IL CORPO
SCRIVE
Questa Opera partecipa al progetto culturale
100 libri d'Autore Vol.1 a cura di
Gioia Lomasti e Emanuele Marcuccio
Il Corpo Scrive… di
Ornella Mamone Capria è una raccolta poetica di forte impronta sperimentale che
mette in scena il corpo colpito da una grave lesione cerebrale come un testo
frammentario, collocandosi al crocevia tra poesia, riflessione filosofica,
semiologia e neuroscienze. L'opera trasforma un’esperienza biografica dolorosa
in una meditazione più ampia sul nesso tra corporeità, soggettività e
linguaggio, interrogandosi su ciò che sopravvive della presenza umana quando la
parola si interrompe e il corpo sembra ridursi al silenzio. La
raccolta è articolata in quattro sezioni, corrispondenti alle fasi
dell’alterazione neurologica e comunicativa. La prima è “La scrittura
dell’assenza, il coma”, in cui solo nei primi istanti il corpo appare quasi
come un sistema in errore, una macchina bloccata. La
metafora del bug non indica, però, una cancellazione definitiva della soggettività,
ma un arresto e un disallineamento che non escludono la persistenza di memoria,
storia e percezione. Il testo invita a non trattare il paziente come un oggetto
da consegnare ai medici, ma come una persona ancora in relazione e presente. La
seconda sezione è “Modalità scarabocchiale, stato vegetativo”, in cui la
frammentazione si fa più radicale per un altro evento traumatico, la sepsi,
accentuando la percezione di una disgregazione profonda. L'autrice introduce
neologismi di grande forza evocativa come germi-glifi (o geroglifici
germi-glifici) e germino-glifi. Questo slittamento linguistico, successivo alla
copertura antibiotica, segna un passaggio fondamentale in cui l'infezione e il
trauma si aprono a una potenzialità generativa. Con la terza sezione – “Sul
ciglio della neo-scrittura, stato di minima coscienza” – il corpo riaccende
impulsi minimi, ritmi e cadenze per riaffacciarsi sul mondo. La parola poetica
accoglie questa spinta traducendola in una lingua franta, essenziale, mossa da
una trama più fitta in cui le pause e i vuoti cominciano a ridursi. Infine, la quarta sezione è
la “Scrittura in via di espansione”, in cui il movimento del testo si apre
verso una riconquista parziale del sensibile e del comunicabile, ampliando le
possibilità espressive e relazionali nella precarietà. Dal punto
di vista formale, l’opera rifiuta deliberatamente i tratti della lirica
tradizionale — come l'armonia metrica, la narratività lineare o la confessione
emotiva immediata — per adottare un ritmo spezzato, una disposizione grafica
discontinua e una sintassi ridotta all’essenziale. In questo modo, la scrittura
mimetizza la forma conoscitiva della malattia, facendo del vuoto, del silenzio
e della pausa veri operatori di senso. Il corpo non è dunque concepito come
semplice organismo biologico, bensì come medium espressivo che continua a
produrre segni, anche impercettibili. Ne deriva una riflessione etica e
conoscitiva di grande intensità per cui la persona colpita non viene
considerata definitivamente assente, ma come un soggetto che conserva tracce
della propria identità. Rivolgersi a lei come a una presenza viva significa
opporsi alla sua riduzione a puro dato clinico e attivare un circuito
relazionale in cui il linguaggio diventa stimolo, chiamata e forma di
connessione (se si pensa alla neuroplasticità neuronale).La poesia
assume così una funzione testimoniale, filosofica e quasi terapeutica,
custodendo la possibilità che il senso persista anche nella frattura. In questa
prospettiva, Il Corpo Scrive…
si presenta come un libro che non si limita a raccontare il dolore, ma lo
trasforma in un dispositivo di pensiero. La scrittura si fa strumento di
interpretazione del vivente, proponendo una concezione della poesia come spazio
di ascolto, di cura e di resistenza capace di interrogare il confine tra ciò
che sembra perduto e ciò che continua a vivere e a parlare anche in forme
minime e invisibili. (POESIA)