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IL VERSO CHE TACE DI GIOIA LOMASTI - OMAGGIO A DANTE

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“L’autrice desidera esprimere la sua più sincera gratitudine per gli apprezzamenti rivolti ai progetti presentati sul suo sito, accolti con interesse anche su canali esteri. Il riconoscimento ricevuto costituisce per lei un prezioso incoraggiamento a proseguire con passione e dedizione nel percorso creativo intrapreso.”

martedì 9 giugno 2026

Recensione a cura di Gioia Lomasti Me, Myself and Why – The Gravity That Refuses to Fall di Marco Nuzzo

In Me, Myself and Why – The Gravity That Refuses to Fall, Marco Nuzzo compone un linguaggio visivo che vibra tra rivelazione e sospensione. Le sue immagini, tese come corde di luce, aprono un dialogo silenzioso con ciò che resta in bilico: il peso, la caduta, la scelta di non cedere. Questa recensione, a cura di Gioia Lomasti, accoglie il lettore nel nucleo pulsante di una poetica che interroga il reale e ne distilla la sua parte più inquieta e luminosa.

Nel flusso visivo e sonoro che Marco Nuzzo costruisce, Me, Myself and Why si presenta come un attraversamento interiore, una fenditura luminosa che si apre nella materia dell’esistenza. L’opera si muove tra percezioni frantumate e ricomposizioni improvvise, come se ogni immagine fosse un frammento di coscienza che tenta di trattenere il proprio peso mentre la gravità — metafora del limite, della caduta, dell’umano — sembra rifiutarsi di compiere il suo corso.

lunedì 8 giugno 2026

Dieci Anni della Serie “Silk Road Literature” Celebrazione di un Progetto Letterario Transcontinentale e Annuncio della Personalità dell’Anno 2026 Il Cairo – Darna Museum



Celebriamo dieci anni di Silk Road Literature, una serie che ha trasformato la traduzione in un ponte tra culture, unendo autori di tre continenti e dando vita a un progetto letterario internazionale che continua a crescere. Il Darna Museum del Cairo ospita la celebrazione ufficiale, durante la quale sarà annunciata la Personalità Culturale dell’Anno 2026 e saranno presentate nuove pubblicazioni che arricchiscono la biblioteca della serie.

We celebrate ten years of Silk Road Literature, a series that has transformed translation into a bridge between cultures, uniting authors from three continents and shaping an international literary project that continues to expand. The Darna Museum in Cairo will host the official celebration, during which the Cultural Personality of the Year 2026 will be announced, along with the launch of new publications enriching the series’ growing library.

Latifa Harbaoui – La voce luminosa della letteratura algerina - introduzione a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle Emozioni

Nel presentare la figura di Latifa Harbaoui, incontriamo una voce che illumina la letteratura algerina contemporanea con sensibilità, rigore e grazia. La sua opera, nutrita da filosofia, impegno culturale e una profonda attenzione all’essere umano, attraversa poesia, narrativa, giornalismo e teatro con naturale eleganza. Le sue parole viaggiano oltre i confini, accolte da riviste e antologie internazionali, mentre il suo contributo culturale continua a crescere e a ispirare lettori e studiosi.

In presenting the work of Latifa Harbaoui, we encounter a voice that illuminates contemporary Algerian literature with sensitivity, depth, and grace. Her writing — shaped by philosophy, cultural engagement, and a profound human vision — moves effortlessly through poetry, narrative, journalism, and theatre. Her words travel far beyond borders, embraced by international journals and anthologies, while her cultural impact continues to grow and inspire readers and scholars.


Ci sono autrici che non si limitano a lasciare un’impronta nella letteratura: la trasformano, la ampliano, la rendono un luogo di incontro tra sensibilità, culture e visioni del mondo. Tra queste figure rare e preziose si distingue Latifa Harbaoui, scrittrice e poetessa algerina la cui opera attraversa con naturalezza territori diversi — poesia, narrativa, giornalismo, teatro, letteratura per l’infanzia — mantenendo sempre intatta una voce riconoscibile, intensa, profondamente umana.

La sua formazione filosofica, maturata presso l’Università di Bouzaréah e successivamente all’Università Mohamed Khider di Biskra, ha plasmato una scrittura che interroga, osserva, ascolta. In ogni suo testo si avverte la presenza di uno sguardo vigile, capace di cogliere le sfumature dell’esistenza e di restituirle con una delicatezza che diventa forza. La parola, per Latifa Harbaoui, è un atto di consapevolezza e di responsabilità: un modo per illuminare ciò che spesso rimane in ombra.

