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domenica 3 giugno 2018

Si presenta il 23 giugno 2018 alla Mondadori Bookstore di Catania - Ingólf Arnarson, dramma epico in versi liberi - opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio

Comunicato - Presentazione




Sabato 23 giugno 2018 alle 11:30 si presenta a Catania presso Mondadori Bookstore di Piazza Roma 18 «Ingólf Arnarson - Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio, edita per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato fin dal maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016 con un totale di 2380 versi per un lavoro di diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.




mercoledì 28 marzo 2018

Si presenta la raccolta di poesie "Memoria" di Bernardo Lancia

"Memoria"
di
Bernardo Lancia 
(Casa Editrice Leonida)
In copertina
Carla Romani, Falce di luce, 2014
(acrilico su tela, 30×40 cm)

www.carlaromani.it
Raccolta di poesie
Pubblicata nel marzo 2018

"In questa raccolta di poesie campeggia il ricordo di come eravamo, dei momenti più belli ma anche più sofferti del nostro passato, così come i ricordi e le emozioni vissute in prima persona ovvero derivanti dal racconto o dalle gesta di altri, un mondo di insegnamenti e di sentimenti che ci induce a riflettere e a guardare al presente, con la consapevolezza che l’esperienza del passato ci guiderà nel presente e nel futuro" (Dalla prefazione di Claudio Ciceroni).
In copertina: Carla Romani, Falce di luce, 2014 (acrilico su tela, 30×40 cm), - www.carlaromani.it, facebook.com/pittrice.carlaromani


"Bernardo Lancia, romano, cinquantadue anni, dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in giurisprudenza. Ha esercitato per circa quindici anni la professione di avvocato ed è attualmente dipendente dell'Università degli Studi di Perugia. Vive a Bastia Umbra, è sposato con Rita e ha un figlio, Luca. Ha sempre coltivato la passione di comporre poesie. Per i tipi della Leonida ha già pubblicato la silloge poetica Sabbia (2017). Memoria è la sua seconda esperienza editoriale".

domenica 25 febbraio 2018

Biografia di Davide Zizza


DAVIDE ZIZZA
Davide Zizza (1976) è nato a Crotone, dove attualmente vive e opera. Dopo la plaquette Mediterraneo (2000), ha pubblicato la raccolta di poesie Dipinti & Introspettive (Rupe Mutevole, 2012). Un suo breve saggio, La lettura e la scrittura come etiche dell’ascolto, è presente nel volume collettaneo Ascolto per scrivere (Fara Editore, 2014). Ha pubblicato in Grecia alcuni articoli dedicati a Salvatore Quasimodo, Jules Laforgue e Robert Lowell. La sua seconda raccolta di versi, Ruah (Edizioni Ensemble) è del 2016. Sempre nel 2016 la sua poesia Pop Art Marilyn, dedicata a Marilyn Monroe, viene pubblicata nell’antologia Umana, troppo umana curata da Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo (Nino Aragno Editore). Le poesie inedite Cartolina di Mallarmé, L’ironia di Ulisse, La musa dell’uomo solo, Pesca notturna, Quasi, Nello stupore che precede, Ferita, vengono inserite nell’Almanacco di poesia “Quasi a filo di luna” (LietoColle, 2017). Lacinion (dedicata al Promontorio di Capo Colonna, a Crotone) viene inclusa nell’antologia Come sei bella. Viaggio poetico in Italia, curata da Camillo Langone (Aliberti Compagnia editoriale). 


Ruah, 
Edizioni Ensemble 
(Marzo 2016)


«Il titolo del libro di poesie di Davide Zizza è una parola ebraica: ruah. Più che una parola, un termine-chiave dai plurimi significati nel pensiero su Dio, l’uomo e il mondo, sviluppato dall’ebraismo. Presente anche nello Zòhar a indicare una delle tre anime dell’uomo, è difficile da tradurre in maniera univoca: è, approssimativamente, ‘soffio’, ‘vento’, ‘respiro’ e pure ‘spirito’ nell’atto della sua emanazione. Quale sentiero semantico essa prenda qui, tra i tanti possibili, viene indicato dall’autore stesso con l’epigrafe che apre la prima sezione, «In principio»: «Anche Dio nel respirare / inspirò perché potesse / diminuire e far posto al mondo. / Nel liberarlo, il soffio / si assorbì a tutta la terra». Dio che inspira, diminuisce e fa posto al mondo, quindi. […] Dove subito s’avverte una declinazione del tema – di tanto rilievo da far tremare i polsi – in termini feriali e domestici col suo rivolgersi ad un tu senza invaderlo della presenza del soggetto, colto invece in un ritrarsi che l’apparenta, dal basso, ad una versione ‘debole’ della figura divina. […] Quale percorso disegna la scrittura di Zizza tra queste due sponde del respiro, del soffio – insieme phoné e pneuma – messe così decisamente ad esponente della raccolta? Pare, in generale, di intravvedere un’attenzione alle figure minime della «fisica degli esseri», agli interpreti – animali, naturali e umani – di una medesima «invisibile corsa» che s’arrampica quieta «sul filo del giorno». Da questa postazione lo sguardo s’intrattiene sui gradini della «scala di dolore / e di consolazione», dà vita all’originale ripresa di personaggi classici (come «Caronte, ormai in pensione»), fa proprio, ritenendolo ancora un valore essenziale, l’esercizio della memoria, consapevole di una «galanteria del tempo» che spinge a «ridonare senso a ciò che è stato».
Una memoria che consente di non procedere ad una liquidazione frettolosa della tradizione, rievocando, in alcuni punti, l’incanto e la grazia di certi quadri della poesia meridionale (da Gatto a Sinisgalli a Bodini).»


