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mercoledì 21 dicembre 2011

"Angolo di tempo" ( Valter Fornasero)

Voce di Cristina Teppati
Parole di Valter Fornasero
Musica di Claudio e Valter Fornasero

martedì 20 dicembre 2011

Intervista al Cantautore Valter Fornasero a cura di Max Dakota per Vetrina delle Emozioni

Su invito di Gioia Lomasti ho intervistato Valter Fornasero per Vetrina delle Emozioni.
Valter Fornasero
-Quando hai scoperto di avere qualità artistiche?
Non so se fossero qualità artistiche. Avevo circa cinque anni, amavo ascoltare i cori di campagna e i concerti di Natale.


-C'è stato qualche motivo importante che ti ha mosso in questa direzione?
La piccola fisarmonica che  mi regalò mio padre quando avevo cinque anni e, più avanti negli anni, i Beatles

-Secondo te, che significato ha la musica
Fa parte della vita e la vita, a volte, sa essere bella

-Immaginando di descrivere la tua arte in parole semplici, comprensibili a tutti, come la definiresti?
Scrivo parole e musica e arrangio il tutto, senza fronzoli e cose arzigogolate ...prendendo spunti dalla vita che va


-Qualcuno pensa che fare il mestiere di artista sia una strada da "fannulloni"che non porta a nulla, secondo te? 
Premetto che non è il mio lavoro...
Sono un ex-ferroviere e gli anni passati sui treni mi hanno permesso di catturare piccole, grandi storie di vita da mettere in musica. Comunque, credo, non ci sia nulla che non porti a nulla. Tutto quello che nella vita fai, con spontaneità e passione, prima o poi ti ripaga.

-Le conoscenze in questo campo sono indispensabili per emergere? 
Se per emergere si intende il successo, nella maggior parte dei casi penso di si. In effetti vi sono validi artisti e artisti che validi non sono.
Talento, fortuna e tenacia possono però talvolta sopperire alle conoscenze.


domenica 18 dicembre 2011

Marco Nuzzo intervista Marco Siena

MARCO NUZZO
Oggi ho deciso di intervistare Marco Siena per Vetrina delle Emozioni, scrittore, che proprio pochissimi giorni fa ha dato alla luce il suo nuovo romanzo.

MN: Intanto ti ringrazio, Marco. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?
Grazie a te Marco. Ho iniziato relativamente presto a scrivere, o perlomeno a battere qualche racconto a macchina, su una vecchia Olivetti verde. Sono sempre stato un lettore forte, passando dai fumetti ai libri che prendevo in biblioteca e mi sembrava naturale volermi cimentare a mia volta con storie su carta. E ti confesserò che per prima cosa sono stato affascinato da una figura cinematografica di uno scrittore, non ricordo quale però. Vedendolo nella sua postazione di lavoro mi sono detto " Io da grande vorrei fare quello!".

MN: Parliamo del tuo libro: Le nove stelle; perché questo titolo? Quali sono gli argomenti trattati nel romanzo e in che modo prendono vita i personaggi, i luoghi e le atmosfere? Ce ne parleresti più approfonditamente?
In principio si doveva chiamare La Discesa, titolo che troverete all'interno tra parentesi. Fino all'ultima revisione non lo avevo ancora cambiato, ma sentivo di dover trovare qualcosa di più incisivo. In verità non posso dirti il vero significato, perché è da scoprire leggendo il romanzo. Fa parte comunque di un puzzle da assemblare e che forse scoprirete solo alla fine.
Per quanto riguarda la storia, in prima battuta può sembrare reggersi solo sul dolore di Chris, ragazzo sconfitto dalla vita e profondamente scosso dalla perdita di Laura, unica luce nella mediocrità dei suoi giorni, ma che all'improvviso lo abbandona senza un reale motivo. Decide quindi di andare in una località marittima a lui cara, per passare un ultimo dell'anno in completa solitudine. E qui, incontra inaspettatamente Laura che di nuovo lo abbandona senza spiegazioni. A risollevare la situazione, appare un suo vecchio amico, Rusty, che sembra volergli offrire una nuova vita in quella città. Come scoprirete proseguendo la lettura, vi accorgerete che Chris sta per affrontare drammi forse peggiori, in un'atmosfera cupa, con il mare nero d'inverno come sfondo, sempre a cavallo tra reale e, se posso dirlo senza rivelare troppo, paranormale.

giovedì 15 dicembre 2011

Recensione di "Dentro il mio respiro" di Mara Turdo a cura di Fabio Amato

L'opera di Mara Turdo è suddivisa in 4 parti e ci porta nel mondo artistico e umano della poetessa.
La personalità vulcanica di Mara trova nei versi la risposta alla sua inquietudine.
L'Autrice utilizza i versi col pennello e dalla sua tavolozza emergono colori ora forti e passionali, ora teneri e delicati. Nella sua poetica si sente forte l'esigenza di comunicare e di condividere le sue emozioni, gli stati d'animo col lettore. 
Ogni evento, ogni oggetto diventa poesia e viene rivestito dalla nobiltà del verso.
La sezione " A filo di pelle" è dedicata all'amore profondo, quello che ci fa soffrire che ci toglie il fiato e che ci penetra l'anima.
La sezione "Ricordo e in-canto" dà vita e forma poetica agli oggetti, così abbiamo versi dedicati a matite, chiodi, un vecchio comò che vengono nobilitati nel loro uso quotidiano.
Nella poesia "A cena con la morte" la morte viene presentata come una bella donna bionda e con gli occhi azzurri, anche simpatica di buona forchetta, lontana quindi dagli stereotipi e dai luoghi comuni.
L'ironia è un'altra delle caratteristiche della vis poetica della Turdo.
L'ironia, la passione, i colori forti e dolci della tavolozza poetica fanno della Turdo una poetessa con la P maiuscola, che riesce a coinvolgerci, commuoverci a riscaldarci e a farci riflettere sul senso e sull'importanza della vita.