La sua attività giornalistica l’ha resa una voce autorevole nel panorama culturale arabo. Ha scritto per quotidiani e riviste di grande rilievo, curando rubriche dedicate alla società, alla letteratura e al pensiero contemporaneo. Le sue collaborazioni internazionali testimoniano una presenza che supera i confini geografici e linguistici, raggiungendo lettori in tutto il mondo arabo e oltre.

Accanto alla scrittura, Latifa Harbaoui ha dedicato energie preziose alla formazione artistica dei più giovani, fondando nel 1995 il gruppo infantile Chadou El Djazaïr e realizzando opere teatrali e canzoni per l’infanzia. La sua voce ha risuonato anche in radio e televisione, attraverso programmi culturali che hanno contribuito a diffondere la bellezza della parola e il valore della riflessione.

Le sue opere — tra cui Shams Ala Miqassi, Qassasat Qalaq, Rassaïl Al-Khuffash Al-Ashqar, Khatawati Adh-Dhahabiyya fi Al-Qira'a Adh-Dhakiyya e molte altre — hanno ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali, diventando oggetto di studi accademici, tesi universitarie e giornate di ricerca dedicate interamente alla sua poetica. La sua poesia ha viaggiato in numerose lingue, trovando spazio in riviste prestigiose e antologie internazionali come ALL TOGETHER 11.

La figura di Latifa Harbaoui rappresenta oggi una delle presenze più significative della letteratura algerina contemporanea: una voce che continua a espandersi, a dialogare, a generare cultura. Presentare la sua biografia significa rendere omaggio a una donna che ha scelto la parola come strumento di libertà, come gesto di cura verso la comunità artistica, come testimonianza di un cammino che continua a ispirare.

Gioia Lomasti
Vetrina delle Emozioni

Intervista internazionale (ITA/ENG) a cura di vetrinadelleemozioni.com al poeta Bilal Al Masri a cura di Gioia Lomasti autrice, curatrice e promotrice Autori Artisti

In un tempo in cui la parola torna a essere ponte, Vetrina delle Emozioni accoglie con gratitudine la voce del poeta libanese Bilal Al Masri, protagonista di un dialogo che attraversa memoria, identità e visione umana. Questa intervista nasce dal desiderio di creare uno spazio autentico di incontro, dove la poesia diventa ascolto, riflessione e passaggio verso orizzonti condivisi. Con la cura di Gioia Lomasti, l’incontro si fa testimonianza di come la letteratura possa unire culture diverse, restituendo alla parola la sua forza più antica: quella di illuminare ciò che ci rende profondamente umani.

In a time when words once again become bridges, Vetrina delle Emozioni gratefully welcomes the voice of Lebanese poet Bilal Al Masri, the central figure of a dialogue that moves through memory, identity, and the human vision. This interview arises from the desire to create a genuine space of encounter, where poetry becomes listening, reflection, and a passage toward shared horizons. Under the curation of Gioia Lomasti, the exchange becomes a testament to how literature can unite different cultures, restoring to language its most ancient power: the ability to illuminate what makes us profoundly human.


Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a Bilal Al Masri per la disponibilità, la sensibilità e la profondità condivisa attraverso il suo lavoro. La sua presenza e il suo contributo rappresentano un valore autentico per chi crede nella forza della parola e nella bellezza del dialogo culturale. In collaborazione con Vetrina delle Emozioni – Autori & Artisti, esprimo la mia gratitudine per aver accolto questo spazio di confronto e per aver donato ai lettori una voce capace di attraversare emozioni, pensieri e orizzonti umani. A cura di Gioia Lomasti autrice, curatrice e promotrice culturale per vetrinadelleemozioni.com Autori Artisti.

giovedì 4 giugno 2026

Il Viaggiatore della Parola – Omaggio ad Ashraf Aboul‑Yazid – A cura di Gioia Lomasti – In collaborazione con Vetrina delle Emozioni




Con profonda stima ed elogio per un autore che ha saputo trasformare la letteratura in un ponte tra culture dove ho potuto partecipare assieme al mio stimatissimo amico e collaboratore Luciano Somma.



mercoledì 3 giugno 2026

Il verso che tace – Dante e Marilyn: il mistero della parola e della luce

Ricorrenze in versi è lo spazio in cui la memoria incontra la poesia, dove figure lontane nel tempo tornano a parlare attraverso la parola, la luce e il simbolo.
In questo percorso, Il verso che tace accoglie personalità che hanno segnato la cultura, l’arte e l’immaginario collettivo, trasformando ogni ricorrenza in un’occasione di riflessione e bellezza.

