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IL VERSO CHE TACE DI GIOIA LOMASTI - OMAGGIO A DANTE

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“L’autrice desidera esprimere la sua più sincera gratitudine per gli apprezzamenti rivolti ai progetti presentati sul suo sito, accolti con interesse anche su canali esteri. Il riconoscimento ricevuto costituisce per lei un prezioso incoraggiamento a proseguire con passione e dedizione nel percorso creativo intrapreso.”

martedì 12 maggio 2026

Ernesto Lomasti ricordo di un viaggio al silenzio - ritratto e omaggio poetico a cura di Gioia Lomasti


Ci sono figure che non abbiamo conosciuto, eppure ci abitano. Arrivano a noi attraverso racconti, fotografie, sguardi che altri hanno custodito. Oppure attraverso la montagna, che custodisce più ricordi degli uomini stessi. Così è per Ernesto Lomasti, mio zio: un giovane alpinista che ha lasciato il mondo troppo presto, ma che ha continuato a vivere nei luoghi che ha amato e nelle parole che, anni dopo, hanno cercato di raggiungerlo.

Ernesto era un ragazzo silenzioso, gracile, determinato. Aveva un modo di stare nella montagna che non era conquista, ma ascolto. Saliva come si entra in un tempio: con rispetto, con ardore, con quella fame di cielo che appartiene solo a chi sente la vetta come un richiamo interiore. Morì nel 1979, durante un allenamento su roccia ad Arnad, colpito da un fulmine. Una morte improvvisa, verticale, come la sua vita. Eppure, ciò che resta di lui non è la fine, ma il cammino. La montagna non lo ha dimenticato. Gli ha dedicato un luogo di riparo, il Bivacco Lomasti, un punto rosso tra le rocce, dove gli alpinisti si fermano, riposano, ascoltano il vento. E una vetta porta il suo nome: Pilastro Lomasti, come se la terra stessa avesse voluto pronunciare il suo ricordo.

Gioia Lomasti: una voce che costruisce mondi di poesia, arte e memoria


C’è un ricordo che accompagna Gioia Lomasti come un filo sottile e prezioso: qualcuno, molti anni fa, aveva intravisto in lei una forza creativa capace di trasformare emozioni in architetture di parola. Quel ricordo non ha bisogno di essere pronunciato, perché vive nella sostanza stessa del suo cammino artistico. È una radice silenziosa che continua a nutrire ogni progetto, ogni gesto, ogni visione.


Nel tempo, Gioia ha costruito un percorso unico, dove la poesia dialoga con l’immagine, la memoria con l’innovazione, la tradizione con il presente. Il suo progetto più recente, Il verso che tace, ne è la testimonianza più matura: dieci canti originali che evocano la lingua antica senza imitarla, accompagnati da immagini nate dall’incontro tra sensibilità umana e intelligenza artificiale. Un’opera che non si limita a omaggiare Dante, ma lo attraversa, lo ascolta, lo porta nel nostro tempo come un compagno di viaggio. Il progetto, inserito nel catalogo nazionale con deposito legale e in corso di catalogazione presso il Centro Dantesco e la Biblioteca Classense, conferma la sua coerenza con la tradizione letteraria e il suo valore divulgativo con grandi progetti futuri che ne innalzeranno l'artisticità e il contributo culturale.

Il valore silenzioso della cura: quando la presenza diventa cultura e autenticità dei legami


Nelle trame sottili della nostra società, la bontà è spesso un gesto che nasce senza clamore. Aiutare e sostenere un progetto, offrire tempo e competenze: sono atti che appartengono alla dimensione più nobile dell’umano, quella che non cerca applausi ma costruisce legami. Eppure, nella cultura contemporanea rapida, distratta, talvolta smemorata accade che la riconoscenza si dissolva proprio dove avrebbe dovuto mettere radici. La presenza, che è un dono, viene percepita come un’abitudine. La cura, che è un impegno, diventa un rumore di fondo. E l’aiuto, che è un gesto autentico, viene scambiato per una disponibilità infinita, quasi dovuta.

martedì 5 maggio 2026

Relic di Marco Nuzzo - La voce che attraversa le ombre e restituisce verità


Ci sono brani che non si limitano a essere ascoltati: accadono. Relic di Marco Nuzzo è uno di quei percorsi sonori che si insinuano nella pelle, lasciando emergere ciò che spesso resta nascosto nelle pieghe più profonde dell’esperienza umana. La voce, ruvida e intensa, sembra provenire da un luogo remoto dell’anima, dove le ferite diventano materia viva e il cammino si fa rivelazione.