A cura di Fabio Amato

mercoledì 14 dicembre 2011

Poetessa della vita e per la vita - Ilaria Celestini - Parole a mezza voce nella sera - Recensione a cura del poeta Fabio Amato per Vetrinadelleemozioni.com


Nel libro "Parole a mezza voce nella sera" di Ilaria Celestini viene celebrato l'amore in tutte le sue forme.

Ogni componimento ci offre orizzonti di stupore, dove natura, amore e mistero sono parte dell'universo poetico dell'Autrice.

La passione, la dolce attesa dell'amato, il ritornare bambini quando ci si perde e ci si affida alla persona amata, trovano un posto privilegiato nella profondità dei versi della Celestini.

La Poetessa in questo canto d'amore, che è Parole a mezza voce nella sera, raggiunge l'essenzialità dell'anima e il profondo sentire che ci accomuna.

Nella freneticità della vita quotidiana, anche quando siamo inscatolati nella metropolitana, ci si può ancora stupire del calore di un sorriso, come dice nella poesia " Le luci del giorno" "...sono tra estranei/ eppure sto bene/ ancora un giorno/ è passato/ di questa vita che/ mescola il fango e l'argento/. Di nuovo mi sono/ stupita di quanto/ calore può donare/ un sorriso. "

In questo orizzonte trova posto anche la luna, che illumina piccole porzioni del nostro io e ci apre alla speranza di trovare un senso alla nostra esistenza.

Poetessa della vita e per la vita la Celestini riesce con la semplicità dei suoi versi a toccare le corde più profonde della nostra anima.


martedì 13 dicembre 2011

Marco Nuzzo intervista Alfredo Betocchi

Oggi ho deciso di intervistare Alfredo Betocchi per Vetrina delle Emozioni, scrittore di fantasy e ricercatore nell'ambito delle bandiere e dei vessilli.

MN: Intanto ti ringrazio, Alfredo. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?
Da tanto tempo. Scrivere mi è sempre piaciuto tanto che a scuola avevo degli ottimi voti in Italiano. Per quanto riguarda lo scrivere “serio” ho cominciato a pubblicare articoli di tema vessillologico su periodici del settore, italiani e stranieri. Poi ho cominciato a scrivere per periodici cittadini cimentandomi su argomenti, i più vari e possibilmente divertenti.

MN: Parliamo del tuo libro: L'orologio della torre antica; perché questo titolo?
La storia ruota intorno ad una torre magica con l’orologio, come ce ne sono tante nei paesi del Casentino, dove è ambientato il racconto. Il titolo riprende l’assonanza di una famosa poesia del Leopardi. (D’in su la vetta della torre antica…).

MN: Quali sono gli argomenti trattati nel tuo romanzo e in che modo prendono vita i personaggi, i luoghi e le atmosfere? Ce ne parleresti più approfonditamente?
Il romanzo è principalmente una storia d’amore, che rimane sullo sfondo, celata da tante storie che s’incastrano come le parti di una matrioska. I Personaggi principali sono soprattutto le donne, esse creano un grande Male e poi esse stesse lo distruggono. In questo racconto d’amore, in cui la magia e l’avventura hanno ruoli di primo piano, è la Principessa delle favole che salva il suo Principe Azzurro, diversamente dal solito.

venerdì 2 dicembre 2011

Il nuovo album di the Max Dakota

L'album " Dentro il cerchio della vita" in previsione d'uscita febbraio 2012 contiene 8 brani con arrangiamenti pop/rock, mentre il contesto dei testi racchiude eventi e storie di vita di tutti i giorni comuni e meno comuni ad ogni individuo.
Max Dakota, nome artistico scelto per la passione verso gli indiani d'america cogliendo cosi il nome di un popolo e della terra che li abitava. Vero nome Bianchi Massimiliano nasce a lovere (bg) nel 1972.
Fin da piccolo coltiva la passione per la musica, ispirato da Fabrizio De Andrè, comincia a calarsi nel vero e proprio mondo del cantautorato, dapprima facendo eventi di cover  a faber, per poi scrivere testi di proprio pensiero... decidendo cosi di provare ad incidere un album...

"Gli artisti,sono paragonabili ai cavalli mustang, sono di una rara bellezza, pochi,speciali e sopratutto sono selvaggi e liberi, difficili da domare, quindi godono di una marcia in più rispetto ai loro simili, nessuno riesce a cavalcarli..."



IN COLLABORAZIONE CON LA SOUND MANAGEMENT CORPORATION

lunedì 28 novembre 2011

Marco Nuzzo intervista il DJ Tony De Maggio

Oggi ho deciso di intervistare un DJ; da Bergamo e in esclusiva per Vetrina delle emozioni, Tony De Maggio. 