È in questo contesto che si inserisce l’incontro ideale tra Dante Alighieri, padre della lingua italiana, e Marilyn Monroe, icona hollywoodiana del Novecento: due simboli universali che, pur appartenendo a mondi diversi, continuano a risuonare nel silenzio della poesia e nella luce del mito.


Nel progetto Il verso che tace di Gioia Lomasti, la poesia diventa ponte tra due universi che sembrano lontani, ma si riconoscono nella stessa tensione verso la bellezza e l’eternità.

Canto Primo – Versi al Velo del Tempio Il varco sacro dove nasce la voce silente

Nel Canto Primo – Versi al Velo del Tempio, il lettore viene accolto sulla soglia di un luogo sospeso, dove la parola si fa rito e il silenzio diventa guida. Questo nuovo varco poetico, parte integrante del progetto Il verso che tace, apre un cammino interiore in cui luce e ombra dialogano con grazia antica.
Il velo non cela: rivela. Custodisce il sacro mentre lo offre, lasciando filtrare una voce che nasce quieta e si innalza come un respiro consacrato.
In queste pagine, la poesia di Gioia Lomasti si fa gesto di devozione, un invito a sostare nell’intervallo tra ciò che appare e ciò che tace, affinché il lettore possa attraversare la soglia e riconoscere, nel proprio silenzio, la scintilla che illumina.

🌿 INTRODUCTION IN ENGLISH

In Canto Primo – Versi al Velo del Tempio, the reader is welcomed at the threshold of a suspended realm, where words become ritual and silence becomes a guide. This opening movement of the project Il verso che tace unfolds like a sacred passage, inviting an inner journey shaped by the delicate dialogue between light and shadow.
The veil does not conceal: it reveals. It guards the sacred while offering it, allowing a quiet voice to rise like a consecrated breath.

Within these lines, Gioia Lomasti’s poetry becomes an act of devotion — an invitation to linger in the space between what is seen and what remains silent, so that the reader may cross the threshold and rediscover, within their own stillness, the spark that illuminates.




Nel Canto Primo de Il verso che tace di Gioia Lomasti, intitolato Versi al Velo del Tempio, la poesia si apre come un varco sacro, un ingresso che non introduce soltanto un’opera, ma un cammino interiore. Il velo che inaugura il canto non è un semplice elemento simbolico: è la soglia attraverso cui la parola si fa rito, la luce si fa respiro, il silenzio diventa guida. Fin dai primi versi — «Nel vel che all’ora mesta e ancor dispiega, s’accende il foco d’un pensier profondo…» — si percepisce un’atmosfera sospesa, un tempo che non scorre ma si dischiude, come un drappo che rivela e custodisce allo stesso tempo. Il velo è custodia del sacro, rivelazione filtrata, metamorfosi interiore: un confine che separa e unisce, che protegge e invita, che tace e illumina. È il luogo in cui la poesia si inginocchia davanti al mistero, lasciando che la luce trapeli senza mai imporsi.



In questo spazio sospeso emerge la figura del cuore sovrano, che domina la scena interiore pur nella fragilità del mondo. «…ma in nobil luce il cor ne fu sovrano, ché verità si angustia in gesta immondo.» La verità, ferita dalle contraddizioni umane, trova nel cuore il suo tempio più autentico. Qui la luce non viene spenta, ma custodita; qui la poesia riconosce la fragilità del reale, ma ne afferma la regalità interiore. Il cuore diventa il centro pulsante del canto, il luogo in cui la verità non si impone, ma resiste.

giovedì 28 maggio 2026

In libreria “Eterna creazione” la raccolta di poesie di Michela Zanarella edita da PeQuod

Ci sono libri che non si limitano a farsi leggere: respirano, attraversano, custodiscono un varco.
Con Eterna creazione, Michela Zanarella torna a offrirci una poesia che non teme la soglia, che si muove tra luce e ombra con la naturalezza di chi conosce il ritmo segreto delle stagioni interiori. La sua parola, sempre più essenziale e verticale, si fa luogo di passaggio: un gesto che unisce la terra al divino, il tempo al suo eco più remoto.

