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mercoledì 21 gennaio 2026
Vetrina delle Emozioni - La voce che apre il varco: l’interpretazione di Marco Nuzzo nel primo canto del libro Il Verso che Tace di Gioia Lomasti
Song and music by Marco Nuzzo - All rights reserved
Nel panorama contemporaneo, dove poesia e musica raramente trovano un equilibrio autentico, l’interpretazione cantata di Marco Nuzzo del primo canto del libro di Gioia Lomasti rappresenta un incontro raro: una fusione in cui la parola poetica non viene semplicemente accompagnata, ma trasfigurata in un’esperienza sonora che amplifica il senso originario del testo.
Una voce che accoglie e rivela
Marco Nuzzo affronta il canto con una vocalità che sorprende per misura e profondità. La sua voce non invade, non sovrasta: accarezza il verso, lo sostiene, lo lascia respirare. È un’interpretazione che privilegia la trasparenza emotiva, come se ogni parola fosse un frammento di luce da restituire intatto all’ascoltatore. La scelta di un timbro caldo, controllato, quasi meditativo, permette al testo di emergere nella sua essenza: non come declamazione, ma come invocazione interiore.
Le sonorità: un tessuto che amplifica il sacro del testo
Le sonorità che accompagnano la voce di Nuzzo sono costruite con cura artigianale. Non c’è ridondanza, non c’è ricerca dell’effetto: c’è un minimalismo consapevole, che crea un ambiente sonoro sospeso, quasi rituale. Linee melodiche essenziali, armonie morbide, mai invadenti, un ritmo interno che segue il respiro del verso e sfumature che evocano un tempio interiore più che uno spazio fisico,
Questa scelta stilistica permette al primo canto di Gioia Lomasti, di rivelarsi nella sua natura più profonda: un testo che parla di soglie, di ascolto, di presenza, di un dialogo silenzioso tra umano e trascendente.
La fedeltà al testo e la libertà dell’interprete
Uno degli aspetti più riusciti dell’interpretazione è la capacità di Nuzzo di rispettare la struttura poetica senza rinunciare alla propria identità musicale. Ogni pausa, ogni inflessione, ogni apertura vocale sembra nascere da un ascolto attento del testo, come se la musica fosse già inscritta nei versi e l’interprete dovesse solo portarla alla luce. Questa sensibilità crea un equilibrio raro: la poesia non diventa canzone, e la canzone non diventa recitazione. È un terzo spazio, un territorio condiviso dove parola e suono si incontrano e si potenziano. Un primo canto che diventa soglia. Il primo canto del libro di Gioia Lomasti è, per sua natura, un varco: un invito a entrare in un percorso interiore, un’apertura verso un altrove poetico. L’interpretazione di Marco Nuzzo ne coglie pienamente la funzione: non chiude, non definisce, ma apre. La sua voce diventa un ponte, una guida discreta che accompagna l’ascoltatore dentro la dimensione contemplativa del testo. Il risultato è un’esperienza che non si limita all’ascolto, ma che risuona, che resta, che invita a tornare. In conclusione con questa interpretazione, Marco Nuzzo non si limita a “cantare” un testo poetico: lo abita, lo attraversa, lo restituisce amplificato nella sua vibrazione più intima. E il primo canto Versi al velo del Tempio del libro Il verso che Tace di Gioia Lomasti trova così una nuova vita, sonora e luminosa, capace di raggiungere anche chi non conosce ancora la pagina scritta. Un incontro felice, raro, necessario: la poesia che diventa voce, la voce che diventa ascolto.
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