MN: Tony, raccontaci un po': come nasce la tua arte?
La mia passione per la musica nasce nel  1992, a dodici anni... a quel tempo suonavo la chitarra nel garage di amici la domenica mattina... dicevamo di andare a dottrina e invece ci trovavamo tutte le domeniche a suonare.... una sorta di piccola band.... un paio di anni dopo, andai per la prima volta a ballare con i miei amici al  XX secolo ..una discoteca di Seriate a Bergamo....vidi questa "persona" che con i dischi faceva ballare la gente....li mi prese questa voglia di imparare... la mia non era solo "provare"... ma "fare"... all'epoca c'era un mio amico che aveva un buon impianto da DJ, però non si impegnava... ce l'aveva solo perché  lo aveva visto fare quasi per moda... qualche volta andavo a casa sua a provare, suonare e riprovare... capii subito il "meccanismo" e in pochi mesi a quindici anni comprai il mio primo "impianto"... la cassa era dell'amplificatore della chitarra che avevo già... un mixer a due canali senza equalizzatori e due giradischi a cinghia... cosa che per me valeva molto anche se un po' "scarna" diciamo... a quei tempi non c'erano i dj player o I-mac, come adesso; a quel tempo si suonava con i vinili, a mano diciamo, senza display... di solito quel periodo andavamo a ballare la domenica pomeriggio in un locale a Madone (BG)... l'Illiria... piccolo ma bellissimo... lì molte volte suonavano dei grandi DJ Ricky, Le Roy, Killer Faber, Franchino, Mario Più, il Principe Mourice, eccetera, cosi una domenica arrivammo al locale ed era chiuso, allora, io e i miei amici, riaccesi i motorini andammo a ballare in un altro locale a Curno...(BG)... lo Stop line... bel posto, enorme; c'era addirittura una sala dove si pattinava sul ghiaccio a centro della pista... lì c'era una sala dove facevano musica hardcore... cosa che a me piaceva molto e che andava di moda in quel periodo... verso le 18:30 la gente iniziava ad uscire per andare a casa... così andai dal DJ e gli chiesi se potevo mettere qualche disco prima della chiusura... il DJ suonava dalle 14:30... dunque gli feci anche un piacere per un cambio consolle e vedendomi cosi "piccolino" mi chiese:"ma sei capace?"... risposi: "certo!"... (con la convinzione di un DJ vissuto)... e lui mi disse:"ok vai... anche se siamo in chiusura non fare cazzate!"... parole che ricorderò tutta la vita... allora mi diede le sue cuffie e una borsa dei suoi dischi e mi disse:"vado in bagno.... mi raccomando!"... furono i primi dischi che misi davanti ad un pubblico... lui di ritorno dopo una decina di minuti venne in consolle... io mi tirai via le cuffie per restiturle e lui mi disse:"no... no... continua ...mi piace..."...mi chiese da quanto tempo suonavo e, sentendo che era solo da pochi, mesi non ci credeva.
Quello fu il mio primo lavoro da DJ... mi proposero di  suonare tutte le domeniche pomeriggio dalla domenica successiva... dopo qualche tempo lui andò via per suonare in un altro locale e diventai resident... lui era MrQ, che oggi, purtroppo, non suona più.


MN: Da chi e da cosa trai ispirazione per le tue canzoni? Quali le influenze artistiche? 
Penso che una serie di emozioni davanti a uno strumento, piuttosto che un software o una batteria valgano tanto... magari sei triste o euforico... lo stato d'animo di una persona può essere fondamentale per fare musica... mi è capitato di iniziare qualche pezzo essendo triste, lasciarlo in sospeso e riprenderlo il giorno dopo da più allegro o magari con la voglia e grinta di portarlo avanti e finirlo con successo... dipende tutto da cosa vuoi produrre e come si sta internamente... mi piacciono molto i suoni psichedelici magari suonati con le batterie elettriche... mi piace molto Tony Esposito, per dire... ma anche i suoni che ci sono in molte canzoni di Marilyn Manson  o magari  di Eminem... dipende dai gusti e da cosa si vuole fare.

domenica 27 novembre 2011

Marco Nuzzo intervista Ornella Pennacchioni

Su consiglio di Gioia Lomasti e per Vetrina delle emozioni, ho deciso di intervistare Ornella Pennacchioni, scrittrice, poetessa o, come meglio ama definirsi, “Imprenditrice dell'anima”.

MN: Intanto ti ringrazio, Ornella, per avermi concesso questa intervista. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

ORNELLA: Grazie a te Marco. Nasce come un'urgenza di salvataggio cinque anni fa. Ho aperto la porta dell'immaginario munita di penna, inseguita dalla paura andata in necrosi. L'ho chiusa alle spalle, lasciando fuori un nemico dall'esercito imbattibile: il panico. Ora credo che lui mi tema benché continui ad amarmi.

MN: Perché questa nomea: “Imprenditrice dell'anima”?

ORNELLA: Beh Marco, in quanto produttrice di parole, a seguito di pensieri. Indispensabile la materia prima per dare corpo e respiro alle idee, si sa, finché il progetto non diviene esecutivo. Un libro è il risultato, e dovrebbe attraversare una sorta di filiera, di mano in mano, sul comodino di tutti anche di coloro che mai lo leggeranno. Dall'autore al fruitore.

