Vivono accanto a noi con un passo che non pesa, con uno sguardo che attraversa. I gatti sembrano conoscere un linguaggio che non si pronuncia, fatto di respiri, di attese, di piccole presenze che diventano casa. Entrano nelle nostre vite senza chiedere permesso e, quando lo fanno, portano con sé una forma di grazia che non si dimentica. È nel loro modo di avvicinarsi, di restare, di ascoltare il silenzio che impariamo qualcosa di noi stessi: la delicatezza, la pazienza, la capacità di sentire anche ciò che non si vede.
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A volte, però, l’amore che ci donano lascia un vuoto che non si colma. È da quel vuoto che nasce Chicco d’Anima, il tuo progetto poetico dedicato a Chiccominù, un compagno che non ha smesso di esserci nemmeno quando il suo passo si è fatto memoria. In quelle pagine inedite, la perdita non è una ferita chiusa, ma un luogo dove la poesia continua a respirare. Ogni parola diventa un gesto, ogni immagine un modo per dire che ciò che abbiamo amato non scompare: cambia forma, si trasforma in luce, in ricordo, in presenza che resta.
Il dolore, quando lo si attraversa con la poesia, diventa un ponte. Non cancella l’assenza, ma la rende abitabile. Chicco d’Anima è questo: un cammino che non racconta solo la fine, ma tutto ciò che continua dopo. È un modo per dire che un gatto non lascia mai davvero la casa che ha amato; rimane nei gesti, nei pensieri improvvisi, nella dolcezza che ritorna quando meno ce lo aspettiamo. Rimane nella parola che scrivi, nella cura che dedichi agli altri animali, nel desiderio di trasformare un dolore privato in un dono condiviso.
La sua poetica accoglie questa trasformazione con una sensibilità che appartiene solo a chi ha saputo ascoltare davvero. Non descrive la perdita: la attraversa. Non racconta un ricordo: lo custodisce. E in questo custodire, il gatto diventa simbolo, compagno, eco di un amore che non si spegne. La poesia diventa allora un luogo dove ciò che manca continua a vivere, dove il silenzio non è vuoto ma spazio che accoglie.
Chicco d’Anima si fa così un approdo intimo, un gesto che trasforma l’assenza in luce, capace di posarsi sulle cose con la stessa delicatezza di un passo felino. In questo cammino, il gatto non è più soltanto memoria, ma una presenza che continua a sfiorare il quotidiano, come un richiamo lieve che non pretende, ma accompagna. Una presenza che trova nella poesia il suo modo più autentico di restare, lasciando nell’aria un’impronta che non svanisce, ma continua a vibrare.
Gli animali ci affidano la loro fiducia con una semplicità che commuove. Non chiedono spiegazioni, non pretendono promesse: si consegnano al nostro sguardo come a un porto sicuro. È per questo che meritano attenzione, ascolto, rispetto. Ogni gesto verso di loro dovrebbe nascere da una cura autentica, da quella forma di responsabilità che non si improvvisa e non si delega alla leggerezza.
Nel loro silenzio c’è una verità che non inganna, una trasparenza che non conosce maschere. Ed è proprio per questo che, quando li affidiamo a mani esterne, occorre saper riconoscere quelle davvero attente, quelle che non si limitano a un ruolo ma lo onorano. Non tutte le strade che si presentano come competenti lo sono davvero: alcune brillano solo in superficie, mentre altre custodiscono la dedizione che conta.
Per questo, il rispetto verso gli animali passa anche dalla scelta di chi li accompagna nel loro benessere. Una scelta che richiede sensibilità, discernimento e quella forma di amore che non si lascia ingannare dalle apparenze.
I gatti — come tutti gli animali — ci insegnano che la fiducia è un dono prezioso. Sta a noi proteggerla, difenderla e restituirla con la stessa purezza con cui loro ce la offrono. E in questo scambio silenzioso, fatto di cura e presenza, si compie il gesto più semplice e più grande: trattarli bene, sempre, con la stessa delicatezza con cui loro attraversano le nostre vite.

