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“L’autrice desidera esprimere la sua più sincera gratitudine per gli apprezzamenti rivolti ai progetti presentati sul suo sito, accolti con interesse anche su canali esteri. Il riconoscimento ricevuto costituisce per lei un prezioso incoraggiamento a proseguire con passione e dedizione nel percorso creativo intrapreso.”

mercoledì 4 febbraio 2026

Per non offendere ma difendere: l’arte che si preserva quando ci si ascolta


Nel mondo dell’editoria, dove ogni parola pesa e ogni scelta può sembrare un giudizio, esiste uno spazio silenzioso e prezioso in cui l’arte continua a respirare: quello dell’umiltà. Non l’umiltà come rinuncia o sottomissione, ma come gesto di apertura, come disponibilità a vedere l’altro — editore, autore, lettore — non come un avversario da convincere, ma come un compagno di viaggio da comprendere. Difendere l’arte, oggi, significa spesso evitare di offendere: non perché si debba camminare sulle uova, ma perché la fragilità creativa merita mani attente, sguardi che non giudicano prima di aver davvero visto.

L’editoria, da parte sua, non è un tribunale ma un laboratorio. È fatta di persone che cercano equilibrio tra sostenibilità e visione, tra mercato e poesia. Quando riesce a muoversi con delicatezza, diventa un luogo in cui l’autore non si sente costretto a dimostrare qualcosa, ma accompagnato a rivelare ciò che già c’è. E l’autore, a sua volta, quando accoglie il confronto senza percepirlo come un’imposizione, scopre che la cura editoriale non è un limite, ma un modo per far brillare meglio ciò che ha scritto.

In questo scambio, nessuno è obbligato a nulla: né l’editore a trasformarsi in un mecenate, né l’autore a piegarsi a logiche che non sente proprie. È un dialogo, non un contratto emotivo. È un patto di fiducia che si rinnova ogni volta che un testo passa di mano in mano, ogni volta che qualcuno sceglie di credere che la bellezza meriti tempo, attenzione, ascolto.

Preservare l’arte, allora, significa difenderla senza rigidità, custodirla senza possederla, accompagnarla senza forzarla. Significa riconoscere che ogni libro nasce da un intreccio di sensibilità diverse, e che proprio in quell’intreccio — fatto di cura, rispetto e libertà — l’arte trova la sua forma più autentica. Non per offendere, ma per difendere: non per imporre, ma per far fiorire.

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