MN: Parliamo del tuo romanzo: Il dispiacere solitario; perché questo titolo? Quali i temi toccati?

ORNELLA: Nel titolo, a parte alcune premesse di partenza scientemente vaghe, c'è l'incombente predestinazione al dolore che non si riconosce in un fatto preciso, in un dramma umano, ma in quel dolore universale da cui nessuno è esente, ma parte del Kit, come tutte le linee portanti della vita di ognuno: amore, morte, gioia, dolore e il mistero di cui fanno parte. Il tema è quello di ogni artista che attinge alla vita come unico mezzo di riferimento, nel libero arbitrio dell'immaginario e del suo principio d'innocenza. Per quanto mi riguarda il tema raggiunge la miscela sposando la realtà cruda con l'evasione onirica. È un testo asmatico, perché si sfiorano i fatti senza che si compiano mai esaustivamente. Uno slalom in salita tra i forse.

venerdì 25 novembre 2011

Marco Nuzzo intervista la cantante Michelle McGregor

Oggi ho deciso di intervistare un'amica per Vetrina delle emozioni, la cantante, cantautrice, laureata in filosofia e artista marziale Bianca Michelle McGregor, in arte Michelle McGregor.

MN: Da cosa trae ispirazione Michelle McGregor per le sue canzoni? Quali le influenze artistiche?


mercoledì 16 novembre 2011

The human centipede 2 - Recensione di Marco Nuzzo

Torno ancora a parlare di film, stavolta con un titolo che farà la propria comparsa molto presto nelle sale italiane e, assicuro, con non poche critiche; io l'ho visto per voi. Un titolo delirante, un horror malato, partorito dalla pellicola di Tom Six quale risposta al primo titolo che porta il nome di The human centipede (First Sequence) – dell'anno 2010. The human centipede 2 è difatti il continuum del primo film. 

martedì 15 novembre 2011

Marco Nuzzo intervista la scrittrice Evelyn Storm

Ho deciso di intervistare Evelyn Storm, scrittrice, redattrice per la rivista online Ginger Generation e cantante.

MN: Intanto ti ringrazio, Evelyn, per avermi concesso questa intervista. Quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Innanzitutto, grazie a voi per questa opportunità. Diciamo che il mio bisogno di scrivere non ha un quando, perché sempre è quando. È una parte essenziale di me stessa. Senza penna non vivo. Il come nasce da ogni cosa. Tutto ciò che mi emozioni o sappia suscitare in me qualche sentimento forte è capace di ispirarmi.

MN: Parliamo del tuo romanzo: Grido d'amore; perché questo titolo? Quali i temi trattati?

Parto prima a parlare dei temi trattati. Da sempre volevo colmare quel lato sentimentale della mia anima che cercava la massima espressione in una storia d'amore. Volevo ricreare sulla carta una storia travolgente, appassionata, a tratti triste e tormentata. L'idea mi è venuta nel bar di una mia amica. E si è sviluppata man mano che altre persone o circostanze mi hanno dato ulteriori idee. Mentre il titolo l'ho scelto sempre insieme alla mia amica. Le ho portato 10 titoli e, alla fine, è rimasto “Grido d'amore”, assolutamente perfetto per rendere l'idea di un libro sì rivolto ai sentimenti, ma non certo sdolcinato o semplice.

venerdì 11 novembre 2011

Recensione "This must be the place" - a cura di Marco Nuzzo

LOCANDINA "THIS MUST BE THE PLACE"
Film di Paolo Sorrentino. Con Sean Penn, Frances McDormand, Eve Hewson, Harry Dean Stanton, Joyce Van Patten, Judd Hirsch, Kerry Condon, David Byrne, Olwen Fouere, Shea Whigham, Liron Levo, Heinz Lieven, Simon Delaney, Seth Adkins


Titolo originale: This Must Be the Place
Drammatico, durata 118 min.Italia, 
Francia, Irlanda 2011 – Medusa
Uscita venerdì 14 ottobre 2011


La storia è incentrata sulla vita di Cheyenne, rockstar oramai decaduta, ma che può permettersi ancora una vita di agi, grazie alle royalties, insieme alla moglie Jane a Dublino.

Alla soglia dei cinquant'anni, Cheyenne si veste ancora come quando calcava il palcoscenico, quasi a voler aggrapparsi ad un passato estintosi con le vicissitudini del tempo.
La morte del padre, col quale non ha più alcun rapporto, lo porta a New York, scoprendo così che l'uomo era ossessionato dall'idea di vendetta, causa un'umiliazione subita da un tedesco in un campo di concentramento. Comincia così il viaggio di Cheyenne, attraverso gli Stati Uniti, alla ricerca di quella vendetta irrisolta del padre.

giovedì 10 novembre 2011

Brocantage, Concerto di Solidarietà per La Liguria

I Brocantage, gruppo tributo a Fabrizio De André organizzano ( patrocinati dal comune di Sospiro ) un concerto di beneficenza per le vittime della Liguria a Sospiro ( CR ) al teatro comunale in Piazza Europa, l'entrata è gratuita e l'offerta per la beneficenza è libera.