Accogliere questa nuova raccolta significa entrare in un territorio dove il sacro non è distante, ma vibra nelle piccole rivelazioni quotidiane; dove l’amore non si spiega, ma si riconosce; dove l’eternità non è promessa, ma movimento.
È un invito a sostare, ad ascoltare, a lasciarsi toccare da quel fuoco sottile che la poesia sa ancora accendere.

Con gratitudine e rispetto, celebriamo l’arrivo in libreria di un’opera che continua a tracciare sentieri di bellezza e consapevolezza nel panorama poetico contemporaneo.

Gioia Lomasti
Vetrina delle Emozioni


Eterna creazione, la nuova raccolta di poesie di Michela Zanarella, edita da Italic peQuod nella collana Portosepolto diretta da Luca Pizzolitto e Massimiliano Bardotti, prosegue il percorso di esplorazione e ricerca interiore dell’autrice, iniziato vent’anni fa con la sua prima pubblicazione. Zanarella continua ad osservare il mondo, le stagioni che lo attraversano, vive nel suo tempo senza mai dimenticare quanto sia sottile il filo che separa la dimensione terrena dalla dimensione divina. La poesia è dunque l’eterna creazione, quel flusso che libera il fuoco sacro della parola, che genera riflessioni e movimento. Può sembrare una provocazione il titolo, perché la poesia è qualcosa di inafferrabile, sfuggente. È una sfida raggiungere l’eternità, ma l’atto creativo si spinge verso vette spesso incomprensibili, quasi intangibili. 



Alchem – Bloody Rose - articolo a cura di Gioia Lomasti

Nel panorama sonoro dove la ricerca diventa visione e la musica si fa narrazione interiore, gli Alchem tornano a imprimere la loro firma artistica con Bloody Rose, un’opera che affonda le radici in un percorso creativo lungo e rigoroso. La loro identità, sospesa tra Alternative, Progressive e Dark Metal, si rinnova in un album che non teme profondità né ombre, e che anzi le trasforma in materia viva, pulsante, evocativa.

Guidati dalla voce intensa di Lisa e dalla sensibilità compositiva di Pier, gli Alchem intrecciano suoni, immagini e suggestioni in un viaggio che supera il confine del semplice ascolto. Bloody Rose nasce così come un fiore raro: affilato, visionario, capace di raccontare fragilità e forza con la stessa, inconfondibile intensità.

Un progetto che conferma la band come una delle realtà più originali dell’underground italiano, dove musica e arte visiva dialogano in un equilibrio di atmosfere, simboli e rivelazioni


Ascolto in anteprima su Bandcamp: 👉

Gli Alchem, formazione originaria della provincia di Roma, nascono nel 2000 dopo una prima fase creativa (1998–2000) sotto il nome Acidaluna. La loro identità musicale unisce elementi Alternative, Progressive e Dark Metal, arricchiti da arrangiamenti ricercati e atmosfere introspettive che caratterizzano da sempre la loro produzione artistica.

Nel corso degli anni pubblicano una demo omonima (2005) e gli EP Shadows (2008) e Fragments (2014), fino ad arrivare al primo LP Viaggio al Centro della Terra (2018), edito da Triad Records / Black Widow Records: un concept album molto apprezzato dalla critica specializzata.

martedì 26 maggio 2026

Il verso che tace – Un ampliamento prezioso, un omaggio alla cultura e alla solidarietà


Il verso che tace progetto poetico e artistico di Gioia Lomasti, continua a crescere e a intrecciare cultura, comunità e impegno etico attraverso nuove iniziative che ampliano l’esperienza del lettore. Nella sezione Cultura e Solidarietà è ora disponibile un approfondimento digitale scaricabile, pensato come estensione naturale dell’opera e come porta d’ingresso per chi desidera avvicinarsi ai dieci canti o ritrovarne l’atmosfera simbolica e meditativa.