Il testo evoca immagini forti, quasi tattili: passi che consumano la terra, un viaggio che non è scelto ma imposto, un peso che si trascina e che, proprio nel suo farsi sentire, diventa testimonianza. Relic è una confessione sussurrata e allo stesso tempo un grido trattenuto, un confronto diretto con ciò che resta dopo aver attraversato il deserto delle aspettative e delle disillusioni.





La musica accompagna questo viaggio con una struttura che cresce, si apre, si spezza e ricompone, come se seguisse il ritmo irregolare di un cuore che non vuole arrendersi. Ogni nota è una scheggia di verità, ogni pausa un respiro necessario per non soccombere al peso della propria storia.

Nel passo lieve dei gatti: un viaggio tra anima, memoria e poesia di Gioia Lomasti


Vivono accanto a noi con un passo che non pesa, con uno sguardo che attraversa. I gatti sembrano conoscere un linguaggio che non si pronuncia, fatto di respiri, di attese, di piccole presenze che diventano casa. Entrano nelle nostre vite senza chiedere permesso e, quando lo fanno, portano con sé una forma di grazia che non si dimentica. È nel loro modo di avvicinarsi, di restare, di ascoltare il silenzio che impariamo qualcosa di noi stessi: la delicatezza, la pazienza, la capacità di sentire anche ciò che non si vede.

lunedì 4 maggio 2026

L’arte che custodisce la parola: riflessioni a partire da Il verso che tace

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Nel post dedicato alla promozione di Il verso che tace di Gioia Lomasti omaggio a Dante, l’immagine e il messaggio dialogano come due elementi di un’unica opera: da un lato la figura in abito rinascimentale, che richiama la tradizione pittorica italiana; dall’altro il libro, tenuto con la stessa cura con cui si sorregge un oggetto prezioso. È un gesto che parla di arte, di memoria e di continuità creativa.

L’abito riccamente decorato, la postura composta, la luce calda che avvolge la scena: tutto rimanda alla pittura dei maestri del Cinquecento, dove la figura umana non è solo rappresentazione, ma simbolo. Qui diventa metafora dell’autore contemporaneo, che porta con sé un’eredità culturale e la rinnova attraverso la propria voce.



Il libro Il verso che tace si inserisce in questo quadro come un elemento vivo, un ponte tra epoche. L’arte visiva e l’arte poetica si incontrano: la prima offre un contesto estetico che amplifica la seconda, mentre la parola scritta restituisce profondità emotiva all’immagine. È un dialogo che non si esaurisce nello sguardo, ma invita alla partecipazione.

Si presenta Daniele Cerioni e il suo ultimo libro - La libertà delle Farfalle - segnalazione letteraria a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle emozioni Autori Artisti

 

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Daniele Cerioni (1979), poeta, favolista e musicista, nasce a Frascati. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, coltiva parallelamente la passione per la parola e per la musica, cresciuto nell’ascolto dei grandi cantautori italianiIl suo percorso creativo inizia nel 2007, quando compone le prime dieci poesie. Una lunga pausa lo allontana dalla scrittura, fino al marzo 2020: durante il lockdown, in un tempo sospeso, ritrova ispirazione e dà vita ai testi che confluiranno nella sua opera d’esordio Pensieri(in)versi (PAV Edizioni, 2022). Dopo la pubblicazione de La libertà delle farfalle (PAV Edizioni, 2024), Daniele continua a esplorare la poesia ampliando il proprio orizzonte creativo verso la letteratura per l’infanzia. Nasce così una nuova raccolta di poesie e favolette dedicate ai bambini e a tutti coloro che, pur adulti, custodiscono ancora un’anima fanciulla.

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