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DIARIO DEL GIORNO DOPO di Ornella Pennacchioni

Ornella Pennacchioni

Accade che mi senta coi pensieri all'incontrario che partano dal futuro. Arrivano prima, ma sono di domani. E mi specchio voltandomi le spalle, intanto so di me, dalle caviglie onorate da un giro Swarovsky, al cervello che mi ama d'inaudito amore. Avevo una sorta di fame più vicina al digiuno che all'aperitivo tirchio e andava colmata. Inventai l'assedio con rimedi illibati, fiori sacri del mai avvenuto, una via di fuga celebrata dall'anteprima dell'anima ogni attimo, ogni giorno per anni. I pensieri sulle tempie lise infine ruppero le vene, allagando di rosso il nobile azzurro. Nacque il blu indaco e fu atmosfera d'un cielo colmo precipitato ai piedi d'una regnante istantanea ad honorem. Era l'ipotesi di un seme infedele alla forma, discorde alla scrittura confortevole nel riconoscibile.


Qualcosa andava detto e diversamente scritto. Sotto bracieri sempiterni c'è un punto dove vanno a nascondersi i dolori, perché si sa, felicità presunte evaporano in gioie comuni e poi spariscono. In quel vuoto mi sono data appuntamento per sobillare l'ideale di perfezione, reso precario dalla neo parola che ritrattasse il metodo. Ne uscirono stati d'ebbrezza indisciplinati, parole in fuga dai trionfi accademici, parole sconvenienti per orticare i benpensanti e i colti griffati per meriti altrui. E' quanto mi piace non sapere, è quanto amo disamare, perciò è singolare. E' accaduto per un attimo, un attimo solo che l'anima scondita dalle sostituzioni emotive dicesse la sua con parole mie dilatando spazi occlusi, smontando lo stanziale imboccandosi da zero a mani nude con le dita dai mille sapori, pulendosi la bocca con garze che sembravano i veli smessi da Salomè. Da quel momento oltre il pensare ho cominciato a scrivere parole durature simili a impianti sottopelle, senza tempo e contro vento, a rivoli e fiotti, perché così non fan tutti. Il cuore fuori dal petto come un rubino ansante per monitorare il battito dell'inadempienza, tachicardico perché rivoltoso, visibile nel suo strascico rosso, ex voto in tempo reale. Durante l'impegno preso di vivere, le parole hanno iniziato a respirare autonome, a gonfiarsi e uscire per dare scandalo, amarsi in accordi clandestini fra le pagine, consaguinee, quasi incestuose in letti di fortuna impaginati oltre l'innocenza della morale cui non credo affatto. La morale per esistere deve setacciare i peccatori, vivergli appresso, sfiatargli alle spalle, respirarle fra i capelli, aspirare i pensieri inevasi, e qualcosa le resta di sicuro attaccato suscettibile ad immoralità. Virtuoso epilogo d'un bottino seduttivo messo in atto, perché infine si sa, andava detto di me che di parole a voi parlo. Quando scrivo così mi sembra di essere Ornella Pennacchioni. Che sia già così influente?
 

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mercoledì 9 novembre 2011

Si presenta il romanzo “Julia”, di Luisa Galano edito dal gruppo Albatros

Tutto ciò che è alla base non si può ignorare.
Tutto ciò che vogliamo ignorare esige attenzione, soprattutto quando a parlarci è il nostro cuore. Non ci si può sottrarre al dolore, si può scegliere di non ascoltarlo senza però avere la possibilità di poterlo esorcizzare. In "Julia" il dolore lo si guarda in faccia. Questo romanzo è un accorato flusso di pensieri profondi, sofferti, dove si avverte la voglia di credere ancora se non nell'amore almeno in se stessi. Parole forti e delicate allo stesso tempo. Parole che accarezzano e feriscono ma che non lasciano indifferenti. Pensieri che prendono forma e significato, un significato che è vita. Vita da esperire nonostante tutto. Se la sofferenza ha un senso è quello di ricostruire la propria identità, troppe volte schiacciata e umiliata. Anche negli abissi si può intravedere la luce ma bisogna credere in qualcosa o qualcuno. Julia crede.

venerdì 4 novembre 2011

MICHELA ZANARELLA INTERVISTATA DA ALESSANDRO D'ANGELO

D 1- A che età hai iniziato a scrivere poesie? Hai prima scritto in prosa?

M.Z.-Ho iniziato a scrivere le prime poesie nel 2004, dopo un grave incidente stradale che mi ha sconvolto l'esistenza. La poesia mi ha risollevato da un periodo davvero difficile ed è stata un aiuto concreto per ritornare alla normalità.