Il nuovo materiale offre un percorso introduttivo ricco di estratti, riflessioni e chiavi di lettura, accompagnando il lettore in un viaggio che riprende i temi centrali dell’opera: il cammino interiore, la memoria, la luce, la caduta e la rinascita. È un invito a entrare con passo lento e consapevole nel mondo poetico che anima Il verso che tace, lasciando che la parola e l’immagine dialoghino in un equilibrio che unisce tradizione e contemporaneità.

giovedì 21 maggio 2026

L’Ombra che Ricorda – “Quello sguardo Maya” di Norman Zoia - articolo a cura di Gioia Lomasti

 


Dedicata a Caterina Vetro (da anni opera da volontaria in Belize, Cambogia etc e ha già fatto costruire una s cuola e dei pozzi, il tutto con denaro raccolto da artisti e musicisti tra questi Norman Zoia).
Il brano fa parte della trilogia sull'infanzia rubata che comprende Gamines (Pino Scotto feat Aida Cooper con l'assolo di saxdi Claudio Pascoli) e Soldatini di pongo (Pino Scotto feat Nina Ricci).
Pino Scotto, Caterina Vetro, Aida Cooper, Claudio Pascoli, Norman Zoia.
Crediti completi nel video collegato da Youtube

Ci sono immagini che non si limitano a mostrarsi: affiorano. Emergono come reliquie di un tempo che non abbiamo vissuto, eppure ci appartiene. Così nasce “Quello sguardo Maya”, il video di Norman Zoia, in cui un volto diventa soglia, e lo sguardo un antico richiamo che attraversa i secoli. Lo sguardo non è soltanto un dettaglio visivo: è una presenza. Una vibrazione che sembra provenire da un altrove fatto di pietra, di simboli, di cieli osservati come mappe sacre. Zoia non riprende: evoca. La sua opera è un varco silenzioso, un invito a lasciarsi toccare da ciò che non parla, ma ricorda. La luce scivola sui tratti come un rito, un gesto che non illumina soltanto, ma risveglia. Ogni ombra è un segno, ogni dettaglio un frammento di un linguaggio che non ha bisogno di voce. Lo spettatore non osserva: viene osservato. E in quello scambio muto, qualcosa si apre, come una porta interiore che non sapevamo di custodire.

Built On The Sand – Costruito sulla Sabbia, tra Ombre e Verità



C’è una voce che nasce dal silenzio, una voce che non chiede permesso e non cerca riparo. È la voce narrante del brano Built On The Sand, interpretato da Marco Nuzzo’s Me, Myself and Why, un viaggio interiore che si muove tra fragilità, memoria e identità.

martedì 19 maggio 2026

Una poesia di Nicole Steiner - recensione a cura di Gioia Lomasti

 

Perché mi trattieni, dimmi…

Il testo di Nicole Steiner si presenta come un piccolo canto di appartenenza, un dialogo intimo con il mare che diventa custode, confidente e destino. La voce poetica si muove con naturalezza tra immagini quotidiane — il sentore del caffè, l’alba sopra i tetti, i vicoli odorosi di sale — e un sentimento più profondo, quasi ancestrale, che lega l’io lirico alla città e alle sue acque.

mercoledì 13 maggio 2026

Intervista a Daniele Cerioni a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con vetrinadelleemozioni.com Autori Artisti


 

Un sentito ringraziamento a Daniele Cerioni per la sensibilità con cui trasforma emozioni profonde in parole capaci di toccare il lettore. La sua scrittura restituisce voce a ciò che spesso rimane taciuto, offrendo un percorso di ascolto e consapevolezza. Grazie anche ai lettori che seguono e sostengono il suo cammino artistico attraverso Vetrina delle Emozioni, contribuendo a diffondere poesia, dialogo e condivisione.

Daniele Cerioni (1979) è poeta, favolista e musicista, nato a FrascatiLaureato in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, cresce nell’ascolto dei grandi cantautori italiani, sviluppando una profonda sensibilità per la parola e per la musica. Il suo percorso creativo inizia nel 2007, quando compone le prime dieci poesie. Dopo una lunga pausa, nel marzo 2020 — durante il lockdown — ritrova l’ispirazione e dà vita ai testi che confluiranno nella sua opera d’esordio Pensieri(in)versi (PAV Edizioni, 2022). Con La libertà delle farfalle (PAV Edizioni, 2024) amplia il proprio orizzonte poetico e si avvicina alla letteratura per l’infanzia, dando vita a una raccolta di poesie e favolette dedicate ai bambini e a tutti coloro che conservano un’anima fanciulla.

martedì 12 maggio 2026

Ernesto Lomasti ricordo di un viaggio al silenzio - ritratto e omaggio poetico a cura di Gioia Lomasti


Ci sono figure che non abbiamo conosciuto, eppure ci abitano. Arrivano a noi attraverso racconti, fotografie, sguardi che altri hanno custodito. Oppure attraverso la montagna, che custodisce più ricordi degli uomini stessi. Così è per Ernesto Lomasti, mio zio: un giovane alpinista che ha lasciato il mondo troppo presto, ma che ha continuato a vivere nei luoghi che ha amato e nelle parole che, anni dopo, hanno cercato di raggiungerlo.

