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La specie invasa. Aporie dell’incavo di Marco Nuzzo, distribuita da Youcanprint e disponibile sui maggiori webstore e in libreria, è una raccolta che si muove come un respiro antico dentro le fenditure dell’essere. È un libro che non si limita a raccontare: scava, sfiora, interroga. Le fonti editoriali lo presentano come un’opera che indaga l’incavo — reale e simbolico — come luogo di rivelazione, di fragilità e di metamorfosi. In queste pagine, la poesia diventa un gesto di ascolto profondo, un attraversamento che non ferisce ma affiora, altera, smuove. Il titolo stesso suggerisce un movimento sottile: una “specie” che non è soltanto biologica, ma emotiva, spirituale, collettiva. Un’umanità che si scopre invasa non da un nemico, ma da una consapevolezza nuova, da un’ombra che chiede di essere guardata, da un silenzio che pretende voce. La presenza di Marco Nuzzo nel panorama poetico contemporaneo è legata a un percorso di ricerca personale e rigoroso, che lo ha portato a pubblicare diverse opere e a collaborare con me nella raccolta Anime (2012).
Un incontro che ha intrecciato sensibilità affini e che oggi ritrovo, maturato e trasformato, in questa nuova opera. Leggere La specie invasa è stato come tornare in un luogo familiare, ma con una luce diversa. Conosco la tensione di Marco verso l’essenziale, verso ciò che vibra nell’incavo, verso le domande che non cercano risposte ma risonanze. In prima persona, posso dire che questa raccolta mi ha ispirata come lettrice e come autrice: ho sentito un dialogo sotterraneo tra le sue parole e la mia stessa ricerca poetica. La sua scrittura è scabra e raffinata, capace di aprire varchi emotivi senza mai indulgere nella retorica. Ogni testo sembra nascere da un punto di frattura che diventa possibilità. La poesia, qui, non consola: trasforma. Non spiega ma ne è rivelazione. L’opera si distingue per un lessico essenziale e ricercato, un ritmo interiore che accompagna il lettore come un’onda lenta, immagini che emergono dall’ombra con precisione quasi scultorea e una riflessione esistenziale che non teme la complessità. Le “aporie dell’incavo” diventano così non ostacoli, ma punti di accesso: luoghi in cui la logica si incrina e la poesia interviene come gesto di ricomposizione. La specie invasa è un libro che chiede ascolto, presenza, disponibilità a lasciarsi attraversare. È un’opera che non si limita a essere letta: si abita. E per me rappresenta anche un ritorno a un dialogo artistico che ha segnato il mio percorso, un modo per ritrovare — nelle parole di Marco — un’eco della mia stessa ricerca poetica.
