WikiPoesia

WikiPoesia
WikiPoesia Enciclopedia Poetica
Vetrina delle Emozioni sito

Visualizzazioni totali

300.000 VISUALIZZAZIONI

300.000 VISUALIZZAZIONI
GRAZIE EMOZIONI

CERCA NEL BLOG


FANS PAGE FACEBOOK

FANS PAGE FACEBOOK


GIOIA LOMASTI FANPAGE

EMOZIONI IN VETRINA

EMOZIONI IN VETRINA
“L’autrice desidera esprimere la sua più sincera gratitudine per gli apprezzamenti rivolti ai progetti presentati sul suo sito, accolti con interesse anche su canali esteri. Il riconoscimento ricevuto costituisce per lei un prezioso incoraggiamento a proseguire con passione e dedizione nel percorso creativo intrapreso.”

giovedì 26 marzo 2026

Intervista a Sergio Cintura a cura di Gioia Lomasti

 


A cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle Emozioni - Un sentito ringraziamento va a Sergio Cintura per la disponibilità, la sensibilità artistica e la profondità con cui ha condiviso il suo percorso umano e musicale. Grazie agli interpreti e ai collaboratori che hanno contribuito alla realizzazione del progetto “La mia Napoli – Vol. 2”, arricchendolo di voci, emozioni e nuove sfumature. Si ringraziano per il loro contributo i musicisti. Antonino Conti, Alberto Calì e Bruno Noli. Un grazie speciale anche a tutti i lettori e agli appassionati che continuano a sostenere la musica d’autore e la tradizione partenopea, mantenendo vivo un patrimonio culturale che appartiene a tutti.

Biografia artistica

Sergio Cintura è un autore, compositore e interprete italiano profondamente legato alla tradizione della canzone napoletana. La sua scrittura unisce poesia, melodia e identità culturale, raccontando Napoli come emozione, memoria e appartenenza. Nel corso della sua carriera ha collaborato con importanti autori e musicisti, tra cui il Maestro Luciano Somma, e ha dato voce a testi nati da firme poetiche come quella di Tina Piccolo. Con il nuovo album “La mia Napoli – Vol. 2”, Cintura propone un viaggio musicale maturo e coerente, arricchito dalla partecipazione di Lidia Di Paola, Alberto Calì e Mila Siervo, confermando la sua capacità di parlare a diverse generazioni attraverso un linguaggio autentico e profondamente partenopeo. Non dimentichiamoci dei Maestri musicali Bruno Noli, Antonino Conti e Alberto Calì che hanno regalato musiche all’altezza della bellezza di Napoli.

Sergio, nella tua musica Napoli non è solo una città, ma un sentimento. Come nasce questo legame così profondo con la tradizione partenopea?

Napoli per me non è mai stata soltanto una città, ma una presenza costante, quasi una voce interiore. E’ qualcosa che ti porti dentro, che ti forma, che ti accompagna quando sei lontano proprio come il volto della donna amata. Ho lasciato Napoli per inseguire il lavoro con la speranza di tornare, ma mi sono rimasti solo i ricordi.

La napoletanità è fatta di ascolti, di parole, di melodie che ho respirato fin da sempre. La canzone napoletana ha una forza unica perché riesce a unire poesia e verità, semplicità e profondità. E’ proprio questo spirito che si vive in un brano come “Chille ‘e Foregrotta”, dove racconto una Napoli vera, popolare, fatta di gioventù libera, sacrifici e sogni. Le serate “sott’a Cumana”, le corse ‘ncoppa a’na lambretta,  ‘e jorne senza ‘na lira … sono immagini che appartengono a tanti di noi.

Non è solo memoria personale, ma memoria collettiva che rivive nei nostri cuori, nella nostra appartenza : quella di una generazione che, pur tra difficoltà, sapeva vivere con intensità e dignità… Vi lascio immaginare il terremoto dell’80 e la paura del crollo dello Sferisterio …Scrivere in napoletano, per me, significa entrare in contatto con una dimensione più autentica, direi più’ intima. Una lingua che non si limita a scrivere, ma riesce a sentire, a far vibrare le emozioni in modo diretto, schietto.

Con “La mia Napoli vol.2 “ ho voluto proprio cogliere questo percorso: non solo delle canzoni ma frammenti di vita, storie, sentimenti. E’ un viaggio musicale che nasce dal bisogno sincero di raccontare Napoli per quello che è per me: poesia, amore e memoria, ma anche verità, radici e identita’.

La tua scrittura unisce poesia e melodia in modo molto naturale. Qual è il ruolo della parola nella costruzione delle tue canzoni?