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D2-Ti è sempre piaciuto scrivere poesie?
A cura di
Alessandro D'Angelo
M.Z.-Non avevo mai scritto prima del 2004 né in versi né in prosa. 
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D3-In genere cosa ti spinge a scrivere poesie?
M.Z- La necessità di portare su carta le emozioni mi spinge a scrivere, la scrittura è una sorta di terapia per l'anima. Di solito mi lascio catturare dall'istinto. Può capitare che l'ispirazione venga con un'immagine, un suono, un ricordo, un profumo; sono principalmente gli elementi della natura a guidarmi nella creazione dei versi.
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giovedì 3 novembre 2011

Il petalo cremisi e il bianco: ode a Faber - A cura di Fabia Chiucchio

Quando penso a un buon libro, tre sono i requisiti fondamentali a cui non posso rinunciare:
Deve essere scritto bene. Deve avere personaggi credibili, ma soprattutto coinvolgenti. Non deve far sentire la lunghezza, se è lungo, anzi, deve lasciarti, a fine lettura, quel senso di inconsolabile abbandono che si avverte dopo una vacanza appena terminata. Una bella vacanza.
Per me, Il Petalo cremisi e il bianco , dunque, è un buon libro. Un ottimo libro.  Sulla scrittura di Faber non penso di aver molto da dire, tranne che mi inchino a lui. Anzi, mi prostro. Pare che Il petalo abbia richiesto vent’anni di lavoro, tra ricerche e stesura. Quasi la lunghezza della mia vita (mi abbono qualche anno, va!). Che dire? Quando un’idea ti si annida dentro, ti chiama, la senti tua, è te che vuole… Devi assecondarla. E se assecondarla significa buttare giù un opera che per complessità e fluidità rasenta la perfezione, significa che non hai gettato al vento quei vent’anni, anzi.
E dunque, veniamo al libro. Stiamo parlando di quasi mille pagine, novecentottanta per l’esattezza. Jane Austen diceva che se un libro è ben scritto, non è mai abbastanza lungo. Alice Sebold (di certo meno nota ed illustre della cara zia Jane) nella quarta di copertina sottoscrive: quando un libro è tanto lungo, deve essere valido, e questo lo è.
Io confermo. Anzi, se fossimo andati avanti per altre mille pagine, non mi sarebbe certo dispiaciuto. Ma si sa, tutte le storie prima o poi devono finire. L’importante del resto, non è tanto nel come vadano a finire, ma in quello che ti hanno lasciato durante il viaggio.
Perché ogni libro è un viaggio, e questo ne ha tutti i connotati, capace come pochi altri libri di portarti dentro ad un’epoca, in una città, la Londra vittoriana di fine Ottocento, e di farti scoprire, grazie ad una ricostruzione storica minuziosa e quasi maniacale, luoghi, persone, usi e costumi, sapori, odori, sensazioni.

INTERVISTA COLLOQUIO CON LA SCRITTRICE SERENA FREDIANI, AUTRICE DEL ROMANZO, INTITOLATO ‘’ IL SILENZIO DEL COLORE NERO’’ (DIALOGO A CURA DELLO SCRIBAN-POETA, VINCENZO CINANNI).

1- SALVE SERENA, SO CHE I TUOI ESORDI SONO LEGATI ALLA COMPOSIZIONE POETICA.
A TUO GIUDIZIO COS'E' LA POESIA?
La poesia è la fotografia a parole di uno stato emotivo, di una percezione o di un elemento esterno a noi. L'ho sempre letta in questa modalità, ma credo che scrivere una poesia sia molto più complesso che scrivere narrativa, proprio per via dell'immediatezza alla quale la prima ambisce.


2- DA QUALE SCINTILLA NACQUE L'ISPIRAZIONE PER IL TUO ROMANZO, ''IL SILENZIO DEL COLORE NERO" .PARLACENE.
La storia nasce dall'esigenza di raccontare genesi e ragione di certe ombre dell'anima. I due personaggi in tal senso narrano vite diverse, opposte tra loro e radicate in contesti non ordinari e tuttavia sono destinate a incontrarsi per cambiare il corso delle loro esistenze. La scintilla nasce quindi all'interno di un inatteso perimetro, posto al di fuori di uno schema tradizionale. La volontà principale si sviluppa nella ricerca intima di un percorso personale, dei disagi e delle enormi difficoltà alla quale questa può condurre, con l'occasione di riscontrare elementi e sentimenti molto comuni e ben presenti a tutti.

SERENA FREDIANI

mercoledì 2 novembre 2011

Recensione a cura di Marco Nuzzo - OLTRE LA DIGA DELLA SCLEROSI DEI SENTIMENTI SOPITI - Maria Teresa Manta

Ogni opera, io penso, sia esperienza a sé, perché integrarsi in tutto e per tutto con un autore vorrebbe dire “essere” quell'autore, subirne i traumi, le esperienze e le gioie che lo governano. Ugualmente chi fa della critica un lavoro ha spesso il nefasto e ingrato compito di valutare, se pur di valutazioni si possa parlare, un'opera che, invero, per molti versi non gli appartiene. L'opera che vado a presentare è un tracciato di vita greve tradotto in poesia, come greve può essere la perdita di un figlio, anche quando il figlio è illegittimo. Oltre la diga della sclerosi dei sentimenti sopiti di Maria Teresa Manta è il tentativo di appianare il divario che separa madre e figlio attraverso la poesia, oltre la consistenza stessa della razionalità, lungo l'accettazione prima e l'amore poi, che uniscono, seppure in luoghi o mondi differenti, due persone.

