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In Il verso che tace di Gioia Lomasti, la parola poetica diventa un varco, un attraversamento silenzioso che dialoga con l’eredità più luminosa della nostra tradizione: quella di Dante Alighieri. Non si tratta di un semplice richiamo letterario, ma di un omaggio consapevole, un gesto di continuità che riconosce nella Commedia non solo un monumento, ma un respiro ancora vivo, capace di generare nuove forme e nuovi cammini interiori.

L’omaggio a Dante non è imitazione, né esercizio di stile. È piuttosto un dialogo simbolico, un incontro tra epoche che si riconoscono nella stessa tensione verso la luce. Come il pellegrino attraversa Inferno, Purgatorio e Paradiso, così il lettore di Il verso che tace percorre un itinerario interiore fatto di rivelazioni, sospensioni, soglie. Ogni canto è un passo, un varco, un invito a guardare oltre ciò che appare.
La lingua si muove tra visione e intimità, tra spiritualità e ricerca. L’omaggio dantesco emerge nei ritmi, nelle immagini, nella struttura che richiama il viaggio, ma soprattutto nella volontà di restituire alla poesia la sua funzione originaria: essere ponte, essere guida, essere luogo di trasformazione.
In un tempo che spesso consuma parole senza ascoltarle, Il verso che tace propone un ritorno alla profondità, alla lentezza, alla contemplazione. È un libro che non chiede di essere letto, ma attraversato, come si attraversa un sentiero antico che continua a parlare a chi sa fermarsi.
Dante, in questo percorso, non è un modello da replicare, ma una presenza che illumina. La sua voce, lontana eppure vicina, diventa compagna di viaggio, memoria viva di ciò che la poesia può ancora essere: rivelazione, cura, rinascita.