Per me la parola è il punto di partenza di tutto. Prima ancora della musica, nasce un’immagine, un’emozione, una frase che porta dentro già un mondo.Io credo che nella canzone napoletana la parola abbia un valore ancora più forte, quasi sacro. Non è solo un mezzo per raccontare, ma diventa suono, ritmo, respiro. Ogni parola deve avere un peso, una verità, deve essere sentita prima ancora che cantata.

Quando scrivo, cerco sempre un equilibrio naturale tra poesia e melodia. Non forzo mai la musica sulla parola o viceversa: devono nascere insieme, come se una suggerisse l’altra. È un dialogo continuo. La mia scrittura è molto legata alle immagini e ai ricordi. Anche nei brani di “La mia Napoli – Vol. 2”, ogni parola ha un preciso significato, richiama una storia, una sensazione vissuta.

In fondo, il mio obiettivo è uno solo: arrivare alle persone in modo sincero. Se una parola riesce a toccare un’emozione vera, allora la canzone ha già trovato la sua strada.

Hai collaborato con autori di grande esperienza, come il Maestro Luciano Somma. Cosa ti ha lasciato questo dialogo artistico?

L’incontro con il Maestro Luciano Somma è  stato per me molto più di una semplice collaborazione: è stato un vero momento di crescita, sia artistica che umana. Da lui ho imparato innanzitutto il rispetto per la parola e per la tradizione. Luciano Somma ha una capacità straordinaria di dare profondità anche alle cose più semplici, e questo mi ha insegnato che nella canzone napoletana non bisogna mai essere superficiali: ogni verso deve avere un’anima.

Il nostro dialogo artistico è stato fatto di ascolto, confronto e grande sensibilità. Non era mai un rapporto “didattico”, ma uno scambio vero, dove ognuno portava la propria esperienza. E proprio da questo incontro sono nati brani come “Nu bene che fa male”, che rappresentano bene questa fusione tra tradizione e sentimento contemporaneo.

Mi ha lasciato soprattutto una consapevolezza: la musica napoletana non è solo memoria, ma è qualcosa di vivo, che va rispettato ma anche vissuto e rinnovato con sincerità.



In alcuni tuoi brani la poesia diventa musica, come nel caso del testo di Tina Piccolo. Come vivi l’incontro tra voce cantata e parola poetica?

L’incontro tra voce cantata e parola poetica è, per me, uno dei momenti più delicati e affascinanti della creazione musicale. Quando parto da una poesia, come nel caso di “Senza ’e te” di Tina Piccolo, sento prima di tutto il dovere di rispettarla.

La poesia ha già un suo equilibrio, un suo respiro, una sua verità. Il mio compito non è cambiarla, ma ascoltarla profondamente e accompagnarla verso la musica, quasi in punta di piedi. È un lavoro fatto di sensibilità: bisogna capire dove la parola vuole andare, dove può aprirsi alla melodia senza perdere la sua forza. In questi casi la musica non deve mai sovrastare, ma sostenere, esaltare, dare ancora più spazio all’emozione.

La voce, poi, diventa il punto d’incontro tra questi due mondi. Non è solo interpretazione, ma è un tramite: dà corpo alla poesia e la rende viva, immediata, condivisibile. E la nostra Lidia Di Paola, cantante dalle più belle speranze, assolve in pieno. Credo che quando poesia e musica si incontrano davvero, nasce qualcosa di molto potente, perché si uniscono due linguaggi profondi.

Ed è proprio questo che cerco nelle mie canzoni: non solo far ascoltare, ma far sentire.

“La mia Napoli – Vol. 2” è una rivisitazione del volume 1 che raccoglie alcuni dei tuoi brani più rappresentativi. Qual è il filo emotivo che unisce le tracce dell’album?

“La mia Napoli – Vol. 2” nasce con un’idea molto precisa: non volevo semplicemente raccogliere delle canzoni, ma costruire un racconto. Il filo emotivo che unisce tutte le tracce è proprio la memoria, intesa non solo come ricordo personale, ma come identità condivisa. Ogni brano rappresenta un momento, un sentimento, un frammento di vita legato a Napoli.

Questo concetto si ritrova in modo molto chiaro in “Napule mia”, che è forse uno dei brani più rappresentativi dell’album. È la canzone della distanza e dell’appartenenza: quando sei lontano, Napoli diventa ancora più presente. Diventa mare, diventa voce, diventa poesia.

I riferimenti a Marechiaro, Capri, Ischia, ma anche a figure simboliche come Caruso, Totò, Pulcinella, raccontano una Napoli che non è solo geografica, ma interiore, quasi eterna. Ci sono poi canzoni più intime, legate all’amore e alla nostalgia, e altre più legate al vissuto quotidiano, ma tutte hanno in comune una cosa: la verità.

Questo volume, rispetto al primo, è forse ancora più consapevole. È come se avessi messo insieme i pezzi di un percorso, scegliendo quei brani che meglio rappresentano la mia visione della canzone napoletana.