martedì 1 novembre 2011

Gli uomini Talpa volume 2 - di Roberto Fratini

Recensione

Corre l'anno 2478. La terra e l'Uomo Talpa sono tornati a respirare dopo un difficile passato di guerre, dopo ere che hanno visto gli uomini Piramide svettare a discapito dei deboli. Ma quanto tempo impiega l'uomo a dimenticare le proprie sofferenze? Quanto tempo gli serve per imparare dai propri errori? L'ordine mondiale è ristabilito, l'Uomo ha riconquistato il proprio posto nel mondo, la tecnologia avanza, le illusioni di un mondo migliore pure, ma l'uomo non avanza con lo stesso passo e, discernere il bene dal male, spesso richiede pause di riflessione che poco si adattano alla velocità della corsa del mondo. Il male sa aspettare, il male non può essere distrutto completamente e prima o poi torna sotto altri aspetti, senza farsi attendere. Nascono robot super intelligenti, capaci di una velocità di pensiero superiore a quella umana, robot del tutto indipendenti ed autonomi, nonché simili agli umani. Presto, però, con la scomparsa degli amici replicanti Eletar e Lorian, un presagio incombe e si annida nella mente di Zoltian. Compare un nuovo replicante privo di sentimenti, Sircam, ci si prepara ad una nuova guerra, il tempo della pace è nuovamente agli sgoccioli, lasciando il posto vuoto ad un nuovo ordine mondiale. Imparerà mai l'uomo ad insegnarsi? 





Recensione a cura di Vetrina delle Emozioni



“ INTERVISTA COLLOQUIO… CON LO SCRIBAN-POETA VINCENZO CINANNI “ ( A CURA DELLA POETESSA SILVIA CALZOLARI)

SILVIA C. “ Vincenzo Cinanni è un poeta essenziale che oscilla, miscela classicità e modernità.
Come scaturisce, ed in che direzione si spinge la tua ispirazione e la tua ricerca?
VINCENZO “ Fondamentalmente la mia ricerca è indirizzata a scandagliare l’interiore, e molto spesso empaticamente provo ad inabissarmi nel mondo poetico, degli artisti, con cui scelgo, di volta in volta, di condividere la mia attività scrittoria.
Estemporaneità… Mettere sulla carta… la propria identità poetica…

VINCENZO CINANNI

lunedì 31 ottobre 2011

Death and the Maiden di Roman Polanski A cura di Fabia Chiucchio

Il film ha proprio tutto il sapore del cinema che si fa teatro, genere che adoro. Tranne poche scene, si svolge quasi interamente nell'interno della casa. Non ci sono particolari momenti spettacolari ma le interpretazioni dei bravi attori ottimamente diretti sono notevoli. Polanski inverte i ruoli: come si comporta la vittima col suo carnefice? La volontà di fare giustizia rispetto alle orrende umiliazioni subite.
La Morte e la Fanciulla tocca un punto chiave della Shoah, poiché trasporta il discorso sullo sterminio nella realtà temporale/spaziale dei regimi nazifascisti del Sud America, alludendo, attraverso questa operazione, al processo storico-politico che si verificò in Europa negli anni quaranta.

Nel caso de La Morte e la fanciulla, la protagonista però non subisce più l’attrazione erotica nei confronti del torturatore. La connessione psicologica tra i due soggetti è caratterizzata solo dal disprezzo assoluto che la ex vittima ha nei riguardi di quello che fu il suo aguzzino. Si tratta da parte della donna non di una vendetta ma della volontà di eliminare definitivamente la sensazione di sbigottimento e incredulità che la colse totalmente impreparata al momento del suo arresto. Si tratta di quel senso di sorpresa e incredulità che gli storici hanno attribuito agli ebrei durante il nazismo, incredulità che avrebbe di fatto paralizzato ogni capacità di reazione. In verità così non fu, poiché gli ebrei sia per quel che riguarda il periodo dei ghetti che per quello relativo ai campi di sterminio organizzarono forme di resistenza e di rivolta che portarono anche ad alcuni episodi decisamente clamorosi.
La questione del destino e dell’impossibilità da parte degli individui di sottrarsi ad esso emerge anche in un altro film di Polanski, Chinatown.

domenica 30 ottobre 2011

"La gioia di animare" di Otsuka Yasuo A cura di Fabia Chiucchio

Il titolo di questo documentario probabilmente dirà poco o nulla alla maggior parte delle persone, eppure il suo è un nome di spicco dell'animazione giapponese dal dopo guerra, come anche Otsuka è un assoluto protagonista della storia degli anime, ed è stato mentore di nomi noti a tutti come Hayao Miyazaki e Isao Takahata, firme storiche di quello che oggi è lo studio di animazione giapponese più famoso del mondo, lo Studio Ghibli. Nato in Giappone nel 1931, è entrato nel mondo dell'animazione nel 1956 alla Toei Doga, prendendo parte alle più importanti produzioni di quel periodo, un titolo su tutti, Hakujaden (La leggenda del serpente bianco) primo lungometraggio d'animazione a colori prodotto in Asia.
Da lì in poi parteciperà in qualità di animatore, character designer o sakkan a tutti i film della Toei Doga fino a "La grande avventura del principe Valiant (edito in dvd in Italia da Cinehollywood) e "Il Gatto con gli stivali" (in dvd in Italia per Passworld). In seguito Otsuka passa alla A Production, studio legato alla TMS, e prenderà parte alla serie tv di Moomin.

sabato 29 ottobre 2011

La poesia di Cesano premiata al Festival della letteratura - Fabio Amato, educatore dell’Istituto Sacra Famiglia, è stato premiato lo scorso settembre a Mantova, al Festival della letteratura