Ernesto era un ragazzo silenzioso, gracile, determinato. Aveva un modo di stare nella montagna che non era conquista, ma ascolto. Saliva come si entra in un tempio: con rispetto, con ardore, con quella fame di cielo che appartiene solo a chi sente la vetta come un richiamo interiore. Morì nel 1979, durante un allenamento su roccia ad Arnad, colpito da un fulmine. Una morte improvvisa, verticale, come la sua vita. Eppure, ciò che resta di lui non è la fine, ma il cammino. La montagna non lo ha dimenticato. Gli ha dedicato un luogo di riparo, il Bivacco Lomasti, un punto rosso tra le rocce, dove gli alpinisti si fermano, riposano, ascoltano il vento. E una vetta porta il suo nome: Pilastro Lomasti, come se la terra stessa avesse voluto pronunciare il suo ricordo.

Gioia Lomasti: una voce che costruisce mondi di poesia, arte e memoria


C’è un ricordo che accompagna Gioia Lomasti come un filo sottile e prezioso: qualcuno, molti anni fa, aveva intravisto in lei una forza creativa capace di trasformare emozioni in architetture di parola. Quel ricordo non ha bisogno di essere pronunciato, perché vive nella sostanza stessa del suo cammino artistico. È una radice silenziosa che continua a nutrire ogni progetto, ogni gesto, ogni visione.


Nel tempo, Gioia ha costruito un percorso unico, dove la poesia dialoga con l’immagine, la memoria con l’innovazione, la tradizione con il presente. Il suo progetto più recente, Il verso che tace, ne è la testimonianza più matura: dieci canti originali che evocano la lingua antica senza imitarla, accompagnati da immagini nate dall’incontro tra sensibilità umana e intelligenza artificiale. Un’opera che non si limita a omaggiare Dante, ma lo attraversa, lo ascolta, lo porta nel nostro tempo come un compagno di viaggio. Il progetto, inserito nel catalogo nazionale con deposito legale e in corso di catalogazione presso il Centro Dantesco e la Biblioteca Classense, conferma la sua coerenza con la tradizione letteraria e il suo valore divulgativo con grandi progetti futuri che ne innalzeranno l'artisticità e il contributo culturale.

Il valore silenzioso della cura: quando la presenza diventa cultura e autenticità dei legami


Nelle trame sottili della nostra società, la bontà è spesso un gesto che nasce senza clamore. Aiutare e sostenere un progetto, offrire tempo e competenze: sono atti che appartengono alla dimensione più nobile dell’umano, quella che non cerca applausi ma costruisce legami. Eppure, nella cultura contemporanea rapida, distratta, talvolta smemorata accade che la riconoscenza si dissolva proprio dove avrebbe dovuto mettere radici. La presenza, che è un dono, viene percepita come un’abitudine. La cura, che è un impegno, diventa un rumore di fondo. E l’aiuto, che è un gesto autentico, viene scambiato per una disponibilità infinita, quasi dovuta.

martedì 5 maggio 2026

Relic di Marco Nuzzo - La voce che attraversa le ombre e restituisce verità


Ci sono brani che non si limitano a essere ascoltati: accadono. Relic di Marco Nuzzo è uno di quei percorsi sonori che si insinuano nella pelle, lasciando emergere ciò che spesso resta nascosto nelle pieghe più profonde dell’esperienza umana. La voce, ruvida e intensa, sembra provenire da un luogo remoto dell’anima, dove le ferite diventano materia viva e il cammino si fa rivelazione.

Il testo evoca immagini forti, quasi tattili: passi che consumano la terra, un viaggio che non è scelto ma imposto, un peso che si trascina e che, proprio nel suo farsi sentire, diventa testimonianza. Relic è una confessione sussurrata e allo stesso tempo un grido trattenuto, un confronto diretto con ciò che resta dopo aver attraversato il deserto delle aspettative e delle disillusioni.