(dalla prefazione di Enrico Testa)

giovedì 25 gennaio 2018

“Feminas”, arte dedicata alle donne

ARTE ES VIDA
di
Patrizia Pitzianti
“Feminas”, ovvero “donne”. Donne che sognano, donne emarginate, donne che soffrono, che subiscono violenza, che cercano il loro posto nel mondo. È con questo spirito che l'artista Patrizia Pitzianti ha realizzato le opere della omonima esposizione, che prenderà il via a partire dal 26 di gennaio in una delle location più belle e suggestive di Tempio, la vecchia stazione ferroviaria, a poca distanza dal tribunale e l'ospedale. L'inaugurazione della mostra avverrà alle 18:30 della suddetta data. “Le mie 'Feminas'” - racconta l'artista - “dipinte nel corso di questi ultimi anni, hanno una loro storia, un loro significato, che cerco di trasmettere attraverso i colori forti, le posizioni dei loro corpi, le espressioni dei loro visi, per trasmettere la loro forza, ma anche la loro fragilità di fronte alle vicissitudini della vita. Sono contenta di poter esporre le mie opere alla vecchia stazione; è un luogo che mi ha sempre affascinato e al quale mi sento molto legata”. Patrizia Pitzianti, origini a metà tra Calangianus e La Maddalena, trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Varese, prima di tornare al paese originario di suo padre poco meno che maggiorenne. Da autodidatta si dedica alla pittura fin dalla più tenera infanzia, studiando e ispirandosi ai capolavori di artisti come Frida Kahlo, Egon Schiele e Georgia O'Keeffe. Artista versatile, ama sperimentare diverse tecniche e diversi stili di pittura, senza disdegnare di tanto in tanto una digressione verso altre forme d'arte, come la danza, passione che ha accompagnato la sua vita di tanto quanto quella per la pittura. La durata dell'esposizione dovrebbe essere di circa un mese, verrà comunicata in corso d'opera la data ultima per poter visitare la mostra.

martedì 9 gennaio 2018

Si presenta la raccolta di poesie "Sabbia" di Bernardo Lancia

INFO ORDINI
È opera di poesia sublime, che con l'incanto delle sue rime e dei suoi versi ci fa riflettere sul senso della vita, sugli affetti più cari, sulla fragilità dell'essere umano. 
(Dalla prefazione di Claudio Ciceroni)

SABBIA raccolta poetica di Bernardo Lancia
Prefazione Claudio Ciceroni. In copertina: Impronte (foto di Luca Lancia)
Genere:  Poesia 978-88-99361-91-4 | pp. 48 | dicembre 2017 



Bernardo Lancia, autore romano cinquantaduenne, dopo aver conseguito la maturità classica si è laureato in giurisprudenza.
Ha esercitato per circa quindici anni la professione di avvocato ed è attualmente dipendente dell’Università degli Studi di Perugia.
Vive a Bastia Umbra, è sposato con Rita ed ha un figlio, Luca.
Ha sempre coltivato la passione di comporre poesie e, con la presente raccolta, pubblica la sua opera prima. Sempre per i tipi della Leonida Edizioni è di prossima uscita la sua seconda silloge, intitolata "Memoria". 

