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In Il verso che tace, Gioia Lomasti compie un gesto raro: non si limita a raccogliere poesie, ma costruisce un luogo interiore dove la parola si fa respiro, attesa, rivelazione. Il libro nasce dall’urgenza di dare voce a ciò che solitamente rimane sommerso — le vibrazioni sottili dell’anima, i silenzi che chiedono ascolto, le emozioni che non trovano spazio nel frastuono quotidiano.
Lomasti, poetessa e curatrice di progetti culturali, trasforma il silenzio in materia viva. Ogni testo è un varco, un invito a rallentare, a sostare nella zona fragile dove il sentire diventa conoscenza. La sua scrittura, limpida e insieme stratificata, intreccia memoria, spiritualità e visioni simboliche, restituendo al lettore un’esperienza che non è solo estetica, ma profondamente trasformativa.
Il libro si distingue per la sua capacità di unire delicatezza e intensità, come se ogni verso fosse scolpito nella luce. Non c’è mai compiacimento, ma un continuo dialogo con ciò che è essenziale: la dignità del sentire umano, la ricerca di armonia, la volontà di custodire la bellezza anche quando tace.
Il verso che tace non è soltanto un titolo: è una dichiarazione poetica. È il luogo dove la parola si spoglia del superfluo per tornare a essere ciò che dovrebbe sempre essere — un ponte tra l’intimo e l’universale.
Un libro che non si legge soltanto: si abita.