La musica accompagna questo viaggio con una struttura che cresce, si apre, si spezza e ricompone, come se seguisse il ritmo irregolare di un cuore che non vuole arrendersi. Ogni nota è una scheggia di verità, ogni pausa un respiro necessario per non soccombere al peso della propria storia.

Nel passo lieve dei gatti: un viaggio tra anima, memoria e poesia di Gioia Lomasti


Vivono accanto a noi con un passo che non pesa, con uno sguardo che attraversa. I gatti sembrano conoscere un linguaggio che non si pronuncia, fatto di respiri, di attese, di piccole presenze che diventano casa. Entrano nelle nostre vite senza chiedere permesso e, quando lo fanno, portano con sé una forma di grazia che non si dimentica. È nel loro modo di avvicinarsi, di restare, di ascoltare il silenzio che impariamo qualcosa di noi stessi: la delicatezza, la pazienza, la capacità di sentire anche ciò che non si vede.

lunedì 4 maggio 2026

L’arte che custodisce la parola: riflessioni a partire da Il verso che tace

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Nel post dedicato alla promozione di Il verso che tace di Gioia Lomasti omaggio a Dante, l’immagine e il messaggio dialogano come due elementi di un’unica opera: da un lato la figura in abito rinascimentale, che richiama la tradizione pittorica italiana; dall’altro il libro, tenuto con la stessa cura con cui si sorregge un oggetto prezioso. È un gesto che parla di arte, di memoria e di continuità creativa.

L’abito riccamente decorato, la postura composta, la luce calda che avvolge la scena: tutto rimanda alla pittura dei maestri del Cinquecento, dove la figura umana non è solo rappresentazione, ma simbolo. Qui diventa metafora dell’autore contemporaneo, che porta con sé un’eredità culturale e la rinnova attraverso la propria voce.



Il libro Il verso che tace si inserisce in questo quadro come un elemento vivo, un ponte tra epoche. L’arte visiva e l’arte poetica si incontrano: la prima offre un contesto estetico che amplifica la seconda, mentre la parola scritta restituisce profondità emotiva all’immagine. È un dialogo che non si esaurisce nello sguardo, ma invita alla partecipazione.

Si presenta Daniele Cerioni e il suo ultimo libro - La libertà delle Farfalle - segnalazione letteraria a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle emozioni Autori Artisti

 

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Daniele Cerioni (1979), poeta, favolista e musicista, nasce a Frascati. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, coltiva parallelamente la passione per la parola e per la musica, cresciuto nell’ascolto dei grandi cantautori italianiIl suo percorso creativo inizia nel 2007, quando compone le prime dieci poesie. Una lunga pausa lo allontana dalla scrittura, fino al marzo 2020: durante il lockdown, in un tempo sospeso, ritrova ispirazione e dà vita ai testi che confluiranno nella sua opera d’esordio Pensieri(in)versi (PAV Edizioni, 2022). Dopo la pubblicazione de La libertà delle farfalle (PAV Edizioni, 2024), Daniele continua a esplorare la poesia ampliando il proprio orizzonte creativo verso la letteratura per l’infanzia. Nasce così una nuova raccolta di poesie e favolette dedicate ai bambini e a tutti coloro che, pur adulti, custodiscono ancora un’anima fanciulla.

martedì 28 aprile 2026

Pietre e Oggetti d’Arte Quando la materia diventa emozione a cura di Gioia Lomasti - Intrecci d'anima e d'emozione

 

Per approfondimenti
segui il sito dedicato al progetto


L’arte che nasce dalla materia di Gioia Lomasti

Nel cuore di Intrecci d’Anima e d’Emozione prende forma una sezione dedicata a opere che non sono semplici oggetti, ma creazioni modellate, plasmate con pazienza e visione. Qui l’argilla, le paste modellabili e i materiali affini diventano strumenti per raccontare emozioni, ricordi, intuizioni. Ogni pezzo nasce da un gesto lento, meditativo, che trasforma la materia in un linguaggio poetico.


Il piatto decorativo con la rosa centrale rappresenta l’eleganza della tradizione reinterpretata con sensibilità contemporanea. La delicatezza del fiore, la precisione delle sfumature, la luminosità del bordo dorato: tutto concorre a creare un equilibrio tra classicità e intimità emotiva. È un’opera che parla di cura, di bellezza custodita, di un tempo che si ferma per lasciarsi osservare.


sabato 25 aprile 2026

Marco Nuzzo: la voce che attraversa le emozioni - A cura di Gioia Lomasti

 


Ritratto d’autore per un augurio di cuore! A cura di Gioia Lomasti – Vetrina delle Emozioni

Nel panorama artistico contemporaneo, dove la ricerca di autenticità si fa sempre più urgente, la figura di Marco Nuzzo emerge come una presenza capace di unire parola, musica e sensibilità in un’unica trama armonica. La sua arte non si limita a essere ascoltata: si percepisce, si attraversa, si abita. È un linguaggio che non teme la profondità, che accoglie il silenzio e lo trasforma in risonanza.