giovedì 14 settembre 2017

SPINA RITORNA IN ROMAGNA DOVE IL GUSTO CI GUADAGNA

Dopo sette anni di assenza Alessandro Spina ritorna finalmente in Romagna. Con il 1° posto ottenuto tra l'Ottobre 2016 e il Luglio 2017 nella classifica della Euro Indie Music Chart, il cantautore siciliano di Siracusa Alessandro Spina, grazie al sostegno del web, si è aggiudicato con il brano "l'Antiplagio Dance" la possibilità come artista italiano di essere invitato a suonare al MEI di Faenza (RA), dove sabato 30 Settembre suonerà al Prometeo Vicolo Pasolini n 6. con orario di inizio alle 22:30. Alcuni inediti ancora mai sentiti si alterneranno con alcuni brani inediti già sentiti in passato, dove in questi anni di corda sotto i piedi ne è passata davvero tanta, portando con se il motto "Invece di tagliare la corda... BISOGNA FARLA SALTARE!" Sperando che questa possa essere la volta buona per cercare di fare quel tanto sognato salto di qualità.



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sabato 2 settembre 2017

È uscito “Ingólf Arnarson - Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti”, opera poetica e teatrale di Emanuele Marcuccio

Comunicato Stampa












È uscito il 28 agosto 2017, Ingólf Arnarson - Dramma epico in versi liberi. Un prologo e cinque atti, grande opera poetica e teatrale di ambientazione islandese di Emanuele Marcuccio per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice, nella collana di Poesia “Ballate”. Il volume raccoglie un vasto lavoro iniziato nel maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016. Un totale di 2380 versi con un lavoro di ben diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.
La pubblicazione di 188 pagine riporta in copertina un particolare dell’opera “Oltre le apparenze” della pittrice Alberta Marchi e si apre con una nota di Introduzione a cura dell’autore, continuando con una Prefazione a cura del critico letterario Lorenzo Spurio e terminando con una Postfazione a cura del critico letterario Lucia Bonanni (“Una introduzione alla drammaturgia dell’Ingólf Arnarson”), già capitolo di un suo saggio monografico sul dramma di Marcuccio, che la Bonanni pubblicherà prossimamente. Impreziosisce il tutto una Nota storica a cura del Prof. Marcello Meli (ordinario di Filologia germanica presso l’università di Padova) e una quarta di copertina a cura del critico letterario Francesca Luzzio.

Scrive Marcuccio nella nota di introduzione: «La poesia fa parte del mio essere, la prosa non è nelle mie corde (preferisco leggerla), non riuscirei mai a scrivere un racconto né un romanzo. Ho scelto quindi il teatro e un dramma in versi liberi per cercare di esprimere la mia vena narrativa e, al contempo, continuare a cercare di esprimere la poesia che il cuore mi detta, cesellando il verso, sempre alla ricerca della migliore musicalità e fluidità nel ritmo, nella cadenza e alla lettura. Versi liberi e non certo anarchici, versi di varia lunghezza, sorretti da una diversa metrica, costituita non dal numero delle sillabe o dalla rima, ma da assonanze, consonanze, figure di suono e dalle necessarie figure retoriche. Con tutto il rispetto per i grandi poeti della nostra letteratura, i quali, fino all’Ottocento hanno fatto largo uso di metrica quantitativa, al punto da comprendere che il suo impiego non era più necessario.» (p. 21)

Scrive Lorenzo Spurio nella Prefazione: «Il dramma di Marcuccio tratta con originalità e chiarezza di linguaggio molti topos dell’epica germanica: i riferimenti ai combattimenti, al cozzar di spade, all’importanza della fama e della gloria; l’impiego di prove per testare la valorosità dell’eroe; la credenza e l’invocazione del fato, spesso personificato, il tema del tesoro e il motivo del viaggio in terra straniera. Essendomi occupato di fatalismo germanico, devo riconoscere che nell’opera di Marcuccio il destino non è un semplice concetto, un’idea, ma viene caricato di un significato proprio facendo di esso quasi un personaggio. Fato, destino, sorte, fortuna sono concetti che derivano dall’antico inglese wyrd, spesso personificato dalle Norne, che si riferisce a una cultura precristiana, pagana. A tutto ciò Marcuccio aggiunge elementi che rimandano alla conversione dell’Islanda al cristianesimo: la presenza di un monastero e di monaci, l’influenza celtica, la presenza di croci che viene, quindi, a rappresentare una fase successiva di sviluppo politico-sociale-economico della vita dell’Islanda di epoca norrena.
Tuttavia ciò che Marcuccio narra non è solo un racconto epico, è molto di più. È evidente, infatti, la potenza del lirismo, soprattutto in alcuni momenti, come nella scena d’amore tra Sigurdh e Halldóra e, allo stesso tempo, di una certa vicinanza alla cultura popolare con riscontrabili cadenze e dialettismi che rendono particolarmente significativo e vivo il testo, sottolineando quanto sia importante la componente orale nella trasmissione della cultura.» (pp. 30-31)

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