier profondo…» — si percepisce un’atmosfera sospesa, un tempo che non scorre ma si dischiude, come un drappo che rivela e custodisce allo stesso tempo. Il velo è custodia del sacro, rivelazione filtrata, metamorfosi interiore: un confine che separa e unisce, che protegge e invita, che tace e illumina. È il luogo in cui la poesia si inginocchia davanti al mistero, lasciando che la luce trapeli senza mai imporsi.



In questo spazio sospeso emerge la figura del cuore sovrano, che domina la scena interiore pur nella fragilità del mondo. «…ma in nobil luce il cor ne fu sovrano, ché verità si angustia in gesta immondo.» La verità, ferita dalle contraddizioni umane, trova nel cuore il suo tempio più autentico. Qui la luce non viene spenta, ma custodita; qui la poesia riconosce la fragilità del reale, ma ne afferma la regalità interiore. Il cuore diventa il centro pulsante del canto, il luogo in cui la verità non si impone, ma resiste.

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