FABIO AMATO


Quest’anno, il prestigioso Festival internazionale della letteratura – che si è svolto a Mantova dal 7 all’11 settembre – si è aperto con la premiazione del concorso di poesia on line “Paolo Moschini”: tra i poeti premiati, anche Fabio Amato, educatore dell’Istituto Sacra Famiglia dal 1991 e organizzatore da quattro anni del “Concorso di poesia Istituto Sacra Famiglia”.
Nato a Milano nel 1964 e laureato in Pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Fabio Amato coltiva fin dall’adolescenza la passione per la poesia, che lo porta a pubblicare tre libri: “Falene” nel 2006, “Solo l’amore” nel 2008 e il recentissimoLunula”, dello scorso maggio.

giovedì 27 ottobre 2011

Marco Nuzzo intervista Manuel Torello dei Manosonora

Ho deciso di intervistare Manuel Torello, chitarra, piano e hang player del gruppo di musica alternativa ManoSonora originario di Torino.

MN: Quando e in che modo nasce il vostro gruppo?
Manuel: ManoSonora nasce innanzitutto come duo hang nel 2006, quando Massimo Lodoletti e Guido Rolle scoprono questo straordinario strumento melodico e allo stesso tempo percussivo. Nell’ottobre 2007, Massimo e Guido mi hanno chiamato per partecipare con loro ad un concerto in veste di chitarrista, e per l’occasione ho chiamato anche Giancarlo Zaffoni con la chitarra elettrica e Alessandro Chiadò col basso elettrico.
Da quel momento ho iniziato ad arrangiare alcuni brani di Massimo e Guido, e man mano che provavamo tutti assieme, ci rendevamo conto del perfetto abbinamento dell’hang con gli altri strumenti.

MN: Qual è la caratteristica di questo strumento poco conosciuto, l'hang? Qual è la sua storia?
Manuel: l’hang nasce nel 2000 a Berna, per mano di due straorinarie persone, Sabina e Felix, che hanno saputo dare grande sonorità e avvolgente armonia ad un metallo qual’é l’acciaio.

MANUEL TORELLO DEL GRUPPO MANOSONORA

MN: Qual è stato l'evento che vi ha lasciato il segno maggiormente positivo?
Manuel: Il concerto che nel maggio scorso abbiamo tenuto in notturna presso la splendida Sacra di San Michele, in provincia di Torino, che, oltre ad essere un luogo molto suggestivo, per la sua posizione geografica, la sua storia, la sua architettura, abbiamo particolarmente apprezzato sia per la calorosa accoglienza e collaborazione di tutti i volontari, sia per la grande affluenza del pubblico intervenuto numeroso.

Marco Nuzzo intervista Argeta Brozi, titolare della Butterfly Edizioni

Ho deciso di intervistare Argeta Brozi, scrittrice in primis, poi titolare della Butterfly Edizioni, nuova realtà nel complesso girone delle case editrici, ma che ha riscosso e riscuote tutt'ora sempre maggiori consensi tra gli editori senza richiesta di contributo.

MN: Intanto ti ringrazio, Argeta, per avermi concesso questa intervista. Parliamo un po' di te; quando e come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Grazie a voi per avermi accolta! La passione per la scrittura è nata subito dopo la passione per la lettura, in giovanissima età, a soli 9 anni. Ho sempre avuto le idee molto chiare a riguardo, a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande rispondevo “la scrittrice”... anche se fino a qualche anno fa nessuno mi prendeva seriamente. Il come invece nasce per tanti motivi: per la voglia di esprimersi, per liberarsi dal tumulto delle idee che ho dentro, per il desiderio di emozionare con le parole... Come? Naturalmente, come l'istinto di mangiare, bere, respirare.


MN: I tuoi romanzi hanno avuto molto successo, arrivando sino alla sesta ristampa; ce ne parleresti nello specifico?

Beh, di certo non mi aspettavo di arrivare alla sesta ristampa! Soprattutto non con il libro d'esordio e non con un libro di racconti... ho sempre ritenuto che i racconti non fossero per tutti e che i romanzi fossero invece più apprezzati e quindi venduti... Invece una piacevole sorpresa: Prendimi l'anima è stato apprezzato tantissimo da uomini e donne di tutte le età! E ancora adesso, a distanza di 4 anni dalla pubblicazione, continua a vendere e a riscuotere successo. Dopo Prendimi l'anima, è arrivato un libricino di poesie “Quell'emozione dietro l'angolo del cuore” che per scelta ho deciso di non promuovere (purtroppo la poesia non va molto e io volevo concentrarmi sulle altre opere...), nonostante l'assenza di promozione ho venduto un centinaio di copie, perché chi acquistava Prendimi l'anima si incuriosiva e decideva di prendere anche l'altro! L'anno scorso ho pubblicato Tentazioni, un romanzo a cui tengo molto ed è arrivato proprio in questi giorni alla ristampa, le recensioni sono sempre positive e questo mi spinge ad andare avanti! Tra qualche mese uscirà “Al di là di te”, un romanzo breve che tratta di temi davvero scottanti, una percentuale sulle vendite sarà devoluta ad un'associazione contro la violenza delle donne.

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