Vetrina delle Emozioni ha avuto il privilegio di incrociare il suo percorso creativo, trovando in lui un compagno di visione, un autore che sa restituire al pubblico non solo note e testi, ma un modo di sentire il mondo.



La musica come luogo di incontro

La musica di Marco Nuzzo è un viaggio che si muove tra introspezione e apertura, tra delicatezza e intensità. Le sue composizioni custodiscono una dimensione intima, quasi rituale, dove ogni suono diventa un gesto, ogni parola un varco.
La sua voce porta con sé una sincerità rara, capace di toccare chi ascolta senza bisogno di artifici.

Nel corso degli anni, Marco ha costruito un percorso fatto di collaborazioni, sperimentazioni e dialoghi artistici che hanno arricchito il suo stile e ampliato la sua visione. La sua capacità di intrecciare linguaggi diversi lo rende un autore versatile, aperto, sempre in ascolto.

✦ I Canti – Il respiro profondo de “Il verso che tace”



All’interno del progetto poetico Il verso che tace, la sezione I Canti rappresenta il cuore più intimo e vibrante dell’opera: un luogo in cui la parola non si limita a essere scritta, ma diventa gesto, eco, rito. Qui la voce di Gioia Lomasti si dispiega con una limpidezza che attraversa il silenzio e lo trasforma in materia viva, in ascolto, in rivelazione.


I Canti sono pagine che respirano. Ogni testo è una soglia che invita a rallentare, a sostare, a lasciarsi toccare da un ritmo che non appartiene al tempo esterno, ma a quello interiore. La parola non descrive: evoca. Non spiega: illumina. È un cammino che unisce memoria, visione e presenza, restituendo alla poesia la sua funzione originaria: essere un luogo di passaggio, di cura, di riconoscimento.

L’Armonia dei Contributi: un Percorso che Continua a Crescere di Vetrina delle Emozioni


Ci sono pagine che non si limitano a raccogliere parole: custodiscono passaggi, incontri, gesti creativi che hanno attraversato gli anni lasciando una traccia luminosa. Ogni contributo nasce come un frammento di dialogo, un’offerta di senso, un tassello che si aggiunge alla trama viva della Vetrina delle Emozioni.



Dal 2011 ad oggi, questo percorso si è ampliato come un orizzonte che non smette di accogliere. Autori, artisti, musicisti, critici, fotografi, voci nuove e presenze storiche: ognuno ha portato un colore, un ritmo, una visione. E così l’archivio non è solo un elenco, ma una memoria condivisa, un luogo in cui riconoscersi e ritrovarsi.

giovedì 23 aprile 2026

Presentazione del progetto artistico "La libertà delle Donne" di Emanuela Ferrando - nota introduttiva a cura di Gioia Lomasti


Nota introduttiva cura di Gioia Lomasti, in collaborazione con Vetrina delle Emozioni - vetrinadelleemozioni.com  Autori Artisti

Nel panorama culturale contemporaneo, dove l’immagine spesso tenta di definire il valore di una donna più della sua voce, il progetto di Emanuela Ferrando si distingue come un gesto di autenticità e di coraggio. La libertà delle Donne è un’opera che attraversa la musica per farsi riflessione, testimonianza e rinnovamento, restituendo dignità a un femminile troppo spesso costretto entro confini imposti. Con sensibilità e determinazione, Emanuela sfida gli stereotipi che vorrebbero relegare la donna matura a un ruolo marginale, restituendo invece alla crescita il suo significato più vero: un’evoluzione che illumina, affina e amplifica lo sguardo. La sua voce, intensa e consapevole, rivendica la bellezza dell’essere sé stesse, dei capelli argentati portati con fierezza, della libertà di non nascondersi. In questo progetto, la vitalità si afferma con un gesto di presenza e di poesia, un invito a riconoscere che l’età è solo un numero e che la vita, quando è vissuta con autenticità, non conosce declino.



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