Nell’Album n.2 compaiono anche interpreti come Lidia Di Paola, Alberto Calì e Mila Siervo. Completiamo con i musicisti che hanno collaborato : Bruno Noli, Antonino Conti e Alberto Calì . Cosa aggiunge la loro presenza al tuo racconto musicale?

La presenza degli interpreti e dei musicisti in “La mia Napoli – Vol. 2” è fondamentale, perché questo progetto non è solo mio, ma è un racconto corale. Voci come quelle di Lidia Di Paola, Alberto Calì e Mila Siervo portano dentro ogni brano una sensibilità diversa, un modo personale di sentire e interpretare la canzone napoletana. Ognuno di loro aggiunge un colore, un’emozione, una sfumatura che arricchisce il significato delle canzoni.

Allo stesso modo, il contributo dei musicisti e compositori come Bruno Noli, Antonino Conti e lo stesso Alberto Calì è stato essenziale per dare struttura e anima musicale al progetto. Con loro si è creato un dialogo artistico vero, fatto di rispetto reciproco e di una visione comune. Quello che mi ha colpito di più è stata la naturalezza con cui tutto si è unito: parole, musica e interpretazione. Nessuno ha mai forzato nulla, e proprio per questo il risultato è autentico.

Credo che la forza di questo album stia proprio qui: non è solo l’espressione di un autore, ma l’incontro di più esperienze che convergono in un’unica direzione, quella di raccontare Napoli in tutte le sue sfumature. E quando questo accade, la musica diventa davvero condivisione.

Molti tuoi brani hanno raggiunto un pubblico ampio anche sulle piattaforme digitali. Come vivi questo dialogo con ascoltatori di generazioni diverse?

Vivo questo dialogo con grande emozione, ma anche con un senso di responsabilità. Quando una canzone arriva a persone di generazioni diverse significa che, in qualche modo, ha toccato qualcosa di vero.

Le piattaforme digitali hanno cambiato il modo di ascoltare la musica, ma non hanno cambiato il bisogno delle persone di emozionarsi. E questo, per me, è fondamentale: sapere che un giovane e una persona più matura possono ritrovarsi nella stessa canzone è qualcosa di straordinario.

Brani come “Quanne viene a Napule” nascono proprio con questo spirito. È una canzone che non si rivolge solo a chi Napoli la conosce già, ma anche a chi la deve ancora scoprire. È quasi un invito: vieni, ascolta, vivi questa città attraverso la musica. Dentro ci sono elementi semplici ma universali — il mare, il sole, ‘o cafè, ‘o babbà — ma soprattutto c’è un linguaggio diretto, immediato, che parla a tutti. Napoli diventa accoglienza, diventa voce che chiama, che racconta, che emoziona.

Io credo che la musica, quando è sincera, non ha età. E se oggi, grazie ai mezzi digitali, queste canzoni riescono a viaggiare e a raggiungere persone lontane, allora vuol dire che Napoli continua a vivere, a parlare e a farsi sentire… ovunque.

Guardando al futuro, quale direzione senti che prenderà il tuo percorso artistico? C’è un sogno o un progetto che desideri realizzare?

Il mio percorso artistico continuerà sicuramente nella direzione che ho sempre sentito più mia: raccontare emozioni vere, mantenendo un legame profondo con la tradizione, ma senza chiudermi al presente.

Credo che la canzone napoletana abbia ancora tanto da dire, soprattutto se riesce a parlare anche alle nuove generazioni con sincerità. Il mio obiettivo è proprio questo: restare fedele alla mia identità, ma allo stesso tempo trovare nuove forme, nuovi suoni, nuove collaborazioni.

Ho ancora tanti brani nel cuore, storie che aspettano di essere raccontate. E ogni volta è come ricominciare, con la stessa emozione della prima canzone. Più che un sogno preciso, ho un desiderio: continuare a scrivere musica che resti. Canzoni che possano accompagnare le persone nel tempo, che possano essere ricordate, cantate, vissute.

E se devo dirne una, forse il sogno più grande è proprio questo: che la mia musica possa continuare a portare Napoli lontano, facendola conoscere e amare sempre di più, senza mai perdere la sua anima.

PER APPROFONDIMENTI
SEGUIRE IL SITO DI SERGIO CINTURA

- logo realizzato in collaborazione con vetrinadelleemozioni.com -
Autori Artisti


Non siamo una testata giornalistica. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. L’amministratore del blog declina ogni responsabilità per gli articoli proposti da altri autori o per i commenti aggiunti agli articoli stessi. Eventuali contenuti lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, o in violazione delle leggi sulla privacy, non sono da attribuirsi all’amministratore del sito, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Qualora fossero presenti contenuti che ricadono nei casi descritti lo si comunichi all'amministratore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.

https://vetrinadelleemozioni.com/contatti/